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chi ha bloccato una seria ricostruzione

Ricostruire bene l’urbs e la civitas si poteva e si può

di Vittorio Emiliani, su http://www.eddyburg.it, da L’Unità, 12 ott.

Bisogna finalmente far partire, in modo serio e pianificato, la ricostruzione, praticamente ferma a tre anni e mezzo dal sisma, del centro storico aquilano e dei borghi antichi del circondario. È stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a dire autorevolmente «basta con le New Town, occorre ricostruire L’Aquila». Una esortazione politica che va raccolta subito, riflettendo anche sulle cause di un così lungo stallo. Fu Berlusconi a chiamare New Town i costosissimi quartieri-satellite, dei ghetti in realtà, alzati senza alcun disegno urbanistico nella campagna. Nemmeno parenti delle vere New Town di marca laburista, città nuove, servite di tutto, destinate a decongestionare nel dopoguerra la «Great London».

Berlusconi combinò lo sbrigativo «ghe pensi mi» delle New Town col trasferimento di migliaia di persone negli alberghi della costa, per affermare, insieme all’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, un proprio «modello» che prescindesse anche dalle più riuscite esperienze di ricostruzione post-terremoto, come Friuli e Umbria-Marche. Esperienze, queste, condotte in porto sotto la regia delle Soprintendenze e del Ministero per i Beni Culturali in accordo con le comunità locali collocate in piccoli villaggi di prefabbricati in legno dotati di scuole e di altri servizi sociali, vicino ai centri colpiti. Il ministro era Walter Veltroni, il direttore generale, e commissario straordinario, l’indimenticabile Mario Serio che nominò suoi vice Antonio Paolucci per l’Umbria e Maria Luisa Polichetti per le Marche, con risultati eccellenti.

A L’Aquila invece la regia l’assunsero Berlusconi & Bertolaso. Nei confronti della loro politica si levarono allora poche voci critiche. Fra esse ci fu certamente l’Unità. Ci fu un gruppo di urbanisti (Edoardo Salzano, Vezio De Lucia, Georg Josef Frisch curatore del documento pamphletL’Aquila, non si uccide così anche una città? , uscito nello stesso 2009). Berlusconi portò qua il G8 scippato alla Maddalena, mendicò adozioni internazionali, impegnò di suo pochi fondi – rispetto a quelli massicci investiti dal governo Prodi-Veltroni in Umbria-Marche – e soprattutto tagliò fuori Soprintendenze e tecnici di fama internazionale. Come Giuseppe Basile, rimandato a casa nonostante avesse coordinato i restauri della Basilica Superiore di Assisi, riconsegnata in totale sicurezza (stava crollando a valle) e restaurata in ogni centimetro, dopo soli due anni e due mesi. Si obietta: L’Aquila è molto più grande di Gemona o di Assisi. Ma nel secondo caso l’area terremotata andava da Assisi a Urbino (il Duomo subì gravi danni), e investiva tanti altri centri storici: Foligno, Gualdo Tadino, Nocera Inferiore, Tolentino, Camerino, Fabriano.

Il ministro Bondi risultò assente. Come ora lo è Ornaghi, purtroppo. Nel 1997, con Prodi, si erano mobilitati mezzi, energie, competenze per un piano serio di ricostruzione. Nel 2009 l’incolta sicumera del premier fece in realtà mancare una regia forte e un programma da subito orientato al restauro e al recupero. Nei quali noi italiani – ecco il grottesco – siamo maestri nel mondo: fra strutturisti, architetti, urbanisti, restauratori di ogni materiale, ecc. Da tre anni e mezzo il «provvisorio» impera e l’emergenza non tramonta mai.
 Ora il ministro Fabrizio Barca annuncia l’arrivo di fondi Ue per la ricostruzione. Sulla base però del debole e arretrato, documento Ocse-Università di Groeningen, che, prescindendo dalle esperienze italiane più avanzate e ormai sedimentate (dalla Carta di Gubbio in qua), distingue ancora fra «monumenti» da conservare ed «edilizia minore» da demolire, proponendo (che innovazione) la conservazione delle sole facciate storiche dietro le quali costruire ex novo. Così regrediremmo di decenni.

Benissimo dunque il «basta con le New Town», basta col provvisorio. Bisogna andare avanti però con progetti seri e fondati di restauro-recupero, coinvolgendo competenze reali, locali e nazionali, facendo partecipare i comitati di cittadini, lasciando perdere i lustrini degli archistar e badando anzitutto agli abitanti che vendono e se ne vanno, disperati da tanta lentocrazia e insipienza.

 

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l’Auditorium della discordia: progetto di Renzo Piano presunte irregolarità amministrative e perplessità urbanistiche

L’esposto di Italia Nostra da “il Capoluogo”, 3 mar

Oggi all’Aquila il presidente della sezione aquilana di Italia Nostra, Fausto Corti, insieme a Paolo Muzi e Franco Salvati hanno illustrato nuovi dati che alimentano le perplessità sulla costruzione, nel parco del Forte spagnolo all’Aquila, dell’auditorium progettato da Renzo Piano. Il progetto dell’auditorium, nato da una prima idea del maestro Claudio Abbado, che ne parlò dopo aver diretto a L’Aquila un concerto con l’orchestra Mozart, fu presentato nel dicembre 2010, firmato dall’archistar Renzo Piano e finanziato dalla provincia di Trento. Ma da allora Italia Nostra e Legambiente hanno aperto una guerra senza quartiere contro la messa in opera dei lavori in quell’area.

E veniamo ai dati di Italia Nostra, come prima cosa gli oltre settecentomila euro non coperti e inseriti nel budget iniziale, perché costi afferenti non alla progettazione preliminare ma a quella esecutiva dell’auditorium.

In secondo luogo vengono evidenziate irregolarità nell’individuazione dei progettisti che sarebbe dovuta avvenire secondo procedure di gara. Cosa che non sembra avvenuta, né aggirabile in base alle varie deroghe possibili del dopo terremoto aquilano. Infine le perplessità sulla necessità dell’opera a fronte di un esborso complessivo di quasi sette milioni di euro

Tutto questo pacchetto di osservazioni si è quindi tradotto in un esposto che Italia Nostra ha presentato alla Procura e alla Corte dei conti dell’Aquila per “presunte irregolarità nell’iter amministrativo”.

Un percorso per niente semplice per l’auditorium “di Piano”, sul quale vale la pena di ricordare anche lo stop ai lavori imposto dal Tar nel settembre del 2011, perché una ditta fece ricorso contro l’aggiudicazione della gara in favore di un’azienda trentina. Quando però sembrava che questo scoglio si stesse superando e i lavori stessero ormai per prendere il via, la querelle non si placa.

La posizione di Italia Nostra, oltre ai rilievi amministrativi, riapre un dibattito più ampio sulla pianificazione della città dell’Aquila e del suo territorio dopo il terremoto, ponendo interrogativi sulla “necessità” di questa struttura proprio nel parco del Castello e alimentando dubbi sulla costruzione di nuovi luoghi, invece di accelerare per il recupero di quelli danneggiati, anche, eventualmente, con un progetto firmato da Renzo Piano. di Alessia Moretti

LA SCHEDA DELL’AUDITORIUM DIFFUSA ALL’INDOMANI DELLA PRESENTAZIONE

Un grande cubo in legno d’abete “firmato” da Renzo Piano, suggerito dal maestro Claudio Abbado e finanziato dal Trentino. E’ il nuovo Auditorium del Castello, denominato dall’architetto genovese “Modulo ad uso concertistico provvisorio”, che il Trentino donerà a L’Aquila come simbolo della rinascita culturale e sociale della città dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Il progetto, alla cui realizzazione la Provincia autonoma di Trento contribuisce con 6 milioni di euro, è stato approvato dal Comitato tecnico amministrativo dei lavori pubblici e della protezione civile nello scorso settembre mentre una determinazione del dirigente del Dipartimento Protezione Civile e Infrastrutture del 7 dicembre scorso ha dato l’avvio alla procedura di appalto. L’opera sorgerà all’interno del cinquecentesco Forte Spagnolo che ospitava, in un auditorium da 240 posti ora inagibile a causa delle lesioni alle strutture provocate dal sisma, l’attività sinfonica della Società Baratelli. 

[…] La prima idea di realizzare un auditorium temporaneo è del maestro Claudio Abbado, che ne parlò dopo aver diretto, nel giugno dello scorso anno a L’Aquila, un concerto con l’Orchestra Mozart.

L’edificio è formato da tre distinti volumi in legno a forma di cubo tra loro collegati: il primo cubo – cuore del progetto – ha un lato di 18 metri ed ospiterà l’auditorium (capienza 238 spettatori e 40 orchestrali). Il modulo è caratterizzato dall’essere inclinato di 30 gradi: al suo interno la gradonata che ospita il pubblico è collocata sulla faccia inclinata, permettendo così di avere una visibilità ottimale. La sala sarà di colore rosso, alludendo all’energia, alla musica e alla gioia di stare insieme.

Ai lati del cubo principale, gli altri due cubi, più piccoli, che ospiteranno il foyer e i camerini di musicisti e artisti. Una scelta che rimanda ad una “non architettura” per non confliggere esteticamente con la marcata architettura del vicino Forte Spagnolo. Proficua, in tal senso, è stata la collaborazione con la Soprintendenza de L’Aquila, che ha dettato un’unica prescrizione relativa alla verifica della presenza di eventuali reperti archeologici nel sottosuolo.

I tre cubi di Piano appaiono come tre dadi gettati “casualmente” all’interno dell’area, e creano nel rapporto tra essi uno spazio-piazza attrezzato per eventi anche esterni.

A parte la soletta in cemento armato, appoggiata a sua volta su 16 pilastri in cemento muniti di isolatori elastomerici in grado di assorbire le sollecitazioni sismiche orizzontali (così costruito, l’auditorium avrebbe resistito al sisma del 6 aprile 2009), l’intera struttura è costruita in legno. Una scelta precisa legata alle proprietà acustiche e antisismiche del legno, alla “naturalità” del rapporto materico con la pietra del Castello, al suo essere rinnovabile e quindi ecosostenibile.

Nelle immediate vicinanze dell’auditorium verranno tra l’altro piantati 200 alberi, numero uguale a quello necessario per realizzare la cubatura principale dell’edificio.

Particolare è stata l’attenzione posta all’aspetto acustico, per il quale i progettisti si sono avvalsi dei suggerimenti di un “luminare” del campo, l’ingegnere tedesco Helmut Mueller. Le facciate interne dell’auditorium sono costituite da pannelli in legno caratterizzati da una serie di fresature acustiche; sono inoltre previsti pannelli in legno di abete di risonanza della Valle di Fiemme posti sia sulle pareti che sul soffitto con funzione di assorbimento e rifrazione del suono.

Anche la struttura esterna del grande cubo è costituita da un reticolo di travi in legno d’abete lamellare tamponato su entrambi i lati da pannelli tipo X-Lam anch’essi in abete – quasi una doppia pelle dell’edificio – distanziate dalla struttura e colorate in modo diverso in tonalità pastello utilizzando pigmenti naturali. La definizione del tipo di legno è stata decisa con l’Istituto Ivalsa-Cnr di San Michele all’Adige diretto dal professor Ario Ceccotti. Ogni colore corrisponde a un tipo di doga, ogni doga sarà marchiata a fuoco con un segno distintivo.

Un edificio disegnato nei più piccoli dettagli, insomma, a garanzia della qualità costruttiva finale e frutto del lavoro del gruppo misto costituito dalla Giunta provinciale, nel quale, accanto ai progettisti del Renzo Piano Building Workshop, figurano il Dipartimento Protezione civile provinciale (con Raffaele De Col responsabile del procedimento), il Servizio Prevenzione Rischi, il Servizio Geologico, l’Ivalsa-Cnr, l’Itea Spa ed alcuni studi ingegneristici.

Il nuovo auditorium verrà utilizzato come sala musicale temporanea per il tempo necessario alla ristrutturazione del Forte Spagnolo, ma al tempo stesso sarà capace di rispondere in modo eccellente ai requisiti acustici e funzionali necessari per uno spazio musicale e potrà essere utilizzato, anche in seguito, per numerose attività culturali: oltre ai concerti, quindi, attività di ristoro, sosta e luogo di incontro, spettacoli all’aperto e attività di aggregazione sociale.

Per permettere l’avvio immediato della procedura di gara d’appalto, si è deciso di tenere contemporaneamente in sospeso il completamento, che sarà a cura del Comune de L’Aquila, di alcune aree contenute nel cubo 2 (foyer) e 3 (camerini).

ll progetto è già stato approvato dal Ministero per i Beni culturali, dalla giunta comunale di L’Aquila e dai Vigili del fuoco.

L’appalto è a corpo, aggiudicato mediante l’offerta economicamente più vantaggiosa. L’impresa che si aggiudicherà la realizzazione dell’opera (180 i giorni concessi per ultimarla) dovrà garantire che il cantiere possa essere utilizzato anche come area formativa per studenti e architetti, che potranno seguire lo sviluppo dei lavori svolgendo un ruolo attivo, organizzando ad esempio info point. I progettisti organizzeranno anche work shop sul campo.


foto Yar Man, nov 2012

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