cantiere L’Aquila

di Emanuela Medoro, da http://www.laquilablog.it, 3 mag.

Qualche cantiere in più in giro si incomincia a vedere. Un buco grande al posto del fabbricato rosso mattone coperto di edera situato lungo viale De Gasperi ha cambiato di colpo l’immagine del viale, più in là una gru dalle fauci di coccodrillo sta divorando a bocconi grossi un altro fabbricato sollevando polveroni tutt’intorno, mentre recinti di nuovi cantieri restringono i passaggi per macchine e pedoni. La presenza di una grossa gru in via dell’Arcivescovado fa pensare a lavori imminenti in zona. Ben venga tutto questo, purché i lavori proseguano senza interruzioni. Raccolgo voci per strada, il mugugno più frequente dice: ma tu ci credi che i lavori andranno avanti, dopo l’elezione del sindaco si riferma tutto, è la solita sceneggiata preelettorale. Beh, mettere una grossa gru in centro costa soldi, come sceneggiata sembra un po’ troppo cara, qualcosa di vero e di buono ci deve pur essere. Crediamo, almeno fino a prova contraria, che la presenza in città del ministro Barca stia segnando una svolta reale nel percorso di rinascita.

I tabelloni dei manifesti elettorali ci mostrano tante facce, due o tre di donne, il resto di uomini, giovani o anziani, già noti da tempo o novellini della scena politica cittadina. Le facce degli uomini vanno dal pensoso/ triste, al sorridente, vivace ed accattivante. Il dato certo è che il cantiere/laboratorio sociale della città produce ben poche donne che abbiano il coraggio di cimentarsi nel più complesso ed insidioso terreno pubblico che possa esistere, quello della politica: una mistura di fondamentali competenze specifiche relative alle funzioni da svolgere, idee ed ideali solidi e forti cui ancorare un progetto democratico di civile convivenza nel territorio di competenza. Oltre a tutto questo ci deve essere la capacità di comunicare efficacemente con gli elettori. Eppure sono certa che le nostre donne, tenaci e sagge, sarebbero bravissime in questa insidiosa navigazione. Gli slogan sui cartelloni pubblicitari mostrano la volontà di ricostruire la città declinata a seconda dei gruppi di sostegno, cultura urbanistica ed interessi ad essa collegati, difficili da cogliere.

Stanchi e sfiduciati, con una preoccupante tendenza all’astensionismo, manipolati da una pesante videocrazia, sempre più lontani dalla casta dei poteri decisionali, ci aspettiamo qualche segnale di ripresa cui credere: la fine della cassa integrazione, della disoccupazione, la certezza di un lavoro. La richiesta di tutti per il vincitore ed i consiglieri è una sola: che non si fermino i cantieri in opera, e che ne nascano di nuovi.

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