non e’ semplice proteggere i monumenti

Cnr, non e’ semplice proteggere i monumenti, http://www.AGI.it,  7 giu

 “Cio’ che appare relativamente semplice per l’edilizia moderna e tradizionale realizzata con colonne, travi, solai e tetti portanti su disegni progettuali precisi, non lo e’ affatto per strutture spesso assai datate, in mancanza di progetti e nell’impossibilita’ di effettuare diagnosi invasive, nonostante la conoscenza“. Lo ha detto ad Almanacco della Scienza Roberto Vinci, direttore dell’Istituto per la tecnologia delle costruzioni (Itc) del Cnr. “Sovente i muri portanti si rivelano ‘riempiti’ con detriti incoerenti, di spessore variabile, senza legature evidenti, con l’aggiunta di sovrastrutture, modifiche e interventi successivi, talvolta improvvisati. Analoga difficolta’ – ha aggiunto – si incontra nel ‘leggere’ crepe, irrigidimenti, fondazioni spesso appoggiate sul terreno, che rendono fondamentale l’analisi del suolo. Di tali edifici si conoscono le tipologie strutturali, le tecniche costruttive del periodo di edificazione e i possibili comportamenti al sisma per esperienza, ma e’ difficile adeguarli alle diverse forme di sollecitazione”. Ecco perche’ il direttore dell’Itc-Cnr invita a evitare un approccio “demagogico” alla problematica. “Le tecniche disponibili piu’ conosciute ed efficaci sono talvolta assai semplici, come tiranti e catene, mentre altre piu’ innovative e meno invasive, che richiedono competenze progettuali e applicative piu’ raffinate, sono utilizzabili solo per casi eccezionali“. Un approccio “low profile”, insomma, partendo dalla considerazione che “da un lato il rigore nell’approccio scientifico e’ irrinunciabile, dall’altro – ha detto Vinci – l’ingegneria predispone soluzioni su un approccio probabilistico che non possiede i connotati dell’esattezza. Alla diagnosi deve quindi seguire una terapia adatta a ciascun caso”. Alla ricerca nel settore edilizio spetta pero’ in quest’ambito un fondamentale ruolo “culturale”.

  “Migliorare la consapevolezza significa, in una fase di criticita’ del finanziamento pubblico come l’attuale, ricordare ai decisori che la prevenzione ha costi economici inferiori a quelli dell’intervento a danno avvenuto, anche se non e’ banale attuare concrete forme di ‘prevenzione’ su aree molto vaste”, ha detto Vinci.
  “Date le sue competenze multidisciplinari, il Cnr potrebbe proporsi come attore di un ‘programma-Paese’ che eviti il rischio di dissipare le sempre poche risorse, come accade reagendo sotto lo stimolo emotivo”, ha aggiunto. “Non esistono ‘calamita” naturali, ma solo eventi che diventano tali a causa dell’inadeguatezza dell’uomo quando incontrano condizioni vulnerabili del patrimonio edilizio e del territorio in senso lato”, ha confermato Giandomenico Cifani, ricercatore dell’Itc-Cnr. “Emblematico il caso di L’Aquila in cui, purtroppo, le valutazioni preventive hanno avuto conferma. Fin dal 1995 comparivano ai primi posti delle graduatorie di vulnerabilita’ – ha vonvluso – tutti gli edifici pubblici crollati o gravemente danneggiati dal sisma del 2009 tra i quali, solo per citarne uno, la Prefettura, paradossalmente sede del Centro coordinamento soccorsi”. (AGI) .
 

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