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quattro anni fa….per non dimenticare

da http://www.giornaleingegnere.it. 

Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, n. 5 – Maggio 2013

pag 1 evid

Oggi ricordiamo il terremoto dell’Aquila,
ma potremmo anche ricordare i 50
Comuni terremotati in Emilia nel 2012,
quelli alluvionati nello Spezino nel
2011, quelli franati dell’area di Messina
nel 2009; tutte storie di morti, di famiglie
spezzate, di distacchi forzati.
Questo ricordo è anche un invito a riflettere
sulla nostra capacità di fare e
sul nostro dovere di mantenere le promesse,
in tempo. Per rispetto verso le
vittime, ma anche per poterci guardare
ancora allo specchio. (F.L.)

pagina 12

Caro Amico, forse pensavi che mi fossi dimenticato del nostro appuntamento annuale; invece no. Confesso di essermi chiesto se rinnovare questo appuntamento: so che non potrai darmi buone notizie, so che non mi parlerai di alcuno scatto di reni o di orgoglio, ma dell’ennesimo “stallo”. Allora perchè parlarne? Perchè ci sono stati 309 morti e ci sono ancora migliaia di persone che chiedono rispetto. Perchè c’è una comunità, una città, un pezzo della nostra storia che si stanno disfacendo e con loro un pezzo del nostro futuro. Questa volta non ti chiedo di parlarmi di qualcosa in particolare; dimmi che hai visto un fiore, un sorriso, un neonato, magari un’aquila, un segno del destino. Un abbraccio.
Franco Ligonzo

Caro Ingegnere, sono lusingato dalla fiducia che mi rinnovi e lieto del tuo interesse nel chiedermi di parlarti dell’Aquila. Quattro anni dopo, avrei sperato di poterti dare, finalmente, qualche notizia e qualche elemento che ne misurasse la rinascita concreta e la ricostruzione; specialmente qualche segnale di recupero del suo centro storico, che tanto mi è stato caro e che ne costituiva l'”anima” e la “personalità” urbana e sociale, visto che il resto è una informe, anonima e affastellata periferia, già degradata nel momento stesso in cui nasce e che continua a svilupparsi caoticamente. In mancanza di notizie edificanti e di segnali di ottimismo, ho pensato di girare la tua richiesta alla mia amica Luisa Nardecchia, aquilana sensibile e colta, insegnante di lettere e scrittrice, terremotata e ospite da oltre 3 anni di un angusto alloggio in uno dei diciannove quartieri della New Town. Luisa lotta da mesi, da anni, disperatamente e cocciutamente, come solo un aquilano sa fare, per ricostruire la propria casa che sorgeva in una bellissima area alberata del centro cittadino. Luisa lotta contro tutti gli ostacoli frapposti dalla burocrazia statale e locale, dai regolamenti cervellotici inventati per l’occasione, da piccoli e grandi problemi tecnici e amministrativi, dalla mancanza e dalle malversazioni e gli sprechi dei soldi, dalle interminabili beghe che avvelenano i rapporti tra gli amministratori, i tecnici, i cittadini. ( Sulle prime ) Luisa ha accolto entusiasta la mia richiesta, ma poi, alla mia sollecitazione, mi ha scritto queste parole: “… .. in questo momento non ci riesco! Sto troppo incazzata per la mia casa…..Non so se hai visto la foto sulla mia bacheca… (di FaceBook,  ndr). Sono furibonda… Non riesco a scrivere neanche mezza sillaba, vorrei solo mordere GRRRRRRR “.

Caro Franco, quella che vedi nella foto, è “la ricostruzione di Luisa”; questa è L’Aquila. Quattro anni dopo.  

Un caro saluto. 

Adriano Di Barba

le differenze 

Il bisogno di ricordare, il bisogno di dimenticare

Tra questi due bisogni viviamo lacerati e spaccati, all’Aquila. Ovunque si sta sotto il giogo di questi due padroni tiranni, che si odiano e baruffano nella testa di noi cittadini. Il primo, il bisogno di ricordare, ti sveglia al mattino quando apri gli occhi e sei fragile, caldo di sonno. Come un martello ti picchia e ti dice “IO ESISTO, RICORDAMI! NON LASCIARMI MORIRE ANCORA!”. Ha il volto di chi non c’è più, dei muri dei vicoli antichi, dei selciati per giocare a campana, dei portoni di strade percorse per mano quando eri creatura, ha larghe finestre a mosaico, strade lucide di pioggia, lampade accese, e pane sulla porta. Il bisogno di dimenticare, invece, ti assale quando ti lavi la faccia e poi la sollevi allo specchio. Quell’acqua fredda caccia via il bisogno di ricordare come fosse una mosca, e ti grida all’orecchio: “DIMENTICA! VAI AVANTI O PERDI ANCHE IL POCO CHE RESTA”. Ha il volto dei ragazzi, dei giovani, delle case nuove, ha la voglia di ridere, ha l’odore dei mandorli, dei peschi fioriti, ha i sogni di un nuovo palazzo, odora di tintura fresca, e ha un balcone colmo di gerani che ti chiama e vuol vederti affacciato. Scarti di lato. E inizi la giornata chiudendo i due bisogni tiranni, ricordare e dimenticare, in un angolo della testa, una gattabuia in cui li lasci a litigare. Lavori mangi fai la spesa ami sorridi cucini dormi perfino, con il rumore in sottofondo di quei due che baruffano, fastidioso ronzio dei due opposti, uguali e contrari, perennemente in lite.
Uno si affaccia e ti racconta dell’Aquila bella té, poi l’altro ha il sopravvento e dice: “Quella è solo la parte di un tutto in macerie! Vai avanti, scuoti quella polvere dai sandali”. Così viviamo all’Aquila, dopo quattro anni. Dobbiamo imparare, ancora, forse è presto, ancora, per capire stralci di parole lontane: “… Se resto, c’è un andare nel mio restare; Se vado, c’è un restare nel mio andare”… C’è un andare nel nostro restare, c’è un restare nel nostro andare. Questa poesia di Gibran parla, non a caso, della casa che ti àncora indietro, e della strada, che ti proietta avanti. La regalavo sempre ai miei studenti prima dell’esame di maturità, stampata su carta pergamena, come augurio viatico per il loro futuro. “Restare e andarsene – spiegavo loro – sono la stessa cosa. Perché da lontano senti la parte di te che è rimasta, da vicino ascolti quella lontana che ti chiama”, spiegavo loro, prima della maturità. Non siamo maturi, noi, ancora, per capire queste scarne parole.
E’ presto, ancora: aspettiamo, impariamo, lavoriamo, ricostruiamo noi stessi, prima ancora delle case e delle strade. Prima o poi ricordare non sarà più un dolore, dimenticare non sarà più una fuga.

Luisa Nardecchia

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foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

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il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

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