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il cavallo di Troia

Una guerra lunga, che per 10 anni vede la città resistere con successo all’ assedio finché Ulisse, l’astuto re di Itaca, non escogita un trucco: i greci devono far finta di partire lasciando dietro di sé, come dono degli dei, un grande cavallo di legno nel cui ventre cavo vengono nascosti dei guerrieri. Credendo ormai di aver vinto, i troiani abbandonano ogni prudenza e portano fra le mura il cavallo come un trofeo. Ma la notte, quando tutti dormono, i greci escono dal cavallo e aprono le porte della città ai compagni. Per Troia è la fine: i suoi abitanti sono uccisi senza pietà, i suoi templi e le sue case vengono rasi al suolo.

da http://www.ladige.it, 21 mar. Edizione di Trento

La Provincia (di Trento – ndr) spenderà 6,7 milioni di euro per un’opera di dimensioni contenute, appena 238 posti a sedere per il pubblico, e di durata limitata. Sarà infatti un auditorium a tempo determinato, attorno ai 15 anni secondo l’assessore provinciale ai lavori pubblici Alberto Pacher. L’architetto Renzo Piano lo ha definito «Modulo ad uso concertistico provvisorio», essendo stato concepito per sostituire l’auditorium da 240 posti che ospitava fino al terremoto l’attività sinfonica della Società Baratelli all’interno del Forte Spagnolo e ora inagibile.

Proprio l’entità della spesa aveva spinto in passato il consigliere provinciale Marco Sembenotti a presentare due interrogazioni, a cui ieri ne ha aggiunto una terza con la quale, riprendendo gli esposti di Italia Nostra, chiede spiegazioni sulle procedure amministrative adottate e sulle contestazioni avanzate. «A caval donato non si guarderebbe in bocca ma all’Aquila di quell’opera non ne vogliono proprio sapere» sostiene l’esponente della Civica, che considera oltretutto il progetto un doppione rispetto a donazioni simili datte dal governo giapponese e dagli italiani d’Australia.

Anche secondo Italia Nostra non c’era alcuna urgenza di un nuovo teatro. «Già dal 2009 – sottolinea il presidente Fausto Corti – è stato riaperto il Ridotto del teatro comunale, poi c’è l’auditorium del Conservatorio da 200 posti e il progetto di teatro a piazza d’Armi». Difende invece a spada tratta l’opera la giunta comunale dell’Aquila. «La struttura sarà un capolavoro» dice l’assessore alla cultura Stefania Pezzopane, che bolla la protesta come strumentale e fatta per motivi politici a ridosso delle elezioni. «Perché – chiede – non hanno protestato quando fu deliberata la realizzazione dell’opera?»

auditorium-renzo-piano-il-video-degli-scavi-al-castello.html

da http://www.abruzzo24ore.tv, 29 marzo 2012

L’architetto Renzo Piano parla al Tg2 dei suoi ultimi progetti, tra cui l’auditorium che sta sorgendo al parco del Castello all’Aquila, dove sono appena partiti i lavori, che dovrebbero concludersi l’estate prossima. 

“Mi ha sempre colpito l’idea di città martire – dice – per questo abbiamo lavorato a Berlino, per questo abbiamo progettato a Sarajevo, lavoro attualmente a Beirut. Sono tutte città che hanno sofferto. E quando una città soffre in qualche maniera capisci che devi fare qualcosa”.

“E’ una piccola cosa, è minuscola, è proprio piccolissima questa cosa – dice parlando dell’auditorium – però credo che porterà un sollievo, sarà un elemento che poi riporta l’attenzione sul centro storico perchè lì bisogna metter le mani, bisogna assolutamente far qualcosa, è indecente che ci sia questo ritardo clamoroso”.

un teatro dall’Australia

L’Aquila: intesa con l’Australia per nuovo teatro auditorium a Piazza D’Armi

da http://www.6aprile.it,  12 settembre 2011

E’ stato firmato, lunedì a Roma (12 settembre 2011), il Protocollo d’intesa per il cofinanziamento destinato alla realizzazione del nuovo teatro auditorium, che sorgera’ all’interno del parco urbano di piazza d’Armi, all’Aquila. Il documento e’ stato sottoscritto dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da Giovanni Castellaneta, presidente del Comitato di garanzia ”Australia Abruzzo” ed ex ambasciatore italiano in Australia, e dall’ambasciatore australiano a Roma, David Ritchie. Presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, l’assessore comunale alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, il Commissario delegato per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, il suo vice, Antonio Cicchetti e Fabrizia Aquilio, delegata del ministro degli Esteri, Franco Frattini, per la promozione del patrimonio artistico aquilano presso i Paesi stranieri, oltre ai componenti del Comitato Australia Abruzzo.
In virtu’ dell’accordo, vengono destinati alla realizzazione dell’opera tre milioni di euro, frutto di una raccolta fondi promossa dalle collettivita’ italiane d’Australia, dal Governo e dal popolo australiano.
Il nuovo teatro auditorium avra’ una capienza di oltre 500 posti a sedere. ”Una strutturaha spiegato il sindaco Cialente, ringraziando il governo australiano, la comunita’, le associazioni – che restituira’ una sede all’ente Teatro stabile d’Abruzzo, una delle piu’ importanti realta’ culturali del nostro Paese, nato 47 anni fa come Teatro stabile dell’Aquila e ‘culla’ artistica di grandi nomi dello spettacolo come Antonio Calenda, Carmelo Bene, Gigi Proietti e Piera degli Esposti.
Naturalmente la struttura non sara’ sostitutiva dello storico teatro comunale – ha precisato il Primo cittadino – che verra’ ricostruito nelle sue splendide forme, in centro, sulla base di un iter procedurale e progettuale gia’ avviato, ma costituira’ un’offerta culturale aggiuntiva per la citta”’. Mercoledi’ 14, ha annunciato l’assessore Di Stefano ”saremo di nuovo a Roma, con il sindaco Cialente, per sottoscrivere un’intesa con il consiglio nazionale degli architetti, al fine di promuovere un concorso di progettazione per il parco urbano di piazza d’Armi, sede appunto anche del teatro auditorium”. Ha ricordato poi che ”l’area, il cui masterplan e’ stato approvato lo scorso novembre dal Consiglio comunale, usufruira’ anche di un finanziamento di quattro milioni di euro, destinato dalla cosiddetta legge mancia ad interventi di ristrutturazione e riqualificazione”.
La nuova zona attrezzata constera’ di una piazza a valenza sociale e aggregativa, di parcheggi a raso e interrati per complessivi circa 400 posti auto e di strutture sportive, oltre ai gia’ menzionati parco urbano e teatro. Il Protocollo siglato oggi impegna il Comune dell’Aquila a garantire la possibilita’ per artisti o compagnie australiane a utilizzare il teatro almeno una volta l’anno.

se votate per me…..

…. ve faccio fare un Auditorium. Anzi, più d’uno

di Luciano Belli Laura, da http://www.laquilablog.it, 12 mar.

Non intendo entrare in merito ai ricorsi (TAR, Procura della Repubblica Corte dei Conti) presentati da Italia Nostra contro l’erigendo “Auditorium” di Renzo Piano nel Parco del Castello. Del resto molti cittadini non sembrano tanto interessati al giudizio dato – “opera inutile e illegittima” – dall’Associazione quanto ad altri aspetti degni di considerazione. Ovvero, di precisazione del commento già lasciato su FB al post di L.C.: “A l’Aquila non serve Renzo piano, servono gli aquilani! “ (sic!).
È ragionevole rifiutare il progetto “donato” dall’archistar nata, anziché a L’Aquila, a Pegli-Genova? Se si trattasse dei giocatori d’una squadra calcio, allora sì: vorrei giocassero solo quelli che sono nati in loco. Rifiuterei gli Ibra, i Kakà e, con immenso rammarico, pure i Messi. Ma a costruire ed abbellire una città non posso credere che siano titolati solo i nativi. A Firenze, i Medici impiegarono il conterraneo Michelangelo finché non gli venne “sottratto” dai Papi. A Roma, con tutti er mejo del tempo, operarono anche Melozzo da Forlì, Pietro da Cortona e Polidoro da Caravaggio che, come risulta dal nome, certamente non erano stati battezzati a San Giovanni in Laterano. Cioè, come in qualsiasi altra città importante, L’Aquila inclusa.

Allora, perché NO-PIANO? Personalmente direi proprio perché il suo cognome denota paradossalmente il rifiuto per il “piano” (per la pianificazione urbanistica in genere) e, quindi, la predilezione per il “progetto” (ovvero, per interventi singoli). Giacché il proprio non può che essere il migliore. Specialmente quando viene sostenuto apertamente da un pubblico amministratore che, per quasi tre anni, di notte tesse la tela del Piano di Ricostruzione e di notte la disfa. Quindi, se fossi a L’Aquila vedrei le cose come sono state viste a Torino. Cioè sarei contro l’anacronistico “grattacielo” di Banca Intesa (indipendentemente da chi lo ha “griffato”) e contro i Ciamparino & C. che, accettando ciò che svetta oltre la Mole Antonelliana, credono ancora nei miti da Terzo Mondo. Certamente, a L’aquila non vengono proposti “grattacieli” solo perché – anzi, proprio giacché – viene coltivato ancora il “MITO” della città diffusa e sparpagliata dal centro alle new town. Inoltre, se un Auditorium non è una banca, questa e quello sembrano utili anche per “lustrare” le scarpe d’un Chiamparino o d’un CialentinoV.

Ora, meno banalmente, passerei ad un altro tema che non sembra adeguatamente recepito da molti aquilani. Cioè quello della conclamata preferenza per le nuove costruzioni al posto del recupero (anche profondamente innovativo) delle preesistenti, con la conseguenza del declassamento della ricostruzione,anche se impellente. Cosicché, mentre si può riconoscere il “tentativo in atto nell’industria pubblica di smobilitazione della produzione civile puntando invece su quella militare” (vedi Landini su il manifesto.it), si fatica ancora ad ammettere che l’Amministrazione comunale aquilana favorisca supinamente il tentativo di “smobilitazione” della pur contenuta produzione civile locale puntando – invece – sul rilancio di quella fondiaria ed immobiliare. Per estrarre rendita speculativa nell’uso indiscriminato del suolo, anziché profitto. Cosicché, nuove costruzioni (abusive, provvisorie e stabili) sono dilagate in ogni dove, mentre le ricostruzioni sono state rallentate con ogni espediente. Quando Salvatore Settis disse: “… la terra non rende se non è murativa” non si riferiva certo a L’Aquila, ma visitando il territorio aquilano prima della sua “conferenza” del 13 c. m. credo possa trovarvi una lampante esemplificazione rafforzativa del concetto relativo alla finalità meramente speculative di molte trasformazioni urbane legalizzate proprio da strumenti urbanistici (come quello aquilano del 1975-’79). O d’alcuni Piani di Ricostruzione che, salvaguardando tutte le nefandezze previste dal Piano Regolatore vigente, permettono ogni costruzione ivi prevista ed all’occorrenza, anche in variante ad esso, ma solo quando amplificativa degl’interessi privati. Pure, con procedure tipiche dello stato emergenziale da protrarre sine die. Senza alcun riguardo per l’emergenza pubblica. Anzi con la dimenticanza d’interventi prioritari di ripristino delle indispensabili infrastrutture di rete danneggiate dal sisma. Per assecondare l’urbanistica contrattata anche nel prossimo lustro. Tanto nelle forme da centro-sinistra (Massimo Cialente) quanto in quelle da centro-destra (Pierluigi Properzi)

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Per chi si fosse perso o rifiutasse di “buttarla in politica” intendo far presente che ben pochi hanno sostenuto la proposta di recupero della dismessa (o mai utilizzata) struttura di rimessa dei mezzi della metro leggera per realizzare l’Auditorium secondo il progetto di Shigeru Ban e con i fondi donati dal Giappone. In Agoravox, ho raccontato che il capo della Protezione Civile SPA preferì realizzare un nuovo “auditorium” in uno degli anonimi MUSP prefabbricati. Indi, per non rischiare una brutta figuraccia con il Giappone, che non avrebbe permesso altra destinazione della “donazione” già ufficialmente accettata da B. al G8, concesse all’architetto giapponese di realizzare ex-novo un altro Auditorium in una diversa area da quella da lui individuata. Giudicata, allora, quasi una consolazione tardiva per il prestigioso architetto attivo in molte aree del mondo colpite da calamità naturali. Ma, con il cambio di localizzazione, il progetto dell’arch. Ban mutò radicalmente e l’opera conclusa venne inaugurata all’insaputa di molti Aquilani maggiormente attratti dalla (forse, ritenuta concorrenziale) “donazione” del Trentino.

Che il Sindaco Cialente volle al Parco del Castello e che ora (sotto elezioni) dice possibile fare anche una qualche retromarcia con la “partecipazione” dei cittadini (elettori). All’insaputa di Renzo Piano e del Trentino? Come si può credere che scegliendo un’altra ubicazione il progetto resti immutato? E se l’archistar, come ogni altro serio architetto, intendesse rifare interamente il progetto in connessione al luogo di realizzo, chi pagherà i costi aggiuntivi? Dopo soltanto ventiquattro ore, su FB, il candidato sindaco scrive: “…non mi spiego questa paura di alcuni nei confronti del nuovo, del bello, delle sfide estetiche … credo che avremo una struttura meravigliosa, che ancor più valorizzerà il parco del Castello e l’intera area …”! E, tal quale Barabba, egli aggiunge: “Comunque tra un mese al massimo Renzo Piano sarà a L’Aquila, e presenterà pubblicamente l’opera. In quella sede potrete contestargli l’intervento”.


foto Yar Man, nov 2012

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