Posts Tagged 'abruzzo'

far west Abruzzo…

…. la nuova frontiera del recupero urbano
di PIERO FERRETTI su http://www.eddyburg.it, 19 nov

 Dopo mesi di dibattito, di rinvii, e con maxi-emendamento finale, è stata definitivamente approvata la legge regionale che recepisce il cosiddetto decreto sviluppo (art. 5 D.L. 70/2011 convertito, con modificazioni, dalla L. 106/011).

Una brutta legge che, nella disattenzione generale, solo grazie alla mobilitazione delle associazioni ambientaliste e a una tenace opposizione in Consiglio Regionale del Consigliere del P.R.C., ha perso gli aspetti più aberranti e dirompenti dell’originario progetto di legge.

Un provvedimento voluto soprattutto dall’A.N.C.E., insoddisfatta degli esiti del Piano Casa vigente e del tutto disinteressata all’approvazione della nuova L.U.R. in itinere, che, in verità, non piace a nessuno ed è troppo lontana dalle necessità dei costruttori. Un provvedimento condiviso tiepidamente dalle associazioni di categoria e dai sindacati, preoccupati delle difficoltà che il settore edilizio attualmente attraversa. Un testo avversato con convinzione dalle associazioni ambientaliste Italia Nostra e W.W.F., che vedono illusorio affidare ad ulteriore quantità di costruito la soluzione di una crisi che non si risolve immettendo su un mercato già saturo ulteriori alloggi. Abitazioni che, peraltro, non sono destinate a coloro che ne avrebbero effettivo ed urgente bisogno ma che non sono nelle condizioni di acquistarle.

Di seguito, si richiamano gli aspetti di maggiore criticità della normativa approvata che pare somministrare una sorta di doping estremo al fine di dare un nuovo, quanto effimero vigore ad un settore ormai sfiancato. Invece di promuovere processi virtuosi di riqualificazione urbana ed edilizia attraverso l’incentivazione di interventi e di azioni capaci di contemperare iniziativa privata e interesse pubblico, si preferisce puntare unicamente ad una cosistente valorizzazione della rendita fondiaria urbana, innescando pericolosi conflitti fra riuso del patrimonio esistente e qualità dell’abitare, fra occupazione e qualità dell’ambiente.

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il paesaggio del Gran Sasso d’Italia ….

….. e la sua tutela

Il pensiero di Herbert Grabe, tour operator tedesco

di Antonio Bini, da http://www.pagineabruzzo.it, 5 giu.

   Herbert Grabe è tornato in Italia, in Abruzzo, dopo l’appello lanciato alla fine di aprile dalla Germania contro il progetto di realizzazione di un parco eolico sul Gran Sasso d’Italia, nelle vicinanze di Santo Stefano di Sessanio.

Il documento è stato diffuso in Italia da vari organi di stampa e condiviso anche da Italia Nostra http://lnx.italianostra.pescara.it/wp/wp-content/uploads/2012/05/58-BriefHerbertGrabeWPSStefano1.pdf,che aveva precedentemente divulgato un proprio documento al riguardo, esprimendo preoccupazione per il futuro del turismo in un’area già segnata da fenomeni negativi causati dal sisma, dall’abbandono, dal declino economico e demografico.

Abbiamo incontrato il tour operator in occasione del cinquantesimo gruppo di turisti accompagnato in Abruzzo. Nella circostanza Herbert ha voluto inserire un omaggio a Fossa, paese nei cui confronti ha promosso negli anni scorsi una sottoscrizione in favore del piccolo paese danneggiato dal sisma, con un concerto nel Teatro “La Fragolina”, organizzato in collaborazione con la Pro-Loco, autentica animatrice della vita sociale e culturale del paese.

Nell’antico borgo, del tutto abbandonato dopo il 6 aprile 2009, accessibile solo parzialmente, continuano miracolosamente ad operare i solisti dell’Orchestra Città Aperta, che ha sede nel Teatro, trasformato da alcuni anni in studio di registrazione di colonne sonore per film, sotto la direzione di Carlo Crivelli. I musicisti, un insieme flessibile che raggiunge una cinquantina di unità, provenienti da vari paesi europei e qui trovano ispirazione e ospitalità. L’ultimo regista a seguire personalmente la “costruzione” della colonna musicale del suo ultimo film è stato, meno di un mese fa, il francese Manuel Pradal.

Il bus con i quaranta tedeschi si ferma all’ingresso del paese. Gli escursionisti proseguono a piedi in silenzio, con discrezione. Si nota subito, che non sono “turisti delle macerie”. Sembrano colpiti dal paese deserto, dalle antiche case senza vita, dove ancora oggi pericoli vengono dalla possibile caduta di massi che si possono staccare dalla montagna cui Fossa è addossata.

Una stradina in salita porta al teatro. Nell’avvicinarsi si avvertono dei suoni: sono i musicisti che stanno provando. Il programma stampato per l’occasione riporta i nomi dei solisti che parteciperanno al  concerto, si tratta di Giuseppe Pelura (flauto), David Brutti (sassofono), Gesualdo Goggi (pianoforte), Francesca Giordanini (violino), Gabrielle dello Preite (violino), Susanna Persichilli (viola), Francesco Sorrentino (violoncello).

Il concerto scioglie l’emozione del gruppo. Molti hanno ai piedi scarponi da montagna, perché il T.O. Erde und Wind (Terra e vento) – http://www.erdeundwind.de –  privilegia il walking e l’attraversamento di piccoli paesi di montagna, sposando in pieno i principi del turismo sostenibile. L’acustica è perfetta, i musicisti sono a loro agio e al tempo stesso molto professionali.

Gli applausi convinti concludono il concerto. Finalmente in diversi decidono di tirar fuori la macchina fotografica e fissare quegli istanti. Difficile pensare che in un paese ridotto così sia possibile abbandonarsi sull’onda di affascinanti arrangiamenti e sonorità.

E’ l’occasione per tornare a discutere dell’appello con Herbert, il quale tiene a precisare: “Non sono un nemico dell’energia eolica. Sono in particolare contro il progetto di S. Stefano e contro i progetti previsti in aree protette. Credo che le energie rinnovabili siano il nostro futuro. Chi conosce l’Italia sa che il paese ha molti luoghi con enormi risorse eoliche. Allo stesso modo, l’uso intensivo di energia solare in Italia dovrebbe essere da tempo una priorità. Ma non nelle aree protette, poiché la conservazione del paesaggio incontaminato è un fattore preminente”. Mi dice che anche molti piccoli operatori turistici di Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte e di altri paesi condividono le sue preoccupazioni.

Ci troviamo nella minuscola piazzetta davanti al teatro. L’amico del paesaggio abruzzese, assiduo frequentatore e conoscitore dei paesi di montagna e della loro storia, punta l’indice verso il Gran Sasso che abbiamo di fronte e in particolare l’area in cui dovrebbe sorgere il Parco Eolico.

Ma lo sguardo volge anche in basso, al piano sottostante, nel territorio del comune di Poggio Picenze, dove si intravede la struttura di un palazzo di cinque o sei piani di cui si sta avviando la costruzione che costituisce un’ulteriore devastante dilatazione di uno stabilimento industriale. Ma l’impatto visivo è forse ancor più forte arrivando da San Demetrio dei Vestini dove all’improvviso la piana appare quasi del tutto sbarrata. Tra l’altro l’insediamento avrebbe potuto essere localizzato nella non lontana area industriale di Bazzano, senza mutare il fascino di una piana dove sono ben visibili castelli, eremi, conventi, antichi paesi.

Dopo un lungo silenzio, Herbert sostiene con un pizzico di amarezza che “dopo il terremoto si è allentata un po’ dappertutto l’attenzione sulla tutela dei fattori ambientali e paesaggistici che sono assolutamente da tutelare.” Fa quindi un richiamo all’appello, sottolineando come “la bellezza e il significato culturale delle montagne del Gran Sasso non si limita alle zone molto più conosciute, come  Campo Imperatore o le cime delle montagne intorno, ma include assolutamente le aree circostanti. I panorami in queste aree sono di una bellezza sensazionale. I sentieri che scendono da Campo Imperatore giù verso Barisciano oppure Ofena conducono attraverso un paesaggio ricco di terrazzi e avvallamenti di una struttura straordinaria. La sua ricchezza – unica in Italia – sta nella diversità delle specie, nel silenzio e soprattutto nell’ estensione, un’ ampiezza integra senza limiti.”

Scenari che più di un secolo fa portarono la scrittrice inglese Anne MacDonell ad affermare che “la natura – più che l’uomo – è stata l’architetto dei paesi di montagna, primitivi e sublimi”. E proprio questi valori continuano a cercare ed amare non solo i tedeschi che si rivolgono oggi ad “Erde und Wind”, ma anche molti  italiani e stranieri.  Valori attrattivi da difendere, tutelare e al tempo stesso promuovere correttamente secondo i principi dello sviluppo sostenibile.

Antonio Bini

L’Aquila di cemento

Il presente dilatato dell’Abruzzo

di Francesco M. De Collibus, da http://www.carmillaonline.com, 19 agosto 2009

Caro, mio vecchio Abruzzo… quante ne hai passate!

Il mio Abruzzo è sopravvissuto ai romani, sapete? Quelli micidiali, delle legioni, e delle testuggini.
Quelli del Gladiatore, avete presente? Il mio caro, vecchio Abruzzo era alleato con loro, eppure sentiva di non essere trattato come meritava. Pensate che abbia timidamente protestato? No! Ha osato sfidare le legioni in battaglia, e ha ottenuto da loro la piena cittadinanza romana. Corfinio, la prima vera capitale d’Italia…

Il mio Abruzzo è sopravvissuto anche alle lotte tra Papato e Impero.
A Tagliacozzo l’aquila imperiale degli Hohenstaufen tramontò per sempre, e un’altra Aquila sorse lì vicino da quelle ceneri, un’Aquila fatta non di piume, ma di mura, chiese e fontane! L’Aquila, nata per essere l’antiroma sveva, poi rimasta sempre fedele agli angioini, il loro estremo baluardo settentrionale contro gli Stati della Chiesa, tuttavia autonomo nell’amministrazione, praticamente un libero comune.

Il mio Abruzzo è sopravvissuto al vicereame spagnolo e alle continue incursioni dei pirati turchi lungo le sue coste. L’Aquila è sopravvissuta alla totale distruzione del terremoto del 1703, ed è tornata a essere quel gioiello di città che è sempre stata. Il mio Abruzzo ha servito fedelmente il Regno delle due Sicilie, resistendo fino all’ultimo uomo nella fortezza di Civitella, ma dopo l’unificazione, con altrettanta lealtà, ha saputo servire il Re piemontese.

Il mio Abruzzo è sopravvissuto alla miseria dell’ottocento, ha gremito dei suoi figli le Americhe del nord e del sud, ha sparso i suoi contadini per i campi d’Australia, ha riempito le cave del Belgio con il sudore dei suoi minatori. Nel frattempo, pur dal grembo di una terra così amara, i fiori sono iniziati a spuntare. D’Annunzio, Flaiano, Michetti, Corradino D’Ascanio… persino John Fante, figlio remoto di una terra così povera.

Mentre la prima guerra mondiale schiacciava come formiche i suoi figli migliori, il terremoto della Marsica esigeva dal mio Abruzzo altri ventimila sacrifici. Ad Avezzano, si salvarono solo in 300 su 11.000. Non erano niente, ma insieme hanno ricostruito e ricominciato: adesso Avezzano conta 40.000 abitanti.

Non era un esito scontato.
Non lo è mai.

Il mio Abruzzo è sopravvissuto anche alla seconda guerra mondiale: la Linea Gustav passava lungo il Sangro, un fiume doppiamente di sangue. Seimila morti nel solo bombardamento di Pescara, Ortona teatro di una battaglia urbana durissima casa per casa, durata mesi: la Stalingrado d’Italia. Il terrore nazista: l’eccidio di Onna, di Pietransieri. Francavilla al Mare, Roccaraso, Orsogna, Tollo, completamente dinamitate, le pietre millenarie fatte saltare in aria. La distruzione fu semplicemente inimmaginabile: ma nella rovina ci fu anche la Brigata Maiella, la prima formazione partigiana d’Italia.

I semi di una rinascita.
Noi siamo sopravvissuti a quell’orrore, e l’Italia con noi!

Nel dopoguerra, il mio Abruzzo si è ripreso: ha costruito infrastrutture, porti, aeroporti, autostrade, da paese meridionale e agricolo è riuscito finalmente a industrializzarsi, ad abbattere fino al 7 per cento il proprio tasso di disoccupazione. Qualche anno fa, è riuscito a uscire dall’obiettivo uno del piano d’aiuti della Comunità Europea: il meritato premio di cinquant’anni di sacrifici.

Insomma: il mio Abruzzo ce l’ha sempre fatta, e dalle sue mille distruzioni è sempre risorto più bello di prima, perché ha sempre creduto nel futuro.

E adesso?

Dopo quel terribile sei aprile? Adesso non so se ce la potrà fare.
Non questa volta, militarizzato da questi uomini privi di idee, privi di qualsiasi orizzonte che non sia un presente ultradilatato. I terremotati esibiti come martiri, per acchiappare alla rinfusa consensi, e mostrare la forza di uno Stato che fa colare ancora più cemento, ancora più in fretta. L’impero dei turbopalazzinari: il provvisorio che diventa sepolcro definitivo di ogni bellezza. C’è solo il presente, e c’è l’emergenza. E’ la parola che preferiscono, l’emergenza, la parola che conduce nell’anomia più totale, nella mancanza di qualsiasi rispetto verso il territorio, le persone, la storia.
L’Emergenza. Emergenza zingari, emergenza alcool, emergenza terremoto. Emergenza fortino della droga a Milano. Da domani, potete scommetterci, emergenza Rave.

E’ tutta una emergenza. Ci prosperano, nelle emergenze. Con l’alibi dell’emergenza possono fare tutto quello che vogliono. Nessuno che si chieda mai come nascono le emergenze.

Guardate qui, e inorridite.

Questo è quello che preparano per tutti noi. Provvisori? No. Definitivi. Benvenuti all’Aquila Due. Se scrivo ai giornali, sarà possibile avere una emergenza Bellezza? La Bellezza secolare delle valli e dei monti, dei borghi e dei castelli, è tutto per noi, cazzo, e loro ci stanno sputando sopra.
Senza il faro della bellezza è un eterno precipitare in un oceano viscoso di cemento, graffiati dall’alluminio delle verande. La bellezza ha una dimensione innanzitutto morale e civile.
Questo è il futuro del mio Abruzzo, l’Abruzzo che è sopravvissuto a tutto, ma che forse non può sopravvivere a Berlusconi.

N.B. Durante il devastante terremoto aquilano del 1703, persino l’autorità vicereale spagnola, non quindi esattamente quel genere di governo illuminato che la storia cita a esempio, aveva avuto l’intelligenza di costruire baracche di legno prima di procedere all’effettiva ricostruzione cittadina. La ricostruzione, infatti, sarebbe dovuta avvenire nei giusti tempi e ponderando con attenzione le scelte urbanistica. E’ amaro constatare che persino gli stranieri invasori hanno saputo amare questo paese più degli italiani.

N.V.B. (Nota Veramente Bene) I volontari, della protezione civile e non, santi subito. Non è certo indirizzata contro di loro la nostra preoccupazione.

(F.M.D.)


foto Yar Man, nov 2012

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