“spaesati”

di Antonella Tarpino*

Luoghi dell’ Italia in abbandono tra memoria e futuro


«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».
Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

Spaesati racconta le storie di un’Italia al contrario, dal basso e ai margini, che però resiste, reclamando per sé una cittadinanza piena, estesa a tutte le latitudini. Sono territori in sofferenza, quelli che emergono da un narrare in presa diretta, eppure mandano segnali autentici di cambiamento: lì, fra le rovine di un passato ancora attivo (con il suo carico inevaso di domande rivolte all’oggi) mentre crescono, tutto intorno, le macerie di un presente in pesante ripiegamento. Sembra indicarlo la sequela dei capannoni industriali inerti e delle aree dismesse che si allargano nel cuore delle città: simboli, queste «nuove rovine», di una promessa tradita di futuro.
Un ritorno al paese che non c’è: dalle catene alpine del cuneese che hanno ospitato, nella vecchia borgata di Paraloup, le prime formazioni partigiane, alle cascine diroccate del cremonese, fondali antichi delle battaglie dei braccianti tra Otto e Novecento, sostituiti sempre più da mungitori indiani; dall’Aquila dolente del dopo terremoto alle comunità in movimento dell’Irpinia solcata dalle pale eoliche. Fino, procedendo ancora verso sud, ai paesi in abbandono dalla Locride, laboratori virtuosi come Riace e Caulonia, che hanno saputo accogliere i nuovi profughi dal Mediterraneo in guerra.

Recensione di Giorgio Boatti, su http://www.eddyburg.it, 28 nov.

[……]  Il percorso di Antonella Tarpino prosegue quindi attraverso quella spina dorsale della penisola rappresentata dall’Appennino, fragile e ballerino compagno della vicenda italiana, presenza con cui talvolta è così doloroso, faticoso e tuttavia imprescindibile imparare a convivere. Vi sono dunque, in Spaesati, le pagine dedicate al centro dell’Aquila distrutto dal recente terremoto e l’incontro con i «carriolanti» che, contro l’inazione dello Stato e dei commissari straordinari nominati dal governo Berlusconi, portano via le macerie, come azione emblematica di rivendicazione di un urgente recupero del centro storico della città e della vita comune che vi deve rifiorire.

(*) Antonella Tarpino, di formazione storica, ha pubblicato il volume Sentimenti del passato. La dimensione esistenziale del lavoro storico, La Nuova Italia, Firenze 1997 e (con G. De Luna e M. Meriggi) il corso di storia per le scuole medie superiori La scena del tempo, Paravia, Torino 2003. Ha curato, con V. Teti, Il paese che non c’è («Communitas», 2011). Per Einaudi ha pubblicatoGeografie della memoria. Case, rovine, oggetti quotidiani (2008) e Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (2012).

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