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ri-letture: modello Friuli

di Enzo Spagna (*), da Rassegna Tecnica FVG n. 3/2012

(*) dott. arch. Enzo Spagna, già Coordinatore Gruppo Interdisciplinare Centrale – Segreteria Generale Straordinaria per la Ricostruzione del Friuli

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anniversari

da “il MessaggeroVeneto”, 15 mag

… come fosse ieri..

da il Messaggero Veneto, 6 mag

   Non sarà un giorno qualsiasi quello di oggi in Friuli e specialmente nel “quadrilatero” della distruzione: Venzone, Gemona, Buja, Majano. Lì si concentrò il maggior numero di morti, anche se 137 furono i Comuni interessati dalla disgrazia. E lì oggi, dopo l’importante prologo di ieri, saranno decine le cerimonie per ricordare le mille vittime. Non sarà un giorno qualsiasi quello di oggi per il Friuli, non sarà mai un giorno qualsiasi il 6 maggio, perchè il territorio, la persone da quella disgrazia sono state radicalmente cambiate.

In meglio? Di solito il tempo è galantuomo. E il tempo ha dimostrato che il Friuli si è asciugato le lacrime (tante) in fretta ed ha dato una sterzata brusca alla propria storia. Dopo il sisma la regione ha cambiato marcia, nei paesi è arrivato il lavoro, sono arrivate le infrastrutture (l’autostrada), è persino nata un’Università, ora molto apprezzata. Questo grazie all’abnegazione, al carattere di migliaia di persone, guidate da un pugno di uomini che sono entrati nel cuore dei friulani.

Personaggi, quasi miti, che il tempo ci ha pian piano portato via. Chiavola il numero uno della segreteria straordinaria, l’ex presidente della Regione Comelli, i sindaci, che presero per mano le proprie comunità assumendosi responsabilità per gli amministratori di adesso semplicemente impensabili. E monsignor Battisti, l’arcivecovo di Udine, che se n’è andato all’inizio dell’anno. La sua assenza alle cerimonie di oggi si sentirà, perchè i friulani l’avevano da subito indicato come una guida da seguire per rinascere. «Noi ci troviamo come gli ebrei nella traversarta del Mar Rosso. Dovete sapere che in fondo c’è la Terra Promessa», disse monsignor Battisti ai gemonesi durante la messa celebrata nella zona del cimitero con i 400 morti appena sepolti.

A ricordarci quella frase è stato ieri l’ex commissario per la ricostruzione, Giuseppe Zamberletti. Un altro di quei personaggi entrati nel cuore dei friulani per quanto fatto dopo il terremoto. Gli anni passano e il legame tra Zamberletti e la nostra regione si rafforza. «Ci mancherà monsignor Battisti – ricorda – perchè è stato una delle guide per la vostra gente, la nostra gente». Zamberletti è lombardo, ma con orgoglio dice che «da nove italiani su 10 sono considerato friulano».

Del resto, da sottosegretario all’interno con delega ai Vigili del fuoco diventò, poche ore dopo il sisma, il commissario straordinario per l’emergenza. «Sono orgoglioso di tutto quanto abbiamo fatto con gli amici friulani, il povero Comelli, Benvenuti, Varisco, tutti i sindaci, i funzionari, i volontari. Tutti. In quei mesi è nata la Protezione civile, da quelle macerie oltre a una regione è nato un metodo per affrontare le emergenze che è diventato “il” metodo». Anche adesso, soprattutto adesso. Zamberletti l’altro giorno ha visto il ministro Barca, che dal premier Monti ha ricevuto la delega per la ricostruzione dell’Abruzzo tre anni fa colpito dal terremoto. E al ministro, Zamberletti ha subito indicato la via. «Vai a Gemona – gli ho detto – parla con quella gente, con i sindaci di allora, guardati intorno e segui quella strada».

[……] Dovrebbe imparare il Paese da quanto fatto nei giorni successivi alle scosse di maggio e di settembre in Friuli. In fondo, in un momento in cui i “tecnici” hanno sostituito la politica, si può dire che Zamberletti sia stato il precursore dei tecnici. L’onorevole se la ride, ma accetta il paragone.

«Beh, io divenni tecnico sul campo, ma riuscimmo a prendere decisioni epocali in poche ore, vorrei quasi dire minuti» spiega il commissario-eroe per i friulani. E ha ragione. I sindaci delegati, con l’appoggio della Regione e del Governo ridussero al minimo la burocrazia, le pratiche per la ricostruzione delle case, grazie alla “genialata” degli appalti accorpati filarono lisce, i fondi vennero spesi con precisone svizzera senza perdersi in mille rivoli come poi è accauto nelle emergenze successive in giro per l’Italia. Verrebbe quasi da dire, inquinamento della laguna di Marano, compresa. Ma gli amministratori post terremoto non dovevano essere un esempio?

(campanella di ingresso, recuperata durante le operazioni di sgombero macerie – Saletti di Buja (UD), maggio 1976)

elezioni e ricostruzione…..ritagli

Da “Messaggero Veneto” , 6 maggio 1996 –

Stralcio di una intervista  a Salvatore Varisco, assessore alla ricostruzione e presidente della Commissione speciale  per il terremoto

[………..]

Ci fu la necessaria colla­borazione tra le “forze politiche” in Consiglio regionale?

«Di fronte a un disastro simile, tutti i consiglieri regionali, di qualsiasi partito, hanno saputo trovare unità di intenti e affiata­mento collettivo. Va ricordato che nella prima seduta della Commis­sione speciale per i problemi del terremoto, appositamente istituita, si è superata una discriminante che vedeva fuori dell’arco costituzio­nale certe forze. In nome del ter­remoto si è dato vita all’arco sismico che comprendeva la pre­senza e il contributo fattivo di tutti. E’ stata un’esperienza che ha di­mostrato con i fatti come una de­mocrazia, anche in tempi difficili, sa risolvere i suoi problemi nel ri­spetto e nella collaborazione di tutte le componenti di una società libera e civile».

Quale fu il rapporto citta­dino-ente pubblico?

<I friulani hanno affrontato la tragedia con straordinario corag­gio, con fiducia e speranza. Sono stati anni nei quali si è lavorato giorno per giorno. Uomo a fianco di uomo, privato e pubblico, Co­mune e frazione, Stato e Regione, Chiesa e comunità, associazioni e gruppi spontanei. L’apporto dei sindaci è stato di notevole rile­vanza in uno stretto legame che esisteva fra la gente e l’istituzione. La figura del sindaco, funzionario delegalo alla ricostruzione, ha permesso un contatto reale e gior­naliero per tutte le necessità».

[……]

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dalla Lettera pubblicata sul “Messaggero Veneto” del  6 maggio 2009 

di Roberto Dominici  (già assessore regionale alla Ricostruzione del FVG)

[…..] Sul piano politico le forze poli­tiche dell’epoca, per mantenen­do ciascuna il proprio ruolo e la propria identità, hanno saputo costruttivamente confrontarsi sulla ricostruzione. Significativo è stato il rapporto Regione/parla­mentari che hanno fatto fronte comune nel patrocinare le istan­ze dello Stato.

Importanti strumenti parteci­pativi sono stati la Commissione speciale per i problemi del terre­moto istituita in consiglio regio­nale nella quale sono stati discus­si tutti i temi rilevanti della rico­struzione, l’Ufficio operativo centrale quale organo di ausilio tecnico-politico, il Gruppo A che si è occupato delle più rilevanti problematiche tecniche, i Grup­pi tecnici B sul territorio, le Com­missioni comunali (composte da maggioranza e opposizione) per l’esame delle domande dei citta­dini.

Tutto questo potrà essere uti­le all’Abruzzo? Spero di sì con gli opportuni adattamenti.

Le cose più immediate da defi­nire a mio avviso sono: realizza­zione di alloggi prefabbricati perché è illusorio risolvere il problema abitativo in pochi me­si (la ricostruzione richiede tem­pi di riflessione e tecnici); sogget­to che avrà il compito della rico­struzione (Regione? Stato?).

Il resto viene subito dopo. E importante anche il non far­si prendere la mano da “azioni demolitorie”. Prima di demolire è bene pensare.

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la “macchina” della ricostruzione è in moto

da http://www.tieremotus.it

….. [……]  È innanzitutto una mobilitazione delle coscienze, toccate nel profondo da quello che si sta vivendo. Ogni componente della società e delle istituzioni sente di dover fare la sua parte.

L’opera è imponente. Solo un meccanismo organizzativo ben coordinato può affrontare il faticoso compito di rimettere in piedi il Friuli. Il principio di questa “macchina” è la delega verso il basso: dallo Stato alla Regione, dalla Regione ai Comuni. Questi ultimi svolgono un ruolo fondamentale. Si dotano di strumenti gestionali, urbanistici e tecnici. Predispongono i progetti, appaltano i lavori e ne controllano il buon esito.

Per accelerare la capacità di spesa, il Sindaco viene nominato Funzionario Delegato della Regione. Ha la responsabilità personale di valutare le domande di contributo, di verificare il progetto delle opere da finanziare e di emettere i mandati di pagamento. Le “istituzioni” non sono più un’entità astratta: hanno un nome e un volto.

Giunta, Comelli, Chiavola

Organizzarsi non basta: occorrono gli uomini capaci di far funzionare le cose a tutti i livelli. Alcuni di loro diventano il simbolo stesso della ricostruzione. Con Legge Regionale del 6 settembre 1976 n. 53 si istituisce la Segreteria Generale Straordinaria che assume le caratteristiche   “authority” con forti e rapide capacità decisionali, tecniche e di spesa. Dipende direttamente dal Presidente della Giunta Regionale, avv. Antonio Comelli, e viene energicamente diretta dall’ing. Emanuele Chiavola.

Anche la Chiesa friulana fa la sua parte. Si schiera al fianco della gente, è protagonista nell’emergenza e nella successiva ricostruzione. Organizza i soccorsi attraverso la Caritas, le associazioni cattoliche, gli Scout, i gemellaggi tra le parrocchie dei paesi colpiti dal sisma e le diocesi italiane. È vicina spiritualmente e materialmente ai terremotati, tiene unite le comunità colpite, infonde la fiducia nella rinascita dei paesi distrutti e del Friuli. Adotta con coraggio il principio “prima le case, poi le chiese” proposto dal gruppo ecclesiale “Glesie Furlane”. Le funzioni religiose continuano a scandire, in condizioni spesso di fortuna, la vita delle popolazioni.

Il sisma ha investito le località che più di altre conservavano intatte le testimonianze storiche più antiche e preziose della storia del Friuli. Oltre ai monumenti, il terremoto ferisce anche una grande quantità di beni storico artistici. Affreschi, statue in pietra e lignee, tele, altari, organi, ori, arredi, finiscono sotto le macerie. Per il recupero delle opere d’arte si mobilitano centinaia di volontari che le disseppelliscono e le trasportano nei luoghi di raccolta dove appassionati ed esperti restauratori ricompongono i frammenti recuperati. Il Centro di Catalogazione e Restauro di Villa Manin di Passariano forma nuovi restauratori. La gran parte delle opere è restituita alle comunità di provenienza. […..]

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(un ringraziamento particolare a Bruno Damiani – sede RAI – Udine)

percorso_07.html

www.tieremotus.it

città murate

Primo Meeting Nazionale sulle Città Murate Storia, gestione, valorizzazione e sviluppo”a VENZONE (UD)

Lions Club Venzone, Via Julia Augusta, Comune di Venzone. Associazione Internazionale Città Murate Lions Club (UD-Friuli Venezia Giulia-Italia). Primo Meeting “Città Murate. Storia, gestione, valorizzazione e sviluppo”. Salone del Palazzo Municipale, Venzone, 26 maggio 2012


Partire da una Cittadella fortificata modello, quella di Venzone, Monumento Nazionale e in fase di richiesta iter Patrimonio dell’Umanità Unesco, per capire come valorizzare realmente la ricchezza di tutte le città murate, culle di progresso per le future generazioni. Attraverso un meeting che si terrà nello splendido comune dell’Alto Friuli (Udine/Friuli Venezia Giulia/Italia). Non il solito incontro, fatto di parole, discorsi e interventi, ma vero e proprio laboratorio di proposte e progetti che coinvolgeranno tutti gli operatori del settore, concepiti a 360 gradi.
[…..]
L’evento, “Città Murate. Storia, gestione, valorizzazione e sviluppo”, è internazionale: collabora il Lions Club di Avignone, celeberrimo per lo splendido “Palazzo dei Papi”, e tutto il mondo d’oltre confine che ruota, in rete, attraverso l’organismo dell’“Associazione Internazionale Lions Club Città Murate”, presieduta, peraltro, da un italiano, l’architetto Diego Morlin.

Illustri e di fama gli ospiti e i relatori, tra cui il Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali Roberto Cecchi, che ha già confermato la sua presenza. Oltre alle autorità politiche del Friuli Venezia Giulia, (atteso il Governatore Renzo Tondo, in primis), e ai referenti delle Provincie di Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone, interverranno anche Luca Rinaldi, Soprintendente ai Beni Architettonici del Friuli Venezia Giulia, Edi Sommariva, Direttore Generale di Turismo Fvg, Mauro Bertagnin, Presidente del Corso di Architettura dell’Università di Udine e Marino Firmani, esperto di marketing territoriale di Unindustria Udine. Direttamente dall’Università di Venezia, Venzone avrà l’onore di accogliere, poi, il professor Guido Biscontin. Tra i relatori, poi, Francesco Sonetti, autore delle guide del “Touring Club Italiano”. Ogni Presidente dei Lions Club presente, infine, relazionerà sulle esperienze delle singole zone di provenienza. [….]
L’invito a partecipare è stato esteso, a livello nazionale, all’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di tutte le provincie d’Italia, a tutti gli Ordini dei ingegneri della Penisola, ai collegi di geometri e periti di ogni regione dello stivale. Sono state invitate le scuole superiori del Friuli Venezia Giulia ove si insegna la professione del geometra, del perito e del “maestro d’arte” (tra cui spicca il poliedrico “Sello” di Udine-Fvg). Sono attese, su invito e a ingresso assolutamente libero, imprese di restauro e costruzione, in particolare tutte quelle realtà che operano nel campo della conservazione e del restauro del monumento, dell’edificio e della struttura in pietra: dalla grandi imprese che lavorano a livello internazionale fino all’artigiano “maestro del fare” locale, la cui competenza resta fondamentale in termini di esperienza, passione e trasmissione “familiare” del mestiere. Invitate, inoltre, tutte le società e ditte che trattano materiali innovativi e tradizionali per l’edilizia: malte e leganti di ultima generazione, pietre tipiche la cui lavorazione si perde nei secoli.
E ancora musei, Provincie e Comuni di tutto il Friuli Venezia Giulia, Consorzi turistici, associazioni di categoria (Cna, Api, Confartigianato, Confindustria), la Filologica Friulana, Ente Friuli nel Mondo, il Fai, le Pro Loco.

Le finalità del Meeting, che non è una tavola rotonda fine a sé stessa ma solo il primo di una serie di convegni itineranti, sono l’individuazione, in una rete completa e il più possibile eterogenea, di forme vincenti, efficaci ed economicamente sostenibili, per la valorizzazione delle città murate. Ma anche, in parallelo, alla messa in rete di realtà produttive e di servizio letta nell’ottica dell’aggregazione che crea forza. In un periodo in cui, peraltro, fare fronte comune ed evitare i campanilismi è necessario per superare la crisi e dare nuova e vitale speranza alle nuove generazioni.

Venzone con la ricostruzione modello eseguita pietra su pietra per anastilosi dopo il disastroso terremoto del 1976, rappresenta punto di partenza ideale e reale per dare avvio concreto (non solo sulla carta) a un piano sistematico e nuovo (se pur passo dopo passo), per la valorizzazione di località turistiche murate (Toscana e Umbria insegnano, così come il circuito ville-castelli di Parma). Una sfida? Per certi aspetti non lo è: l’ingegno italiano, la creatività degli artigiani della Penisola e le bellezze dell’Italia ne sono chiara ed evidente testimonianza. Ideare e creare si può. [……….]
La tavola rotonda, inoltre, prevede l’esame in dettaglio del potenziale ancora inespresso delle unicità del Monumento Nazionale Venzone: la Cittadella stessa, già meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo, le doppie mura, il barbacane, i fossati. C’è di più: l’universo Venzone offre spunti integrativi eccellenti per realizzare sinergie di marketing turistico viaggiando tra storia, arte, ambiente urbano, natura e paesaggio. Un complesso di preziosità che, senza retorica, non può che rientrare nella celeberrima descrizione del Friuli dello scrittore Ippolito Nievo: “il Friuli è un piccolo compendio dell’universo”. Fondamentale,in questo senso, la presenza al Meeting di Antonio Percario, docente di economia turistica e vicepresidente di Skal Internazional (nota in coda) e del sindaco del Comune austriaco di Gmund (città murata all’interno di parco naturale noto a livello internazionale). [……….]

http://www.informazione.it

l’orcolat

di Sergio Rizzo, “I professionisti delle macerie”, Corriere della Sera, 4 ottobre 2010


[…..]  Nell’aprile 1998, Gemona viene descritta dopo una nuova, minima, scossa da Luigi Offeddu, inviato del Corriere della Sera: «Gruppi di turisti fotografano il Duomo e passeggiano sotto i portici di via Bini. Duomo e portici che sembrano così com’erano prima del 6 Maggio 1976, ma che invece l’orcolat aveva frantumato, e che la gente ha ricostruito pezzo per pezzo secondo il procedimento chiamato anastilosi: raccogliere ogni pietra, numerarla, ricollocarla al suo posto. Ancora oggi, su alcune pietre dei portici si legge un numero. Ma quel numero, insieme a uno spezzone della chiesa della Madonna delle Grazie, è l’unica traccia che ricordi il passaggio dell’orco» [….]


…ri-letture

“Ricostruzione post-terremoto e governo del territorio in Friuli: una esperienza complessivamente positiva”
di Sandro FABBRO

da http://www.inu.it/blog/terremoto_abruzzo/wp-content/uploads/2009/04/fabbro-ricostruzione-friuli.pdf

[…..]
La politica di ricostruzione si è sviluppata, dal punto di vista strumentale, attraverso un numero elevato di leggi (circa una settantina di leggi direttamente o indirettamente riguardanti la ricostruzione) di cui, però, quelle fondamentali, a parte quelle nazionali, sono forse meno di una decina; un certo numero di piani comprensoriali (di scarsa efficacia sulla pianificazione di livello comunale), un numero elevato di varianti comunali di ricognizione e, infine, una grande mole di Piani Particolareggiati di Ricostruzione che, a quanto risulta, hanno operato efficacemente per la ricostruzione edilizia dei centri distrutti. Il tutto nel quadro urbanistico generale definito da un PUR appena approvato. Ma la pianificazione territoriale generale – regionale, intercomunale e comunale-, sembra aver esercitato una scarsa influenza diretta sugli orientamenti assunti dalla ricostruzione. Questa può forse essere anche una tra le ragioni che hanno consentito una tempestiva ricostruzione: […..]

E’ opinione condivisa che i risultati della ricostruzione, la cui positività, in termini di assorbimento tempestivo della domanda sociale di abitazioni, servizi, posti di lavoro ecc. è fuori discussione, sono riconducibili all’efficace combinato disposto di condizioni macro, quali, essenzialmente, la solidarietà nazionale ed il generale contesto di “welfare state”, con non comuni capacità di implementazione delle decisioni a livello regionale e locale.
Ciò significa, in altre parole, l’esistenza, a monte della politica di ricostruzione, di due condizioni di base: un trasferimento massivo e tempestivo di risorse e di deleghe dallo Stato alla Regione e un modello distributivo basato su un ampio allargamento dello spettro degli interventi e dei beneficiari locali (case, posti di lavoro, servizi ecc.). Queste due condizioni di base, unite a fattori endogeni sicuramente rilevanti (dall’esistenza di un consolidato e capace apparato amministrativo regionale, alla tradizionale serietà e dedizione degli amministratori locali, dalle proverbiali capacità di autorganizzazione delle popolazioni friulane alla esistenza di un sapere edificatorio diffuso ecc.) hanno costituito il potente motore dell’attivazione capillare, pervasiva, emulativa e cumulativa di tutti i soggetti sociali coinvolti fino alle unità minime (famiglie, individui). Risorse statali rilevanti a disposizione, da una parte, ed un modello distributivo delle risorse finanziarie capillare ed indiscriminato (tra i diversi gruppi sociali, i diversi settori e i diversi territori), dall’altra, hanno dato luogo, pertanto, ad un grande gioco a somma positiva – dove cioè tutti potevano aspettarsi di ottenere qualcosa e comunque nessuno di perderci-, che assicurano l’attivazione sociale ed il consenso politico alle istituzioni.
Questo tipo di politica, se risulta necessaria, nei momenti di straordinarietà, per garantire tempestività ed efficacia agli interventi di riabilitazione, non sembra però sufficiente per garantire una allocazione delle risorse disponibili (sia pubbliche e sia private, sia finanziarie sia territoriali) che possa assicurare anche un qualche circuito virtuoso su tempi un po’ più lunghi e ciò, inevitabilmente, può ripercuotersi sulla coesione sociale, sulla qualità ambientale ed anche sulle capacità autopropulsive e di sviluppo del complesso delle comunità locali.
La politica di ricostruzione, pertanto, sembra aver comportato, insieme agli indiscutibili successi, anche effetti non attesi ed in parte perversi, di tipo economico, sociale ed ambientale, che sono riassumibili nei seguenti punti:
1 – sul piano dell’allocazione delle risorse si è avuto un sovradimensionamento delle strutture abitative e delle attrezzature sociali e civili con conseguenze perverse non solo sul piano dell’allocazione delle risorse familiari e pubbliche a breve e lungo termine (pensiamo solo ai costi di manutenzione e di gestione dei patrimoni edilizi), ma anche in termini di uso del suolo se pensiamo che spesso, nuove espansioni periferiche  sono cresciute vicino a centri storici con rilevanti eccedenze volumetriche;
2 – sul piano urbanistico e paesaggistico, attraverso il principio indiscriminato della “ricostruzione in sito” anche per gli edifici periferici ai centri ed ai borghi storici (spesso anonime villette), si è avuta una legittimazione ed una incentivazione alle espansioni di tipo suburbano -pur, come si è detto, in presenza di eccedenze volumetriche nei centri storici-, che continuano anche dopo la ricostruzione e che contribuiscono grandemente a svuotare i centri storici ed a snaturare l’intero paesaggio di tradizione rurale del cosiddetto “Alto Friuli”;
3 – sul piano del riequilibrio territoriale si è prodotta una maggiore disarticolazione territoriale: i diversi sistemi territoriali si sono potenziati ciascuno indipendentemente dagli altri; non è stata impostata una politica di specializzazione e complementarità (i centri locali di servizi comprensoriali sono stati realizzati secondo schemi replicativi e non di complementarità); la montagna, oltre a rimanere marginale ai processi di sviluppo che hanno interessato invece l’area collinare, ha visto anche aumentare il suo degrado ambientale e socio-economico;
4 – sul piano dei sistemi di sviluppo locale si è prodotta una sorta di continuità “passiva” con i processi in atto ex-ante: i processi di sviluppo endogeno in atto già prima del terremoto sono proseguiti consolidando, grazie alla ricostruzione, la base strutturale locale; i processi di degrado in atto già prima del terremoto sono proseguiti, invece, nonostante il consolidamento della base strutturale. Ciò, se conferma, da una parte, una natura “continuista” della ricostruzione anche al di là delle stesse intenzioni “conservative” degli attori della ricostruzione, fa osservare, una volta di più che le politiche di sviluppo, centrate sul solo potenziamento della base strutturale ed infrastrutturale, non garantiscono affatto lo sviluppo ed in qualche caso possono anche contribuire ad aumentare il degrado.
La politica implementata, cioè, sembra aver dato luogo ad una riabilitazione efficace ma passivamente conservativa o, se vogliamo, poco orientata in senso strategico. Basti dire, per fare solo un esempio, che grazie alle leggi della ricostruzione si sono avvantaggiate, in termini strategici, sicuramente le città di Udine (con l’Università) e di Trieste (con il potenziamento del suo sistema di formazione superiore e con la creazione dell’”Area Science Park”) e, conseguentemente, la regione nel suo complesso, mentre invece, nell’area terremotata vera e propria, non solo non si è andati al di là della riconferma e dell’ampliamento di strutture ed attività tutto sommato tradizionali, ma si è arrivati al punto, poi, di dover ridimensionare proprio quelle stesse attività e strutture tradizionali (una per tutte l’Ospedale di Gemona).
Si è trattato, dunque, di una politica che certamente ha generato grandi risultati sul breve-medio periodo ma che ha generato anche effetti negativi, o comunque non virtuosi, che emergono soprattutto sul periodo più lungo. E’ vero che si tratta di effetti che vanno considerati comunque inferiori a quelli che sarebbero scaturiti da una mancata ricostruzione, ma ciò non toglie, comunque, che sia utile ed opportuno analizzarne natura e cause se non altro per capire se tali effetti, in situazioni comparabili, possano essere in qualche modo contrastati o se siano invece da assumere come un costo inevitabile della tempestività e dell’efficacia. […]

fabbro-ricostruzione-friuli.pdf


foto Yar Man, nov 2012

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