tre lunghi, inconcludenti, anni

Dure critiche all’Ocse sul recupero dei beni culturali e della città territorio

di Alessia Moretti, da “il Capoluogo”, 31 mar.

Il documento prodotto dall’Ocse e dall’università di Groningen, insieme ad alcuni aspetti dell'”ordinanza Barca”, sotto il fuoco di fila dell’associazione Bianchi Bandinelli, che da tempo segue quanto sta accadendo all’Aquila. Nella conferenza stampa, svoltasi all’interno del Museo di arte contemporanea dell’Aquila, le critiche si concentrano in particolare sulle indicazioni dell’Ocse relative ai temi della tutela dei beni culturali, di un piano di ricostruzione complessivo del centro storico, della città territorio. Ciò che più preoccupa l’associazione è un approccio che vorrebbe ridurre L’Aquila all’imitazione di se stessa. La presidente Marisa Dalai Emiliani cita l’intervento auspicato dai professori olandesi sugli edifici aquilani da ridurre a mere “facciate”. «All’Aquila – sottolinea – la maggior parte degli edifici è ancora in piedi», quindi si può intervenire in modo organico e in chiave di recupero, non svuotando gli edifici. Anche Vezio De Lucia si dice stupito dal rapporto Ocse nel quale non si fa cenno al disastro del progetto C.a.s.e. «una ventina di lottizzazioni che hanno contribuito a distruggere il territorio aquilano e che oggi rappresentano uno dei maggiori ostacoli alla ricostruzione».

Pesante il bilancio sulla tipologia di interventi negli edifici di culto dopo il terremoto. Le annunciate aperture delle chiese in occasione del Natale vengono bollate come operazioni di propaganda. Il vice commissario per la tutela dei Beni culturali dell’Aquila Luciano Marchetti chiamato in causa, dice Dalai Emiliani, per aver «seguito una logica di isolamento del singolo monumento, non tenendo conto del contesto». La mancanza di una programmazione, di tempi e parametri chiari, è stata letale per L’Aquila, contrariamente a quanto accaduto dopo i terremoti nelle Marche e nell’Irpinia. Umberto D’Angelo torna sulla necessità di riattribuire il giusto ruolo al Ministero per i Beni e le attività culturali, «la struttura del vice commissario ai Beni culturali ha sottratto personale e risorse al Ministero, senza averne le competenze, come chiarito in varie ordinanze». E cita alcuni gravi “svarioni” dell’azione del vice commissario, come il recupero di ben 47 chiese fuori dal cratere sismico, mentre ricorda che 8 milioni di euro sono stati spesi per le 116 chiese riaperte, alcune con danni lievissimi. «A tre anni, non ci sono interventi importanti di restauro del patrimonio culturale», conclude.

L’associazione Bianchi Bandinelli si pone quindi in una posizione di vigilanza sul recupero e tutela del patrimonio culturale dell’Aquila, soprattutto nella prospettiva di veder riattribuire alle istituzioni nazionali e locali le proprie competenze, grazie alle ultime iniziative annunciate dal governo Monti, tramite il ministro Fabrizio Barca, superando la logica del commissariamento. Di fronte al bilancio dell’associazione non poteva mancare la replica dell’assessore ai Beni culturali del Comune dell’Aquila, Vladimiro Placidi che ha difeso quanto fatto fino ad oggi dal Comune, con scarso personale e senza finanziamenti adeguati, citando un episodio dai tratti inquietanti. Placidi ha ricordato il lavoro svolto dal Comune per il rilevamento del danno su 283 unità edilizie del patrimonio comunale di valore storico artistico, relazione poi consegnata agli uffici del vice commissario Marchetti che però «li hanno perduti». E’ seguito poi l’intervento di Ettore di Cesare, uno dei candidati sindaci alle prossime comunali, che ha concordato sullo sfacelo rappresentato dal progetto C.a.s.e. per L’Aquila, chiarendo che la definizione di “smart city”, usata per L’Aquila anche dall’Ocse, vuol dire, tra l’altro, «una città dove il consumo di suolo sia limitato». L’architetto aquilano Antonio Perrotti ha bocciato totalmente l’ingerenza dell’Ocse, strumento, a suo dire, di delegittimazione delle forze locali. Ma, allo stesso tempo, ravvisa responsabilità dell’attuale situazione di stallo nelle figure di Gaetano Fontana (Stm) e di alcuni amministratori locali, invitando a tenere alta l’attenzione in vista delle prossime elezioni, nelle quali il rischio che si corre è «un patto di solidarietà tra le forze politiche per svendere il territorio aquilano». L’incontro si è poi chiuso con una riflessione sul destino del patrimonio artistico contenuto nei musei, nelle biblioteche, nelle chiese oggi trasferito in magazzini, molti dei quali fuori dall’Aquila, con il rischio di non vederlo tornare in breve tempo e al completo, soprattutto se pensiamo che la banca dati delle opere danneggiate dopo il terremoto «è stata secretata dal vice commissario» afferma la presidente Dalai Emiliani. 

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1 Response to “tre lunghi, inconcludenti, anni”


  1. 1 Lucio Gialloreti 1 aprile 2012 alle 11:10

    Il titolo si commenta da sè, purtroppo!


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