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… il “nuovo” avanza

quelli che… in quattro ne progettano cinque…

…..e ne fanno solo tre.

di Luciano Belli Laura , 4 mag.

In rassegna temporale risalente ai giorni del G8 e culminante in quelli della scelta tra otto candidati sindaco, confrontiamo cinque progetti per L’Aquila di quattro big come Shigeru Ban, Guido Bertolaso, Mario Cucinella e Renzo Piano. Poiché, in tre anni, solo due opere sono state realizzate ed una è appena cantierizzata, nel solo campo della ricostruzione degli spazi culturali sembra constatabile la mancanza d’un piano d’utilizzo di rilevanti risorse e di donazioni nazionali ed internazionali. Quindi, l’utilizzo del progetto a fini propagandistici.

progettisti

progetti

realizzazioni

Shigeru Ban

1 – Conservatorio “A. Casella” con Auditorium

 in Via L. da Vinci angolo Via Madonna di Pettino

3 – L’Aquila Temporary Concert Hall (LTCH)

in via F. Savini, nel quartiere Acquasanta

Auditorium da 230 posti

Guido Bertolaso

2 – Conservatorio “A. Casella” in loc. Colle Sapone

Conservatorio in M.U.S.P.

Mario Cucinella

4 – Teatro da 800 posti in Piazza d’Armi

Renzo Piano

5 – Auditorium del Castello al Parco del Castello

Auditorium da 250 posti

Shigeru Ban è noto per il suo impegno nell’offrire una risposta alle emergenze derivanti da disastri naturali attraverso progetti a costi contenuti. In zone colpite da eventi catastrofici di tutto il mondo, ha realizzato decine di opere sperimentando l’utilizzo di materiali economici e riciclabili come il cartone o il bambù. Spesso avvalendosi anche della collaborazione d’una rete d’architetti volontari per l’emergenza mossi da uno spirito solidaristico (VAN, Voluntary Architects’ Network, operante dal 1995). All’indomani del sisma, Shigeru Ban perviene alla definizione della sede temporanea sia per le attività didattiche ed artistiche del Conservatorio sia dell’Auditorium. Per ragioni di tempo e d’economia, vengono entrambe collocate in una struttura esistente su un lotto di 3.800 metri quadrati lambito dalla via Leonardo da Vinci, dalla Via Madonna di Pettino e dal viadotto della A24. Quasi tutto al di sotto della pensilina ondulata in ferro costruita per ospitare la rimessa delle vetture della metropolitana di superficie. Al costo di 1,5 milioni (di cui 500mila donati dal Giappone) sono previste diverse aule dai 20 ai 40 posti ed un Auditorium per 600 persone. Presentando il progetto al G8, si conta d’aprire il cantiere a fine luglio, di finire i lavori a settembre e d’aver operatività la struttura a novembre. Tuttavia, in un’intervista rilasciata a Channelbeta a dicembre 2009, il prof. Aldo Benedetti sostiene che “l’indifferenza del Comune verso questa ipotesi di progetto e la totale anarchia per ogni questione urbanistica hanno affossato la realizzazione dell’opera ch’era già bloccata da ingiustificati ostacoli di natura urbanistica ed economica frapposti speciosamente dalla Protezione civile. Indi, solo per non rischiare un incidente diplomatico con il Sol Levante, dall’architetto Shigeru Ban venne concesso di ri-progettare altrove l’Auditorium purché smembratodal Conservatorio.

Guido Bertoleso cura il ripristino del Conservatorio “Alfredo Casella” in un MUSP (Modulo Uso Scolastico Provvisorio) in località Colle Sapone. Viene realizzato al costo di 5,75 milioni d’euro lordi (ribasso d’asta del 28,73%) dalla Costruzioni Metalliche Prefabbricate srl. La struttura provvisoria priva di contenuti architettonici acquista un interesse meramente funzionale giacché viene posta nei pressi d’altre strutture scolastiche.

Shigeru Ban, dopo la decisione di Bertolaso di separare la sede dell’ateneo dalla sala concerti, ri-progetta L’Aquila Temporary Conzert Hall nel lotto adiacente alla nuova sede del Conservatorio “Alfredo Casella” installata dalla Protezione civile in un anonimo MUSP sorto nel quartiere Acquasanta, a ridosso dell’uscita “L’Aquila est”. La sala principale ellittica da 230 posti è disposta diagonalmente e, isolata con muri di sacchi d’argilla espansa dalle altre salette e dal foyer, sta sotto un’unica copertura metallica a piramide ribassata estesa per 700 metri quadri. Shigeru Ban voleva i Paper Tube, tubi di carta riciclata precompressa, in funzione portante, di contenimento e come elemento architettonico qualificante gli spazi riservati al pubblico. E le pareti trasparenti eran concepite, dice A. Benedetti, come quelle d’una “lampada traslucida che nelle ore notturne segnerà l’ingresso orientale della città”. Poi, la Protezione Civile ed il Comune de L’Aquila bocciano l’uso del cartone nelle strutture portanti per ragioni meramente normative. E Shigeru Ban ripiega su strutture portanti in acciaio di gran lunga meno espressive di quelle che egli ha già impiegato in tutto il mondo. Infine, la costruzione appaltata per 552mila euro (donati dal Giappone) viene realizzata dal Consorzio Imprenditori Edili soc. coop. r.l. di Modena e inaugurata il 7/5/’11 da Franco Gabrielli (ex Prefetto de L’Aquila e nuovo capo della Protezione civile) e da Hiroyasu Ando (ambasciatore del Giappone).

Superando tutte le diverse situazioni di compromesso incontrate nella costruzione non collimanti con i propri desideri, Ban non avrebbe mai rinunciato al coinvolgimento degli studenti nella realizzazione ed infatti a marzo, in un workshop di preparazione al cantiere, molti studenti provenienti  da diverse Università italiane e straniere hanno realizzato modelli al vero delle pareti in tubi di cartone nonché un plastico dell’edificio. L’attesa era febbrile ma, per A. Benetti, “Anche in questo caso ci si è dovuti accontentare di ben altro. Solo in un secondo tempo e dopo che la struttura metallica era stata eretta, un manipolo di studenti è stato ammesso ai margini del cantiere per osservare lo sviluppo dei lavori”. Giammai imparassero dall’architetto nipponico come intervenire nel dopo sisma italico con un po’ di modestia, con rapidità ed efficacia pur con materiali riciclabili.

Mario Cucinella disegna il Teatro di Piazza d’Armi come “un grande ponteggio di legno che tiene un invaso conico”. La struttura si presenta all’esterno come una grande arca di ponteggi e l’interno, per evocare semplicità, ha la forma del liuto. L’architetto sostiene: “Riprende l’idea del teatro classico settecentesco, portandolo ad una evoluzione in chiave più democratica. Concepito per questo più vicino all’impianto greco, con i palchi tenuti insieme …. La netta separazione tra platea e balconi lascia spazio ad un ritrovato senso della comunità. La scena teatrale è tagliata dentro il cono per abitare lo spazio in maniera democratica”. Poi, sentendosi urbanista ed amministratore, aggiunge: “Il teatro che stiamo progettando deve essere un luogo di sperimentazione, che non deve togliere nulla al teatro storico della città, dove tra l’altro si registra la media di occupazione teatrale più alta d’Italia. Il progetto intende aprire lo scenario del teatro-studio, dove poter fare sperimentazione; un tipo di realtà che in Italia manca ancora (con unica eccezione forse per il Teatro Piccolo di Milano). Il valore più forte del progetto è dettato da uno dei temi più importanti in questo momento a L’Aquila, e cioè la mancanza di ruoli di aggregazione, tema equivalente all’abitare della città. Superato il tema dell’emergenza, bisognerà pensare nuovi luoghi della socialità. Piazza d’Armi è un luogo datato, abbandonato da tempo. Inserire lì il teatro, prevedendo anche attività commerciali, significa voler creare un luogo di aggregazione quotidiana. Stiamo infatti anche pensando di allargare la piazza del teatro per farla diventare piazza del mercato, perché possa diventare il luogo della rinascita”.

Si svilupperà in pianta su una superficie di 2.500 metri quadrati, e sarà alto 19 metri. Sarà un’arca in mezzo al parco. E, ancora il progettista, enfatizza: “Vorrei offrire la sensazione di entrare non in un ricco teatro settecentesco italiano, ma dentro uno strumento, in un ‘liuto abitato’, del quale poter facilmente scoprire la semplicità. Potrei ancora definirlo una specie di castello, un semplice ponteggio, come quello delle barche, che nasconde quest’arca, simbolo della rinascita dell’Aquila”.

I materiali e le risorse produttive dovevano essere messe a disposizione da Cosmit e Federlegno. Poi, Federlegno fa un passo indietro e dichiara che la realizzazione non sarà più gratuita ma … “al costo”. In pratica il materiale doveva essere pagato al prezzo d’acquisto dei fornitori. Quindi, niente dono. Anzi, un dono a pagamento. Giacché, ci sono 2,7 milioni di dollari raccolti dalla comunità degli abruzzesi di Camberra (con tanto di tavole imbandite e l’inno di Mameli) e congelati, fino alla realizzazione dei lavori, nel fondo ‘Australian Abruzzo Earthquake Appel Fund’. Così, l’assessore alla ricostruzione deve rinviare il problema: disporremo dei fondi quando appalteremo i lavori per i quali s’è dovuto fare un concorso internazionale per il teatro all’interno di un parco; … il comune ha raccolto altri quattro milioni di euro! Cosicché, sentendosi tradito da questi e da quelli, all’architetto non resta che sfogarsi con una lettera.

Renzo Piano progetta un grande stradivari adagiato nel parco”. Nei giardini del Castello cinquecentesco, proprio a ridosso del Forte spagnolo, dove una volta all’anno piazzavano il “baraccone del tiro a segno”. Costo 6,7 milioni d’euro per 250 posti in sostituzione dell’Auditorium intitolato a Nino Carloni che funzionava prima del sisma all’interno del Castello spagnolo. In verità solo il progetto preliminare risulta donato da Renzo Piano, mentre l’esecutivo ed il definitivo sono stati affidati dalla Provincia autonoma di Trento a professionisti dello studio dell’architetto genovese, al costo di oltre  756mila euro. Quando l’opera realizzata da Shigeru Ban è costata in tutto 552mila euro e sebbene per il recupero del Teatro comunale bastino circa 3 milioni d’euro. Eppure, l’assessore alla cultura Stefania Pezzopane è entusiasta per l’inizio dei lavori ed il sindaco Massimo Cialente dice: “Chi fa polemica sta ragionando in maniera strumentale”. Anche Daniele Tatasciore che scrive:Il progetto è datato 5 dicembre 2009. Ma i lavori li hanno avviati solo il 6 marzo 2012”? Prima del voto, qualcosa si deve pur fare.

In legno, ovviamente, per motivi acustici e poiché “effimero nelle pretese è eterno nella durata”. A forma, banalmente, di cubo? Giammai, giacché il cubo di Piano si scompone in tre parti ed il maggiore, che contiene la sala Auditorium, rotolando s’appoggia di spigolo sul terreno. Stabilmente, con una inclinazione di 30 gradi corrispondente all’inclinazione dei gradoni della platea interna, quindi con una curva di visibilità ottimale. Gli altri due cubi, collegati con il primo attraverso passerelle in ferro, vetro e legno, contengono il foyer, le toilette, gli impianti tecnologici, ed i camerini per gli artisti. Per dissimulare la presenza d’un edificio vero e proprio? Forse, in quanto non forme o forme pure, i tre cubi dovrebbero confrontarsi il più silenziosamente possibile con la massa compatta del Forte cinquecentesco”. Però, i lati obliqui del cubo grosso misurano circa 19 metri. Ed allora, giammai per illusione ottica, la “pelle” esterna, rivestita in doghe d’abete come la copertura, diventa una parete ventilata distaccata da quella interna. Insomma, una bella e provvisoria architettura High Tech.

Tuttavia, provvisoriamente, per parare ricorsi vari e l’imprudente parere di Emanuele Imprudente, abbattono alberi, fanno un grande scavo e realizzano una ciclopica fondazione in cemento armato.

Qui c’è una rilevante documentazione fotografica dei siti e delle opere sopra descritte.

[LBL]

il nuovo che avanza

… e sale, sul vecchio

Il tempo stringe, la pioggia cade e anche sulla sicurezza si può chiudere un occhio…..

work in progress

” Noi qui ci sbattiamo per le macerie aquilane e alcuni di noi pensano che se si deve ri-costruire non si dovrebbero neo-costruire mostri di latta, cemento e legno lamellare su astrusi progetti tirati fuori dal cassetto delle tesi di laurea, o peggio dalle esercitazioni di “Costruzioni uno”.

Ma noi sbagliamo perché siamo vecchi e ancora laviamo e puliamo le ferite prima di prevenire le infezioni con antibiotici a largo spettro a dosi da cavallo.”

M.L.M., da FaceBook, 10 apr.

l%27aquila%20auditorium

il-cavallo-di-troia

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… e questi i commenti da Trento (e non solo) da http://www.ladige.it
Tito Ricci
2012-04-01 07:57

Io, aquilano, sono contrario come tanti aquilani a quest’opera, ma in ogni caso ringrazio i trentini per gli aiuti e la solidarietà che hanno dimostrato in occasione del terremoto. Grazie

Ciociaria
2012-04-01 07:53

L’auditorium di Aquila di 200 posti somiglia tanto a quello di Sora in piazza M. Ross. inutile ma bisogna farloperchè ci sono i soldi da spendere. Meglio spendere i soldi per le bollette che non si possono pagare. Ogni città ha poi l’archistar che si merita, la meraviglia arriva dalla Provincia di Trento che “ha remato contro”. Se pure a Trento iniziano a fare così…

Luca dall’Aquila
2012-04-01 01:53

auditorium che per quello che mi riguarda, non ospiterà mai una “Galas” una “P.J.Harvey” o cantautorato italiano, quindi un occupazione del suolo di tutti, per pochi… rispetto al castello immenso a ore 12, questo a ore 3, ne sbilancia l’equilibrio estetico
Cordiali Saluti e grazie
Luca

Luca dall’Aquila
2012-04-01 01:52

la città è ferma, ci sono le transenne e i militari con defender; la location appare sbagliata, il “parco del castello, fortezza spagnola, è uno dei pochi spazi rimasti liberi,un parco dove trovare tranquillità, gli Aquilani vedono questo cantiere,(hanno transennato un area davvero grande) come un ulteriore conquista da subire,

mariano
2012-03-22 16:04

Dovete dire quanto prende Renzo Piano e quanto costa la struttura. All’Aquila ci sono state persone tra cui architetti che hanno lavorato gratis,credo non siano da meno. Si poteva spendere meno? Sicuramente a qualcuno piace far bella figura con il nostro portafoglio

Dulcinea
2012-03-22 01:17

“un’auditorium” con l’apostrofo?!!

attilio
2012-03-22 00:13

X GIUSTO INDAGARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!Sono anni e lustri d anni che diciamo di cambiare alle urne!!!!!!!!!!Ma siamo dei bifolchi dentro la cabina e si vota per leccare il culo o per sistemare qualcuno e fare i porci comodi!!!BASTA…ci vuole COERENZA…..

cz
2012-03-22 00:08

Riva del Garda è sprovvista di un cinema da anni !! o piuttosto aiutate le famiglie !! o i nostri giovani a trovare un lavoro !! o le cinquantenni a reintrodursi nel mercato del lavoro !!
non arriviamo a fine mese … non troviamo lavoro

Giusto indagare
2012-03-21 22:08

Se ci sono dei sospetti sulle spese eccessive è giusto indagare. La Corte dei Conti è a servizio del cittadino che paga le tasse. Se la PAT ha fato le cose in regola di cosa preoccuparsi? Riguardo all’opportunità di spendere in questo modo i soldi nostri … è un altra storia, e decideremo noi e solo noi cosa fare alle urne. Io ho già deciso.

attilio
2012-03-21 21:48

Come mai questo monopolio su Renzo Piano????Gli addetti ai lavori (arch\ing) hanno da dire,ma han paura di non ricevere più lavori!!!!!E’ un po’ come sulle sculture c’è solo il Conta in Trentino?????POI dicono (loro) che in trentino non c’è mafia!!!!!Aprite gli occhi fuori dai Palazzi (che sono del POPOLO!!!!) dorati………..

spillo
2012-03-21 18:52

Quando esiste un’emergenza, la cosa più impèortante da realizzare non è certamente un nuovo auditorium, soprattutto se progettato da Renzo Piano. Ottimo progettista, ma troppo famoso e perciò strapagato. Se infine vediamo la realizzazione dell’ex Michelin! Per carità, salvateci!!!!

Carus´e Tonell´e Napule Centrale
2012-03-21 17:26

Tacccc hhhhheeeee di Ghiiii neeeeeeee……..
PPPPPRRRRROOOAAATTTTTT !!!!!!!!

taccodighino
2012-03-21 17:03

@Giorgio di Trento,
Ert el me pareva bon!

Giorgio di Trento
2012-03-21 16:17

@taccodighino

eventualmente “Renzo Gualif”.

matteo
2012-03-21 16:12

non lo vogliono??no problem…6,7 milioni che rimangono in trentino!!
mi raccomando non ditelo alla beltrami sennò ci fa una stalla per le caprette sulla cima dell’everest……

Buzzanka
2012-03-21 16:07

Tacco di Ghino, smettila di usurpare il nome di Craxi, CON LE TUE BAGGIANATE DA SEMIANALFABETA.

taccodighino
2012-03-21 16:02

A proposito di Renzo Piano non si potrebbe sostituire con un autoctono “Renzo Ert”?

Federica
2012-03-21 15:47

Alla faccia della crisi…ecco dove la Provincia butta i soldi. Ma perche’ non usarli per i giovani di Trento…magari un bel posto per fare i concerti???

Dovigo Vi
2012-03-21 15:45

il cavallo di Troia

Una guerra lunga, che per 10 anni vede la città resistere con successo all’ assedio finché Ulisse, l’astuto re di Itaca, non escogita un trucco: i greci devono far finta di partire lasciando dietro di sé, come dono degli dei, un grande cavallo di legno nel cui ventre cavo vengono nascosti dei guerrieri. Credendo ormai di aver vinto, i troiani abbandonano ogni prudenza e portano fra le mura il cavallo come un trofeo. Ma la notte, quando tutti dormono, i greci escono dal cavallo e aprono le porte della città ai compagni. Per Troia è la fine: i suoi abitanti sono uccisi senza pietà, i suoi templi e le sue case vengono rasi al suolo.

da http://www.ladige.it, 21 mar. Edizione di Trento

La Provincia (di Trento – ndr) spenderà 6,7 milioni di euro per un’opera di dimensioni contenute, appena 238 posti a sedere per il pubblico, e di durata limitata. Sarà infatti un auditorium a tempo determinato, attorno ai 15 anni secondo l’assessore provinciale ai lavori pubblici Alberto Pacher. L’architetto Renzo Piano lo ha definito «Modulo ad uso concertistico provvisorio», essendo stato concepito per sostituire l’auditorium da 240 posti che ospitava fino al terremoto l’attività sinfonica della Società Baratelli all’interno del Forte Spagnolo e ora inagibile.

Proprio l’entità della spesa aveva spinto in passato il consigliere provinciale Marco Sembenotti a presentare due interrogazioni, a cui ieri ne ha aggiunto una terza con la quale, riprendendo gli esposti di Italia Nostra, chiede spiegazioni sulle procedure amministrative adottate e sulle contestazioni avanzate. «A caval donato non si guarderebbe in bocca ma all’Aquila di quell’opera non ne vogliono proprio sapere» sostiene l’esponente della Civica, che considera oltretutto il progetto un doppione rispetto a donazioni simili datte dal governo giapponese e dagli italiani d’Australia.

Anche secondo Italia Nostra non c’era alcuna urgenza di un nuovo teatro. «Già dal 2009 – sottolinea il presidente Fausto Corti – è stato riaperto il Ridotto del teatro comunale, poi c’è l’auditorium del Conservatorio da 200 posti e il progetto di teatro a piazza d’Armi». Difende invece a spada tratta l’opera la giunta comunale dell’Aquila. «La struttura sarà un capolavoro» dice l’assessore alla cultura Stefania Pezzopane, che bolla la protesta come strumentale e fatta per motivi politici a ridosso delle elezioni. «Perché – chiede – non hanno protestato quando fu deliberata la realizzazione dell’opera?»

auditorium-renzo-piano-il-video-degli-scavi-al-castello.html

da http://www.abruzzo24ore.tv, 29 marzo 2012

L’architetto Renzo Piano parla al Tg2 dei suoi ultimi progetti, tra cui l’auditorium che sta sorgendo al parco del Castello all’Aquila, dove sono appena partiti i lavori, che dovrebbero concludersi l’estate prossima. 

“Mi ha sempre colpito l’idea di città martire – dice – per questo abbiamo lavorato a Berlino, per questo abbiamo progettato a Sarajevo, lavoro attualmente a Beirut. Sono tutte città che hanno sofferto. E quando una città soffre in qualche maniera capisci che devi fare qualcosa”.

“E’ una piccola cosa, è minuscola, è proprio piccolissima questa cosa – dice parlando dell’auditorium – però credo che porterà un sollievo, sarà un elemento che poi riporta l’attenzione sul centro storico perchè lì bisogna metter le mani, bisogna assolutamente far qualcosa, è indecente che ci sia questo ritardo clamoroso”.

lavori in corso

…. dicechè 7 milioni di euro….

…..scrivechè 6 milioni di euro….

Importo dell’appalto € 4.387.020,43

(ottomiliardisettecentomilioni di lire ……  come si diceva una volta. Lira più, lira meno.)

‎”… forse che, 4 milioni di euro, impiegati per il recupero e la riqualificazione (anche solo un’ala, di una parte…) del Forte Spagnolo, invece che in un baraccone di legno, cartongesso e sputo…. forse che… anche Renzo Piano, adeguatamente coinvolto, sarebbe stato più contento… forsechè….” (AdB)

….un’occasione persa di confronto

Auditorium Renzo Piano: un’occasione persa di confronto

La nota di Errico Centofanti da “il Capoluogo”, 15 mar.

Com’è largamente noto, nel parco del Forte Spagnolo è stato attivato il cantiere per la costruzione dell’auditorium firmato da Renzo Piano. S’è cominciato a parlare della cosa dopo pochi mesi dal terremoto del 6 Aprile 2009. Il 21 Dicembre del 2010 sono state illustrate le caratteristiche dell’opera nel corso di una conferenza-stampa svoltasi a Trento.

Fin da subito è affiorato un variegato corollario di perplessità e anche di radicali contrarietà, per quanto riguarda l’ubicazione prescelta. Ne sono scaturiti pure ricorsi alla magistratura, ma certamente non è compito della giurisdizione dirimere questioni riguardanti l’universo della sensibilità culturale e civile della comunità. Avrebbe dovuto svilupparsi un approfondito e serio confronto pubblico sull’opportunità di confermare o modificare la scelta localizzativa. Invece, dopo piú d’un anno di requie, entrano in scena reticolati e ruspe.

Ovviamente, è ormai troppo tardi per sospendere i lavori e attivare una riflessione in extremis. Forse, è giusto così. E, forse, no. Non lo sapremo mai, come in Val di Susa, perché un leale e documentato confronto tra i differenti punti di vista non c’è stato. Dunque, l’auditorium firmato da Renzo Piano lo vedremo svettare nel parco del Forte Spagnolo tra la fine d’Agosto e l’inizio di Settembre, sempre che venga rispettata la scadenza di 180 giorni fissata dal bando di gara per il completamento dei lavori. Tuttavia, la vicenda lascia perdurare qualche perplessità e offre almeno un insegnamento.

Il cuore della problematica non sta nella scelta del centro storico per la localizzazione dell’auditorium, ma nell’elezione di quel posto lì. Il massimo di modernità inserito tra l’antico, con buon gusto e rispetto delle volumetrie consolidate, è fonte di risultati eccellenti. Lo dimostra la piramide di Ming Pei davanti il Louvre e sopra tutto è quel che andrebbe fatto all’Aquila, innestando il nuovo nell’antico recuperabile e risanato, esattamente come scelsero di fare i nostri antenati dopo il terremoto del 1703. Ma, perché scegliere proprio quel posto lì, dove la cornice di verde e quiete intorno al Forte Spagnolo risultava del tutto appropriata, pur se bisognevole di venir meglio e regolarmente accudita?

Una struttura come l’auditorium avrà necessità di un adeguato corredo di parcheggi. Perché è stata cantierizzata l’intera ellisse prospiciente il Forte Spagnolo e non solo la metà in cui deve sorgere l’auditorium? Se la ragione sta nell’averne previsto un destino di pozzanghera lastricata di latta semovente, appare saggio aver privato bambini, anziani, turisti e tutti i frequentatori del parco di quell’oasi di serenità?

La Provincia di Trento è la donatrice dei fondi per la costruzione e nulla può sminuire il pregio di questo benemerito gesto solidaristico. Tuttavia, perché la nostra comunità non ha avuto alcun ruolo nella vicenda (se non decisionale, almeno consultivo), considerando che sempre di soldi anche nostri si tratta, data la provenienza dai fondi europei, quelli che in Abruzzo da sempre non siamo capaci di utilizzare, fatto salvo il marginale impiego a pro di mossette sperperatrici?

La forma è sostanza, in architettura e non solo. Ora, la forma inventata da Renzo Piano (tre cubi inclinati, dei quali il principale destinato alle esecuzioni e gli altri due a foyer e camerini per gli artisti) ispira qualche esitazione circa il nesso causa-effetto tra sostanza delle funzioni e forma dell’architettura che queste accoglie e deve esprimere. Ma, Renzo Piano è uno dei più famosi e ammirati architetti del mondo, al quale va accreditata una sapienza creatrice intangibile da qualsiasi sospetto di formalismo fine a se stesso.

L’entità della spesa prevista è di 6 milioni di euro. Ne verrà fuori una sala per 240 spettatori, al costo di 25.000 euro per ciascun posto: un conto non particolarmente sobrio, tenendo conto della disponibilità a titolo gratuito dell’area e della futura necessità per il Comune dell’Aquila di provvedere al finanziamento per le opere di urbanizzazione e per le attrezzature e gli arredi dei due cubi minori, il che forse vorrà dire ritrovarsi davanti un’ennesima incompiuta.

Nella conferenza-stampa del 21 Dicembre 2010, il progetto è stato presentato con dovizia di particolari che lasciano presagire una meraviglia estetica e tecnologica. Una meraviglia definita come opera semplicemente provvisoria. La provvisorietà sarebbe stata comprensibile e opportuna nell’immediato post-sisma. Ma, a distanza di tre anni, che senso ha seguitare a parlare di provvisorietà? Nessuno concepirà uno smantellamento o un trasloco, finché un’opera tanto (e legittimamente) ambiziosa conserva la capacità di mantenersi in piedi. Solido e efficiente come è stato progettato, l’auditorium di Renzo Piano resterà per secoli lí dove lo si sta costruendo.

L’insegnamento fondamentale di questa vicenda sta nell’imperdonabilità del non aver saputo imporre il metodo vincente adottato in Friuli e in Umbria dopo le rispettive devastazioni sismiche: comunità e municipalità, dialoganti e cooperanti, protagonisti assoluti nella progettazione del proprio futuro. È un insegnamento che non andrebbe gettato alle ortiche. Se ne può trarre, invece, lo spunto affinché venga finalmente applicata una linea-guida razionale e fattiva per il nostro agire d’ora in avanti. È tardi, ma non è mai troppo tardi.


foto Yar Man, nov 2012

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