Posts Tagged 'c.a.s.e.'

cemento, abusi e condoni

…. le tentazioni del governo

di Salvatore Settis, da Repubblica, 21 mag., su 

 La demeritocrazia incalza e, col favore delle “larghe intese”, occupa il Palazzo, e già il Pdl torna a intonare la litania dei condoni. Qualche curriculum: Giancarlo Galan ha presieduto la regione Veneto negli anni (1995-2010) che l’hanno issata in cima alle classifiche per la cementificazione del territorio, 11% a fronte di una media europea del 2,8 %; da ministro dei Beni culturali, ha chiamato come consigliere per le biblioteche Marino Massimo De Caro, che col suo consenso è diventato direttore della biblioteca dei Girolamini a Napoli, dove ha rubato migliaia di libri (è stato condannato a sette anni di galera per furto e peculato). 

Per tali benemerenze, Galan oggi presiede la Commissione Cultura della Camera. Maurizio Lupi ha presentato nel 2006 un disegno di legge che annienta ogni pianificazione territoriale in favore di una concezione meramente edificatoria dei suoli, senza rispetto né per la loro vocazione agricola né per la tutela dell’ambiente. Ergo, oggi è ministro alle Infrastrutture e responsabile delle “grandi opere” pubbliche. La commissione Agricoltura del Senato è naturalmente presieduta da Roberto Formigoni, ricco di virtù private e pubbliche, fra cui spicca la presidenza della Regione Lombardia negli anni (1995-2012), in cui è diventata la regione più cementificata d’Italia (14%) battendo persino il Veneto di Galan. Flavio Zanonato, in qualità di sindaco di Padova, ha propugnato la costruzione di un auditorium e due torri abitative a poca distanza dalla Cappella degli Scrovegni, mettendo a rischio i preziosissimi affreschi di Giotto: dunque è ministro per lo Sviluppo economico, che di Giotto, si sa, può fare a meno. 

Vincenzo De Luca come sindaco di Salerno ha voluto il cosiddetto Crescent o “Colosseo di Salerno”, 100 mila metri cubi di edilizia privata in area demaniale che cancellano la spiaggia e i platani secolari: come negargli il posto di viceministro alle Infrastrutture? Marco Flavio Cirillo, che a Basiglio (di cui è stato sindaco), presso Milano, ha pilotato operazioni immobiliari di obbedienza berlusconiana, disseminando nuova edilizia residenziale in un’area dove il 10% delle case sono vuote, ascende alla poltrona di sottosegretario dell’Ambiente. E quale era mai il dicastero adatto a Nunzia Di Girolamo, firmataria di proposte di legge contro la demolizione degli edifici abusivi in Campania, per l’incremento volumetrico mascherato da riqualificazione energetica e per la repressione delle “liti temerarie” delle associazioni ambientaliste? Ma il ministero dell’Agricoltura, è ovvio.

Che cosa dobbiamo aspettarci da un parterre de rois di tal fatta? Primo segnale, l’onorevole De Siano (Pdl) ha presentato un disegno di legge per riaprire i termini del famigerato condono edilizio “tombale” del 2003, estendendoli al 2013, con plauso del condonatore doc, Nitto Palma, neopresidente della commissione Giustizia del Senato, e con la scusa impudica di destinare gli introiti alle vittime del terremoto. Se il governo Letta manterrà la rotta del governo “tecnico” che gli ha aperto la strada col rodaggio delle “larghe intese”, si preannunciano intanto cento miliardi per le cosiddette “grandi opere”, meglio se inutili, con conseguente criminalizzazione degli oppositori per “lite temeraria” o per turbamento della pubblica quiete. Più o meno quel che è successo all’Aquila al “popolo delle carriole”, un gruppo di volontariato che reagiva all’inerzia dei governi sgombrando le macerie del sisma, e venne prontamente disperso e schedato dalla Digos. 

In compenso, i finanziamenti per le attività ordinarie dei Comuni e delle Regioni sono in calo costante, e sui ministeri-chiave (come i Beni culturali) incombono ulteriori tagli selvaggi travestiti da razionale spending review, come se un’etichetta anglofona bastasse a sdoganare le infamie. La tecnica dell’eufemismo invade le veline ministeriali, e battezza “patto di stabilità” i meccanismi che imbrigliano i Comuni, paralizzano la crescita e la tutela ambientale, scoraggiano gli investimenti, condannano la spesa sociale emarginando i meno abbienti, comprimono i diritti e la democrazia. 

Ma il peggior errore che oggi possiamo commettere è di fare la conta dei caduti dimenticando la vittima principale, che è il territorio, la Costituzione, la legalità. In definitiva, l’Italia. L’unica “grande opera” di cui il Paese ha bisogno è la messa in sicurezza del territorio e il rilancio dell’agricoltura di qualità. Il consumo di suolo va limitato tenendo conto di parametri ineludibili: l’enorme quantità di invenduto (almeno due milioni di appartamenti), che rende colpevole l’ulteriore dilagare del cemento; gli edifici abbandonati, che trasformano importanti aree del Paese in una scenografia di rovine; infine, il necessario rapporto fra corrette previsioni di crescita demografica e pianificazione urbana. Manodopera e investimenti vanno reindirizzati sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla manutenzione del territorio.
lanuovacittà
Su questi fronti, il governo Monti ha lasciato una pesante eredità. Ai Beni culturali, Ornaghi ha sbaragliato ogni record per incapacità e inazione; all’Ambiente, Clini, che come direttore generale ne era il veterano, ha evitato ogni azione di salvaguardia, ma in compenso si è attivato in difesa di svariate sciocchezze, a cominciare dallo sgangherato palazzaccio di Pierre Cardin a Venezia. Ma dal governo Monti viene anche un’eredità positiva, il disegno di legge dell’ex ministro Catania per la difesa dei suoli agricoli e il ritorno alla disciplina Bucalossi sugli oneri di urbanizzazione: un buon testo, ergo lasciato in coda nelle priorità larghintesiste di Monti & C. e decaduto con la fine della legislatura.

Verrà ripreso e rilanciato il ddl Catania? Vincerà, nel governo Letta, il partito dei cementificatori a oltranza, o insorgeranno le voci attente alla legalità e al pubblico bene? Il Pd, sempre opposto ai condoni, riuscirà a sgominare la proposta di legge dell’alleato Pdl? Anche i forzati dell’amnesia, neosport nazionale assai in voga in quella che fu la sinistra, sono invitati non solo a sperare nei ministri e parlamentari onesti (che non mancano), ma anche a ripassarsi i curricula devastanti dei professionisti del disastro. 

Se saranno loro a vincere, sappiamo che cosa ci attende. Se verrà assodato che il demerito è precondizione favorevole a incarichi ministeriali, presidenze di commissioni ed altre incombenze, si può preconizzare la fase successiva, quando il supremo demerito, se possibile condito di qualche condanna penale, sarà conditio sine qua non per ogni responsabilità di governo. Che cosa dovremmo aspettarci da questa nuova stagione della storia patria? Il capitano Schettino alla Marina? Previti alla Giustizia? Berlusconi al Quirinale?
10623 2 città distrutte

 

le zone di ripopolamento aquilane

Le zone di ripopolamento aquilane. Uno studio della Uffinton University

di Luisa Nardecchia, da http://www.laquilablog.it, 18 febb.

casedi Luisa Nardecchia –

Chi abita nelle C.A.S.E.? Quali sono le caratteristiche delle persone che hanno deciso di stabilirsi nelle new-town? Come si relazionano gli abitanti delle case antisismiche con il resto della cittadinanza aquilana? E come si relaziona la cittadinanza aquilana residente in case vere con quella residente nelle new-town? Per rispondere a queste domande i ricercatori della Uffinton University di Puddingbay, guidati dall’esimio Professor Buffery, hanno realizzato uno studio meticoloso in quattro anni di osservazione dello Zeitgeistlocale. Dalla prima emergenza a tutt’oggi, camuffati da postini, volantinari, spazzini e macellai, hanno registrato opinioni e osservato paradigmi, pervenendo ad un inventario analitico capace di evidenziare anche le implicazioni mediatiche responsabili dei più diffusi convincimenti. Dal saggio “Zone di ripopolamento aquilane” (in: “Aquilan reforestation areas and population’s behavior against C.A.S.E. project buildings”, Uffinton University, Puddingbay, 2013) propongo, in esclusiva assoluta, un report divulgativo.

(…) Chi abita dunque nel P.C. (leggi: “Progetto C.A.S.E.”, n.d.r), secondo la rappresentazione collettiva aquilana?

  1. La prima tesi è che nel P.C. vivano dei berlusconiani colmi di gratitudine, che – privi financo di una lavastoviglie nella vita precedente – hanno qui trovato quanto da loro sognato. Trattandosi di una sacca popolare ignorante e reazionaria, è bene tenerla a distanza e impegnarla nella sua occupazione preferita: guardare partite di calcio, telenovelas e talk-show. E’ sufficiente garantire un ottimo segnale video per farla “betrayed and stricken”.
  2. In subordine, nel P.C. abitano comunisti mangiatori di bambini. Vivono di spesa proletaria e sono perfettamente mimetizzati da persone normali, pur essendo una risma di cialtroni. Numerose le reazioni contro di loro: “Che diamine. Li hanno rivestiti, gli hanno dato una casa meglio di quella di prima, gli hanno messo il giardino, il laghetto, i vialetti di ghiaia, e loro non ci vogliono stare, e criticano tutti i provvedimenti che vengono presi. E non vogliono pagare né l’acqua dei bei laghetti, né le luci dei vialetti, né la cura dei giardinetti”. La propaganda ne intervista alcuni quando è il momento di dare la caccia al colpevole del deficitfinanziario delle casse pubbliche: la colpa del deficit è del P.C. che pertanto ha il dovere di risanarlo, capro sull’altare del bilancio.
  3. Terza tesi: nel P.C. abitano slavi, albanesi, zingari e nomadi di ogni razza e provenienza che, saputo del terremoto aquilano, si sono riversati in cerca dell’Eldorado e hanno ottenuto degli alloggi per sé e per le loro tribù. Questa categoria è comunemente indicata come “last user“: ricostruita L’Aquila, i P.C. diverrebbero dei ghetti per immigrati, ammesso che le CASE siano in grado di resistere al trascorrere di tre lustri.
  4. Quarta tesi: nel P.C. abitano lavoratrici autonome, di sesso non ben definibile, che esercitano in questi caldi appartamentini la professione che prima esercitavano sulla strada. Nella casistica possiamo far rientrare anche quei personaggi di dubbia moralità che prestano il loro alloggio a colleghi amici per fare festini, in cambio di favori o denaro, quando non di prestazioni sessuali. La propaganda ne parla per consentire che i P.C. siano costantemente controllati per garantire la sicurezza dei residenti (dei residenti fuori dal P.C, naturalmente).
  5. Diffusa è anche la tesi per cui gli abitanti dei P.C. siano anche dei ricchi commercianti della Zona Rossa che, dopo aver trasferito tutti i loro averi all’estero o nelle banche svizzere, vivrebbero mimetizzati da poveri disgraziati, come Paperon de’ Paperoni nel Klondike, per evadere il fisco. A tal fine avrebbero fatto richiesta di un alloggio dei P.C. Si dice che ogni tanto costoro spariscano per una settimana, destinazione Saint-Tropez o Portofino, per controllare lo yatch ormeggiato nella baia. Tali dicerie mirano a scatenare sul P.C. le antipatie della fascia povera dei cittadini che non dormono nelle lenzuola rosse.
  6. Altra tesi: nei P.C. abitano solo gli idioti. Se non fossero idioti, avrebbero già preso delle case in affitto, invece che starsene in quelle di cartongesso, no? Pagherebbero qualcosina ma via! costerebbero di meno alla collettività (sui costi di gestione dei P.C. cfr. “Defects’ management and costs of unnecessary things in the CASE Project of L’Aquila “ibidem, pp. 315-378).
  7. Ultima tesi: l’abitante-tipo delle new-town è uno che pretende assistenza. Chiama la manutenzione per qualsiasi cosa! Se si rompe una lampadina, il rubinetto del lavandino, l’intonaco di un muro, lui chiama l’assistenza. L’immagine, falsa come Giuda, fa riferimento al cliché del meridionale piagnone, tipicamente italiota, abusato dai mass-media e ora utilizzato dagli aquilani contro gli aquilani stessi, cioè contro gli abitanti dei P.C. che continuano a lamentarsi in modo petulante e fastidioso, impedendo a tutti gli altri di riprogrammarsi l’esistenza.
  8. Un discorso a parte meritano gli abitanti dei MAP, bizzarre creature in verità, poiché pare che questi abbiano carattere piuttosto selvatico, amino la vita di campagna e (a quanto si dice) coltivino erba in giardino, in ricordo del loro passato da fricchettoni. Alcuni allevano una gallina, che vien su particolarmente allegra, perché ogni tanto dà una beccata all’erba. Le loro seratine a base di balli rurali e organetto hanno destato l’interesse del Dipartimento di Arti Cinematografiche di Puddingbay che, realizzando il corto “I’m running away from L’Aquila: life, love and hens”, si è aggiudicato il premio “Woodstock d’Italia” 2013. Fatto sta che i MAP appaiono, al resto della cittadinanza locale, autoeliminati dal gioco dell’Oca. In fondo si sono levati dalle scatole da soli, proprio come fecero i fricchettoni.

Ora, scorrendo la cronaca locale (cfr. allegato n. 48 della ricerca) emerge che alcuni episodi assimilabili alla casistica sopraelencata si sono effettivamente verificati, ma si tratta di mere eccezioni. Al contrario possiamo dimostrare che, in buona sostanza, nelle zone di ripopolamento aquilane ci si arrangia con grande dignità e si collabora per sopperire a regolamenti che non regolamentano, contatori che non contano, pulitori che non puliscono, giardinieri che non giardinano. Perché, allora, tali campagne diffamatorie? La vera colpa degli abitanti del P.C., secondo il sentire comune, è che non hanno alcuna intenzione di ricostruirsi la casa. E’ infatti lapalissiano che se ogni abitante dei P.C. si desse da fare, si rimboccasse le maniche e se ne tornasse a casa sua, L’Aquila sarebbe evidentemente già ricostruita! Logica inconfutabile… Gran parte dell’Intellighentia radical chic, insomma, sceglie questa soluzione rudimentale. La vediamo prodigarsi verso i terremotati di tutto il resto del pianeta, e schifare quelli che stanno fuori dalla porta di casa. Logica umana e civile vorrebbe che i cittadini terremotati venissero sostenuti, e i complessi antisismici ben curati. Converrebbe considerare i P.C. come una risorsa presente e futura, vedere in essi futuri alberghi, ostelli della gioventù, alloggi per famiglie dei ricoverati dell’Ospedale Regionale, case per i docenti e studenti dell’Università. E invece no: i più vedono in essi qualcosa che deve andare in malora con tutti gli abitanti. Abitanti così numerosi da avere la forza di un partito, ma così colpevolizzati da non accorgersene. Abitanti che potrebbero, con assoluta potenza contrattuale, chiedere la ricostruzione delle loro case prima di qualsiasi altra inutile velleità, potrebbero chiedere di non dirottare i soldi altrove prima di aver ricostruito le abitazioni, o di coinvolgere gli archistar in progetti di manutenzione dei complessi antisismici, invece che in preziosi quanto inutili gioielli di Arte Contemporanea. Ma loro (sic!) non lo fanno! Questi cittadini potrebbero essere la risorsa più grande della città dell’Aquila, una risorsa intrisa di rabbia e di stanchezza, e invece ne sono il punto più fragile e scoppiato. Sarà difficile, sostiene il Prof. Buffery, sollevare i P.C. dal limbo gassoso in cui veleggiano: chi ci abita deve considerarli da un lato alloggi temporanei, quando vede risparmiare sulla fornitura dei servizi, dall’altro definitivi, quando i tempi della ricostruzione si dilatano o c’è bisogno di liquidi. Troppo facile per il Prof. Buffery e la sua equipe, addurre l’esempio delle superbollette, accolte con soddisfazione da tanti cittadini che una casa ce l’hanno. L’esimio ricercatore adduce, invece, l’esempio significativo degli isolatori antisismici: rotti, per l’opinione comune, quando serve dire che le case fanno schifo, ma perfetti, se in qualche P.C. spunta un’area di prima accoglienza. Lo studio si conclude in modo sconfortante: finché non si innescherà un circolo virtuoso in cui la soluzione per i terremotati aquilani (quelli che non hanno più la casa) diventerà la soluzione di tutta la città, le cose resteranno in questa schizofrenia collettiva e non ci sarà la spinta utile alla ricostruzione. Fino ad allora i terremotati aquilani (quelli che non hanno più la casa) dovranno rassegnarsi a stare in modo stabile in un alloggio che ha la precarietà del provvisorio e i costi del definitivo. Singolare, vero? D’altronde, si sa che“la Storia è un palinsesto che può essere raschiato e riscritto tutte le volte che si vuole”.

che sarà mai?

di Giusi Pitari, su FaceBook, 13 nov.

Adesso proprio basta! Fermatevi! Non potete fare della città quello che volete, per il semplice motivo che la città non è vostra. E non basta dire che ne risponderete di fronte alla storia, perchè ne rispondete con tutti noi. Partecipazione non vuol dire aprire un ufficio, ma darci un luogo che sia un laboratorio nel quale possiamo lavorare assieme, specialmente per i mega-progetti che ci sono caduti addosso senza che nessuno potesse proferire parola. E quando le parole sono venute dopo i misfatti, ci avete detto anche che siamo disfattisti. Ma siete voi che state “disfacendo” L’Aquila e non è più ammissibile. Capito?
La localizzazione del progetto C.A.S.E., le mega-rotonde, le varianti sud e nord, l’Ufo di Piazza D’Armi, la localizzazione dell’auditorium, i “non servizi” delle periferie, l’ex-mattatoio, la mobilità insostenibile …. l’elenco non finisce… mai. E poi la Madonna D’Appari … ma quella era la Provincia vero?
Che saranno mai due alberi tagliati, vero? E che sarà mai una montagna bruciata, vero? Che sarà mai uno scavo al Castello, vero? Che saranno mai “n” rotonde che non hanno risolto nulla? Che sarà mai fare tutto questo in una non città? Che sarà mai?

Roma, 30 ott.2012 – (Adnkronos) – L’inchiesta giornalistica ‘A prova di sisma’, trasmessa da Rainews, e’ stata acquisita ieri dagli agenti Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica dell’Aquila. Lo riferisce la stessa Rainews in una nota specificando che “i magistrati hanno ritenuto il filmato utile per l’inchiesta che riguarda gli isolatori antisismici installati a protezione delle nuove abitazioni post terremoto”.

“L’inchiesta, realizzata da Ezio Cerasi e Claudio Borelli, era stata gia’ acquisita -sottolinea Rainews- dalla polizia giudiziaria il 12 ottobre 2010. Ieri la perizia del consulente del tribunale discussa nell’incidente probatorio ha confermato le criticita’ sostenute nell’Inchiesta”.

“Si tratta -spiega Rainews- di sistemi di protezione cosiddetti ‘a pendolo scorrevole’ applicati ad ogni pilastro che consentono l’assorbimento delle scosse sismiche. Le prove di laboratorio effettuate per la verifica di affidabilita’ di questi isolatori potrebbero essere inadeguate. A sostenerlo, alcuni esperti internazionali di questo dispositivo brevettato negli Stati Uniti”.

Verso L'Aquila

90912 L'Aquila  C.A.S.E. DSC02430Ricordate la trasmissione di Rai News24 “Tempi dispari: A prova di sisma”    all’indomani della consegna delle prime c.a.s.e. di Bazzano?

http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=16757

In quella trasmissione venivano posti alcuni quesiti in merito alla affidabilità dei sistemi antisismici; una telespettarice, Stefania Divertito, in internet, aveva così commentato:

“Vibrano e tremano verso sinistra e verso destra. Si scrollano, frullano, ma non cadono. Lo dimostrano i test effettuati nelle università della California al sistema “a pendolo”, lo stesso usato per costruire le casette del miracolo, quelle inaugurate due giorni fa dal premier a Bazzano e che potranno essere un modello per costruire carceri, case per gli studenti e new town, come ieri ha detto lo stesso Berlusconi al Tg5.

Secondo Ezio Cerasi e Claudio Borelli, giornalisti di Rainews24, c’è un “ma”. E lo hanno illustrato nell’inchiesta andata in onda mercoledì sera: le case antisismiche italiane non sarebbero state sottoposte a tutti i…

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quartieri senz’anima

intervista di Fabio Tonacci a Vezio DeLucia, da http://www.eddyburg.it, 9 ott.

«Sa cos’ è oggi L’Aquila? Una periferia senza memoria. Le new town l’ hanno rovinata, eppure dopo il terremoto del 2009 tutti erano d’ accordo nel farle. Ormai il danno è fatto, ora bisogna concentrare tutti gli sforzi e i finanziamenti per ricostruire il centro storico. E L’Aquila si deve dotare al più presto di un nuovo piano regolatore». A parlare è Vezio De Lucia, decano degli urbanisti italiani.

Professore, dare un tetto agli sfollati dopo il sisma era la priorità. Quali altre soluzioni si potevano adottare?
«Sistemazioni provvisorie, moduli abitativi da smontare dopo 3-4 anni. Non certo quartieroni sconnessi l’ uno dall’ altro come sono oggi le new town, fatte oltretutto con un eccesso di misure antisismiche. Adesso sarà difficile recuperare una logica urbanistica unitaria della città».

Da cosa si ricomincia? 
«Bisogna concentrare tutte le risorse, finanziarie e culturali, per mettere mano al centro storico. Adesso pare che ci siano le disponibilità finanziarie per farlo. Basta con la burocrazia, l’ imperativo è ricostruire».

Come vede l’ Aquila tra dieci anni?
«Io spero che il centro storico tornerà ad essere l’ anima della città, anima culturale, intellettuale, commerciale e politica. E piano piano va risanato il disastro delle new town, che tra le altre cose hanno portato al caos della mobilità cittadina».

Bisognerà abbatterle, prima o poi?
«Sono costate troppo, lo stato ha pagato un prezzo tre volte superiore a quello dei moduli provvisori. È dura decidere di abbatterle. Ma di sicuro uno dei nodi da affrontare al più presto è l’ adozione di un nuovo piano regolatore, che in tre anni e mezzo non è stato emanato».

progetto C.A.S.E. e altri tabù

…. inchieste e aiuti non pervenuti.

La lunghissima lista di benefattori di cui ha potuto godere la città

di Maria Piera D’Alessandro da http://www.laeco.it, 20 apr.

Qualche giorno fa è stato dato un certo rilievo ad una notizia che, se non fossimo in Italia, avrebbe suscitato come minimo l’ilarità dei lettori. Infatti molti quotidiani hanno segnalato la “donazione” di 86.000 Euro da parte del senatore Lusi e della moglie Giovanna Petricone alla città dell’Aquila. Tale somma fu raccolta dai coniugi in occasione del loro matrimonio, dove avevano chiesto come regalo di nozze di donare. A parte il fatto che la coppia è convolata a nozze nel 2009, quindi tre anni fa. Evidentemente la conta dei regali è stata lunga e laboriosa. Eppure il senatore Lusi dovrebbe essere abbastanza uso a maneggiare conti e soldi, dato che è stato per anni il tesoriere del defunto partito della Margherita. E in qualità di tale è al momento accusato per appropriazione indebita dei fondi di tale formazione politica. E non parliamo di bruscolini: agli iniziali 22 milioni di euro se ne sarebbero aggiunti altri 13, sempre spariti dai bilanci del partito.

Ora, quali siano le responsabilità del senatore nella faccenda lo chiarirà la magistratura. Quello che invece ci preme sottolineare è la lunghissima lista di benefattori di cui ha potuto godere la città dell’Aquila. Città, ricordiamolo, completamente distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009 e tuttora in una situazione di stallo e di abbandono totale.

Cominciò l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all’indomani della tragedia che vide 309 abitanti deceduti durante il sisma e decine di migliaia senza casa. Nel giro di 48 ore era già pronto un modello di sviluppo urbanistico per la nuova città dell’Aquila. Meravigliose costruzioni, di ultimissima generazione, che sarebbero state attuate nelle frazioni circostanti, dotate di ogni comfort, compreso lo spumante. Era il famoso progetto C.A.S.E. Non ci sarebbero state costruzioni prefabbricate ma, prima volta nella storia di un terremoto, le persone avrebbero avuto direttamente accesso a delle costruzioni stabili, antisismiche, con vista su giardini e fiori.

La consegna dei primi quartieri del Progetto C.A.S.E partì il 29 settembre 2009, con l’assegnazione dei primi 400 appartamenti a Bazzano e Cese di Preturo. Gli ultimi edifici, dei 185 previsti, furono consegnati a febbraio 2010. Il 31 marzo 2010 la gestione di tutti gli edifici sismicamente isolati passò al Comune dell’Aquila. Da allora non si è più parlato, in termini economici, di questo enorme patrimonio edilizio, di chi ne sia ad oggi l’effettivo proprietario, chi ne debba pertanto curare manutenzione e relativi costi di gestione, utenze comprese, stante l’uso gratuito concesso ai cittadini aquilani sfollati dalle loro abitazioni non più agibili. Su questo nemmeno la Corte dei Conti si è posta la più semplice delle domande, ossia: com’è possibile che le procedure siano corrette? Non quelle d’appalto per la realizzazione, con i relativi costi che si sanno esorbitanti, ma quelle di affidamento o di “passaggio di consegne”. Il Comune non ha tra le sue attribuzioni, quale Ente Locale, quello di gestire il patrimonio abitativo pubblico. Esistono Enti preposti allo scopo, gli ex ATER ad esempio. Ma pare non interessi a nessuno.

Peccato che come si è constatato in seguito, gli appartamenti abbiano già dei problemi di infiltrazioni e la costruzione delle stesse C.A.S.E. sia stata occasione per un uso quantomai disinvolto del denaro pubblico, come testimonia nel suo “Il buco nero” il giornalista Giuseppe Caporale.

Non si può dimenticare l’altro benefattore della città, osannato da tutte le TV come il salvatore dai disastri: l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Osannato come l’eroe, presente in tutte le situazioni di emergenza – e non – sostenuto da governi di destra e di sinistra, era destinato ad essere ministro del governo Berlusconi e capo della già prevista Protezione Civile S.p.A. Come sia finita, si sa. Per chi ha la memoria corta, Bertolaso viene indagato per abuso d’ufficio nell’ambito di una inchiesta sull’appalto dei bagni chimici, intesa come fornitura e smaltimento, installati nelle tendopoli montate dopo il terremoto, e per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose nell’ambito di un secondo filone del processo alla commissione Grandi Rischi, i cui sette componenti secondo l’accusa avrebbero dato false rassicurazioni agli aquilani dopo la riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima del tragico terremoto. Oltre ad essere rinviato a giudizio per gli appalti gonfiati nel mancato G8 della Maddalena.

Poi abbiamo le jene ridens, cioè quegli imprenditori che la notte del terremoto si telefonavano e ridevano pensando agli appalti che avrebbero potuto avere, mentre sotto le macerie giacevano i corpi inermi e ancora caldi delle vittime. Non si sono mai atteggiati a benefattori ma sono una nota di macabro colore che si intona perfettamente alla cornice tratteggiata.

Attendiamo con ansia che la lista si allunghi, nel frattempo speriamo che a L’Aquila arrivino veramente dei benefattori, anche solo uno. La città ne ha urgente bisogno.

Maria Piera D’Alessandro

isolatori sismici: i test

Inchiesta turbativa d’asta: Smontati gli isolatori sismici nel progetto C.a.s.e.

di Michela Corridore da http://ilcentro.gelocal.it, 17 apr

Gli isolatori transennati in attesa della rimozione in uno degli edifici del progetto Case

Gli isolatori transennati in attesa della rimozione in uno degli edifici del progetto Case

Sono cominciate ieri mattina le operazioni preliminari per la rimozione di tre isolatori sismici dei progetti Case di Bazzano, Cese di Preturo e Assergi. Gli isolatori saranno portati, in California, a San Diego, dove si trovano le sofisticate strumentazioni adatte per poter testare la loro adeguatezza, messa in dubbio da una denuncia che ha portato a indagare sei persone.

Per permettere la rimozione, ieri sono stati predisposti martinetti idraulici che con spostamenti micrometrici consentiranno di sollevare l’intera piastra e sfilare gli isolatori.
Per ogni area individuata i lavori interesseranno una sola piastra da cui saranno rimossi tre isolatori, per un totale di nove.
Nei prossimi giorni gli operai delle ditte che hanno messo in opera gli isolatori provvederanno alla rimozione e alla contemporanea sostituzione con meccanismi anti-sismici dello stesso tipo. L’operazione, che costerà circa 500mila euro, si è resa necessaria per una lettera del luglio 2009 inviata alla presidenza del Consiglio dei Ministri dalla Tis spa (società che ha partecipato alla gara d’appalto per gli isolatori sismici) in cui si denunciava l’utilizzo di una nuova tipologia di isolatori non sufficientemente testata.
La nuova tecnologia è quella del «friction pendulum», fornita in Italia dalle società Alga e Fip che si sono aggiudicate l’appalto.
Secondo la società Tis, nella gara d’appalto c’è stata «una precisa volontà a forzare una tecnologia nuova per imporla sul mercato come unica soluzione possibile», una tecnologia che, diversamente dall’isolamento in gomma, non sarebbe stata ancora sufficientemente sperimentata.
[…..] Sei sospettati a vario titolo nell’indagine della Procura per turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture: Mauro Dolce, nella veste di responsabile del procedimento per il Progetto Case, Gian Michele Calvi, direttore dei lavori del Progetto Case, Michel Bruno Dupety, presidente del Cda della Alga Spa, Agostino Marioni, amministratore della stessa ditta, Donatella Chiarotto presidente della Fip, e Mauro Scaramuzza, dirigente della medesima azienda veneta. Da un conto fatto da alcuni legali le spese per il trasferimento in aereo di alcuni isolatori e tutti i costi annessi (periti di parte, interpreti, etc) sarebbe di circa mezzo milione. I costi, però, potrebbero ulteriormemte lievitare vista la trafila necessaria.  [……]                         
*********************************************
“frode in pubbliche forniture”. Il “progetto c.a.s.e. è costato 815.000.000 (ottocentoquindici) milioni di euro, di cui 188.000.000 (centoottantotto) milioni,  per soli “sistemi di isolamento sismico”. Soldi pubblici. Mai completamente rendicontati.

sull’argomento:


foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

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Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



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