Posts Tagged 'terremoto'

volti e segni di un terremoto

foto di Roberto Grillo

Roma, complesso del Vittoriano, 26 giu

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cemento, abusi e condoni

…. le tentazioni del governo

di Salvatore Settis, da Repubblica, 21 mag., su 

 La demeritocrazia incalza e, col favore delle “larghe intese”, occupa il Palazzo, e già il Pdl torna a intonare la litania dei condoni. Qualche curriculum: Giancarlo Galan ha presieduto la regione Veneto negli anni (1995-2010) che l’hanno issata in cima alle classifiche per la cementificazione del territorio, 11% a fronte di una media europea del 2,8 %; da ministro dei Beni culturali, ha chiamato come consigliere per le biblioteche Marino Massimo De Caro, che col suo consenso è diventato direttore della biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove ha rubato migliaia di libri (è stato condannato a sette anni di galera per furto e peculato). 

Per tali benemerenze, Galan oggi presiede la Commissione Cultura della Camera. Maurizio Lupi ha presentato nel 2006 un disegno di legge che annienta ogni pianificazione territoriale in favore di una concezione meramente edificatoria dei suoli, senza rispetto né per la loro vocazione agricola né per la tutela dell’ambiente. Ergo, oggi è ministro alle Infrastrutture e responsabile delle “grandi opere” pubbliche. La commissione Agricoltura del Senato è naturalmente presieduta da Roberto Formigoni, ricco di virtù private e pubbliche, fra cui spicca la presidenza della Regione Lombardia negli anni (1995-2012), in cui è diventata la regione più cementificata d’Italia (14%) battendo persino il Veneto di Galan. Flavio Zanonato, in qualità di sindaco di Padova, ha propugnato la costruzione di un auditorium e due torri abitative a poca distanza dalla Cappella degli Scrovegni, mettendo a rischio i preziosissimi affreschi di Giotto: dunque è ministro per lo Sviluppo economico, che di Giotto, si sa, può fare a meno. 

Vincenzo De Luca come sindaco di Salerno ha voluto il cosiddetto Crescent o “Colosseo di Salerno”, 100 mila metri cubi di edilizia privata in area demaniale che cancellano la spiaggia e i platani secolari: come negargli il posto di viceministro alle Infrastrutture? Marco Flavio Cirillo, che a Basiglio (di cui è stato sindaco), presso Milano, ha pilotato operazioni immobiliari di obbedienza berlusconiana, disseminando nuova edilizia residenziale in un’area dove il 10% delle case sono vuote, ascende alla poltrona di sottosegretario dell’Ambiente. E quale era mai il dicastero adatto a Nunzia Di Girolamo, firmataria di proposte di legge contro la demolizione degli edifici abusivi in Campania, per l’incremento volumetrico mascherato da riqualificazione energetica e per la repressione delle “liti temerarie” delle associazioni ambientaliste? Ma il ministero dell’Agricoltura, è ovvio.

Che cosa dobbiamo aspettarci da un parterre de rois di tal fatta? Primo segnale, l’onorevole De Siano (Pdl) ha presentato un disegno di legge per riaprire i termini del famigerato condono edilizio “tombale” del 2003, estendendoli al 2013, con plauso del condonatore doc, Nitto Palma, neopresidente della commissione Giustizia del Senato, e con la scusa impudica di destinare gli introiti alle vittime del terremoto. Se il governo Letta manterrà la rotta del governo “tecnico” che gli ha aperto la strada col rodaggio delle “larghe intese”, si preannunciano intanto cento miliardi per le cosiddette “grandi opere”, meglio se inutili, con conseguente criminalizzazione degli oppositori per “lite temeraria” o per turbamento della pubblica quiete. Più o meno quel che è successo all’Aquila al “popolo delle carriole”, un gruppo di volontariato che reagiva all’inerzia dei governi sgombrando le macerie del sisma, e venne prontamente disperso e schedato dalla Digos. 

In compenso, i finanziamenti per le attività ordinarie dei Comuni e delle Regioni sono in calo costante, e sui ministeri-chiave (come i Beni culturali) incombono ulteriori tagli selvaggi travestiti da razionale spending review, come se un’etichetta anglofona bastasse a sdoganare le infamie. La tecnica dell’eufemismo invade le veline ministeriali, e battezza “patto di stabilità” i meccanismi che imbrigliano i Comuni, paralizzano la crescita e la tutela ambientale, scoraggiano gli investimenti, condannano la spesa sociale emarginando i meno abbienti, comprimono i diritti e la democrazia. 

Ma il peggior errore che oggi possiamo commettere è di fare la conta dei caduti dimenticando la vittima principale, che è il territorio, la Costituzione, la legalità. In definitiva, l’Italia. L’unica “grande opera” di cui il Paese ha bisogno è la messa in sicurezza del territorio e il rilancio dell’agricoltura di qualità. Il consumo di suolo va limitato tenendo conto di parametri ineludibili: l’enorme quantità di invenduto (almeno due milioni di appartamenti), che rende colpevole l’ulteriore dilagare del cemento; gli edifici abbandonati, che trasformano importanti aree del Paese in una scenografia di rovine; infine, il necessario rapporto fra corrette previsioni di crescita demografica e pianificazione urbana. Manodopera e investimenti vanno reindirizzati sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla manutenzione del territorio.
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Su questi fronti, il governo Monti ha lasciato una pesante eredità. Ai Beni culturali, Ornaghi ha sbaragliato ogni record per incapacità e inazione; all’Ambiente, Clini, che come direttore generale ne era il veterano, ha evitato ogni azione di salvaguardia, ma in compenso si è attivato in difesa di svariate sciocchezze, a cominciare dallo sgangherato palazzaccio di Pierre Cardin a Venezia. Ma dal governo Monti viene anche un’eredità positiva, il disegno di legge dell’ex ministro Catania per la difesa dei suoli agricoli e il ritorno alla disciplina Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione: un buon testo, ergo lasciato in coda nelle priorità larghintesiste di Monti & C. e decaduto con la fine della legislatura.

Verrà ripreso e rilanciato il ddl Catania? Vincerà, nel governo Letta, il partito dei cementificatori a oltranza, o insorgeranno le voci attente alla legalità e al pubblico bene? Il Pd, sempre opposto ai condoni, riuscirà a sgominare la proposta di legge dell’alleato Pdl? Anche i forzati dell’amnesia, neosport nazionale assai in voga in quella che fu la sinistra, sono invitati non solo a sperare nei ministri e parlamentari onesti (che non mancano), ma anche a ripassarsi i curricula devastanti dei professionisti del disastro. 

Se saranno loro a vincere, sappiamo che cosa ci attende. Se verrà assodato che il demerito è precondizione favorevole a incarichi ministeriali, presidenze di commissioni ed altre incombenze, si può preconizzare la fase successiva, quando il supremo demerito, se possibile condito di qualche condanna penale, sarà conditio sine qua non per ogni responsabilità di governo. Che cosa dovremmo aspettarci da questa nuova stagione della storia patria? Il capitano Schettino alla Marina? Previti alla Giustizia? Berlusconi al Quirinale?
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dopo il 5 maggio

lettera da Tommaso Montanari, 7 mag

dopo il 5 maggio

Cari amici,
vi ringrazio di aver partecipato così numerosi alla riunione degli storici dell’arte all’Aquila. È stata una giornata per molti di noi indimenticabile. Sono sicuro che dopo aver visto quella meravigliosa città senza i suoi cittadini, ferita a morte e quasi senza soccorso da quattro anni, molti di noi guarderanno alla ‘nostra’ storia dell’arte con occhi diversi. Con gli occhi della Costituzione, dei diritti della persona, dell’impegno civile, dell’educazione alla cittadinanza. Il giorno dopo, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha restituito la fascia tricolore al presidente Napolitano, e ha ammainato il tricolore nel centro dell’Aquila.

Lo ha fatto perché «sono quattro anni che la ricostruzione non parte; quattro anni che la Citta’, uno dei centri storici piu’ importanti d’Italia, è deserta, distrutta». Nella lettera al Capo dello Stato, il sindaco ha scritto: « Ieri, 5 maggio, mille storici dell’arte Italiani, si sono incontrati a L’Aquila per denunciare lo stato di abbandono del centro storico eil fallimento della ricostruzione.

Mi sono sentito mortificato come Sindaco, mortificato di dover mostrare ancora le nostre piaghe». A leggere  giornali del giorno dopo viene da dire, amaramente, che non è solo la classe politica a disinteressarsi del futuro dell’Aquila: una città e una comunità che non sembrano aver nemmeno diritto ad un centesimo dello spazio dedicato al discutibile passato di Giulio Andreotti.

Di fronte a tutto questo, ripetiamo con forza: l’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. Il centro monumentale dell’Aquila appartiene alla Nazione: ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila. Non ci stancheremo di ripeterlo: il 5 maggio è stato solo l’inizio. Come hanno detto, con i loro cartelli, gli studenti di storia dell’arte venuti da Napoli «non c’è più tempo per aspettare domani»: il momento di restituire l’Aquila e i suoi  monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora.

Col saluto più grato,
Tomaso Montanari

la ricostruzione civile – documento finale

da http://news-town.it, 5 mag.

«Gli storici dell’arte riuniti all’Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l’ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l’hanno condannato a una seconda morte.

La prima cosa che vogliamo dire è che l’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L’articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell’arte è all’Aquila. Per dire che il centro dell’Aquila è un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila.

Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l’insegnamento, la professionalità degli storici dell’arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. E noi ci siamo.

Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell’arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ al servizio del mercato.

Ed è per questo che affermiamo con forza che la ricostruzione della città di pietre non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla «ricostruzione civile».

Gli storici dell’arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale all’Aquila è stato volontariamente spezzato. Così, anche ammesso che, tra vent’anni, riusciamo ad avere l’Aquila com’era e dov’era, avremo una generazione di aquilani che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette new town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato.

Dunque, gli storici dell’arte riuniti all’Aquila chiedono con forza:

1) Che il restauro del centro monumentale dell’Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l’andamento dei lavori sia pubblico, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.

2) Che l’Aquila risorga com’era e dov’era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all’assurda tentazione di improprie ‘modernizzazioni’ del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l’organismo urbano che lo accoglie, sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore.

3) Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l’Aquila in una sorta di Aquilaland, cioè in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.

4) Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle ‘new town’ nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle ‘new town’: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all’interno di un piano preciso.

Non c’è più tempo: il momento di restituire l’Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora».

pakistan, 16 aprile

pakistan

da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.htmlingv 16 apr

 

L’Aquila 5 maggio – programma

locandina 5 maggio

 

Cari amici de L’Aquila 5 Maggio,

Innanzitutto vi ringraziamo per la vostra adesione alla manifestazione. Siamo ad inviarvi con questa mail il programma della giornata.

Ci ritroviamo alle 10.45  alla Fontana Luminosa, dove cominceremo la visita alla città de L’Aquila, seguendo l’itinerario che trovate nella mappa in allegato (che vi preghiamo di stampare e portare con voi). 
Dalle 13 alle 14 ci sarà la pausa pranzo, con pranzo al sacco o presso il punto di accoglienza nel bar del Gran Albergo di Corso Federico II 74. (il pranzo è libero e a carico dei partecipanti). 
Alle 14 ci spostiamo nella Chiesa di San Giuseppe Artigiano (ex San Biagio d’Amiterno), dove si svolgerà la seguente scaletta:
14.00 Introduzione: Tomaso Montanari
14.15 Saluti:

– Don Gino Epicoco, parroco della chiesa di San Giuseppe Artigiano

– Massimo Cialente, Sindaco dell’Aquila

14.40 Fabrizio Magani, Direttore regionale dei Beni culturali dell’Abruzzo,

15.00 Paolo Muzi, Presidente Italia Nostra Onlus L’Aquila

15.15 Giandomenico Cifani, Responsabile ITC CNR L’Aquila

15.30 Antonello Alici, Presidente AAA/Italia Associazione Nazionale Archivi di Architettura contemporanea

15.45 Maria Pia Guermandi, Italia Nostra Onlus Emilia Romagna

16.00 Michele Dantini, TQ

16.15 Clara Rech, Presidente ANISA. Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte

16.30 Alessandra Mottola Molfino, Consigliere nazionale di Italia Nostra Onlus

16.40 Marco Parini, Presidente Nazionale di Italia Nostra Onlus

16.50-17.20 Conclusione: Salvatore Settis

PER MAGGIORI INFORMAZIONI, CONSULTATE IL NOSTRO SITO http://laquila5maggio.wordpress.com 

E IL NOSTRO FACEBOOK

https://www.facebook.com/pages/LAquila-5-Maggio/162107543940164

Ci vediamo a L’Aquila il 5 Maggio,

itinerario 5 maggio

il calendario laico

di Massimo Prosperococco, da Caterpillar, Radio RAI2, 6 apr

http://www.rai.it/dl/Radio2/popupaudio.html?t=CATERPILLAR+del+05%2F04%2F2013+-+4.+terremoto+dell%27Aquila%3A+il+calendario+laico+di+Massimo+Prosperococco+del+6+aprile&p=CATERPILLAR+del+05%2F04%2F2013+-+4.+terremoto+dell%27Aquila%3A+il+calendario+laico+di+Massimo+Prosperococco+del+6+aprile&d&u=http%3A%2F%2Fwww.radio.rai.it%2Fpodcast%2FA42600832.mp3

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Ricostruzione tra amnesia e legalità

di Maria Pia Guermandi su http://nessundorma.com.unita.it, 24 mar

Si è concluso ieri a Ferrara il XX Salone del restauro, dedicato quest’anno ai problemi della ricostruzione post- terremoto.

È stato il momento per fare il punto su quanto fatto per recuperare gli enormi danni subiti dal patrimonio culturale devastato dal sisma emiliano romagnolo dello scorso maggio. Ma si è trattato anche dell’occasione per un confronto con la situazione “gemella” de L’Aquila: una ferita ancora aperta, ma in cui, finalmente, dopo 4 anni, si comincia a intravedere qualche spiraglio di operatività.
Molti i problemi tuttora irrisolti, a partire da quello delle risorse che, proprio per i beni culturali sono fino a questo momento del tutto insufficienti a fronte delle necessità: stime ancora incomplete parlano di un miliardo di danni al patrimonio culturale, di cui 400 per i soli beni ecclesiastici.

Purtroppo, a distanza di un anno gli organi di tutela, rigidamente gerarchizzati alle dipendenze della Direzione Regionale, non sono ancora in grado di fornire un quadro completo della situazione, nè tanto meno hanno terminato le operazioni di messa in sicurezza degli edifici. In compenso, una parte del mondo accademico dell’architettura italiana, e in particolare l’Università di Ferrara, ha già proceduto alla quasi totale occupazione degli spazi comunicativi. Peccato che poi occorrerebbe anche avercelo, qualcosa da dire, mentre lo slogan che ha imperversato in questi ultimi mesi è quel miserevole “dov’era, ma non com’era”,  i cui contenuti paiono risolversi, però, nella riaffermazione della supremazia del “progetto”. In nome di quest’ultimo si pretende di archiviare la pratica del restauro filologico quasi che quest’ultima prescinda da ogni progettualità e non implichi invece sempre, a priori, uno studio e una ricerca storico filologica, fondata su una precisa, scientifica metodologia che ne costituisce il tratto distintivo di modernità.

Come dimostra, con esemplare chiarezza,  una piccola mostra fotografica di Italia Nostra inaugurata al Salone, su alcuni esempi di restauro che hanno guidato la ricostruzione dei nostri centri storici massacrati dalle guerre e dai sismi. La mostra, che si intitola “La restituzione della memoria” e verrà allestita, dal 5 aprile, a L’Aquila, testimonia come restauro e  recupero del patrimonio siano  essi stessi innovazione, tanto nell’uso dell’artigianato, quanto nell’uso e nell’evoluzione di metodi e tecnologie.

Al contrario, per i fautori del “progetto”, che sempre implica la visibilità del “segno” dell’architetto di turno (impossibile non ripensare agli “architetti impegnati” sbeffeggiati da Cederna), il restauro filologico è poco più di un arcaico arnese che la contemporaneità deve lasciarsi alle spalle.
Peccato che per questi progetti, appunto, seppure rivestiti dell’apparato tecnologico di inevitabile complemento (ah, i laser scanner!) l’unico criterio discriminante per decidere della qualità di un intervento ricostruttivo (perchè la manica lunga del Castello di Rivoli sì e las Arenas di Barcellona no?) si appiattisce inesorabilmente sul gusto del decisore di turno, criterio che, quanto a metodologia, lascia un po’ a desiderare.

Ma se la naiveté culturale di un approccio di questo genere, dove è palese l’indifferenza al contesto urbano e paesaggistico, può essere per lo meno comprensibile in un orizzonte accademico, soprattutto quello nostrano, diventa colpevole laddove sposata acriticamente dagli organismi di tutela.

Il vero dramma del posterremoto diventa allora, ancor più della mancanza di risorse economiche, l’incapacità di una visione coerente del destino e della funzione del nostro patrimonio culturale: triste in ambito accademico, inammissibile da parte di chi è demandato istituzionalmente a tutelare questo stesso patrimonio.

Gravissimo infine, che a questo ossimoro della ricostruzione senza restauro gli amministratori regionali abbiano prontamente fornito le armi giuridiche: quella legge sulla ricostruzione (n.16/2012) frutto di micidiale, ma non casuale, amnesia storica nei confronti di una tradizione di tutela dei centri storici della Regione Emilia – Romagna. La legge cancellando, nei comuni colpiti dal sisma, la vigente e gloriosa normativa dei piani regolatori, “svincola” dalla regola del ripristino filologico gli edifici crollati o gravemente danneggiati dal terremoto e addirittura affida a “piani di ricostruzione” la facoltà di  riprogettare radicalmente gli insediamenti urbani storici.

In questo contesto, la salvaguardia dell’identità civica dei centri colpiti dal terremoto rimane affidata alla responsabilità degli amministratori comunali. Segnale di speranza è allora la passione cocciuta del giovane sindaco di Finale Emilia, che, proprio al Salone di Ferrara, ha ribadito la volontà sua e di tutti i concittadini di ricostruire la torre dei Modenesi, il simbolo di Finale, com’era e dov’era.

Un’ultima considerazione: trasformare l’opera di ricostruzione di monumenti e centri storici in un’operazione di recupero e riqualificazione territoriale fondato sui criteri del restauro filologico, significherebbe anche affidarsi a manodopera di elevata competenza, ad un artigianato specializzato che niente ha a che spartire con un’imprenditoria edile largamente infiltrata dalle cosche calabresi, com’è ormai anche nelle zone terremotate (cfr. G. Tizian, Le mani sul terremoto, L’Espresso, 22 novembre 2012).
Si toglierebbero insomma spazi di manovra alle ‘ndrine dominanti nelle attività connesse all’edilizia e al movimento terra, anche grazie ai prezzi “stracciati” proposti per queste attività e possibili solo a chi si pone soprattutto obiettivi di riciclaggio e di infiltrazione.
Una sorta di presidio di legalità che, anche in questo, contribuisce alla rinascita di un territorio.

i gigli della memoria

Campidoglio, sala del Carroccio. Martedì 26 marzo

infografica delle macerie

da http://www.ilpost.it, 21 feb

Il 6 aprile del 2009 un terremoto di magnitudo 6.3 ha causato danni consistenti nella provincia dell’Aquila in Abruzzo e la morte di oltre 300 persone. Da allora autorità locali, volontari, imprese private e governo sono al lavoro per sgomberare dalle macerie le aree maggiormente interessate e riavviare la ricostruzione. Un’operazione che si è rivelata particolarmente lenta a causa di alcune mancanze organizzative iniziali e per una distribuzione dei fondi per la ricostruzione ritenuta, da diversi detrattori, alquanto discutibile.

Il lavoro di messa in sicurezza degli edifici e di rimozione delle macerie, soprattutto all’Aquila, procede ancora oggi e si stima che fino a ora siano state rimosse quasi 426mila tonnellate di macerie dai lavori per gli edifici pubblici e circa 273mila per quelli privati. Il sito del Commissario per la Ricostruzione tiene traccia dei lavori e delle operazioni svolte, con una serie di dati “aperti” (open data), liberamente consultabili dalla cittadinanza. Sulla base di queste informazioni, l’agenzia di prodotti multimediali Mister Wolf, che ha sede all’Aquila, ha realizzato una interessante infrografica per illustrare il lavoro svolto fino a oggi per rimuovere le macerie.

rimozione-macerie-aquila


foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

Archivio post

Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



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