recuperi, restauri, ricostruzione

La restauratrice artista che cura le tele dell’Aquila

Nel laboratorio all’ombra di piazza Venezia sono in fase di recupero tre grandi dipinti rimasti danneggiati nel sisma. tra cui la “Resurrezione di Cristo” di Giovanni Paolo Cardone  

di LORENZO D’ALBERGO, da “la Repubblica”, 12 mar.

La restauratrice artista che cura le tele dell'Aquila

Durante il restauro Arianna Ercolani indossa un camice bianco, pronta a suturare il suo paziente. Un malato molto particolare: è alto più di tre metri e largo due. Nel laboratorio di via della Tribuna di Tor dè Specchi è arrivato in condizioni gravissime. È un dipinto del XVI secolo, reduce dal terremoto che nel 2009 ha sconvolto L’Aquila. In alcuni punti la tela era completamente squarciata. “È rimasto per un mese sotto le macerie del museo nazionale d’Abruzzo  –  spiega la restauratrice  –  e dei frammenti sono andati completamente perduti”. Quando è arrivata nello studio tra Circo Massimo e piazza Venezia, la relazione tecnica della “Resurrezione di Cristo” di Giovanni Paolo Cardone, pittore che riuscì a unire i dettami della pittura devozionale fiamminga all’elegante stile romano, era drammatica. Investita direttamente dal crollo, l’opera presentava una serie di lunghe lacerazioni e i segni dell’attacco di muffe e batteri annidatisi nella trama della tela, esposta alle intemperie per 30 giorni.

Ad affidare la pittura sacra alle cure della squadra diretta da Arianna Ercolani è stata la sovrintendente per i beni artistici, storici e etnoantropologici dell’Abruzzo, Lucia Arbace. “I danni del sisma al nostro patrimonio artistico sono stati gravissimi  –  racconta la sovrintendente – ma ci siamo attivati subito, recuperando le somme non spese che risultavano dai bilanci di fine anno del ministero per i Beni e le Attività culturali. Così abbiamo potuto distribuire oltre 50 opere alle ditte che hanno già collaborato con noi, tramite bando o affidamento diretto”. A Roma ne sono arrivate cinque. Gli esperti dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro sono al lavoro su un secondo dipinto di Cardone e su un antico presepe di terracotta, mentre una tela di Giacinto Brandi, pittore barocco, è affidata alle cure di Zètema. Poi, ci sono i due dipinti inviati nello studio di Arianna Ercolani. Già, perché oltre alla “Resurrezione”, nel suo laboratorio c’è anche una “Crocifissione” di un pittore fiammingo ancora ignoto. Quando è arrivato a Roma, era in condizioni pessime. Quello che nell’ambito del restauro si definisce codice 1, il livello di degrado più significativo. Ora il dipinto è adagiato su un’enorme tavola, capovolto. “Stiamo rimuovendo la vecchia tela e la colla con cui era stato foderato  –  illustra la restauratrice, alzando delicatamente l’opera e mostrandone un lato – così potremo eliminare tutte le deformazioni causate dai detriti del terremoto”.
Solo dopo si potranno suturare le eventuali lacerazioni e lavorare sui frammenti andati perduti. “Ma le lacune non verranno reintegrate pittoricamente, con una tecnica mimetica – spiega Arianna Ercolani  – . Sarebbe possibile, ma al loro posto sarà applicata una semplice tela neutra, a spina di pesce. Sembrerà strano a chi non opera nel settore, ma stiamo soltanto seguendo le normali direttive della sovrintendenza e gli insegnamenti universitari”. Così le opere saranno riconsegnate al museo abruzzese, rispettandone il vissuto. Una storia lunga cinque secoli che ha rischiato di interrompersi sotto le scosse di un terremoto.

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