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storici dell’arte e ricostruzione civile

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Il prossimo 5 maggio gli storici dell’arte sono chiamati a riunirsi all’Aquila. È la prima volta che tutti gli storici dell’arte si incontrano: senza distinzioni tra insegnanti di scuola, professori universitari, funzionari del Mibac o di altri enti, studenti, dottorandi, laureandi, pensionati.

Lo faranno all’Aquila, perché se nella distruzione del monumentale centro della città, devastato dal terremoto del 2009, vediamo l’annullamento della nostra stessa missione culturale civile, sentiamo il dovere di partecipare alla ricostruzione, che sta finalmente e faticosamente ripartendo.

Lo stato terribile dell’Aquila, divisa tra monumenti annullati e new towns di cemento, è una metafora perfetta di un Paese che affianca all’inarrestabile stupro edilizio del territorio la distruzione, l’alienazione, la banalizzazione del patrimonio storico monumentale, condannando così all’abbrutimento morale e civile le prossime generazioni.

Gli storici dell’arte vogliono dire con forza che è giunto il momento di ricostruire, e di farlo attraverso la conoscenza : ricostruire, restaurare e restituire alla vita quotidiana dei cittadini il centro dell’Aquila; ricostruire il tessuto civile della nazione; ricostruire il ruolo della storia dell’arte come strumento di formazione alla cittadinanza non come leva dell’industria alienante dell’intrattenimento culturale.

L’Aquila 5 maggio. Storici dell’arte e ricostruzione civile è un’idea di Tomaso Montanari, che è cresciuta nella comunità scientifica degli storici dell’arte italiani.

È promossa da:
AAA/Italia (Associazione nazionale Archivi di architettura contemporanea)
Anisa (Associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte)
Comitato per la Bellezza
Cunsta (Consulta universitaria di storia dell’arte)
Eddyburg.it
Italia Nostra
Patrimoniosos
TQ.
Hanno aderito:
Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo – Rivista Mu6
Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli
Legambiente Abruzzo Beni Culturali
Mica Aurea
MUSPAC – Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea
Red de Patrimonio Velázquez
Sisca -Società Italiana di Storia della Critica d’Arte

Per chiarimenti sullo spirito dell’iniziativa è possibile scrivere a:tomaso.montanari@unina.itPer informazioni logistiche è possibile visitare il sito http://laquila5maggio.wordpress.com o scrivere a: laquila5maggio@gmail.comÈ necessario aderire entro il 15 aprile, inviando una email a: laquila5maggio@gmail.com Seguici su:facebooktwitter

Coordinamento: Santa Nastro snastro@gmail.com  39 3928928522

press:
Maria Grazia Vernuccio
ITALIA NOSTRA ufficio stampa
Tel. +39 3351282864
mariagrazia.vernuccio@gmail.com

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mai più come a L’Aquila

Mai più come a L’Aquila

Italia Nostra, da http://www.eddyburg.it, 25.06.2012

Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra riunito oggi 23 giugno 2012 si riconosce, sostiene e condivide l’analisi e le critiche espresse nei confronti dell’azione del Ministero dei beni culturali nella conferenza stampa dell’11 giugno 2012 promossa dalle sezioni dei territori colpiti dal sisma.
In particolare respinge:
l’esautorazione delle Soprintendenze territorialmente competenti e capaci di gestire i problemi della messa in sicurezza del patrimonio culturale.
l’illegittimo incardinamento degli organi di tutela – che significa acritica subordinazione – alla protezione civile che ha dimostrato scarso interesse alla difesa del patrimonio culturale colpito, come evidenzia il numero ancora imprecisato di demolizioni già realizzate o programmate.
– la tendenza, frutto di ignoranza culturale, di dividere il patrimonio storico delle zone colpite in edifici di serie A da conservare ed edifici di serie B da tutelare.
l’abbandono del concetto di centro storico come complesso indivisibile da tutelare nel suo insieme, così come Italia Nostra, a partire dalla Carta di Gubbio, ha sostenuto sempre. Il centro storico rappresenta per la popolazione elemento indispensabile di identità civile e sociale.
Segnala con vivissima preoccupazione:
i ritardi delle operazioni di ricognizione del danno e di messa in sicurezza degli immobili
la mancanza di trasparenza e di coinvolgimento di queste fasi post-sisma, pericolosa anche sotto il profilo della tenuta democratica.
Vista la gravità e l’urgenza dei problemi, Italia Nostra richiede un incontro immediato con il Ministro Lorenzo Ornaghi ai fini di esporgli nel dettaglio le criticità della situazione attuale e proporgli immediate azioni correttive, senza le quali il Ministero rischia di uscire definitivamente screditato.

La gestione aquilana è un’esperienza da archiviare e Italia Nostra metterà in atto ogni azione legittima affinché non si ripeta.
Roma, 23 giugno 2012

comunicato Italia Nostra

ancora avvoltoi su L’Aquila

Le denunce di Italia Nostra, 5 apr.

Italia Nostra chiede il vincolo paesaggistico sull’intero centro storico della città capoluogo

ITALIA NOSTRA si sente fisicamente e moralmente vicina agli abruzzesi e agli aquilani nell’anniversario del grande lutto nazionale del terremoto del 6 aprile 2009.

Tre anni di mancata ricostruzione dei centri storici, prezioso e insostituibile unicum dell’identità culturale di un popolo; tre anni di sprechi di risorse senza alcun criterio di programmazione, di incertezze sul futuro degli abitanti, di pessimismo sempre più diffuso, di speculazioni “sotterranee”, di “appetiti” inconfessabili.

Tre anni dopo L’Aquila è peggio del giorno dopo il terremoto, ferita, sepolta, saccheggiata, “immota”? “Immota manet”: è questa la frase simbolica che appare sullo stemma della città come un funesto presagio.

Il centro storico di L’Aquila appare oggi un’aquila morente, circondata da avvoltoi in volo pronti a calare sulla ”preda”.

…le denunce di Italia Nostra!

1.       Le pastoie burocratiche e i risarcimenti bloccati

Tre anni dopo gli aquilani aspettano ancora come e cosa devono fare per poter ricostruire la loro città.

Tre anni dopo si emanano ancora modifiche alle decine di decreti, ordinanze e circolari già di per sé poco chiari e contraddittori, bloccando, di fatto, qualunque tentativo di ricostruzione.

Tre anni dopo a chi volesse costruire fuori dal centro storico verrebbero dati circa 1200 euro al metro quadro, la stessa cifra di chi volesse mettere mano al restauro di una casa, di un negozio, di un ufficio nel centro storico. Viene però detto loro che la cifra potrebbe essere incrementata fino al 100% nel caso di edifici sottoposti a vincolo monumentale, o fino 60% per gli edifici di pregio (definizione inesistente nelle vigenti normative nazionali) che dovrebbero essere valutati da specifiche commissioni comunali (in alcune delle quali si trovano anche amministratori comunali (sic!) fino ad ora di fatto non operative non essendoci a monte alcun criterio di valutazione prestabilito se non le altezze interpiano (sic!) e rappresentano quindi un altro motivo di blocco della ricostruzione. Molti aggregati nei centri storici, anche quelli di L’Aquila hanno i progetti pronti ma non sanno come calcolare il contributo (o indennizzo) spettante.

Con molto ritardo ci si è resi conto che le ordinanze e le altre normative elaborate all’indomani del sisma hanno immobilizzato la ricostruzione prefigurando la necessità di strumenti eccezionali, quando il PRG dell’Aquila, seppure “datato” contiene già tutti gli elementi anche di tutela del proprio tessuto storico monumentale. E’ inaccettabile che l’istruttoria dei progetti sia ancora nelle mani di tre distinti “soggetti” con sedi sparse in tutta Italia lontano dall’Abruzzo.

2.       …il Commissario ferma la tutela dei Centri Storici

Così come ha chiesto Italia Nostra fin dal primo giorno: la Soprintendenza ai beni Monumentali e Paesaggistici dell’Abruzzo aveva da tempo avanzato una proposta di vincolo dell’intera area posta all’interno delle mura, al fine di evitare scempi e abusi nella parte antica della città e conservare le caratteristiche storiche e urbane. Ma tale proposta è stata bloccata dal Commissario per la Ricostruzione (il presidente della Regione) e dal suo “braccio operativo”, responsabile della STM (Struttura Tecnica di Missione). Il vincolo ad oggi non è stato posto e dunque coloro che volessero riparare (o restaurare) gli edifici nel centro storico lo dovrebbero fare con lo stesso indennizzo previsto per gli edifici all’esterno.

Le farraginose norme emanate fino ad oggi prevedono inoltre che nei centri storici non si possa intervenire senza l’ormai “famigerato” Piano di ricostruzione, nella maggior parte dei casi inutile e foriero di ulteriori ritardi, tanto che nessun Comune del “cratere”, neanche quelli più “virtuosi”, sono riusciti ad ottenere la prevista intesa con il Commissario Delegato su tale piano, con il risultato che per i centri storici comincerà dopo il 6 aprile il quarto anno di inattività!

3.       che fine ha fatto il fiume di denaro

…che gli Italiani, in varie forme, ha donato? Chi si oppone alla ricostruzione della città antica e dei centri storici del cratere? Chi permette che ancora oggi, a tre anni, si spendano enormi cifre per interventi spesso inutili quanto dannosi e per edifici fuori i centri storici che avrebbero potuto essere riparati con somme ben più contenute?

Ora sta per cominciare la “ricostruzione” dei cosiddetti edifici con esito di agibilità E (quelli “teoricamente” più danneggiati) fuori dai centri storici, senza tener conto della gravità e dell’estensione dei danni effettivi, aprendo così un’altra voragine che probabilmente assorbirà gran parte dei finanziamenti disponibili da qui fino ai prossimi due anni…

…e i centri storici? Quanto dovranno ancora aspettare? Nel frattempo i cittadini aquilani, anche quelli più attaccati alla loro storica città, cominciano seriamente a pensare di abbandonarla. Forse è proprio questo quello che si vuole, lasciando così completamente libero il campo agli speculatori più o meno occulti che fin dalla tragica notte del 6 aprile 2009 si aggirano intorno e dentro la città.

Una farraginosa struttura per l’esame dei progetti dei privati: la “famosa” filiera di Fintecna, Reluis (consorzio delle università di ingegneria sismica che si occupa ordinariamente di ricerca) e Cineas (altro consorzio para-universitario che si occupa prevalentemente di assicurazioni-progetti) assorbe ben 12 milioni di euro l’anno, mentre nella maggior parte dei Comuni del cratere i progetti vengono approvati dalle stesse amministrazioni a costi di istruttoria irrisori, ma con criteri “variabili” da Comune a Comune.

E che dire dei progetti finanziati fuori “cratere” per i quali è sufficiente una semplice perizia giurata del progettista per ottenere l’indennizzo e della cui diffusione ed entità nessuno sa nulla? (forse lo sanno solo il Commissario e la sua Struttura di Missione ) tanto che la stessa relazione del Ministro Barca presentata a L’Aquila il 16 marzo scorso mostra enormi lacune sugli aspetti economico-finanziari di questo post-terremoto.

Quanto si è speso fino ad ora? Per che cosa? Quando e quanto si potrà spendere? Fatto, questo, gravissimo e mai accaduto nei più recenti post-terremoti (Umbria-Marche 2007 e Molise 2002) delle cui esperienze si è persa traccia. E qualcuno deve pur risponderne!

ALLA LUCE DI TUTTO QUESTO:

ITALIA NOSTRA chiede che i poteri passino definitivamente alle amministrazioni locali e alle soprintendenze per i rispettivi ruoli, individuando nuove modalità di coordinamento, di indirizzo e di programmazione, che ad oggi, nonostante la presenza del Commissario e della costosa STM Struttura Tecnica di Missione, non esistono. Per due vice commissari che vanno un altro ne rimane: Gianni Chiodi, Commissario delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo, con ancora poteri straordinari che ha in mano tutto.

A tre anni dal sisma, si deve ripartire da zero e resta comunque l’ombra della logica dell’emergenza e dei poteri straordinari contro quelli ordinari.

ITALIA NOSTRA chiede che il piano di ricostruzione predisposto dal Comune dell’Aquila, basandosi sui fondamentali concetti di restauro conservativo, venga immediatamente reso operativo e applicato sia al centro storico della città che a quelli di tutte le oltre 50 frazioni colpite dal terremoto, per un totale di 405 ettari di territorio, assicurando le risorse necessarie, contemperando restauro e sicurezza e soprattutto eliminando gli sprechi e la frammentazione delle competenze che continua a permanere.

Il costo enorme delle consulenze va dirottato a favore delle strutture tecniche locali, che pure esistono e che già hanno le competenze necessarie, e in particolare a favore di quelle del Comune dell’Aquila, del Genio Civile (che mantiene un assurdo regime di proroga, voluto dalla Regione, alla legge sismica per cui non è tenuto a esprimere alcun parere obbligatorio), delle Soprintendenze e della stessa struttura regionale fino ad ora “estromessa” completamente e inspiegabilmente dal processi di ricostruzione.

ITALIA NOSTRA chiede un unico “vero” tavolo/sportello di coordinamento tecnico- scientifico locale, vicino e “colloquiante” con i professionisti e la popolazione, che sostituisca finalmente gli attuali apparati straordinari. Gli abruzzesi e gli aquilani hanno tutte le competenze necessarie!

In tale quadro, appare totalmente fuori luogo e avulso dal contesto il cosiddetto Piano OCSE, peraltro palesemente estraneo alla cultura italiana del restauro, richiamandosi, tra le righe, ai piani di ricostruzione post-bellici delle capitali europee.

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ITALIA NOSTRA, SECONDO MANIFESTO per L’ABRUZZO 

ITALIA NOSTRA vuole ancora una volta ricordare a sé stessa e a tutti gli italiani che questa orribile pagina incivile della nostra storia è ancora aperta. Le lottizzazioni del progetto C.a.s.e. non solo hanno contribuito a distruggere il paesaggio abruzzese e l’identità stessa delle comunità ferite e deportate in questi quartieri nei quali si vorrebbe continuare a investire il denaro di tutti, ma oggi costituiscono ancora uno dei maggiori ostacoli alla ricostruzione dei centri storici.

ITALIA NOSTRA vuole ancora una volta rompere il filo spinato di silenzio che avvolge L’Aquila, e costringere i media a non dimenticare. La “cricca” di speculatori che rideva quella notte, e i cui componenti sono cresciuti esponenzialmente in questi 3 anni, ha ancora i suoi rappresentanti nei gangli vitali delle decisioni: è per questo che non si pone termine all’emergenza: per permettere agli interessi della speculazione di aggirare le leggi ordinarie. I centri storici non devono morire!! Il centro storico di L’Aquila deve rimanere degli aquilani !!

Come nel nostro MANIFESTO  per L’ABRUZZO del novembre 2010

ITALIA NOSTRA CHIEDE …ANCORA:

  1. che cessino le illegalità incostituzionali dei poteri commissariali e che i poteri per la ricostruzione tornino nelle mani degli Enti Locali;
  2. che si dia avvio a una immediata e trasparente programmazione a breve, medio e lungo periodo
  3. che i cittadini e le attività produttive possano tornare al più presto nei centri storici;
  4. che le istituzioni culturali e pubbliche locali vengano adeguatamente sostenute e anch’esse ritornino nei centri storici;
  5. che le competenze per il restauro dei beni storico architettonici tornino nelle mani del Ministero che secondo la nostra Costituzione è deputato alla loro tutela.

ITALIA NOSTRA PROPONE QUINDI:

  1. che venga applicata nel restauro conservativo dei centri storici la “carta di Gubbio”, semplificando le procedure che possono benissimo seguire le perimetrazioni delle zone “A” da tempo esistenti, accantonando l’incauta proposta del cosiddetto piano OCSE-Groningen
  2. che venga applicato il piano paesaggistico conservativo della Soprintendenza ai monumenti per l’Abruzzo, che salverebbe dalla demolizione gli edifici antichi, dando ai proprietari la possibilità di ottenere congrui risarcimenti;
  3. che venga parallelamente sostenuto il Piano di ricostruzione adottato dal Comune di L’Aquila che va nella stessa direzione dell’impostazione della Soprintendenza;
  4. che venga elaborato un piano di politica culturale finora totalmente assente;
  5. che il Museo Nazionale dell’Aquila ritorni nel Castello (allontanando incongrui progetti “mangiasoldi” o deportazioni e tournée mercatistiche delle opere d’arte) e che venga predisposto dal MiBAC, dalla Diocesi e dai comuni un piano museale diffuso per il cuore aquilano dell’Abruzzo, che recuperi il notevole patrimonio degli artisti abruzzesi (poco o affatto conosciuto, quanto di enorme valore storico-culturale) di tutte le epoche;
  1. che venga spostato o meglio annullato l’Auditorium progettato da Renzo Piano: un progetto costoso e inutile che devasta un parco vincolato e toglie le visuali del Castello;
  2. che gli indennizzi vengano attribuiti anche alle attività produttive e adeguatamente incrementati in modo da costituire un ulteriore incentivo per il ritorno dei cittadini e delle stesse attività produttive e professionali nei centri storici;
  3. che gli Enti locali, le Soprintendenze e le istituzioni culturali ottengano adeguati incentivi economici costanti per aprire sportelli dedicati ai cittadini, rinforzandoli con le numerose competenze dei giovani presenti sul territorio.******************************************************

SEDE NAZIONALE

Italia Nostra chiede aiuto per i centri storici de L’Aquila e dell’Abruzzo

fai girare questa mail a tutti i tuoi amici e
….rimandala anche tu con un tuo commento agli indirizzi del Governo

Consiglio dei Ministri Presidente – centromessaggi@governo.it
 Fabrizio Barca – ministrocoesione@governo.it

perché siano seppelliti sotto le nostre proteste.
Non interrompete questa catena…
La forma delle città è la forma della nostra cittadinanza: è per questo che salvare L’Aquila è questione di vita o di morte. Per l’Italia, non solo per L’Aquila.

Italia Nostra – appello

Beni Culturali: Italia Nostra, Mibac intervenga a L’Aquila, Milano e Venezia

Roma, 6 mar. (Adnkronos) – La presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, incontra oggi il ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali Lorenzo Ornaghi. Lo rende noto la stessa associzione, annunciando la consegna di tre specifici dossier riguardanti L’Aquila, Venezia e Milano, con la richiesta di intervento del Mibac e la piu’ generale richiesta di un maggor attivismo da parte del Ministero.
“Il Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali deve riuscire ad assumere, in tempi rapidissimi, un ruolo propositivo e da attore protagonista quale, negli ultimi anni specialmente, gli era sempre stato precluso, facendolo assurgere a ministero minore o peggio inutile, declassato e scippato dei suoi esigui fondi”, afferma la presidente, aggiungendo che “empre di piu’ i cittadini si rivolgono a noi chiedendo di portare avanti cause specifiche contro una politica sbagliata e arrogante.
Questi cittadini vogliono essere rappresentati per la tutela dei loro interessi da organismi non politici che hanno a cuore solo il bene dei cittadini e del nostro Paese”.
“I nostri bravissimi avvocati sono impegnati in numerose cause in tutta Italia per tutelare il nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico, ma i casi che sottopongo oggi al ministro sono cruciali e altamente simbolici” afferma la presidente illustrando i tre dossie: Italia Nostra chiede di “intervenire con urgenza e fermezza per contrastare l’abbandono del centro storico de L’Aquila, le mega-opere che rischiano di distruggere Venezia e il parcheggio sotterraneo in piazza Sant’Ambrogio a Milano.”

L’Aquila…tre anni dopo – A tre anni dal terremoto, il centro storico de L’Aquila è un “buco nero”, una città fantasma. Italia Nostra indica al ministro quattro punti chiave per segnare una svolta e vigilare su quanto sta accadendo nella città: la fine del commissariamento, l’approvazione del vincolo paesaggistico, l’avvio dei lavori nel centro storico, il contenuto del Piano di ricostruzione adottato dal Comune .

Il clamore del terremoto ha fatto da passerella mediatica a politici senza scrupoli che hanno tradito la fiducia degli italiani e degli aquilani.

Le 19 “new-town” sono state costruite su terreni vergini, scempiando paesaggi integri, in qualche caso lontane dai centri distrutti di provenienza degli abitanti; senza servizi sociali, né possibilità di relazioni. Dopo 3 anni non esistono regole certe per il restauro del centro storico e per la ricostruzione, perché è tutto ancora nelle mani della Protezione Civile (organismo che agisce in deroga alle leggi ordinarie) e dei suoi commissari.
Italia Nostra chiede, per l’ennesima volta, e questa volta direttamente al ministro dei Beni Culturali, una legge apposita per la ricostruzione; con i finanziamenti e le regole di pianificazione e progettazione dell’intero territorio. Chiede che la gestione torni agli organismi previsti dalle leggi ordinarie, il diritto e le risorse necessarie per restaurare i monumenti, le piazze, le proprie case e pianificare il rinascimento della città e del territorio. Italia Nostra chiede che cessino le illegalità di gestione straordinaria affidata ai commissari; e ribadisce ancora una volta la richiesta di dimissioni del commissario della Protezione Civile per i beni culturali de L’Aquila e dell’Abruzzo, Luciano Marchetti.

LAquila-4-punti-chiave-per-segnare-una-svolta.pdf

archistar

l’Auditorium della discordia: progetto di Renzo Piano presunte irregolarità amministrative e perplessità urbanistiche

L’esposto di Italia Nostra da “il Capoluogo”, 3 mar

Oggi all’Aquila il presidente della sezione aquilana di Italia Nostra, Fausto Corti, insieme a Paolo Muzi e Franco Salvati hanno illustrato nuovi dati che alimentano le perplessità sulla costruzione, nel parco del Forte spagnolo all’Aquila, dell’auditorium progettato da Renzo Piano. Il progetto dell’auditorium, nato da una prima idea del maestro Claudio Abbado, che ne parlò dopo aver diretto a L’Aquila un concerto con l’orchestra Mozart, fu presentato nel dicembre 2010, firmato dall’archistar Renzo Piano e finanziato dalla provincia di Trento. Ma da allora Italia Nostra e Legambiente hanno aperto una guerra senza quartiere contro la messa in opera dei lavori in quell’area.

E veniamo ai dati di Italia Nostra, come prima cosa gli oltre settecentomila euro non coperti e inseriti nel budget iniziale, perché costi afferenti non alla progettazione preliminare ma a quella esecutiva dell’auditorium.

In secondo luogo vengono evidenziate irregolarità nell’individuazione dei progettisti che sarebbe dovuta avvenire secondo procedure di gara. Cosa che non sembra avvenuta, né aggirabile in base alle varie deroghe possibili del dopo terremoto aquilano. Infine le perplessità sulla necessità dell’opera a fronte di un esborso complessivo di quasi sette milioni di euro

Tutto questo pacchetto di osservazioni si è quindi tradotto in un esposto che Italia Nostra ha presentato alla Procura e alla Corte dei conti dell’Aquila per “presunte irregolarità nell’iter amministrativo”.

Un percorso per niente semplice per l’auditorium “di Piano”, sul quale vale la pena di ricordare anche lo stop ai lavori imposto dal Tar nel settembre del 2011, perché una ditta fece ricorso contro l’aggiudicazione della gara in favore di un’azienda trentina. Quando però sembrava che questo scoglio si stesse superando e i lavori stessero ormai per prendere il via, la querelle non si placa.

La posizione di Italia Nostra, oltre ai rilievi amministrativi, riapre un dibattito più ampio sulla pianificazione della città dell’Aquila e del suo territorio dopo il terremoto, ponendo interrogativi sulla “necessità” di questa struttura proprio nel parco del Castello e alimentando dubbi sulla costruzione di nuovi luoghi, invece di accelerare per il recupero di quelli danneggiati, anche, eventualmente, con un progetto firmato da Renzo Piano. di Alessia Moretti

LA SCHEDA DELL’AUDITORIUM DIFFUSA ALL’INDOMANI DELLA PRESENTAZIONE

Un grande cubo in legno d’abete “firmato” da Renzo Piano, suggerito dal maestro Claudio Abbado e finanziato dal Trentino. E’ il nuovo Auditorium del Castello, denominato dall’architetto genovese “Modulo ad uso concertistico provvisorio”, che il Trentino donerà a L’Aquila come simbolo della rinascita culturale e sociale della città dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Il progetto, alla cui realizzazione la Provincia autonoma di Trento contribuisce con 6 milioni di euro, è stato approvato dal Comitato tecnico amministrativo dei lavori pubblici e della protezione civile nello scorso settembre mentre una determinazione del dirigente del Dipartimento Protezione Civile e Infrastrutture del 7 dicembre scorso ha dato l’avvio alla procedura di appalto. L’opera sorgerà all’interno del cinquecentesco Forte Spagnolo che ospitava, in un auditorium da 240 posti ora inagibile a causa delle lesioni alle strutture provocate dal sisma, l’attività sinfonica della Società Baratelli. 

[…] La prima idea di realizzare un auditorium temporaneo è del maestro Claudio Abbado, che ne parlò dopo aver diretto, nel giugno dello scorso anno a L’Aquila, un concerto con l’Orchestra Mozart.

L’edificio è formato da tre distinti volumi in legno a forma di cubo tra loro collegati: il primo cubo – cuore del progetto – ha un lato di 18 metri ed ospiterà l’auditorium (capienza 238 spettatori e 40 orchestrali). Il modulo è caratterizzato dall’essere inclinato di 30 gradi: al suo interno la gradonata che ospita il pubblico è collocata sulla faccia inclinata, permettendo così di avere una visibilità ottimale. La sala sarà di colore rosso, alludendo all’energia, alla musica e alla gioia di stare insieme.

Ai lati del cubo principale, gli altri due cubi, più piccoli, che ospiteranno il foyer e i camerini di musicisti e artisti. Una scelta che rimanda ad una “non architettura” per non confliggere esteticamente con la marcata architettura del vicino Forte Spagnolo. Proficua, in tal senso, è stata la collaborazione con la Soprintendenza de L’Aquila, che ha dettato un’unica prescrizione relativa alla verifica della presenza di eventuali reperti archeologici nel sottosuolo.

I tre cubi di Piano appaiono come tre dadi gettati “casualmente” all’interno dell’area, e creano nel rapporto tra essi uno spazio-piazza attrezzato per eventi anche esterni.

A parte la soletta in cemento armato, appoggiata a sua volta su 16 pilastri in cemento muniti di isolatori elastomerici in grado di assorbire le sollecitazioni sismiche orizzontali (così costruito, l’auditorium avrebbe resistito al sisma del 6 aprile 2009), l’intera struttura è costruita in legno. Una scelta precisa legata alle proprietà acustiche e antisismiche del legno, alla “naturalità” del rapporto materico con la pietra del Castello, al suo essere rinnovabile e quindi ecosostenibile.

Nelle immediate vicinanze dell’auditorium verranno tra l’altro piantati 200 alberi, numero uguale a quello necessario per realizzare la cubatura principale dell’edificio.

Particolare è stata l’attenzione posta all’aspetto acustico, per il quale i progettisti si sono avvalsi dei suggerimenti di un “luminare” del campo, l’ingegnere tedesco Helmut Mueller. Le facciate interne dell’auditorium sono costituite da pannelli in legno caratterizzati da una serie di fresature acustiche; sono inoltre previsti pannelli in legno di abete di risonanza della Valle di Fiemme posti sia sulle pareti che sul soffitto con funzione di assorbimento e rifrazione del suono.

Anche la struttura esterna del grande cubo è costituita da un reticolo di travi in legno d’abete lamellare tamponato su entrambi i lati da pannelli tipo X-Lam anch’essi in abete – quasi una doppia pelle dell’edificio – distanziate dalla struttura e colorate in modo diverso in tonalità pastello utilizzando pigmenti naturali. La definizione del tipo di legno è stata decisa con l’Istituto Ivalsa-Cnr di San Michele all’Adige diretto dal professor Ario Ceccotti. Ogni colore corrisponde a un tipo di doga, ogni doga sarà marchiata a fuoco con un segno distintivo.

Un edificio disegnato nei più piccoli dettagli, insomma, a garanzia della qualità costruttiva finale e frutto del lavoro del gruppo misto costituito dalla Giunta provinciale, nel quale, accanto ai progettisti del Renzo Piano Building Workshop, figurano il Dipartimento Protezione civile provinciale (con Raffaele De Col responsabile del procedimento), il Servizio Prevenzione Rischi, il Servizio Geologico, l’Ivalsa-Cnr, l’Itea Spa ed alcuni studi ingegneristici.

Il nuovo auditorium verrà utilizzato come sala musicale temporanea per il tempo necessario alla ristrutturazione del Forte Spagnolo, ma al tempo stesso sarà capace di rispondere in modo eccellente ai requisiti acustici e funzionali necessari per uno spazio musicale e potrà essere utilizzato, anche in seguito, per numerose attività culturali: oltre ai concerti, quindi, attività di ristoro, sosta e luogo di incontro, spettacoli all’aperto e attività di aggregazione sociale.

Per permettere l’avvio immediato della procedura di gara d’appalto, si è deciso di tenere contemporaneamente in sospeso il completamento, che sarà a cura del Comune de L’Aquila, di alcune aree contenute nel cubo 2 (foyer) e 3 (camerini).

ll progetto è già stato approvato dal Ministero per i Beni culturali, dalla giunta comunale di L’Aquila e dai Vigili del fuoco.

L’appalto è a corpo, aggiudicato mediante l’offerta economicamente più vantaggiosa. L’impresa che si aggiudicherà la realizzazione dell’opera (180 i giorni concessi per ultimarla) dovrà garantire che il cantiere possa essere utilizzato anche come area formativa per studenti e architetti, che potranno seguire lo sviluppo dei lavori svolgendo un ruolo attivo, organizzando ad esempio info point. I progettisti organizzeranno anche work shop sul campo.


foto Yar Man, nov 2012

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