un teatro per L’Aquila. “Un liuto abitato” Un altro?

23/02/2010 – “Un liuto abitato”. È così che l’arch. Mario Cucinella, intervistato dalla redazione di Archiportale, definisce il teatro disegnato per L’Aquila. La struttura, destinata a sorgere in Piazza d’Armi, sarà realizzata in legno lamellare antisimico.
L’idea fu lanciata lo scorso anno da Cosmit e Federlegno che, in occasione del Salone del mobile, invitarono l’arch. Cucinella a progettare il nuovo teatro da donare alla città colpita dal sisma. Oggi sono disponibili le prime immagini del plastico, sebbene – spiegano dallo studio Mario Cucinella Architects – il progetto sia ancora in fase di studio.
La struttura si presenta all’esterno come una grande arca disegnata da un sistema di ponteggi. Il disegno interno è ispirato al liuto, uno strumento musicale del quale la struttura intende evocare la semplicità. Intervistato dalla redazione di Archiportale, l’arch. Cucinella svela le prime anticipazioni sul progetto.
Archiportale: In occasione del Salone del Mobile 2009 Cosmit e Federlegno hanno lanciato l’idea di realizzare un nuovo teatro in Piazza d’Armi a L’Aquila fatto in legno lamellare antisismico. E hanno scelto lei come progettista. Sappiamo che ha già messo a punto la sua idea progettuale. Può anticipare qualche informazione sul progetto? Osservando il plastico, si nota una sorta di geometria ad alveare. Si tratta di un disegno che risponde ad una particolare esigenza, di spazio o magari acustica, oppure semplicemente di una scelta estetica?
Mario Cucinella: Il progetto del teatro in Piazza d’Armi a L’Aquila esprime l’idea di un edificio semplice, un grande ponteggio grezzo di legno che tiene un invaso conico. Riprende l’idea del teatro classico settecentesco, portandolo ad una evoluzione in chiave più democratica. Concept per questo più vicino all’impianto greco, con i palchi tenuti insieme. La netta separazione tra platea e balconi lascia spazio ad un ritrovato senso della comunità. La scena teatrale è tagliata dentro il cono per abitare lo spazio in maniera democratica.
Per quanto riguarda la distribuzione acustica, il progetto è ancora in fase di lavorazione. Non sono per questo ancora entrato nel merito di uno studio più dettagliato su aspetti come il suono.
A: La geometria del progetto risponde quindi ad una idea democratica di distribuzione degli spazi?

M.C.: La struttura è stata concepita come un liuto, uno strumento nel quale entrare per poterne osservare la semplicità. La geometria del progetto risponde a questo obiettivo. Il teatro che stiamo progettando deve essere un luogo di sperimentazione, che non deve togliere nulla al teatro storico della città, dove tra l’altro si registra la media di occupazione teatrale più alta d’Italia.

Il progetto intende aprire lo scenario del teatro-studio, dove poter fare sperimentazione; un tipo di realtà che in Italia manca ancora (con unica eccezione forse per il Teatro Piccolo di Milano).
Il valore più forte del progetto è dettato da uno dei temi più importanti in questo momento a L’Aquila, e cioè la mancanza di ruoli di aggregazione, tema equivalente all’abitare della città. Superato il tema dell’emergenza, bisognerà pensare nuovi luoghi della socialità.
Piazza d’Armi è un luogo datato, abbandonato da tempo. Inserire lì il teatro, prevedendo anche attività commerciali, significa voler creare un luogo di aggregazione quotidiana.
Stiamo infatti anche pensando di allargare la piazza del teatro per farla diventare piazza del mercato, perché possa diventare il luogo della rinascita.
 A: Quali  materiali saranno utilizzati?
M.C.: L’edificio sarà costruito non solo in legno lamellare, ma anche con il legno utilizzato per i ponteggi delle barche. È prevista l’integrazione di fotovoltaico e geotermia, ma non ci sarà riscaldamento. Sarà un edificio primitivo, non solo per limitare i costi, ma anche per consentire più facili metodi costruttivi.
 A: Che tempi di costruzione si prevedono? Esiste già una previsione di inzio-fine lavori?
M.C.: Per produrlo ci vorrà un mese, e per montarlo quattro. Con materiali e risorse messe a disposizione da Federlegno, una volta ottenuta la disponibilità del terreno, potrebbe anche esser pronto entro un anno. Sarebbe un bel regalo di Natale!
 
A: Ad aprile dello scorso anno il presidente di Cosmit Guglielmi dichiarò di voler regalare a L’Aquila un nuovo teatro. Sarà dunque Cosmit a finanziare il progetto? Vi sono altri soggetti coinvolti, anche privati?
M.C.: Si, Cosmit ha lanciato l’idea della donazione. Materiali e risorse saranno messe a disposizione da Cosmit e Federlegno. Ma non escludo che possano anche essere utilizzati fondi provenienti da donazioni straniere per la ricostruzione. È comunque ancora tutto da stabilire.
 
A: Può darci qualche informazione sui numeri del progetto?
M.C.: L’obiettivo è di realizzare una struttura con capacità di 500 posti a sedere. Non sarà piccolo, ma nemmeno troppo grande, anche per evitare di andare incontro a complicazioni dettate da esigenze normative.
Il teatro si svilupperà in pianta su una superficie di 2500 metri quadrati, e sarà alto 19 metri. Attorno sarà realizzato un grande parco. Sarà un’arca in mezzo al parco.
Ritengo sarebbe molto utile poter avvalersi dell’aiuto di esperti. Mi riferisco ad attori di teatro, che potrebbero contribuire in fase di progettazione offrendo preziosi suggerimenti. Vorrei che nascesse un dialogo tra le figure italiane che hanno fatto il mondo del teatro.
 
A: Se le chiedessi di racchiudere il senso del  progetto in una espressione metaforica, in che modo lo descriverebbe?
M.C.: Vorrei offrire la sensazione di entrare non in un ricco teatro settecentesco italiano, ma dentro uno strumento, in un liuto abitato, del quale poter facilmente scoprire la semplicità. Potrei ancora definirlo una specie di castello, un semplice ponteggio, come quello delle barche, che nasconde quest’arca, simbolo della rinascita dell’Aquila.
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2 Responses to “un teatro per L’Aquila. “Un liuto abitato” Un altro?”


  1. 1 Patrizia 12 marzo 2012 alle 12:54

    Siccome di ponteggi e tubi innocenti a L’Aquila ne abbiamo pochi…: pare che qui a L’Aquila la malinconia post-terremoto debba dominare a tutti i costi, se no non siamo contenti… Non mi piace usare questi termini, ma sono gli unici che rendono precisamente quello che provo vedendo il modello di questo teatro: che schifo! Intendiamoci, io sono felicissima del fatto che a L’Aquila si vogliano costruire tanti teatri (A piazza d’armi, al Castello, al Parco del Sole…): più ce ne sono meglio è. Ma se questa è l’architettura moderna, preferisco una brutta copia di un qualsiasi teatro ottocentesco.

  2. 2 Lucio Gialloreti 12 marzo 2012 alle 13:38

    Ma non sarebbe meglio investire , con quello che questo “liuto” sicuramente costerà, nella restaurazione del nostro Teatro Comunale , magari cambiando quelle scomodissime poltrone di platea? Ma la vogliamo smettere con questo miraggio delle grandi opere? Non ci si accorge che sta sorgendo ,e a caso , una nuova città intorno e in periferia, per cui il centro storico rischia di diventare una Pompei definitiva??


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