la ricostruzione degli altri

Sisma: finisce dopo 112 mesi l’era dell’emergenza, simbolo di una ricostruzione fallita
di “Morpheus” da http://www.primonumero.it, 20 mar.
Iorio e i suoi collaboratori inferociti per la mancata proroga dello stato di criticità. Ma è una falsa ira: sarebbe scaduto a fine anno ed è impensabile che negli otto mesi che mancano potessero fare quello che non hanno fatto in quasi dieci anni. La ricostruzione è ferma al 33 per cento. Una vergogna per chi aveva promessi di ridare la casa ai senzatetto nell’arco massimo di quattro anni. La struttura del Commissario: una gioiosa macchina dell’inefficenza dai costi altissimi.
L’emergenza del terremoto finisce qui, dopo nove anni e quattro mesi. Finisce non per naturale esaurimento dell’emergenza stessa, ma per una ragione politica: venuta a mancare la complicità del governo Berlusconi (che per quasi un decennio ha protetto e favorito il governatore molisano impegnato a spadroneggiare sulla montagna di fondi arrivati grazie al sisma) Michele Iorio si è trovato a fare i conti con il governo Monti. Il quale ha fatto due calcoli, ha visto che in dieci anni la macchina del Commissario Iorio ha ricostruito appena un terzo di ciò che andava ricostruito, e ha detto stop: l’emergenza è finita, i soldi per rifare le case che mancano li avete (340 milioni di euro già stanziati), ma basta finanziamenti elargiti a capocchia per alimentare clientele, sprechi, prebende, strutture inutili.
Iorio stesso durante il Consiglio regionale di lunedì 19 marzo ha gridato allo scandalo: ” E’ un governo ottuso”. Si è ben guardato dal dire che la presunta ottusità del governo è frutto esclusivo del disastro della sua gestione commissariale. Quasi un miliardo di euro piovuti sul Molise dal 2002 ad oggi e una ricostruzione ferma al 33-34 per cento. Un dato che dovrebbe far arrossire di vergogna chiunque, specie se quel chiunque all’indomani del sisma aveva assicurato che nel giro di due, tre, massimo quattro anni tutto sarebbe tornato come prima.
La verità è che in quel puntare il dito contro il governo Monti c’è tutta la sconfitta di Iorio, il suo fallimento di artefice della ricostruzione. Ha preteso di gestire da solo la cassa dei fondi sisma, è riuscito a trarne vantaggi enormi in termini di consenso personale e clientele, ma alla fine deve ammettere che l’unico vero obiettivo che contava ” ridare la casa a chi l’aveva persa ” è lontanissimo dall’essere realizzato. E che quindi i soli a pagare per il suo scellerato modo di gestire le cose sono quelli che nell’ottobre del 2002 rimasero senza un tetto e che ancora vivono in condizioni di precarietà.
La norme prevedono che un’emergenza (la quale consente di gestire il denaro utile a risolverla senza troppi intoppi burocratici) possa durare al massimo sette anni. Poi concede altri tre anni di cosiddetta “criticità”. Poi basta. Ecco, al Molise sono stati accordati sette anni di emergenza e due anni e quattro mesi di criticità. E dunque appare piuttosto grottesco questo stracciarsi le vesti dei politici e dei sindaci per otto mesi di “criticità” in meno. Forse pensano che i molisani siano così idioti da credere che in otto mesi questa gioiosa macchina dell�inefficienza messa in piedi dal Commissario e dalla pletora dei suoi collaboratori possa fare ciò che non ha fatto nei centododici mesi precedenti?
I fatti e le parole dei protagonisti di questa mesta vicenda dimostrano che ai signorotti della politica locale poco o nulla importa dei terremotati, quelli veri. La grande preoccupazione di questi giorni, per loro, è quella di mantenere in piedi la cosiddetta “struttura del commissario”, quella dove hanno trovato un sicuro posto di lavoro (nella sede centrale della Regione e nei Comuni colpiti dal sisma) decine, centinaia di persone, alcune delle quali ( è il caso della segretaria del Commissario Iorio ) con stipendi che vanno oltre i centomila euro l’anno.
Occupano tutti insieme uffici che in nove anni e quattro mesi hanno dato prova di una documentata inefficienza, il loro alacre operato anziché snellire ha rallentato la ricostruzione fin quasi a paralizzarla, altrimenti non mancherebbe ancora il 70 per cento delle cose da fare. Ecco, è questa la vera emergenza a cui Iorio deve far fronte dopo la mancata proroga dello stato di criticità da parte del Governo Monti: trovare una sistemazione a molte persone che hanno ingigantito la struttura commissariale senza che ve ne fosse un’esigenza reale, spiegare a chi per anni e anni ha garantito fedeltà e vicinanza politica che non c’è più trippa per gatti.

Adesso il governatore annuncia che, in ogni caso, la ricostruzione deve comunque essere completata (bontà sua!) e che quindi la Regione deve al più presto fare una legge per prendersi carico dell’organizzazione del tanto, troppo che rimane da fare. C’è anche chi saluta questa necessità di fare una legge ad hoc come l’ennesimo segno della sconfitta di Iorio. E’ vero, dal momento che fin dall’inizio si è sempre rifiutato di farla assumendo su di sé, in veste di Commissario straordinario, ogni responsabilità. Ma è anche vero che comunque entro la fine dell’anno una legge ad hoc si doveva fare comunque. Perché la sconfitta di Iorio non si misura con l’obbligo attuale di chinare la testa facendo ciò che non ha mai voluto fare, ma con il lunghissimo tempo passato dal giorno del terremoto ad oggi, un tempo in cui le sole persone che avevano davvero bisogno di un aiuto non l’hanno ottenuto: i senzatetto.
(Morpheus)

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