L’Aquila: la città che non esiste?

di Maria Piera D’Alessandro, su http://www.laeco.it/ 3 apr.

L’Aquila: la città che non esiste?

La ricostruzione mai iniziata e la disgregazione del tessuto sociale

TRE ANNI FA, nella notte fra il 5 e il 6 aprile, alle 3.32, una scossa di terremoto di intensità 6.3 della scala Richter, durata 38 secondi, ha raso al suolo L’Aquila. 309 persone morirono sotto le macerie, un’intera popolazione di un capoluogo di regione finì sotto le tende. Tre anni fa l’Italia si mobilitò per questa città ferita e per i suoi abitanti. Tre anni fa, ma sembra un’eternità. Alla enorme mobilitazione popolare sull’onda dell’emozione della immane tragedia si è pian piano sostituito l’oblìo. Il centro storico della città, puntellato e messo in sicurezza, è ancora chiuso a tutti. Gli unici abitanti di questa terra di nessuno sono i Cani dell’Aquila, assurti a simbolo degli aquilani che rimangono tenacemente attaccati alla loro città ferita. L’Aquila è diventata una Ghost City e le prospettive di ricostruzione sono, purtroppo, ancora molto vaghe ed aleatorie.

Parte della popolazione è stata sistemata nelle tristemente famose “New Town”, costruite dal governo precedente. Agglomerati urbani disseminati nei dintorni della città, senza servizi e centri di aggregazione. Chi non è lì, vive in “autonoma sistemazione”, cioè in case in affitto o in quelle che erano le case del paese di origine, fra le montagne dell’Appennino. In ogni caso, la disgregazione del tessuto sociale si fa giorno dopo giorno più profonda ed irreversibile.

GLI SCANDALI LEGATI ALLA COSIDDETTA “RICOSTRUZIONE”, in realtà mai iniziata, sono nel frattempo sono venuti alla luce. A tal proposito è notevole il libro “Il buco nero”, di Giuseppe Caporale.

Un esempio della gestione dei fondi sono i ricavi della canzone “Domani” degli Artisti per l’Abruzzo, che sono tuttora bloccati. La maggior parte era destinata alla ricostruzione del Conservatorio. I motivi? Sembra non ci sia ancora un progetto, che dovrebbe essere redatto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, secondo quanto si apprende da fonti dei Beni Culturali all’Aquila. E questo è solo un esempio per illustrare la situazione di indefinitezza in cui ancora versa tutta la questione della ricostruzione non solo strutturale ma anche sociale della città.

QUALCOSA SI STA CERTO MUOVENDO: per esempio è iniziata la costruzione dell’Auditorium progettato da Renzo Piano, nel Parco del Castello, finanziato dalla Provincia di Trento con 6.7 milioni di euro. Vi saranno spostate tutte le iniziative culturali che prima si svolgevano nell’Auditorium all’interno della struttura del castello cinquecentesco, ora inagibile per il sisma. Sempre nell’ottica di ricreare un polo di attrazione per la disseminata comunità aquilana.

Il nuovo governo, con il ministro Barca, sembra dare segnali di interesse per la situazione della città, dopo il vuoto di due anni lasciato dal precedente esecutivo.

Sicuramente la strada è in salita, con difficoltà letteralmente inimmaginabili per chi non vive la realtà da terremotato, e il futuro è ancora un grande punto interrogativo. Nei prossimi 5 anni si capirà finalmente cosa ne sarà della città fantasma de L’Aquila. Soprattutto quello dei giovani aquilani, senza più un passato su cui poggiare e al momento senza neanche un futuro a cui poter guardare.

Maria Piera D’Alessandro

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2 Responses to “L’Aquila: la città che non esiste?”


  1. 1 Lucio Gialloreti 6 aprile 2012 alle 18:06

    Descrizione cruda ma efficace dell’autrice; oltre a questi tre anni in cui la nostra Città è divenuta sempre più” fantasma”, ancor più preoccupante è l’interrogativo di cosa sarà di qui a cinque anni!!

  2. 2 best e cig 28 maggio 2012 alle 22:53

    Hi there friends, pleasant piece of writing and pleasant arguments commented at this place,
    I am truly enjoying by these.


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