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una lettera da Firenze

“COPIATO IL PIANO DI RICOSTRUZIONE” 

L’ACCUSA ARRIVA DALL’UNIVERSITA’ DI FIRENZE

Il piano di ricostruzione dell’Aquila, che il sindaco rieletto ha giudicato a lungo inutile ma che poi è stato costretto a fare dal ministro Barca plenipotenziario di Roma per il terremoto dell’Aquila, quel piano sarebbe frutto di un ‘copia incolla’ almeno in alcune sue parti. Copia incolla, un giochetto che oggi riesce bene anche ai ragazzini delle scuole medie e che gli esperti del Comune non si sarebbero fatti scrupolo di utilizzare nella redazione dello strumento urbanistico indispensabile per la ricostruzione della città, in particolare del suo centro storico.

Il Piano, cioè, sarebbe stato copiato. Lo diciamo con tutta la prudenza del caso, ma è questa l’accusa pesantissima per la quale, Giorgio De Matteis capo dell’opposizione al Comune dell’Aquila, e il responsabile dell’Udeur Mimmo Srour hanno chiesto, stamattina, le dimissioni del sindaco Massimo Cialente e del superassessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano. Un’accusa che arriva direttamente dal Dipartimento di Costruzioni e Restauro dell’Università di Firenze, che forse sfocerà in una denuncia penale per ‘appropriazione di produzione intellettuale’.

Il tutto formalizzato in una lettera a firma dei professori Mario De Stefano, direttore del Dipartimento e Giuseppe Centauro, responsabile scientifico. Qualcuno, dicono nella lettera che pubblichiamo integralmente, nel Piano di Ricostruzione dell’Aquila avrebbe riprodotto la pubblicazione scientifica ‘L’Aquila, Studi e rilievi per la ricostruzione post sisma dell’Aprile 2009. Febbraio – luglio 2010” a cura del professor Centauro. “Una riproduzione, aggiungono, completamente inappropriata sotto il profilo tecnico urbanistico di Piano di Ricostruzione”. Quella pubblicazione, cioè, che al Dipartimento di Costruzione Restauro dell’Università di Firenze giudicano ‘incompleta’ e da approfondire, gli esperti del Comune dell’Aquila l’avrebbero infilata ‘tout court’ nel Piano di Ricostruzione della città. Incredibile se davvero è così. Ma leggiamo che cosa dicono De Stefano e Centauro.

“NON ABBIAMO VOLUTO INTERFERIRE CON LA CAMPAGNA ELETTORALE”

“Per una questione di stile e correttezza istituzionale, vale a dire per non interferire con la campagna elettorale e quindi per evitare qualsiasi strumentalizzazione politica della vicenda, scriviamo questa lettera solo adesso, a conclusione delle recenti elezioni amministrative, facendo seguito ad altra nostra comunicazione inviatale (al sindaco ndr) in data 16 febbraio u.s. che non ha mai ricevuto risposta formale pur trattandosi nell’oggetto di osservazioni di carattere d’urgenza da noi avanzate subito dopo l’approvazione consiliare del Piano di Ricostruzione del centro storico e delle frazioni, per l’uso non autorizzato di materiale di studio elaborato dal nostro Dipartimento universitario”.

“SUPERFICIALE L’INTRODUZIONE NEL PIANO NEL NOSTRO STRUMENTO DI STUDIO”

E ancora. “Tralasciando i risvolti di carattere legali conseguenti a tale appropriazione di produzione intellettuale, in quanto l’utilizzo è stato fatto senza alcuna autorizzazione, trascurando persino una doverosa informazione al lettore, in questa sede ci preme evidenziare la superficialità dell’introduzione nel Piano di uno strumento di studio, e quindi a valenza metodologica, in guisa di norma generale da seguire, determinando equivoci interpretativi laddove si riduce l’espressione di un metodo, realizzata su campioni esemplari di costrutto urbano, in una improbabile condizione operativa cogente”.

[…….]

 (G.D.R.)
la replica dell’Assessore (da http://ilcapoluogo.globalist.it)
«De Matteis cerca di gettare ancora fango sull’amministrazione». L’assessore Pietro Di Stefano è sereno e passa al contrattacco contro il capo della opposizione e contro l’Università di Firenze «con cui non avremo più niente a che fare – ha puntualizzato -. Ci difenderemo anche attraverso i nostri legali». Carte alla mano Di Stefano ha sostenuto la tesi che lo studio fatto dall’Ateneo fiorentino poteva essere inserito nel piano di ricostruzione in virtù di un accordo di collaborazione sottoscritto nel 2010. Di Stefano declama l’articolo 4 di tale accordo: «Le parti hanno pari diritti sui risultati della ricerca che potranno essere liberamente utilizzati nell’ambito delle attività istituzionali precisando che l’eventuale utilizzo per pubblicazioni o la divulgazione scientifica dovranno essere concordati». L’assessore mostra anche la pubblicazione della ricerca effettuata a spese del Comune dell’Aquila. «Sempre il dipartimento di Costruzioni e Restauro nel settembre 2011 ci ha chiesto ben 2 milioni di euro per proseguire la ricerca – ha aggiunto -. Noi abbiamo detto che non era possibile. Poi sono scesi a 900 mila. Noi non abbiamo questi soldi», ha detto Di Stefano che ha ricordato che la stessa università sta realizzando il piano di ricostruzione di Sant’Eusanio Forconese. «Non possiamo essere un fortino da assediare. Queste cose non si fanno». Eloquenti per l’assessore  le ultime righe della famigerata lettera del dipartimento: «È evidente che, a fronte della drammaticità e della oggettiva complessità della ricostruzione aquilana, questo dipartimento resta comunque disponibile a un chiarimento e ad una auspicabile ripresa dei rapporti istituzionali. In mancanza, dovremo condividere le iniziative che l’ateneo fiorentino intenderà assumere a salvaguardia dei suoi interessi». In allegato un curriculum con le pubblicazioni. «É stucchevole quanto sta accadendo in questi giorni – ha chiosato Di Stefano -, meglio cambiare metodo».

il “Piano” non piace al Governo

di Giancarlo DeRisio, da http://www.aquilatv.it, 02 mag

Rischia di restare al palo il Piano di ricostruzione dell’Aquila e con esso la ricostruzione del centro storico. Secondo quanto si è appreso, presenterebbe lacune vistose, incongruenze urbanistiche, carenze di organicità, specie per alcune soluzioni previste in prossimità dell’ ‘asse centrale’. Si tratterebbe di difetti, diciamo così, strutturali, forse dovuti alla fretta con cui il Piano è stato adottato e alle incertezze (Piano sì, Piano no) che hanno preceduto il suo varo.

Difetti che metterebbero in forse la firma dell’intesa da parte del governo di Roma. Qualcuno dirà che in fondo c’era da aspettarselo. Nonostante il contributo di una decina di ‘saggi’ che vi hanno lavorato con un compenso milionario, il Piano è il risultato di scelte contraddittorie, alcune dettate anche dall’urgenza dell’imminente consultazione elettorale. Perciò, nel complesso, suscita dubbi e perplessità, tanto che la firma dell’ ‘intesa’ da parte del governo non è affatto scontata.

E’ noto che il sindaco uscente il Piano di ricostruzione non lo voleva (“non serve a nulla”, affermava). Il centro cittadino, diceva un giorno sì e l’altro pure, può essere ricostruito per stralci tenendo come punto di riferimento il Piano regolatore generale che porta la firma dell’architetto Pierluigi Properzi. E’ noto come è andata a finire. Anche il governo Monti fece sapere con molta chiarezza che senza il Piano, del resto previsto dalla legge, non sarebbe stato possibile erogare i finanziamenti, tanto che il sindaco uscente disse che “Monti era peggio di Berlusconi”.

Oggi sembra aver cambiato opinione ed è già un passo avanti che tuttavia non lo assolve per i mesi perduti dietro a una visione molto personalistica della ricostruzione. Né serve dire che il Piano ha avuto l’unanimità del Consiglio comunale e che è stato pubblicato. Senza l’intesa del governo non può essere operativo. E il governo ha grossi dubbi a darla. Al massimo si parla di un assenso condizionato, senza contare che è molto probabile che la prossima amministrazione debba rimettere mano al Piano di ricostruzione, sia pure in parte.

Per il momento, e sembra un paradosso, il sindaco uscente ha un ‘alleato’ che mai, forse, si sarebbe aspettato di avere: il commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi. Proprio Chiodi ha detto che non si metterà di traverso, non entrerà nel merito della qualità del Piano, che giudica scadente, perché, dice, certe scelte toccano alle comunità e ai loro amministratori. L’unica cosa che farà è controllare che il nuovo progetto per la città sia conforme alle norme urbanistiche. Il che, appunto, non sembrerebbe.

appuntamenti mancati… tempo perso

procedura approvazione PdR

lettera al consulente

Lettera aperta al consulente di Cialente.  [di Luciano Belli Laura]

 

Nell’intervento che solo qualche malizioso ritiene giovi al sindaco uscente, il consulente di Cialente sostiene: << Giova ricordare come nasce il Piano di Ricostruzione. Introdotto dalla legge 77, è uno strumento programmatorio che non disciplina né gli effetti giuridici ed urbanistici, né il procedimento di formazione, ma indica gli obiettivi che deve perseguire attraverso linee di indirizzo strategico (rientro della popolazione nelle abitazioni, riqualificazione dell’abitato e ripresa delle attività socio economiche) >>.

In quanto Consulente settore pianificazione assessorato Ricostruzione Comune L’Aquila, l’architetto Daniele Iacovone sa che la genesi del Piano di Ricostruzione (PdR) sta nella Legge 27 ottobre 1951, n° 1402 e che riferirsi alla legge 77 (del 2009) significa aver una visione pragmatica, non miope. E sa bene che considerare “programmatorio” il PdR è licenza poetica adatta solo alla divulgazione d’una disciplina assai ostica anche nell’epoca dei tecnici al governo del Paese. Giacché, il consulente di Cialente sa che nella Pianificazione Razionalista, cioè quando il Piano Regolatore Generale (PRG) non era un Piano Particolareggiato (PP) esteso all’intero territorio comunale, il PRG aveva funzione “programmatica”, mentre ogni PP possedeva la caratteristica “attuativa” del PRG. Giacché, con questo si dovrebbe pianificare l’intero territorio comunale, coi PP le aree contenute o funzionalmente definite e con il PdR quelle colpite dal sisma o da altre calamità.

Anche le parole “… non disciplina né gli effetti giuridici ed urbanistici …” appaiono termini senza senso solo allo studente cosciente di meritare meno d’un diciotto all’esame d’Urbanistica d’ogni Università, qualora non individuasse il PdR come uno strumento urbanistico contenente aspetti cartografici e normativi che diventano legge appena approvati dall’organo competente. Oppure, sapendo che il PdR acquista efficacia giuridica per almeno dieci anni, come tutti i PP d’attuazione del PRG valido a tempo indeterminato, avesse l’ardire di concepire un PdR senza finalità giuridica tanto se per imperio del Commissario quanto se su commissione dell’ex-commissario alla ricostruzione. Dunque, il consulente di Cialente potrebbe precisare i vocaboli usati onde evitare che il solito malpensante ritenga il suo dire finalizzato a deviare l’attenzione dal tallone d’Achille d’uno dei contendenti lo scettro della “governance” nel processo di ricostruzione del patrimonio storico, artistico, documentario della città. Cioè dal fatto che, purtroppo, questo processo risulta tuttora meramente adottato dal Consiglio Comunale e, quindi, non ancora approvato definitivamente. Cioè con l’iter della ri-costruzione pesante lasciato incompiuto, cioè a metà, proprio alla scadenza elettorale della Pubblica Amministrazione. Nonostante le conseguenze fossero facilmente intuibili e prevedibili da chiunque.

Anche dal consulente di Cialente che, sempre nell’intervento ad “ilCapoluogo.it”, ricorda: << Parallelamente alla redazione del Piano e per accelerare il processo di ricostruzione, da dicembre 2010 il Comune ha proposto i piani stralcio degli interventi immediatamente attuabili nei centri storici, qualora conformi alle previsioni del Piano regolatore (Prg) vigente. Questo avrebbe consentito l’avvio dei cantieri in buona parte dei centri storici e un minor deterioramento degli immobili, ma Commissario e struttura tecnica di missione (Stm) si sono espressi a favore di un piano urbanistico unico ed obbligatorio >>.

Sentendo dire adesso, dopo tre anni, che il Commissario voleva un PdR urbanistico unico ed obbligatorio mentre il Sindaco preferiva uno stralcio d’ogni cosa permettesse di chiedere al Governo nuove norme e maggiori risorse, l’abitante della Zona rossa potrebbe dubitare che, se mancasse l’intesa tra i galli in governance, il nostrano possa mettere tutto a posto solo dopo l’eliminazione in quattro e quattr’otto della STM, della filiera non filante e financo del Commissario che, però, dovrebbe approvare il PdR in un sol botto.

Probabilmente il mite abitante non reagirà come il normalmente mansueto a cui venne detto: “caro paziente, il vice-primario voleva operare immediatamente la sua frattura scomposta al polso ed applicare una placca di titanio, ma il primario pretese che ingessassimo l’arto rispettando il protocollo ospedaliero, unico ed obbligatorio. Abbiamo resistito senza far nulla finché lei era dolente ma silente ed accondiscendente. Poi, udendo i suoi forti lamenti, noi consulenti abbiamo suggerito quel ch’era possibile fare per accontentare primario ed ex vice-primario. Se adesso la titanica ingessatura non funzionasse, sappia che la colpa è del primario che pretendeva pure di stabilizzare la frattura con dei chiodi. Tanto per accontentare chi da Roma voleva tirare in lungo non avendo un Euro né per il gesso né per il titanio”.

Però, quando la rassegnazione vien meno, chiunque potrebbe pensare che se Grigorij Efimovič Rasputin da potente counselor dello Zar finì in disgrazia, il consulente di Cialente starebbe in un brutto frangente se il suo datore di lavoro non fosse immantenènte riconfermato sindaco.

Allora, siamo certi che Daniele Iacovone fugherà le perplessità insorte nelle menti di chi mai dubiterebbe del suo voler ricostruire, senza ulteriori indugi, anche i centri storici del capoluogo e delle frazioni aquilane. E dissiperà ogni interrogativo sulle procedure seguite nel fare il Piano di Ricostruzione che permane anche dopo aver letto, sempre su “ilCapoluogo.it”, l’autodifesa dell’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

quando l’intesa non c’è

di Daniele Iacovone* – da “il Capoluogo”, 17 apr.

La campagna elettorale è entrata nel vivo, e con essa è riesplosa la polemica mai sopita sul Piano di Ricostruzione. C’è chi pensa che il Piano di Ricostruzione avrebbe potuto (o potrebbe ancora) finanziare gli interventi privati relativi alle seconde case ed alle attività produttive nei centri storici.

Il Piano di Ricostruzione elaborato dal Comune dell’Aquila prevede la stima finanziaria di tutte le superfici edilizie dei centri storici (L’Aquila e frazioni): prime, seconde case e attività produttive (il cui fabbisogno finanziario per la ricostruzione supera i 5 miliardi di euro). Durante la sua redazione, però, non c’era nessuna disposizione che rendesse percorribile l’ipotesi. Anzi, la legge 77/2009, (di conversione del Decreto Abruzzo), e le successive ordinanze 3779 e 3790 escludevano chiaramente dai finanziamenti le seconde abitazioni, chiudendo la porta in faccia a chi una porta avrebbe voluto ancora averla.

Giova ricordare come nasce il Piano di Ricostruzione. Introdotto dalla legge 77, è uno strumento programmatorio che non disciplina né gli effetti giuridici ed urbanistici, né il procedimento di formazione, ma indica gli obiettivi che deve perseguire attraverso linee di indirizzo strategico (rientro della popolazione nelle abitazioni, riqualificazione dell’abitato e ripresa delle attività socio economiche). Il Commissario alla ricostruzione, con il suo successivo decreto 3 ha modificato questo strumento programmatorio, trasformandolo in urbanistico senza che la Presidenza del Consiglio avesse disciplinato, peraltro, tale aspetto con deleghe precise.

Con il  Piano di Ricostruzione, il Comune dell’Aquila ha voluto tracciare il quadro economico necessario al recupero dei centri storici, per delineare le azioni da intraprendere ai fini della ricostruzione dei centri abitati e per definire la visione strategica per la ripresa del territorio. Altro obiettivo era di far conoscere al governo una stima di massima degli interventi ai fini della spesa, anche in seguito alla lentezza della struttura commissariale.

Il Comune chiede anche una ripartizione proporzionale delle risorse all’interno del cratere, in considerazione della più alta percentuale di popolazione ancora fuori dalle proprie abitazioni nel suo territorio (circa 27.000 abitanti) e della maggiore intensità del sisma (e dei danni) concentrata nel capoluogo e nelle sue frazioni. La ripresa dell’Aquila trascinerebbe con sé anche quella dei comuni della “conca aquilana”, sarebbe auspicabile, perciò, che per L’Aquila i tempi si accorcino e le risorse aumentino.

Parallelamente alla redazione del Piano e per accelerare il processo di ricostruzione, da dicembre 2010 il Comune ha proposto i piani stralcio degli interventi immediatamente attuabili nei centri storici, qualora conformi alle previsioni del Piano regolatore (Prg) vigente. Questo avrebbe consentito l’avvio dei cantieri in buona parte dei centri storici e un minor deterioramento degli immobili, ma Commissario e struttura tecnica di missione (Stm) si sono espressi a favore di un piano urbanistico unico ed obbligatorio. Chiodi non ha acconsentito all’intesa dei piani stralcio fino a quando l’opcm 3996 del governo Monti ne ha, invece, ammesso la redazione. La stessa opcm ulteriormente chiarisce, ai fini degli interventi di ricostruzione, l’applicazione delle precedenti ordinanze 3778, 3779 e 3790 anche dentro i centri storici. Nel frattempo, però, era già stato redatto il piano generale.

Un’intesa, quella che il Comune aspetta sul Piano di Ricostruzione che, se raggiunta in tempi brevi, permetterebbe di chiedere al governo nuove norme e maggiori risorse. Ma l’intesa con il Commissario non c’é. Anche se a farne le spese è un’intera cittadinanza.

*Consulente settore pianificazione assessorato Ricostruzione Comune L’Aquila

Dopo la commemorazione….

…riprende la competizione al posto della ri-costruzione

di Luciano Belli Laura, 10 apr.

Tra le molteplici commemorazioni delle 3e32 del 6 aprile 2009 di molte emittenti e di tanta carta stampata,  seguo Robinson di rai3, dove Philippe Daverio considera le 19 new town berlusconiane come dei “campi di concentramento senza filo spinato” e, sfumato dai titoli di coda, Antonio Cornaccione li vede con deportati non comunicanti solo per aver acquisito dialetti assai diversi, tant’è la distanza tra l’un e l’altro insediamento.

Spengo la TV pensando a Daverio ministro subito ed a Cornacchione meritevole di laurea honoris causa in urbanistica e sociologia. Poi, rifletto sul fatto che tra un anno, alla stessa ora, sullo stesso programma o sulle stesse pagine, tutti saranno di nuovo pronti a lacrimar e disquisir solo su quanto hanno fatto B.&B. nella fase emergenziale. Indi, mi chiedo se la ri-costruzione lasciata a metà non sia imputabile anche ad altro. Ossia, alla politica urbanistica degli amministratori locali che, approfittando della distruzione della polis (comunità), anziché ri-costruire innanzitutto il cuore della polis (città) favoriscono la costruzione, in ogni luogo, di nuove appendici edilizie prive di qualità. Mentre, i centri storici evacuati e puntellati sono colpevolmente lasciati alle intemperie. Se tre anni di gelo aquilano equivalgono almeno a dieci d’esposizione a Roma, sostiene Daverio, i danni del tempo ancor maggiori dei sismici saranno irreparabili.

Quantunque, imputabili a coloro che al motto immota manet  non associano le lettere P.H.S. significanti publica his salus e pertanto trascurano il significato compiuto ch’è: L’Aquila rimane salda a difesa della pubblica salute, dell’interesse della comunità. Prima nell’assecondare il cavaliere (ora inesistente) a fare L’Aquila Due purché disaggregata in porzioni da collocare “vicino” alle Frazioni, cioè prevalentemente sui terreni meno appetibili alla speculazione edilizia. Poi, nell’evitare di fare un Piano di Ricostruzione alternativo al Piano Regolatore vigente che permette ovunque ogni nuova costruzione. Indi, nell’abdicare al ruolo guida (proprio d’una appena rispettabile Amministrazione Pubblica) da sostenere nella pianificazione degli insediamenti urbani e territoriali. Infine, nel lasciare inutilizzate ingenti risorse pubbliche e/o nel favorire l’impiego delle disponibilità private (ancorché donate) per realizzare nuove opere prima del compimento della ri-costruzione dell’esistente.

Quindi, anziché la campagna elettorale a favore dei soliti noti ci vorrebbe un processo, dove sostenere l’accusa di perpetuazione ed accentuazione del disastro sismico. Un’incombenza facile, ardua, improba?

Un’impresa facile per chi sa bene che in qualsiasi nido siano deposte le uova d’un cuculo costruttore, al loro dischiudersi il cuculo costruttore in erba, con l’aiuto del dorso, si sbarazzerà dell’altre uova e dei ri-costruttori privi di piume presenti nel nido. Poi, ingannando i genitori adottivi, si farà accudire come fosse il loro pulcino.

Un compito arduo se, nel descrivere puntualmente lo stato attuale della ri-costruzione, anche Francesco Erbani e Vezio De Lucia non trovano la motivazione del perdurare di questo “cantiere infinito”. Idest, quella degli esperti d’enigmi urbanistici localistici, prima alleati credenti nella convenienza di costruire ex-nuovo invece di ricostruire l’esistente ed ora contendenti soltanto per temporanea utilità elettorale.

Un dovere improbo, per ora, assolto in questa mia virtuale arringa pubblica sostenuta da argomenti tecnici forse comprensibili anche ai non addetti ai lavori, purché elettori non a loro insaputa.

modifiche-art-18-urbanistica

Fagnano Alto

Ricostruzione e/o recupero dei centri urbani delle 10 frazioni di Fagnano Alto

Bando: Affidamenti d’incarico
Pubblicato 03 Aprile 2012 14:44 – Scadenza 26 Aprile 2012
Ricostruzione e/o recupero dei centri urbani delle 10 frazioni di Fagnano Alto

È intenzione dell’Amministrazione comunale conferire a liberi professionisti singoli o associati o raggruppamenti temporanei l’incarico per la redazione del piano di ricostruzione e/o recupero dei centri urbani all’interno delle perimetrazioni delle dieci frazioni del Comune di Fagnano Alto ai sensi dell’art. 28 della legge 457/78 come recepito dall’art. 27 della legge regionale 18/83 e, in particolare, dell’art. 14 ,comma 5 bis del citato D.Lgs 39/2009.

OGGETTO DELL’INCARICO

Il presente avviso di selezione è finalizzato all’affidamento di incarico professionale ai sensi dell’art. 91 comma 2 D.Lgs 163/06 (ex art. 17, comma 12 della Legge 109/94 e successive modificazioni ed integrazioni) di importo complessivo presunto di € 174.949,14 (oltre Iva e Cnpaia) per la seguente prestazione professionale:

formazione del piano di ricostruzione e/o recupero dei centri urbani all’interno delle perimetrazioni delle dieci frazioni del Comune di Fagnano Alto ai sensi dell’art. 28 della legge 457/78 come recepito dall’art. 27 della legge regionale 18/83 e, in particolare, redatti in conformità a quanto stabilito dall’art. 14, c.5 bis del D.Lgs 39/2009, convertito con modificazioni dalla legge 77/2009.

L’espletamento dell’incarico avverrà sulla base della convenzione predisposta da questo Ente che si impegna a fornire la cartografia di base necessaria. L’incarico è comprensivo delle analisi socio-economiche, ambientali e territoriali estesi all’intero territorio comunale e del rilievo dello stato degli edifici dopo il sisma e comprende tutte le prestazioni necessarie all’espletamento delle attività di cui ai punti 2 e 3 dell’art. 2 della bozza di capitolato speciale predisposto dalla Struttura tecnica di missione del Commissario delegato per la ricostruzione dell’Aquila (STM), 28 dicembre 2010. Sono escluse soltanto le indagini geognostiche, le indagini sismiche e le prove da eseguire in situ.

Il piano di ricostruzione (PdR) dovrà prevedere il risanamento statico e la ricostruzione del patrimonio edilizio e urbanistico danneggiato dal terremoto anche attraverso interventi di adeguamento delle urbanizzazioni presenti nonché la previsione di interventi di ristrutturazione urbanistica, compresi eventuali interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici lesionati.

ONORARI PROFESSIONALI

Il compenso complessivo e omnicomprensivo – al netto di IVA e altri oneri di legge se dovuti – è pari al compenso posto a base di gara € 174.949,14, al netto del ribasso offerto dall’aggiudicatario. Tale compenso è corrisposto e liquidato al momento dell’avvenuto accredito da parte della STM.

modulistica%20ricostruzione%201.htm


foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

Archivio post

Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



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