ancora avvoltoi su L’Aquila

Le denunce di Italia Nostra, 5 apr.

Italia Nostra chiede il vincolo paesaggistico sull’intero centro storico della città capoluogo

ITALIA NOSTRA si sente fisicamente e moralmente vicina agli abruzzesi e agli aquilani nell’anniversario del grande lutto nazionale del terremoto del 6 aprile 2009.

Tre anni di mancata ricostruzione dei centri storici, prezioso e insostituibile unicum dell’identità culturale di un popolo; tre anni di sprechi di risorse senza alcun criterio di programmazione, di incertezze sul futuro degli abitanti, di pessimismo sempre più diffuso, di speculazioni “sotterranee”, di “appetiti” inconfessabili.

Tre anni dopo L’Aquila è peggio del giorno dopo il terremoto, ferita, sepolta, saccheggiata, “immota”? “Immota manet”: è questa la frase simbolica che appare sullo stemma della città come un funesto presagio.

Il centro storico di L’Aquila appare oggi un’aquila morente, circondata da avvoltoi in volo pronti a calare sulla ”preda”.

…le denunce di Italia Nostra!

1.       Le pastoie burocratiche e i risarcimenti bloccati

Tre anni dopo gli aquilani aspettano ancora come e cosa devono fare per poter ricostruire la loro città.

Tre anni dopo si emanano ancora modifiche alle decine di decreti, ordinanze e circolari già di per sé poco chiari e contraddittori, bloccando, di fatto, qualunque tentativo di ricostruzione.

Tre anni dopo a chi volesse costruire fuori dal centro storico verrebbero dati circa 1200 euro al metro quadro, la stessa cifra di chi volesse mettere mano al restauro di una casa, di un negozio, di un ufficio nel centro storico. Viene però detto loro che la cifra potrebbe essere incrementata fino al 100% nel caso di edifici sottoposti a vincolo monumentale, o fino 60% per gli edifici di pregio (definizione inesistente nelle vigenti normative nazionali) che dovrebbero essere valutati da specifiche commissioni comunali (in alcune delle quali si trovano anche amministratori comunali (sic!) fino ad ora di fatto non operative non essendoci a monte alcun criterio di valutazione prestabilito se non le altezze interpiano (sic!) e rappresentano quindi un altro motivo di blocco della ricostruzione. Molti aggregati nei centri storici, anche quelli di L’Aquila hanno i progetti pronti ma non sanno come calcolare il contributo (o indennizzo) spettante.

Con molto ritardo ci si è resi conto che le ordinanze e le altre normative elaborate all’indomani del sisma hanno immobilizzato la ricostruzione prefigurando la necessità di strumenti eccezionali, quando il PRG dell’Aquila, seppure “datato” contiene già tutti gli elementi anche di tutela del proprio tessuto storico monumentale. E’ inaccettabile che l’istruttoria dei progetti sia ancora nelle mani di tre distinti “soggetti” con sedi sparse in tutta Italia lontano dall’Abruzzo.

2.       …il Commissario ferma la tutela dei Centri Storici

Così come ha chiesto Italia Nostra fin dal primo giorno: la Soprintendenza ai beni Monumentali e Paesaggistici dell’Abruzzo aveva da tempo avanzato una proposta di vincolo dell’intera area posta all’interno delle mura, al fine di evitare scempi e abusi nella parte antica della città e conservare le caratteristiche storiche e urbane. Ma tale proposta è stata bloccata dal Commissario per la Ricostruzione (il presidente della Regione) e dal suo “braccio operativo”, responsabile della STM (Struttura Tecnica di Missione). Il vincolo ad oggi non è stato posto e dunque coloro che volessero riparare (o restaurare) gli edifici nel centro storico lo dovrebbero fare con lo stesso indennizzo previsto per gli edifici all’esterno.

Le farraginose norme emanate fino ad oggi prevedono inoltre che nei centri storici non si possa intervenire senza l’ormai “famigerato” Piano di ricostruzione, nella maggior parte dei casi inutile e foriero di ulteriori ritardi, tanto che nessun Comune del “cratere”, neanche quelli più “virtuosi”, sono riusciti ad ottenere la prevista intesa con il Commissario Delegato su tale piano, con il risultato che per i centri storici comincerà dopo il 6 aprile il quarto anno di inattività!

3.       che fine ha fatto il fiume di denaro

…che gli Italiani, in varie forme, ha donato? Chi si oppone alla ricostruzione della città antica e dei centri storici del cratere? Chi permette che ancora oggi, a tre anni, si spendano enormi cifre per interventi spesso inutili quanto dannosi e per edifici fuori i centri storici che avrebbero potuto essere riparati con somme ben più contenute?

Ora sta per cominciare la “ricostruzione” dei cosiddetti edifici con esito di agibilità E (quelli “teoricamente” più danneggiati) fuori dai centri storici, senza tener conto della gravità e dell’estensione dei danni effettivi, aprendo così un’altra voragine che probabilmente assorbirà gran parte dei finanziamenti disponibili da qui fino ai prossimi due anni…

…e i centri storici? Quanto dovranno ancora aspettare? Nel frattempo i cittadini aquilani, anche quelli più attaccati alla loro storica città, cominciano seriamente a pensare di abbandonarla. Forse è proprio questo quello che si vuole, lasciando così completamente libero il campo agli speculatori più o meno occulti che fin dalla tragica notte del 6 aprile 2009 si aggirano intorno e dentro la città.

Una farraginosa struttura per l’esame dei progetti dei privati: la “famosa” filiera di Fintecna, Reluis (consorzio delle università di ingegneria sismica che si occupa ordinariamente di ricerca) e Cineas (altro consorzio para-universitario che si occupa prevalentemente di assicurazioni-progetti) assorbe ben 12 milioni di euro l’anno, mentre nella maggior parte dei Comuni del cratere i progetti vengono approvati dalle stesse amministrazioni a costi di istruttoria irrisori, ma con criteri “variabili” da Comune a Comune.

E che dire dei progetti finanziati fuori “cratere” per i quali è sufficiente una semplice perizia giurata del progettista per ottenere l’indennizzo e della cui diffusione ed entità nessuno sa nulla? (forse lo sanno solo il Commissario e la sua Struttura di Missione ) tanto che la stessa relazione del Ministro Barca presentata a L’Aquila il 16 marzo scorso mostra enormi lacune sugli aspetti economico-finanziari di questo post-terremoto.

Quanto si è speso fino ad ora? Per che cosa? Quando e quanto si potrà spendere? Fatto, questo, gravissimo e mai accaduto nei più recenti post-terremoti (Umbria-Marche 2007 e Molise 2002) delle cui esperienze si è persa traccia. E qualcuno deve pur risponderne!

ALLA LUCE DI TUTTO QUESTO:

ITALIA NOSTRA chiede che i poteri passino definitivamente alle amministrazioni locali e alle soprintendenze per i rispettivi ruoli, individuando nuove modalità di coordinamento, di indirizzo e di programmazione, che ad oggi, nonostante la presenza del Commissario e della costosa STM Struttura Tecnica di Missione, non esistono. Per due vice commissari che vanno un altro ne rimane: Gianni Chiodi, Commissario delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo, con ancora poteri straordinari che ha in mano tutto.

A tre anni dal sisma, si deve ripartire da zero e resta comunque l’ombra della logica dell’emergenza e dei poteri straordinari contro quelli ordinari.

ITALIA NOSTRA chiede che il piano di ricostruzione predisposto dal Comune dell’Aquila, basandosi sui fondamentali concetti di restauro conservativo, venga immediatamente reso operativo e applicato sia al centro storico della città che a quelli di tutte le oltre 50 frazioni colpite dal terremoto, per un totale di 405 ettari di territorio, assicurando le risorse necessarie, contemperando restauro e sicurezza e soprattutto eliminando gli sprechi e la frammentazione delle competenze che continua a permanere.

Il costo enorme delle consulenze va dirottato a favore delle strutture tecniche locali, che pure esistono e che già hanno le competenze necessarie, e in particolare a favore di quelle del Comune dell’Aquila, del Genio Civile (che mantiene un assurdo regime di proroga, voluto dalla Regione, alla legge sismica per cui non è tenuto a esprimere alcun parere obbligatorio), delle Soprintendenze e della stessa struttura regionale fino ad ora “estromessa” completamente e inspiegabilmente dal processi di ricostruzione.

ITALIA NOSTRA chiede un unico “vero” tavolo/sportello di coordinamento tecnico- scientifico locale, vicino e “colloquiante” con i professionisti e la popolazione, che sostituisca finalmente gli attuali apparati straordinari. Gli abruzzesi e gli aquilani hanno tutte le competenze necessarie!

In tale quadro, appare totalmente fuori luogo e avulso dal contesto il cosiddetto Piano OCSE, peraltro palesemente estraneo alla cultura italiana del restauro, richiamandosi, tra le righe, ai piani di ricostruzione post-bellici delle capitali europee.

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ITALIA NOSTRA, SECONDO MANIFESTO per L’ABRUZZO 

ITALIA NOSTRA vuole ancora una volta ricordare a sé stessa e a tutti gli italiani che questa orribile pagina incivile della nostra storia è ancora aperta. Le lottizzazioni del progetto C.a.s.e. non solo hanno contribuito a distruggere il paesaggio abruzzese e l’identità stessa delle comunità ferite e deportate in questi quartieri nei quali si vorrebbe continuare a investire il denaro di tutti, ma oggi costituiscono ancora uno dei maggiori ostacoli alla ricostruzione dei centri storici.

ITALIA NOSTRA vuole ancora una volta rompere il filo spinato di silenzio che avvolge L’Aquila, e costringere i media a non dimenticare. La “cricca” di speculatori che rideva quella notte, e i cui componenti sono cresciuti esponenzialmente in questi 3 anni, ha ancora i suoi rappresentanti nei gangli vitali delle decisioni: è per questo che non si pone termine all’emergenza: per permettere agli interessi della speculazione di aggirare le leggi ordinarie. I centri storici non devono morire!! Il centro storico di L’Aquila deve rimanere degli aquilani !!

Come nel nostro MANIFESTO  per L’ABRUZZO del novembre 2010

ITALIA NOSTRA CHIEDE …ANCORA:

  1. che cessino le illegalità incostituzionali dei poteri commissariali e che i poteri per la ricostruzione tornino nelle mani degli Enti Locali;
  2. che si dia avvio a una immediata e trasparente programmazione a breve, medio e lungo periodo
  3. che i cittadini e le attività produttive possano tornare al più presto nei centri storici;
  4. che le istituzioni culturali e pubbliche locali vengano adeguatamente sostenute e anch’esse ritornino nei centri storici;
  5. che le competenze per il restauro dei beni storico architettonici tornino nelle mani del Ministero che secondo la nostra Costituzione è deputato alla loro tutela.

ITALIA NOSTRA PROPONE QUINDI:

  1. che venga applicata nel restauro conservativo dei centri storici la “carta di Gubbio”, semplificando le procedure che possono benissimo seguire le perimetrazioni delle zone “A” da tempo esistenti, accantonando l’incauta proposta del cosiddetto piano OCSE-Groningen
  2. che venga applicato il piano paesaggistico conservativo della Soprintendenza ai monumenti per l’Abruzzo, che salverebbe dalla demolizione gli edifici antichi, dando ai proprietari la possibilità di ottenere congrui risarcimenti;
  3. che venga parallelamente sostenuto il Piano di ricostruzione adottato dal Comune di L’Aquila che va nella stessa direzione dell’impostazione della Soprintendenza;
  4. che venga elaborato un piano di politica culturale finora totalmente assente;
  5. che il Museo Nazionale dell’Aquila ritorni nel Castello (allontanando incongrui progetti “mangiasoldi” o deportazioni e tournée mercatistiche delle opere d’arte) e che venga predisposto dal MiBAC, dalla Diocesi e dai comuni un piano museale diffuso per il cuore aquilano dell’Abruzzo, che recuperi il notevole patrimonio degli artisti abruzzesi (poco o affatto conosciuto, quanto di enorme valore storico-culturale) di tutte le epoche;
  1. che venga spostato o meglio annullato l’Auditorium progettato da Renzo Piano: un progetto costoso e inutile che devasta un parco vincolato e toglie le visuali del Castello;
  2. che gli indennizzi vengano attribuiti anche alle attività produttive e adeguatamente incrementati in modo da costituire un ulteriore incentivo per il ritorno dei cittadini e delle stesse attività produttive e professionali nei centri storici;
  3. che gli Enti locali, le Soprintendenze e le istituzioni culturali ottengano adeguati incentivi economici costanti per aprire sportelli dedicati ai cittadini, rinforzandoli con le numerose competenze dei giovani presenti sul territorio.******************************************************

SEDE NAZIONALE

Italia Nostra chiede aiuto per i centri storici de L’Aquila e dell’Abruzzo

fai girare questa mail a tutti i tuoi amici e
….rimandala anche tu con un tuo commento agli indirizzi del Governo

Consiglio dei Ministri Presidente – centromessaggi@governo.it
 Fabrizio Barca – ministrocoesione@governo.it

perché siano seppelliti sotto le nostre proteste.
Non interrompete questa catena…
La forma delle città è la forma della nostra cittadinanza: è per questo che salvare L’Aquila è questione di vita o di morte. Per l’Italia, non solo per L’Aquila.

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1 Response to “ancora avvoltoi su L’Aquila”


  1. 1 Luciano B. L. 6 aprile 2012 alle 10:48

    a prescindere dal fatto che poteva essere fatto a nome di “italia mea, o sua o de noialtri) e non a nome di “Italia Nostra”, questo “appello” sembra un assist al candidato sindaco amico che, ovviamente a sua insaputa, ha condiviso le responsabilità amministrative passate anche con chi viene sospettato di … (vedi, in http://www.ilcapoluogo.com/News/Cronaca/Comune-L-Aquila-assessore-Lisi-indagato-per-abuso-edilizio-80789).


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