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cemento, abusi e condoni

…. le tentazioni del governo

di Salvatore Settis, da Repubblica, 21 mag., su 

 La demeritocrazia incalza e, col favore delle “larghe intese”, occupa il Palazzo, e già il Pdl torna a intonare la litania dei condoni. Qualche curriculum: Giancarlo Galan ha presieduto la regione Veneto negli anni (1995-2010) che l’hanno issata in cima alle classifiche per la cementificazione del territorio, 11% a fronte di una media europea del 2,8 %; da ministro dei Beni culturali, ha chiamato come consigliere per le biblioteche Marino Massimo De Caro, che col suo consenso è diventato direttore della biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove ha rubato migliaia di libri (è stato condannato a sette anni di galera per furto e peculato). 

Per tali benemerenze, Galan oggi presiede la Commissione Cultura della Camera. Maurizio Lupi ha presentato nel 2006 un disegno di legge che annienta ogni pianificazione territoriale in favore di una concezione meramente edificatoria dei suoli, senza rispetto né per la loro vocazione agricola né per la tutela dell’ambiente. Ergo, oggi è ministro alle Infrastrutture e responsabile delle “grandi opere” pubbliche. La commissione Agricoltura del Senato è naturalmente presieduta da Roberto Formigoni, ricco di virtù private e pubbliche, fra cui spicca la presidenza della Regione Lombardia negli anni (1995-2012), in cui è diventata la regione più cementificata d’Italia (14%) battendo persino il Veneto di Galan. Flavio Zanonato, in qualità di sindaco di Padova, ha propugnato la costruzione di un auditorium e due torri abitative a poca distanza dalla Cappella degli Scrovegni, mettendo a rischio i preziosissimi affreschi di Giotto: dunque è ministro per lo Sviluppo economico, che di Giotto, si sa, può fare a meno. 

Vincenzo De Luca come sindaco di Salerno ha voluto il cosiddetto Crescent o “Colosseo di Salerno”, 100 mila metri cubi di edilizia privata in area demaniale che cancellano la spiaggia e i platani secolari: come negargli il posto di viceministro alle Infrastrutture? Marco Flavio Cirillo, che a Basiglio (di cui è stato sindaco), presso Milano, ha pilotato operazioni immobiliari di obbedienza berlusconiana, disseminando nuova edilizia residenziale in un’area dove il 10% delle case sono vuote, ascende alla poltrona di sottosegretario dell’Ambiente. E quale era mai il dicastero adatto a Nunzia Di Girolamo, firmataria di proposte di legge contro la demolizione degli edifici abusivi in Campania, per l’incremento volumetrico mascherato da riqualificazione energetica e per la repressione delle “liti temerarie” delle associazioni ambientaliste? Ma il ministero dell’Agricoltura, è ovvio.

Che cosa dobbiamo aspettarci da un parterre de rois di tal fatta? Primo segnale, l’onorevole De Siano (Pdl) ha presentato un disegno di legge per riaprire i termini del famigerato condono edilizio “tombale” del 2003, estendendoli al 2013, con plauso del condonatore doc, Nitto Palma, neopresidente della commissione Giustizia del Senato, e con la scusa impudica di destinare gli introiti alle vittime del terremoto. Se il governo Letta manterrà la rotta del governo “tecnico” che gli ha aperto la strada col rodaggio delle “larghe intese”, si preannunciano intanto cento miliardi per le cosiddette “grandi opere”, meglio se inutili, con conseguente criminalizzazione degli oppositori per “lite temeraria” o per turbamento della pubblica quiete. Più o meno quel che è successo all’Aquila al “popolo delle carriole”, un gruppo di volontariato che reagiva all’inerzia dei governi sgombrando le macerie del sisma, e venne prontamente disperso e schedato dalla Digos. 

In compenso, i finanziamenti per le attività ordinarie dei Comuni e delle Regioni sono in calo costante, e sui ministeri-chiave (come i Beni culturali) incombono ulteriori tagli selvaggi travestiti da razionale spending review, come se un’etichetta anglofona bastasse a sdoganare le infamie. La tecnica dell’eufemismo invade le veline ministeriali, e battezza “patto di stabilità” i meccanismi che imbrigliano i Comuni, paralizzano la crescita e la tutela ambientale, scoraggiano gli investimenti, condannano la spesa sociale emarginando i meno abbienti, comprimono i diritti e la democrazia. 

Ma il peggior errore che oggi possiamo commettere è di fare la conta dei caduti dimenticando la vittima principale, che è il territorio, la Costituzione, la legalità. In definitiva, l’Italia. L’unica “grande opera” di cui il Paese ha bisogno è la messa in sicurezza del territorio e il rilancio dell’agricoltura di qualità. Il consumo di suolo va limitato tenendo conto di parametri ineludibili: l’enorme quantità di invenduto (almeno due milioni di appartamenti), che rende colpevole l’ulteriore dilagare del cemento; gli edifici abbandonati, che trasformano importanti aree del Paese in una scenografia di rovine; infine, il necessario rapporto fra corrette previsioni di crescita demografica e pianificazione urbana. Manodopera e investimenti vanno reindirizzati sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla manutenzione del territorio.
lanuovacittà
Su questi fronti, il governo Monti ha lasciato una pesante eredità. Ai Beni culturali, Ornaghi ha sbaragliato ogni record per incapacità e inazione; all’Ambiente, Clini, che come direttore generale ne era il veterano, ha evitato ogni azione di salvaguardia, ma in compenso si è attivato in difesa di svariate sciocchezze, a cominciare dallo sgangherato palazzaccio di Pierre Cardin a Venezia. Ma dal governo Monti viene anche un’eredità positiva, il disegno di legge dell’ex ministro Catania per la difesa dei suoli agricoli e il ritorno alla disciplina Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione: un buon testo, ergo lasciato in coda nelle priorità larghintesiste di Monti & C. e decaduto con la fine della legislatura.

Verrà ripreso e rilanciato il ddl Catania? Vincerà, nel governo Letta, il partito dei cementificatori a oltranza, o insorgeranno le voci attente alla legalità e al pubblico bene? Il Pd, sempre opposto ai condoni, riuscirà a sgominare la proposta di legge dell’alleato Pdl? Anche i forzati dell’amnesia, neosport nazionale assai in voga in quella che fu la sinistra, sono invitati non solo a sperare nei ministri e parlamentari onesti (che non mancano), ma anche a ripassarsi i curricula devastanti dei professionisti del disastro. 

Se saranno loro a vincere, sappiamo che cosa ci attende. Se verrà assodato che il demerito è precondizione favorevole a incarichi ministeriali, presidenze di commissioni ed altre incombenze, si può preconizzare la fase successiva, quando il supremo demerito, se possibile condito di qualche condanna penale, sarà conditio sine qua non per ogni responsabilità di governo. Che cosa dovremmo aspettarci da questa nuova stagione della storia patria? Il capitano Schettino alla Marina? Previti alla Giustizia? Berlusconi al Quirinale?
10623 2 città distrutte

 

la ricostruzione civile – documento finale

da http://news-town.it, 5 mag.

«Gli storici dell’arte riuniti all’Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l’ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l’hanno condannato a una seconda morte.

La prima cosa che vogliamo dire è che l’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L’articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell’arte è all’Aquila. Per dire che il centro dell’Aquila è un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila.

Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l’insegnamento, la professionalità degli storici dell’arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. E noi ci siamo.

Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell’arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ al servizio del mercato.

Ed è per questo che affermiamo con forza che la ricostruzione della città di pietre non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla «ricostruzione civile».

Gli storici dell’arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale all’Aquila è stato volontariamente spezzato. Così, anche ammesso che, tra vent’anni, riusciamo ad avere l’Aquila com’era e dov’era, avremo una generazione di aquilani che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette new town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato.

Dunque, gli storici dell’arte riuniti all’Aquila chiedono con forza:

1) Che il restauro del centro monumentale dell’Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l’andamento dei lavori sia pubblico, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.

2) Che l’Aquila risorga com’era e dov’era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all’assurda tentazione di improprie ‘modernizzazioni’ del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l’organismo urbano che lo accoglie, sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore.

3) Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l’Aquila in una sorta di Aquilaland, cioè in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.

4) Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle ‘new town’ nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle ‘new town’: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all’interno di un piano preciso.

Non c’è più tempo: il momento di restituire l’Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora».

L’Aquila 5 maggio – programma

locandina 5 maggio

 

Cari amici de L’Aquila 5 Maggio,

Innanzitutto vi ringraziamo per la vostra adesione alla manifestazione. Siamo ad inviarvi con questa mail il programma della giornata.

Ci ritroviamo alle 10.45  alla Fontana Luminosa, dove cominceremo la visita alla città de L’Aquila, seguendo l’itinerario che trovate nella mappa in allegato (che vi preghiamo di stampare e portare con voi). 
Dalle 13 alle 14 ci sarà la pausa pranzo, con pranzo al sacco o presso il punto di accoglienza nel bar del Gran Albergo di Corso Federico II 74. (il pranzo è libero e a carico dei partecipanti). 
Alle 14 ci spostiamo nella Chiesa di San Giuseppe Artigiano (ex San Biagio d’Amiterno), dove si svolgerà la seguente scaletta:
14.00 Introduzione: Tomaso Montanari
14.15 Saluti:

– Don Gino Epicoco, parroco della chiesa di San Giuseppe Artigiano

– Massimo Cialente, Sindaco dell’Aquila

14.40 Fabrizio Magani, Direttore regionale dei Beni culturali dell’Abruzzo,

15.00 Paolo Muzi, Presidente Italia Nostra Onlus L’Aquila

15.15 Giandomenico Cifani, Responsabile ITC CNR L’Aquila

15.30 Antonello Alici, Presidente AAA/Italia Associazione Nazionale Archivi di Architettura contemporanea

15.45 Maria Pia Guermandi, Italia Nostra Onlus Emilia Romagna

16.00 Michele Dantini, TQ

16.15 Clara Rech, Presidente ANISA. Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte

16.30 Alessandra Mottola Molfino, Consigliere nazionale di Italia Nostra Onlus

16.40 Marco Parini, Presidente Nazionale di Italia Nostra Onlus

16.50-17.20 Conclusione: Salvatore Settis

PER MAGGIORI INFORMAZIONI, CONSULTATE IL NOSTRO SITO http://laquila5maggio.wordpress.com 

E IL NOSTRO FACEBOOK

https://www.facebook.com/pages/LAquila-5-Maggio/162107543940164

Ci vediamo a L’Aquila il 5 Maggio,

itinerario 5 maggio

storici dell’arte e ricostruzione civile

mailing (1)

Il prossimo 5 maggio gli storici dell’arte sono chiamati a riunirsi all’Aquila. È la prima volta che tutti gli storici dell’arte si incontrano: senza distinzioni tra insegnanti di scuola, professori universitari, funzionari del Mibac o di altri enti, studenti, dottorandi, laureandi, pensionati.

Lo faranno all’Aquila, perché se nella distruzione del monumentale centro della città, devastato dal terremoto del 2009, vediamo l’annullamento della nostra stessa missione culturale civile, sentiamo il dovere di partecipare alla ricostruzione, che sta finalmente e faticosamente ripartendo.

Lo stato terribile dell’Aquila, divisa tra monumenti annullati e new towns di cemento, è una metafora perfetta di un Paese che affianca all’inarrestabile stupro edilizio del territorio la distruzione, l’alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all’abbrutimento morale e civile le prossime generazioni.

Gli storici dell’arte vogliono dire con forza che è giunto il momento di ricostruire, e di farlo attraverso la conoscenza : ricostruire, restaurare e restituire alla vita quotidiana dei cittadini il centro dell’Aquila; ricostruire il tessuto civile della nazione; ricostruire il ruolo della storia dell’arte come strumento di formazione alla cittadinanza non come leva dell’industria alienante dell’intrattenimento culturale.

L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile è un’idea di Tomaso Montanari, che è cresciuta nella comunità scientifica degli storici dell’arte italiani.

È promossa da:
AAA/Italia (Associazione nazionale Archivi di architettura contemporanea)
Anisa (Associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte)
Comitato per la Bellezza
Cunsta (Consulta universitaria di storia dell’arte)
Eddyburg.it
Italia Nostra
Patrimoniosos
TQ.
Hanno aderito:
Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo – Rivista Mu6
Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli
Legambiente Abruzzo Beni Culturali
Mica Aurea
MUSPAC – Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea
Red de Patrimonio Velázquez
Sisca -Società Italiana di Storia della Critica d’Arte

Per chiarimenti sullo spirito dell’iniziativa è possibile scrivere a:tomaso.montanari@unina.itPer informazioni logistiche è possibile visitare il sito http://laquila5maggio.wordpress.com o scrivere a: laquila5maggio@gmail.comÈ necessario aderire entro il 15 aprile, inviando una email a: laquila5maggio@gmail.com Seguici su:facebooktwitter

Coordinamento: Santa Nastro snastro@gmail.com  39 3928928522

press:
Maria Grazia Vernuccio
ITALIA NOSTRA ufficio stampa
Tel. +39 3351282864
mariagrazia.vernuccio@gmail.com

L’Aquila, 7 ottobre – Comunicato

Comunicazione da

laquila5maggio@gmail.com, tomaso.montanari@unina.it, 18 sett.

gentilissimi,

RingraziandoVi per la Vostra adesione siamo a comunicarVi che L’Aquila 7 ottobre: storici dell’arte e ricostruzione civile avrà luogo domenica 5 maggio 2013.
Il prossimo 7 ottobre, infatti, all’Aquila verrà inaugurato l’Auditorium di Renzo Piano. La presenza del Presidente della Repubblica, di cui abbiamo avuto certezza solo nelle ultime ore, imporrà misure di sicurezza tali da rendere assai impervio l’accesso alla città di altre centinaia di persone, oltre a quelle che si recheranno all’Auditorium.
Il senso di responsabilità e la determinazione a non aggravare ulteriormente le già difficilissime condizioni di vita dei cittadini aquilani ci hanno imposto dunque un sofferto rinvio a dopo l’inverno.
[….]
“Nell’abbandono del centro monumentale della città la Repubblica italiana tradisce se stessa”

la città che non esiste più

L’Aquila tre anni dopo: l’antica città abruzzese non esiste più

di Christian Caliandro, da http://notizie.tiscali.it/opinioni, 21 mar
  (AdB, 16/3/2012)
In Insidious (2011), film horror di James Wan, ad essere infestata non è (più) la casa in cui si sono trasferiti i coniugi Lambert, ma il corpo di Dalton, uno dei loro tre figli. Il bambino è in grado di compiere viaggi astrali, raggiungendo un mondo spiritico, abitato da presenze maligne, chiamato Altrove: un mondo in cui, nel corso di uno di questi viaggi, rimane intrappolato. Mentre è in coma, nel mondo reale.
In Italia, c’è un posto sprofondato alle 3,32 di una notte di 3 anni fa, nel suo e nostro Altrove: è una città al centro esatto dello spazio e del tempo italiano. È L’Aquila. Uno dei più bei contesti urbani e umani del nostro Paese, una città con una storia antichissima e nobilissima, una delle comunità più sane della nazione ha subìto un trauma gravissimo. Più ancora del terremoto, il trauma consiste nel suo totale abbandono da parte degli altri italiani. Di quelli che si sentono al sicuro; di quelli che dicono; di quelli che hanno voltato la testa dall’altra parte, ignorando quello che sta accadendo (o meglio: che non sta accadendo) a L’Aquila, e scegliendo di credere che tutto si sia risolto.
O peggio: che la città stessa non esista più (questa è del resto solo l’ultima delle rimozioni/negazioni che attraversano come onde sismiche l’immaginario collettivo del Paese, disegnandone quasi una storia alternativa e sommersa, più vera del vero: per rimanere solo agli ultimi decenni, la violenza politica degli anni Settanta, Mani Pulite e le stragi mafiose dei primi anni Novanta, il G8 a Genova del 2001…). Qui ed ora, c’è una popolazione abbandonata completamente a se stessa, al suo lutto e alla disperazione di non avere futuro né prospettive.  Questa popolazione esiste, vive con angoscia e dolore e rabbia e frustrazione queste giornate e questi mesi, nella completa indifferenza generale. Questa popolazione è forse, quasi certamente, più viva del popolo che le sta attorno, e che non la percepisce neanche, che non le dimostra alcuna solidarietà e attenzione e generosità (ma quando, esattamente, siamo diventato così cattivi e disumani? Quando?)

L’incredibile – roba veramente da fantascienza distopica, ma sul serio – è purtroppo successo, superando le più feroci fantasie ballardiane  (come sempre, del resto, accade in un Paese che si configura regolarmente come il mondo alla rovescia, in cui i cattivi vincono sempre e l’ingiustizia regna indisturbata). Il centro storico è quasi nelle stesse condizioni di tre anni fa: anzi, in condizioni che peggiorano giorno dopo giorno, perché alla distruzione e alla devastazione istantanea del sisma si aggiungono progressivamente, inesorabilmente i danni provocati dalle intemperie, dall’incuria, dal degrado. Salvatore Settis – che insieme allo storico dell’arte Tomaso Montanari e al direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Molise Gino Famiglietti ha incontrato, il 13 marzo, la città e la sua sconvolgente distopia realizzata – ha definito L’Aquila “una Pompei del XXI secolo”.

Questo disastro ha dei responsabili precisi: e non sono (solo) i fattori naturali. Chi doveva decidere, agire e vigilare che si agisse – correttamente, rapidamente e con efficacia – non l’ha fatto. Molto semplicemente. L’Aquila ha così prefigurato il crollo dell’Italia intera, avvenuto negli ultimi tre anni: la paralisi de L’Aquila è la paralisi della nazione intera; la post-apocalisse de L’Aquila è la post-apocalisse di tutti noi. Indistintamente. L’Aquila è al tempo stesso metafora e prefigurazione dell’intero Paese. Perché tutto ciò a cui si assiste qui non è altro, in definitiva, che il nostro futuro. Di tutti noi, italiani. In diretta – e in anteprima. Se non ci impegneremo, da subito e con tutte le nostre forze, ad invertire la rotta del progetto collettivo che ci riguarda (sinistramente animato da un’assenza completa di progettualità ma guidato, come in automatico, dagli stessi schemi mentali e culturali che ci hanno portato alla rovina) questo è precisamente ciò che ci attende. Né più, né meno. Montanari ha chiarito molto bene che cosa significa precisamente ciò che avviene nella città che muore: “Piero Calamandrei ha scritto che ‘una parte della nostra Costituzione è una polemica contro il presente’: ecco, camminare per L’Aquila permette di capire che l’articolo più polemico è, oggi, l’articolo 9. All’Aquila, infatti, la Repubblica ha sistematicamente tradito se stessa, rinunciando radicalmente a ‘tutelare il patrimonio storico e artistico della nazione italiana’. (…) …continuare a gettare denaro ed energia nella spensierata industria delle mostre e dei Grandi Eventi è ora doppiamente criminale: proprio come organizzare una festa da ballo mentre il cadavere di un fratello giace nella

stanza accanto. (…) L’Aquila non è solo la metafora dell’Italia, rischia di rappresentarne anche il futuro: quello di un Paese che affianca all’inarrestabile stupro cementizio del territorio la distruzione, l’alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all’abbrutimento morale e civile le prossime generazioni” (L’Aquila non c’è più ed è il futuro dell’Italia, “Saturno-Il Fatto Quotidiano”, 16 marzo 2012, p. VII).

Perciò, così come il degrado della nazione trova la sua orribile espressione – estremizzata, incontrovertibile, crudelissima – nel buco nero economico, informativo, operativo e politico che ha inghiottito quella che è oggi l’autentica e sola capitale d’Italia (la zona oscura, sana e autenticamente dolente di una società che continua, purtroppo, a vivere in larga parte nel territorio della rappresentazione), anche ogni ipotesi di ricostruzione e di “resurrezione” dell’Italia dovrà, inevitabilmente, passare dalla ricostruzione e dalla resurrezione de L’Aquila e dei suoi abitanti. Ricostruzione fisica e identitaria, culturale e materiale. La post-apocalisse è, sempre e comunque, il tempo di un nuovo racconto: dopo la fine, configura un (altro) inizio.


foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

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