La scienza, l’irrazionalità e il processo dell’Aquila

di Massimo Giuliani, da http://massimogiuliani.wordpress.com/, 23 ott.

Pare che ci sia cascato persino Sergio Rizzo, che sul Corriere di oggi parla di scienziati condannati per non aver “previsto il terremoto”.
È una vicenda difficile da comprendere, quella del processo aquilano ai vertici della Commissione Grandi Rischi. Se poi ci si mette anche l’informazione a confondere le idee, è ancora più difficile.
“I terremoti non si possono prevedere”, è l’ovvietà ripetuta allo sfinimento dagli organi che dovrebbero raccontare alla gente come stanno le cose. Come un riflesso condizionato che scatta ogni volta davanti a qualcosa che assomiglia a una nuova crociata antiscientista (“La scienza in carcere”, ha titolato a caldo lo Huffington Post di Lucia Annunziata): ma quello di cui si è concluso ieri a L’Aquila il primo grado, tutto era tranne che un processo contro la scienza.
In questione era, anzi, se gli scienziati abbiano agito da scienziati. Dove agire da scienziati non era saper prevedere terremoti (ma davvero Sergio Rizzo pensa che esistano giudici così gonzi da punire degli studiosi per una ragione simile?): ma parlare “in scienza e coscienza” e non sotto dettatura.
Questo si discuteva, non le doti divinatorie degli imputati. La domanda era se i sette cervelli, dopo la riunione del 30 marzo 2009 (pochi giorni prima della scossa distruttiva), dicendo agli aquilani di stare tranquilli nelle proprie case perché la serie di scosse stava rilasciando lentamente l’energia e dunque era una garanzia di sicurezza, seguissero le proprie competenze scientifiche o l’imbeccata di qualcuno.
Qualche giorno prima – lo sappiamo con certezza da intercettazioni telefoniche di cui avrà sentito parlare pure Sergio Rizzo – Guido Bertolaso auspicava una tempestiva riunione della Commissione Grandi Rischi che avesse una funzione non scientifica ma puramente “mediatica”, in cui produrre un comunicato che rassicurasse i cittadini. E così la Commissione si riunì. Fu dopo quella riunione che, ai microfoni di una tv locale, uno dei membri consigliò agli aquilani di bere un buon bicchiere di Montepulciano e di dormirci su.
Dicevo che è un processo difficile da capire per chi non abbia seguito le vicende a cavallo di quella notte. È difficile capirlo in un paese in cui i dibattiti sono stati sostituiti dalle guerre di religione. E stavolta il mondo della cultura e dell’informazione non hanno commentato una vicenda dai risvolti da comprendere: sono corsi in soccorso della scienza che presumevano minacciata dall’ennesima offensiva irrazionale. Che però stavolta c’entrava come i cavoli a merenda: in discussione, anzi, era proprio la leggerezza con cui gli imputati potevano aver messo la propria competenza scientifica al servizio di qualche tipo di propaganda interessata ad altro che alla verità sul terremoto (e dunque a modo suo antiscientifica).
Un processo difficile da capire: l’Annunziata e i lettori che conoscessero solo per sentito dire i fatti immediatamente precedenti il disastro non si fanno una ragione del perché qualcuno possa indurre la gente ad abbassare la guardia se esiste anche una lontana probabilità che accada qualcosa di irreparabile.
Allora bisogna ricordare che in quei giorni là c’era un tizio, a L’Aquila, che sosteneva – sfidando frontalmente gli scienziati e la stessa Commissione Grandi Rischi – che non solo i terremoti si potevano prevedere, ma che anzi lui aveva individuato scientificamente un “precursore” affidabile delle scosse. E che un giorno o l’altro, in un posto o nell’altro, la terra avrebbe tremato. Divenne celebre con una puntata di Porta a Porta, e un gran numero di cittadini aspettava alla mattina i suoi bollettini.
Qualcuno pensa che quell’uomo avesse ragione; qualcun altro pensa che tirasse a indovinare e che le sue “previsioni” erano troppo vaghe per essere considerate previsioni: ma il mondo della scienza e quello della politica si allarmarono. Non nel senso che furono indotti a vigilare di più, ma proprio nel senso contrario: è mai possibile che un tizio, che non è uno scienziato, che non si è mai visto, che parla pure con un accento da buzzurro, ci fa fare la figura dei pisquani e la passa liscia?
Questa fu la ragione per cui fu convocata quella riunione: si doveva emettere un comunicato che avesse una forza “mediatica” (è la parola che Bertolaso enfatizza e ripete in quella telefonata con un assessore regionale) tale da ridicolizzare chiunque sostenesse di saperne di più.
Per capirci: come se ai tempi della polemica sul metodo Di Bella, gli oncologi si fossero riuniti per far sapere al mondo che il cancro non esiste, e se pure fosse esistito non avrebbe colpito nessuno in quel momento, e dunque nicotina e grassi saturi per tutti.
Qual è il risvolto terribile di tutta questa storia? Che se pensate che quel tizio che prevedeva i terremoti bluffasse, la beffa ai danni dei cittadini tranquillizzati è ancora più insulsa, e quel che ne è seguito ancora più atroce.
Ecco, quel che successe non aveva niente a che vedere con la razionalità scientifica: ma solo col bisogno di mettere a tacere un disturbatore; togliersi dai piedi un rompicoglioni a qualunque costo. E quello di cui sono stati chiamati a rendere conto i sette accusati non è la loro scienza: anzi, è l’averla sacrificata ad altri interessi.
Allora, che i sette condannati siano gli alfieri del pensiero scientifico e razionale contro l’oscurantismo irrazionale ed emotivo è una storia che non regge.
Non sono nemmeno delinquenti efferati. Saranno persino brave persone, che hanno fatto una cazzata sesquipedale perché hanno ceduto a una pressione e ora si trovano a difendere l’indifendibile. Pagano loro, per ora, perché fare dichiarazioni avventate può diventare un reato, e convocare riunioni per telefono no. Tutto qua.

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3 Responses to “La scienza, l’irrazionalità e il processo dell’Aquila”


  1. 1 Lucio Gialloreti 23 ottobre 2012 alle 17:58

    Infatti e meraviglia che non sia stato capito e forse anche a livelli internazionali ! Giustamente il Prof .Coppi rilevava l’assenza in giudizio di Bertolaso e pensavo fra me che fossero condannabili anche solo per …aver staccato la spina da scienziati per obbedienza a direttive superiori!


  1. 1 La scienza, l’irrazionalità e il processo dell’Aquila | L'Aquila - Cerca News Trackback su 24 ottobre 2012 alle 03:11
  2. 2 Shaken, not stirred: la cortina di fumo sulla sentenza dell’ Aquila (aridatece la Minetti) | mammamsterdam Trackback su 24 ottobre 2012 alle 14:33

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