lo scippo del museo

ovvero: “dove sono finite le opere d’arte”

Racconto avventuroso-poliziesco sulla sorte dei gioielli dell’Aquila (e di tutti), dopo il terremoto

….. per capirci qualcosa, per non lasciarseli sfuggire. A futura memoria

Post in progress…..

PERSONAGGI E INTERPRETI

Giovanni Paolo Cardone, “lo duca nostro”

Pittore aquilano, documentato dal 1569 al 1586, fu allievo di Pompeo Cesura e può essere considerato una delle personalità artistiche più significative del tardo manierismo.

Eseguì numerose decorazioni in occasione di cerimonie ufficiali tra cui, in collaborazione col Cesura, alcuni archi di trionfo per l’arrivo all’Aquila nel 1569 di Margarita d’Austria, governatrice degli Abruzzi.

Nel 1572 dipinse la restaurata porta di Barete attraverso la quale doveva entrare Margarita e nel 1573 disegnò l’arco di trionfo per la piazza del Castello in occasione dell’arrivo di Giovanna d’Austria.

Dipinse anche per le due chiese aquilane capo quarto di San Pietro di Coppito e di Santa Maria Paganica oltre che per la Basilica di San Bernardino.

Tra le sue più importanti opere il Gonfalone della Città dell’Aquila del 1579 in cui con maestria evidenzia la struttura urbanistica della città, la Madonna del Rosario di Santa Maria del Colle del 1586.

Lucia Arbace, soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici

Anna Maria Reggiani, archeologa docente all’università di Chieti e membro della fondazione Aquileia, direttore regionale del Mibac all’epoca del sisma

Andreina Pellegrini, ex componente della struttura del vice commissario per i Beni culturali

Luca Maggi, soprintendente Bap

Michele Maccherini, professore di restauro

Eugenie Knight e Silvia Pissagroia, restauratrici

Assemblea cittadina, assemblea cittadina

Massimo Cialente, sindaco de L’Aquila

I FATTI, I LUOGHI, I DETTI

(28 maggio)

Continua a far discutere la vicenda delle opere d’arte dell’Aquila restaurate a seguito del sisma e trasferite in strutture museali o espositive di altre città, con il rischio che non possano fare più ritorno.

Una vicenda che da giorni tiene banco nel capoluogo e che ha come principale bersaglio di alcuni operatori culturali la soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, Lucia Arbace, additata di essere la responsabile di queste continue “trasferte” del patrimonio culturale aquilano.

Un’accusa dalla quale la Arbace si è difesa sostenendo che “quando ci saranno all’Aquila spazi idonei ogni singolo pezzo tornerà in città”.

Sul dibattito torna a far sentire la sua la ex direttrice regionale dei Beni culturali Anna Maria Reggiani, archeologa docente all’università di Chieti e membro della fondazione Aquileia, che nei giorni scorsi aveva avuto parole di fuoco contro la Arbace commentando l’articolo di AbruzzoWeb su Facebook.

“Pare che la soprintendenza competente per i beni storici e artistici, abbia concentrato gran parte delle sue iniziative in un’intensa attività di mostre – scrive la Reggiani – Nulla da dire, sennonché questi eventi se non sono finalizzati alla riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo, danno l’impressione di essere effimeri e non graditi alla collettività aquilana che attende con ansia notizie sullo stato dei restauri delle opere d’arte“.

Sulla questione è intervenuta anche l’assemblea cittadina, che ha annunciato un incontro pubblico per mercoledì prossimo per preparare una manifestazione prevista per il 7 giugno.

L’INTERVENTO DELLA REGGIANI Un vuoto da colmare nella discussione post sisma all’Aquila, è senza dubbio, quello della costituzione di una rete museale, da attuare mediante una adeguata politica.

Mi auguro che il sindaco rieletto, Massimo Cialente, che si era speso per l’apertura del polo museale di Santa Maria dei Raccomandati, voglia accogliere questa sfida.

Infatti, se il progetto che porterà il nuovo Museo Nazionale di Abruzzo nell’ex Mattatoio, è in fase di realizzazione, vanno tratte due conclusioni, che hanno attinenza con le opere che vi saranno collocate.

La prima è che la mancanza di un museo archeologico, costituisce una grave perdita. L’idea di aprire un polo archeologico all’Aquila è legittima, tanto più che nel territorio del Comune ci sono realtà importanti come Amiternum, città sabina di primaria importanza, mentre l’area industriale di Bazzano ha restituito testimonianze preziose per la ricostruzione del profilo culturale dei Vestini, che si sono aggiunte a quelle di Fossa; mai come in questa contingenza storica, un museo archeologico strettamente collegato al tema identitario, avrebbe potuto rappresentare la speranza di ricostruzione.

Il terremoto ha congelato il processo di valorizzazione dell’archeologia aquilana, mentre l’essere la soprintendenza archeologica dislocata a Chieti, piuttosto che nel capoluogo, comporta in tutta evidenza, un rallentamento per la rimessa in moto delle iniziative passate.

In secondo luogo, pare che la soprintendenza competente per i beni storici e artistici, abbia concentrato gran parte delle sue iniziative in un’intensa attività di mostre.

Nulla da dire, sennonché questi eventi se non sono finalizzati alla riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo, danno l’impressione di essere effimeri e non graditi alla collettività aquilana che attende con ansia notizie sullo stato dei restauri delle opere d’arte.

E qui si tocca un altro tasto dolente della ricostruzione; infatti, dopo un evento traumatico, il patrimonio di una comunità, in cui concorrono la vita comune, la storia artistica e monumentale, passa in secondo piano di fronte alla impellenza dell’intervento neoabitativo o di quello di restauro.

Solo attraverso un’adeguata riflessione critica, è possibile esplorare le modalità con cui l’evento disastroso colpisce un assetto storico-culturale e lo trasforma, modificando con esso l’auto-rappresentazione che gli abitanti hanno del loro mondo per diventare uno strumento di riaffermazione della propria identità che consenta di riaffrontare le prove successive.

In definitiva, superando una visione egoistica e particolaristica del processo culturale, le istituzioni nel ridisegno delle istituzioni museali, potrebbero riprendere il discorso interrotto dal sisma e fare lo sforzo di immaginare un centro della città che ospiti un sistema museale con più sedi, archeologiche, storico-artistiche e di arte contemporanea, una rete come in tante città d’arte italiane, che potrebbe costituire anche la base per un’auspicabile rinascita economica dell’Aquila.

LA NOTA DELL’ASSEMBLEA CITTADINA L’assemblea cittadina, in seguito alle notizie riportate dalla stampa, relative al trasferimento in altre sedi delle opere appartenenti al Museo Nazionale d’Abruzzo, è intervenuta nel marzo del 2012, con una lettera aperta alla dottoressa Arbace, restata senza risposta.

Nella lettera veniva espressa la forte contrarietà a ogni iniziativa di allontanamento e di diversa collocazione delle opere e si sosteneva la necessità di porre in essere ogni possibile sforzo per valorizzare il prestigioso fondo collettivo, identitario per l’intero territorio aquilano.

Purtroppo la città ha subìto, nel passato, già troppe spoliazioni e, nell’attuale lentissima ricostruzione post sisma, corre il concreto rischio di subirne ancora.

Negli ultimi tempi, si sono alzate altre voci di dissenso verso la paventata sciagurata scelta, non ultime quelle manifestate nel corso della presentazione del restauro di una tela di Giovanni Paolo Cardone, alla notizia che la stessa  sarebbe stata trasferita in altra sede.

L’assemblea cittadina ritiene necessario e non più procrastinabile organizzare un incontro pubblico con tutti gli attori coinvolti nel processo di tutela del patrimonio culturale della città, nella convinzione che la salvaguardia e la fruibilità delle opere sono tra i presupposti per candidare L’Aquila a capitale europea della cultura.

L’assemblea cittadina si incontrerà mercoledì 30 maggio 2012, alle ore 17,30, nel tendone di piazza Duomo, per organizzare modi, contenuti e proposte per l’iniziativa pubblica dedicata a questo importante argomento, che si terrà il giorno 7 giugno.

(25 maggio)

Fendenti all’indirizzo dell’Arbace anche da parte di Andreina Pellegrini, ex componente della struttura del vice commissario per i Beni culturali: “Da quando si è insediata, pur cercando, non si trovano eventi che abbiano fatto respirare arte e cultura nella nostra città. Assistiamo all’organizzazione di mostre che pare servano ad arricchire il suo curriculum personale, senza portare nulla all’Aquila”.

Di queste sue esposizioni non se ne conoscono gli esiti, il numero di biglietti staccati, le opinioni degli addetti, nulla di nulla – insiste la Pellegrini – Se qualcosa di utile vuol fare si adoperasse presso il suo ministero per l’individuazione di uno spazio museale alternativo. Promuova iniziative all’Aquila e la finisca con il tour delle nostre Madonne ormai stanche dei tanti viaggi a cui le sottopone“.

E infine un appello al sindaco, Massimo Cialente: “prenda una posizione forte in merito”.

(24 maggio)

Il dissenso è esplosa in occasione della presentazione, presso l’archivio di Stato, del restauro della tela del XVI secolo di Giovanni Paolo Cardone “Madonna con Bambino, San Giuseppe, San Francesco e San Giovannino”: quando la soprintendente Lucia Arbace ha annunciato che l’opera andrà in una mostra che verrà organizzata a Ortona e successivamente esposta, temporaneamente, in attesa di avere uno spazio all’Aquila, presso il castello Piccolomini di Celano. A quel punto dalla platea si è levato un secco “no, l’arte non si scippa”.

È proprio l’assenza di una struttura idonea a ospitare il patrimonio recuperato uno dei problemi principali della città, considerato che il progetto dell’ex Mattatoio sembra avere tempi lunghi e che, nel frattempo, come sottolineano in molti “nessuno si è preoccupato di recuperare uno spazio alternativo per ricreare un ambito museale”.

“È preoccupante – aggiungono gli operatori culturali – la scelta di portare le opere del museo nazionale d’Abruzzo presso altre sedi in quanto la storia ci insegna, come successo in altri luoghi e per altri casi, che una volta ‘uscite’ difficilmente rientreranno”.

“Nella volontà di promuovere L’Aquila capitale della Cultura 2019 – proseguono – suscita sgomento constatare che gli uffici periferici del ministero dei Beni culturali non facciano nulla per far vivere veramente l’arte all’Aquila”.

“È mai possibile che a oggi, come succede invece in ogni altra parte del mondo, direzione regionale e soprintendenza Bsae non siano state capaci e in grado di trovare e organizzare uno spazio espositivo alternativo?”, si chiedono, concludendo: “Una cosa è certa, gli aquilani non vogliono che il loro patrimonio storico artistico venga portato altrove e il Comune, per la sua parte, dovrebbe attivarsi in merito”.

La “Madonna con Bambino e Santi” del Cardone fa parte di quel gruppo di 50 opere che la soprintendente Arbace ha affidato ai restauri come ha ricordato il alcune dichiarazioni rilasciate al quotidiano La Repubblica: “I danni del sisma al nostro patrimonio artistico sono stati gravissimi ma ci siamo attivati subito, recuperando le somme non spese che risultavano dai bilanci di fine anno del ministero per i Beni e le Attività culturali. Così abbiamo potuto distribuire oltre 50 opere alle ditte che hanno già collaborato con noi, tramite bando o affidamento diretto”.

All’evento di presentazione hanno partecipato la rappresentante dell’Istituto centrale di restauro, il direttore dei lavori unitamente alle restauratrici Eugenie Knight e Silvia Pissagroia, che hanno illustrato tutte le fasi dell’intervento oltre alle particolari tecniche e metodologie adottate per riportare il dipinto all’originario splendore, il professore Michele Maccherini e il soprintendente Bap Luca Maggi.

L’opera, gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, proveniva dal museo nazionale d’Abruzzo e per il primo intervento di messa in sicurezza era stata trasportata presso le Paludi di Celano, oggi Musè, nell’ambito del recupero di tutto il prezioso patrimonio artistico cittadino a cura di Anna Maria Reggiani, direttore regionale del Mibac all’epoca del sisma. (b.s. su http://www.abruzzoweb)

ARBACE: “MEGLIO IN GIRO CHE A PRENDERE POLVERE”

Se porto delle opere d’arte in giro è per non far dimenticare il patrimonio del museo nazionale d’Abruzzo che si trovava nel Castello cinquecentesco dell’Aquila“.

La soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici, Lucia Arbace, replica così al dissenso espresso da molte persone durante la presentazione del restauro della tela del Cardone.

“Sono polemiche sterili – sostiene – non si può preferire che i nostri beni culturali siano chiusi in un deposito piuttosto che rese visibili al pubblico al castello Piccolomini di Celano, oppure all’abbazia di Sulmona o ancora al polo museale di Lanciano”.

È chiaro che devono esserci le necessarie garanzie di sicurezza e di controllo” spiega Arbace, che precisa: “abbiamo portato opere a Trento e a Rimini e soltanto grazie a questi partenariati, che si sono fatti carico di pagare la mostra che oggi c’è la possibilità di farla girare e vedere”.

“Con questi accordi – aggiunge – siamo riuscita ad avere un catalogo delle opere e abbiamo una compagnia di trasportatori che le trasportano in sicurezza, facendoci anche risparmiare dei soldi”.

“Quando ho detto che il Cardone andava a Ortona e mi è stato detto che il nostro patrimonio non si deve muovere dall’Aquila – conclude la Arbace – ho risposto che nel momento in cui avrò un museo in città lo allestisco in 30 secondi, non chiedo di meglio“. (s.cia. su http://www.abruzzoweb.it)

http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/aggiornamento maggio 2010

http://www.musepaludi.it – ultimo evento:Identità d`Abruzzo – Mostra Fotografica a MUSè postato da MUSè [10/04/2012]


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1 Response to “lo scippo del museo”


  1. 1 Lucio Gialloreti 29 maggio 2012 alle 20:01

    Sarò un nero pessimista , ma come per tutte le cose già scippate , prima e dopo terremoto, anche queste opere d’arte ,con l’alibi della conservazione medio tempore, rimarranno fuori dell’Aquila! Seriamo in S.Maria dei Raccomandati::! Lucio


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