Riflessioni, chiarimenti, spiegazioni. Come la penso.  Alla ricerca di un senso.

“Modica quantità e per uso strettamente personale”

Magnoni Arturo  (1909-1983) Banchi del tiro a segno

Avvertenza per l’eventuale, incauto lettore.

Qui di seguito sono inseriti “frammenti” e riflessioni sui contenuti del blog che da circa 3 anni ho “messo in piedi”. Anzi. Il merito di averlo messo in piedi, viste le mie nulle esperienze pregresse in questo settore della comunicazione e delle scarsissime competenze informatiche, è tutto di Massimo Max Giuliani, il quale lo ha “creato dal nulla del web”, nel luglio 2009, e gli ha dato l’efficacissimo titolo.
Da quel momento, io l’ho solo “farcito”, disordinatamente, dei pezzi che ho raccattato in internet, delle parole che ho ascoltato o che mi sono state dette da tante persone conosciute negli ultimi 3 anni o ri-conosciute da una vita. Per un uso “strettamente personale”, a “futura memoria” mia, per non “scordare” (“far uscire la cuore”) quello che stava e sta accadendo a un pezzo importante della mia storia.
I vari pezzi “postati” in questi mesi hanno seguito un ordine solo apparentemente casuale. Ho messo insieme i brandelli di un discorso della mia mente che, mi sono reso conto, a volte può essere apparso casuale o a volte contradditorio a chi si sia affacciato a guardare il blog “VersoL’Aquila”.
I miei sporadici interventi diretti, elaborazioni autonome o commenti al contributo di altri, necessitano ora di una risposta a ripetute sollecitazioni che mi sono giunte da Max (“è il momento che tu scriva…”) e da altri (pochi) affezionati “lettori” (“il tuo commento al post di ieri mi è parso “ermetico”: insomma, a questa cosa, sei favorevole o contrario?”). È giunto il momento di scrivere o, quanto meno, di chiarire, di spiegare le mie sottaciute riflessioni; dopo più di 60mila contatti, sugli 800 e passa post inseriti fino ad oggi, non posso più esimermi.
I “frammenti” (inseriti disordinatamente e sull’onda dei pensieri che mi passano per la testa) riguarderanno la mia storia personale, gli incontri, le esperienze trascorse, le riflessioni sulle vicende più recenti dell’Aquila e, in generale, le ragioni per cui, da quel terribile 6 aprile del 2009, sono tornato a interessarmi direttamente di questa città che non ho mai smesso di identificare come il mio “luogo natìo”. Si è trattato insomma, di un ritorno “VersoL’Aquila” dopo decenni di lontananza.
I vari “frammenti” potranno essere letti in sequenza, nello stile proprio del “blog” , che tutto ingoia e trascina verso il basso, dal più recente post al più remoto; o viceversa, dal fondo verso l’alto, in un tentativo di cronistoria, di diario; o a sbalzi, affidandosi ai “tags” , nel tentativo (presuntuoso e vano) di comporre un discorso articolato e compiuto. (AdB)

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12: “…. sotto la grande piazza del Duomo de L’Aquila, un centro commerciale sotterraneo con negozi «di lusso» e con annesso un parcheggio da cinquecento posti: «una seconda ‘Galleria Alberto Sordi’, dopo quella di Roma». I lavori dovrebbero durare due anni, alimentati con trentasei milioni di euro in project financing.” 

Nessuno che chieda pubblicamente o dichiari CHI, persona o gruppi, società di costruzione o finanziarie, immobiliaristi o associazioni, sia disposto a spendere 36.000.000 in 2 anni per fare un tale scempio.

Forse benefattori anonimi?

11: l’ennesimo “concorso di idee”, l’ultimo “bando internazionale per la progettazione”, la più recente “idea di sistemazione e riqualificazione urbana” della piazza d’Armi. Da decenni luogo residuale di degrado urbano, da 3 anni spazio di sperimentazione edificatoria e di spreco edilizio e territoriale e di risorse economiche. Da sempre, area appetibile per la speculazione immobiliare. Aspettiamo il prossimo inutile e fantasioso “progetto di riqualificazione della Porta della Città”.

10: ecco. La notizia che vorrebbe per presente e partecipante “il progettista dell’auditorium temporaneo del Castello, Renzo Piano, ad un incontro presso la Facoltà di Ingegneria, (mentre ci sarà il VERO progettista e Direttore artistico dei lavori, Architetto Alessandro Traldi), mi fa imbestialire. La mistificazione continua.

9: Detesto quelli che “..ma noi non sapevamo nulla”, “….. non eravamo al corrente”, “… non ci siamo resi conto”: forse che non si è parlato per mesi e mesi sulla necessità/inutilità del Piano di Ricostruzione come strumento necesario per avviare la ricostruzione del centro storico?

Forse che non è stato mostrato che, nelle more della preparazione del PdR (comprensibile una lunga gestazione, visti i contenuti complessi che avrebbe dovuto avere), erano stati messi a disposizione strumenti normativi per precedere ugualmente “per stralci” e nel rispetto delle norme di PRG vigenti?

Forse che, quando finalmente il Piano di Ricostruzione è stato pubblicato (in extremis al termine del mandato dell’Amministrazione comunale e senza alcuna preventiva consultazione della popolazione, e visti i suoi deludenti contenuti tecnici e normativi (tanto da definirlo “se-dicente” Piano), non è stato messo in rilievo anche l’iter che si sarebbe dovuto seguire per renderlo attuabile?

Ora, ma solo dopo una circostanziata lettera di denuncia da parte di Consulenti istituzionali dell’Amministrazione comunale, qualcuno scopre che ampi stralci del Piano sono addirittura frutto di “copia-incolla” di elaborati teorico-disciplinari dell’Università di Firenze. E si parla di “denuncia a orologeria”, per minare l’autorevolezza della nuova (vecchia) Amministrazione comunale.

Vedremo quando qualcuno dirà che l’iter amministrativo del Piano è da ricominciare daccapo, per scadenza dei termini di esecuzione di atti dovuti di approvazione. O che non si troveranno tutte le Osservazioni e Opposizioni formalmente presentate durante il periodo di pubblicazione del Piano adottato. O che si dovrà provvedere a una sua integrale revisione.

Vedremo.

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8: …. tanto è stato detto, tanto è stato scritto. Apparentemente invano.

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7:  “…. ma è vero che in Friuli, dopo il terremoto, quando si fecero le elezioni non ci fu campagna elettorale?….”

“… I partiti dell’epoca (DC, PCI, PSI, Movimento Friuli, ecc) stilarono una sorta di patto (cosiddetto “arco sismico”), invitando i propri elettori a RICONFERMARE le Giunte in carica. Per non perdere tempo, soldi e soprattutto per NON DIVIDERE LA POPOLAZIONE che serviva restasse unita e con un unico obiettivo comune, sovra-partitico ma politico: RICOSTRUIRE, RICOSTRUIRE, RICOSTRUIRE “.

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6: Negli anni immediatamente successivi al terremoto del Friuli, a partire dal 1977, la rivista quadrimestrale “Ricostruire”, edita a Udine da “Martin Internazionale Editore” e diretta dall’architetto Luciano Di Sopra, fu sito di informazione (all’epoca non esisteva internet e i computer non avevano diffusione “universale” come adesso) sulla attività della ricostruzione successiva al terremoto, luogo di dibattito tecnico e culturale, vetrina di progetti architettonici, urbanistici, culturali. Organizzò convegni e mostre sulla ricostruzione. Fu referente autorevole per Istituzioni nazionali e straniere, Università, Enti pubblici e privati. Anche grazie ai contributi disciplinari e culturali che la rivista raccolse e diffuse, prese forma il cosiddetto “modello Friuli”.

Ebbi l’onore di vedere pubblicati su di essa alcuni miei “pezzi”, attinenti l’attività di progettazione urbanistica che svolgevo a quel tempo.

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5: Iniziative che si susseguono nel tempo, suscitando speranze di un nuovo slancio di ripresa.  Ma inspiegabilmente sovrapposte tra loro, quasi che, annunciando le ultime, si sia persa la memoria delle precedenti. Senza che delle prime si abbia alcuna notizia  di attuazione, di esito, sviluppi o conseguenze di sorta. Trattandosi talora di iniziative, studi, progetti, che hanno avuto il patrocinio dei medesimi Enti o Autorità. Penso ad esempio alle proposte di  ricostruzione Borgo Rivera , alla riqualificazione area porta Leone, per le quali sono stati formati Comitati, commissioni, banditi concorsi di idee e di progettazione, conferenze illustrative. La temuta conseguenza è che si tratti di iniziative destinate al fallimento o di dannose sovrapposizioni di interessi, o di sprechi di energie e di soldi. E perdite di tempo prezioso. Conseguenze: delusioni, conflittualità, disinteresse. Servirebbe un efficace coordinamento e… una memoria più lunga.

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4: Non passa settimana, che non ci sia qualche accesso al post “ponteggi e puntelli”, risalente al dicembre 2009 e, in assoluto, il più cliccato del blog; ad oggi 1.664 visualizzazioni. Tra le “parole chiave” maggiormante utilizzate dai lettori per accedere ai post collegati, ci sono : “ costi puntellamenti “, “acquisto o noleggio ponteggi”, “rimozione tiranti”….

Evidentemente, la questione della utilità, del costo, delle conseguenze dei puntellamenti specialmente nel centro storico è argomento che interessa (o preoccupa) molti. E hanno ragione.

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3: Nei miei anni aquilani ho abitato in 4 case:  

in viale Crispi

a Costa Masciarelli 

in via delle Bone Novelle

in corso Federico II

Sono tutte classificate “E”.

Ho infranto numerose volte la Zona Rossa, per andare a guardarle da sotto le finestre di quelle case. Specialmente quelle delle due più vecchie, le più bisognose di “conforto”. Ogni tanto, ne ridisegno a memoria la planimetria. Alcuni dettagli mi sfuggono. Vorrei entrarci un’ultima volta, per ricordarmi.

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2: Sono tornato per la prima volta, “dopo”,  a L’Aquila il 22 maggio del 2009. Ho assistito, per una strana opportunità che mi è stata offerta, a un sopralluogo con i Vigili del Fuoco e alcuni tecnici incaricati dall’Amministrazione comunale; si doveva verificare le possibilità di riaprire al più presto un “percorso protetto” dalla Villa alla Fontana luminosa, lungo tutto il Corso, per ri-allocare, anche se in sistemazioni temporanee, le principali attività della vita cittadina: servizi pubblici e privati al cittadino, attività commerciali, posti di informazione e di aggregazione e di ritrovo per la popolazione dispersa. Mi è parsa un’idea interessante. Una cosa fattibile in tempi ragionevolmente brevi. Un segnale forte di ripresa rapida della vita nel centro storico. Era il primo passo per ri-costruire la città partendo dall’ asse centrale.  Mi sono illuso. Era il 22 maggio 2009.

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1: Dalle origini ai nostri giorni. Ho vissuto a L’Aquila i primi 18 anni della mia vita, tra il 1950 e il ‘68. In tempo per ricordarmi la “nevicata” del 1956 e qualche scossetta di terremoto, ogni tanto. Le mie scuole, sono state “le suore Micarelli”, l’elementare DeAmicis, la media Carducci, il liceo Bafile, fino al 3° anno.

In famiglia e a scuola, ci hanno sempre detto (genitori, familiari e insegnanti) che L’Aquila era fondata in un luogo “sismico”, che la sua storia era segnata da tappe al termine delle quali c’era stato un terremoto disastroso. E che tutte le volte, dopo, era ri-nata, ri-costruita più grande e più bella di prima. E ci indicavano, gli “adulti”, i muri “buoni” e i posti “cattivi”, dove ripararsi o dai quali scappare, nella eventualità che un’altra scossa ci avesse raggiunto, in casa, a scuola, o all’aperto.

Ho vissuto in Friuli, a Udine dal 1971 e l’ho sentito anche lì, il terremoto. Era il 6 maggio del 1976; una afosa sera di prima estate. Ero da poco diventato ingegnere civile, “abilitato” alla professione da un paio di settimane. E in cerca di lavoro. Il terremoto così ha cambiato e segnato la mia vita. Dare una mano, da volontario, nei primi giorni concitati della paura e della polvere, e poi contribuire professionalmente, per quel poco che poteva fare un “ingegneretto di primo pelo”, alla rinascita di paesi disastrati e alla ricostruzione di case, divenne la mia attività. Trascorsero otto anni, presso uno Studio professionale, a progettare Piani paricolareggiati di Ricostruzione, Varianti di Ricognizione e Adeguamento, Piani di Ricomposizione Particellare, a riscontrare “sul campo e con gli utenti” le indicazioni urbanistiche, a studiare, riscontrare e affinare norme e regolamenti attuativi.

Io, la “ricostruzione” dopo il terremoto l’ho vista. La ricostruzione è possibile

E così, dopo 40 anni di lontananza dalla “mia città”, quando il terremoto l’ha sconvolta, ho pensato che, in poco tempo, avrei visto (ormai da spettatore) almeno l’inizio e l’avvio rapido della sua ri-costruzione.

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1 Response to “dico la mia”


  1. 1 Angelo 4 febbraio 2013 alle 13:32

    Buongiorno, sono un fotoreporter e sto cercando foto del paesaggio di Bazzano prima della costruzione della new town per una eventuale pubblicazione. Grazie


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