Posts Tagged 'patrimonio artistico'

Paesaggio Culturale: il patrimonio aquilano

da http://www.ilghirlandaio.com , 22 mar.

670_400_1_75007_20130322_095150

Un piano di interventi da 150 milioni di euro per il restauro dei beni culturali dell’Aquila danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.

Ad annunciarlo durante l’apertura del Salone del Restauro di Ferrara è stato il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, Fabrizio Magani. I fondi provengono in particolare dalle donazioni per i beni immobili e mobili e dal finanziamento Cipe riferito alla prima annualità del programma di interventi. E per il periodo 2013-2021,è statp previsto il restauro di 485 opere.

“Credo – ha spiegato Magani – non ci siano dubbi sul fatto che una visione strategica del futuro aquilano non possa prescindere dall’eccellenza del patrimonio culturale e può darsi che il flusso delle risorse sia accelerato da una dimostrata capacità di esecuzione delle opere. C’ è da augurarsi che il concetto di Paesaggio Culturale in sé autentico patrimonio aquilano, possa influenzare le politiche di ricostruzione economiche e sociali e consentire anche di riflettere sull’immagine culturale della città. Per questa ragione in testa a ogni nostra attività sta il recupero integrale del Forte Spagnolo – ha concluso – bene in consegna alla nostra amministrazione e sede storica del Museo Nazionale d’Abruzzo”.

Il progetto di restauro del Forte Spagnolo è interessato da un primo lotto di lavori finanziato dal MiBAC e per il 2013 gli sono stati assegnati altri 14 milioni di euro.

ricostruire, non costruire

di Maria Pia Guermandi, su Bollettino di Italia Nostra, n. 471, da http://www.eddyburg.it, 20 giu.

Questo sisma che non cessa – ancora la terra trema mentre scrivo queste note – ha provocato una immane serie di devastazioni: il patrimonio culturale ha subito danni così rilevanti da rendere irriconoscibili interi centri abitati. Si tratta di un tessuto di edifici e infrastrutture storiche diffuso in modo così capillare da risultare costitutivo del volto di intere cittadine e paesi. E’ quell’insieme di rocche, castelli, ville signorili, edilizia rurale, chiese, conventi, torri che rappresenta la stessa possibilità di identità – e quindi di esistenza – di intere cittadine, da Finale Emilia a Mirandola, da San Felice a Medolla. Per questo ne va respinta l’etichetta di “patrimonio minore”: in questa bassa emiliana, come quasi ovunque in Italia, il patrimonio culturale coincide con lo spazio vitale, il luogo dove si vive e si lavora. Perderlo significa condannarsi ad uno spazio senza identità, un ‘non luogo’ senza storia, nè memoria.

Proprio per questo avremmo voluto vedere, in queste settimane, una reazione immediata ed immediatamente operativa degli organi di tutela territoriali. Al contrario, dobbiamo constatare con amarezza che il modello – negativo – aquilano che ha già provocato il degrado, forse irreversibile, di uno dei più importanti centri storici italiani continua ad essere adottato. Il Mibac si è “autoesautorato” dai propri compiti statutari: ormai completamente incardinati nella struttura della protezione civile, gli organi territoriali preposti alla tutela sono scomparsi, in questi giorni, dal territorio e l’attività del Direttore Regionale si riduce quasi esclusivamente alla sottoscrizione di ordini di demolizione. Quasi che l’esercizio della tutela sia considerato ostativo o comunque incompatibile con le più urgenti iniziative di primo soccorso e messa in sicurezza.

Il terremoto ha così evidenziato con spietatezza lo stato di debolezza del sistema di tutela del nostro patrimonio culturale: mancano i mezzi ed è sempre più evidente che il Mibac, annichilito dai tagli lineari tremontiani mai più recuperati, non è più in grado di garantire una decorosa operazione di controllo e manutenzione generalizzata e continuativa del patrimonio che è chiamato a tutelare.

Da anni, per mancanza di risorse e di personale, non vengono più effettuati controlli sistematici, per non parlare dei restauri riservati ormai solo alle “eccellenze”. Le verifiche anche statiche sono episodiche e legate ad eventi particolari. In pratica questo significa l’abbandono ad un destino di inesorabile degrado, accelerato, in questo caso, dall’evento sismico. E bastano davvero pochi anni di mancata manutenzione per aggravare il rischio di vulnerabilità in maniera determinante. Come è successo per Pompei: non appena si cessa l’opera di ricognizione e manutenzione, i danni possono essere devastanti.

La mancanza di un programma di manutenzione degno di questo nome è quindi divenuto il fattore moltiplicatore che ha ingigantito l’effetto distruttivo del terremoto sul patrimonio culturale.

Eppure, anche in questo campo, il Mibac è stato per molti anni un punto di riferimento a livello internazionale, almeno per quanto riguarda le metodologie. A partire dal piano di prevenzione antisismica elaborato da Giovanni Urbani all’inizio degli anni ’80 e da quella Carta del Rischio costituita, faticosamente, a partire dagli anni ’90 dall’Istituto Centrale del Restauro: entrambi i progetti abbandonati per mancanza di risorse e di una visione di politica culturale di ampio respiro.

Da lì occorre ripartire, senza incertezze, abbandonando le chimere della crescita drogata delle Grandi Opere: Italia Nostra propone quindi che le risorse – tutte – previste per la costruzione di infrastrutture quali la pedemontana o la bretella Sassuolo – Campogalliano siano destinate all’opera di ricostruzione e di riqualificazione degli immobili con l’adozione di regole antisismiche finalmente cogenti.

Subito dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, Antonio Cederna puntò il dito immediatamente sulla mancanza di normative antisismiche e sul dissesto idrogeologico: “Il terremoto è dunque un aspetto di quell’autentico sisma permanente che è il saccheggio generalizzato del territorio e delle sue risorse.”
Forse non è ancora troppo tardi per cominciare ad ascoltarlo.

terremoto in asta

aggiornamento del 3 ottobre 2012

Nobile aquilano rovinato dal sisma mette all’asta i tesori di famiglia

di Enrico Nardecchia, da http://ilcentro.gelocal.it, 3 ott.

Olio su tela di San Massimo d’Aveia attribuito a Girolamo Cenatiempo: 4960 euro. Fermacarte in bronzo e metallo di epoca fascista (usure e sbeccature, recante la scritta Silurificio italiano Napoli): 682 euro. Coppia di lampadari in ferro, cristallo di Rocca e ametiste (XVIII secolo): 39680 euro. E giù ancora, fino ad arrivare al lotto 348.Gli arredi del palazzo Pica Alfieri dell’Aquila, appartenente all’omonima famiglia di marchesi, venduti all’asta per poco meno di un milione. A scorrere il listino di aggiudicazione della prestigiosa casa d’aste Wannenes si può tracciare il filo della storia dell’immobile (danneggiato dal terremoto) di via Andrea Bafile, in pieno centro storico del capoluogo di regione, a due passi da palazzo Margherita, i cui beni sono stati venduti dopo un iter abbastanza travagliato. Sono malinconicamente vuoti, ora, quei saloni nei quali furono ospitati, nel 1493, la regina Giovanna I d’Aragona con Alfonso duca di Calabria in occasione della loro visita all’Aquila, e nel 1806 il sovrano del Regno delle Due Sicilie Giuseppe Napoleone. Sembrano lontani gli echi dei brindisi, benedicente l’arcivescovo Giuseppe Molinari, in occasione dell’inaugurazione, tre anni prima del terremoto, della galleria «Donna Evelina» con la principessa Luciana Pallavicini Hassan d’Afghanistan con la reale famiglia, e di don Domenico Napoleone principe Orsini duca di Gravina. Circondati da plaudenti eredi dell’aristocrazia romana nera e papalina e dei loro omologhi aquilani.

Il palazzo, i cui tempi di recupero si prevedono piuttosto lunghi, è stato spogliato di tutti gli arredi che nel dopo-terremoto, come annunciato da alcuni esponenti della stessa famiglia nobiliare, hanno corso il serio rischio di essere depredati dagli sciacalli, vista l’inagibilità dell’intero immobile. E così, i dipinti a olio su tela, i divani, le poltrone barocche dorate, le specchiere e i lampadari, i candelabri e i busti in marmo sono stati ceduti a privati, enti e fondazioni. Sui nomi dei destinatari c’è uno stretto riserbo. Il ricavato complessivo dell’asta ammonta a 906632 euro. Nel listino si precisa che i prezzi di aggiudicazione sono comprensivi dei diritti d’asta del 24 per cento Iva compresa. Un’asta definita dagli addetti ai lavori «molto interessante» che un anno e mezzo fa fu sospesa in seguito all’intervento della Soprintendenza che avviò, all’epoca, il procedimento per il riconoscimento dell’interesse storico-artistico di parte del patrimonio dei nobili di Onna. Il vincolo, poi, era stato posto su 8 dipinti (attribuiti a Cenatiempo) e un mobile.

[……]

Salta la vendita dei tesori di palazzo Pica Alfieri

di Antonia Bordigon, su /www.ilsole24ore.com, 2 mar 2011.

Dopo tre giorni di esposizione, dal 25 al 28 febbraio, tutto era pronto martedì 1 marzo per l’apertura della stagione. Nella sede genovese della Wannenes Art Auctions a Palazzo del Melograno alle ore 15 del pomeriggio stavano per essere battute le attese aste numero 82 e 83, ma un improvviso colpo di scena ha fatto saltare il programma. Senza spiegazioni. Il giorno dopo un laconico comunicato spiega: «Wannenes Art Auctions ha il dispiacere di comunicare che a causa di imprevedibili e imprevisti accadimenti estranei alla volontà della Società l’asta 82 – Gli Arredi di Palazzo Pica Alfieri – è stata rimandata. Sarà cura di Wannenes Art Auctions comunicare tempestivamente la nuova data».

L’asta 82 riguardava tutti gli arredi dell’avito Palazzo della famiglia Pica-Alfieri dell’Aquila, città pesantemente colpita dal drammatico sisma del 6 aprile 2009. Il palazzo che appartiene alla famiglia Alfieri dal 1685, aveva già subito un disastroso terremoto nel 1703 . Oggi a oltre tre secoli di distanza e dopo un secondo disastroso terremoto che ha danneggiato pareti murarie, solai e volte le coperture, la famiglia ha deciso di liquidare tutti gli arredi: salotti completi di divani poltrone e poltroncine, tavoli e sedie, cassettoni, consolle e credenze. Nonchè la ricca pinacoteca composta da oltre 50 dipinti tra i quali figurano una serie di sei battaglie ad olio su tela di Girolamo Cenatiempo ( stima 36/48.000 euro), la Deposizione, olio su tela, di Pompeo Cesura (stima 20/ 30.000 euro) e uno straordinario gruppo di 11 dipinti di Vasi di fiori di diverse misure eseguiti da Francesco Lavagna (stima 35/50.000) tutti con cornici originali.

Il giallo riguarda proprio i quadri. All’improvviso, a ridosso dell’asta, la Soprintendenza dell’Abruzzo ha deciso di avviare il procedimento per il riconoscimento del notevole interesse storico artistico. Si parla in particolare di otto dipinti: sei raffigurano scene di battaglia e sono attribuiti a Girolamo Cenatiempo, pittore attivo a L’Aquila nel XVIII secolo, sempre dello stesso autore Una Madonna con Bambino e i Santi Massimo e Giorgio, mentre l’ultima opera è un San Pietro Celestino e due Santi di Giulio Cesare Bedeschini, databile alla prima metà del XVII secolo. Opere considerate storicamente rilevanti per le vicende della città dell’Aquila. Cosa comporta l’avvio del procedimento? Che le opere vengono messe sotto tutela pubblica e in caso di vendita scatta un diritto di prelazione da parte del Ministero, della Regione Abruzzo o di altro ente pubblico.

L’allarme dell’ex sindaco
Non c’era alcun sentore nell’aria di una decisione del genere. Navigando in rete si scopre solo un allarme lanciato appena il giorno prima dell’asta dall’ex sindaco dell’Aquila e presidente dell’Anci regionale, Antonio Centi che ha dichiarato: «Ho verificato con allarme attraverso Internet che domani 1 marzo vengono battutti all’asta dalla Casa Wannenes di Genova (www.wannenesgroup.com) una gran quantità ( 83 pezzi) di arredi e dipinti provenienti dal Palazzo Picalfieri dell’Aquila». Per il resto silenzio totale. La Casa d’Asta per ora non rilascia commenti

::::::::::::::::::::::


foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

Archivio post

Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



:: Acquista il libro di carta su Amazon
:: Acquista l'ebook su Amazon
:: Se non hai Kindle, nessun problema: clicca qui per sapere come leggere l'ebook.

Blog Stats

  • 153,270 hits