perchè?

… già. Perchè?

di Adriano Di Barba, 3 mar

Torno a L’Aquila dopo diversi mesi d’assenza. L’occasione è data dal meeting nazionale della Federazione Relazioni Pubbliche Italiane (FERPI), sul ruolo della comunicazione in situazioni di ricostruzione post-catastrofe.

Dotti, interessanti e qualificati interventi sulla comunicazione per la ricostruzione, non solo fisica, della città. Cosa si può (cosa si deve) fare per la ricostruzione anche immateriale di questa città?

La ricostruzione è possibile” enuncia il politico. Il tecnico denuncia una “comunicazione prevalentemente omissiva, negativa della realta del post terremoto e della (mancata) ricostruzione.“. “Alcuni dati, enunciati sinora, forniscono una immagine addirittura volutamente falsata della realtà”, rincara la dose, l’imprenditore.

Ricostruire la comunicazione è una componente imprescindibile della ricostruzione della città, sembrano concordare tutti.

E poi, le sottolineature positive sul ruolo svolto dal Volontariato, dalla Protezione civile, dall’apporto benefico di Amministrazioni “esterne”, qualificate, fattive.

Bene.

Sento il dovere di fare ancora una volta il mio tradizionale “giro del Calvario”, in centro storico, dopo tanto tempo, dopo tanta neve, dopo aver letto tanti discorsi e proclami che animano la campagna elettorale cittadina.

Man mano che giro  (via Garibaldi, piazza Chiarino, via Roma, S.Silvestro, via Cimino, Costa Masciarelli, via Fortebraccio, via delle Grazie, via Zara,….) (neanche una transenna da forzare, stavolta, meno male!), mi ritornano, implacabili, i miei “perché?” di sempre.

–          Perché quel palazzo di via Zara che prontamente era stato “scarnificato” fino alla struttura portante è stato ricostruito, in modo “dignitosamente “moderno””, nella sagoma preesistente, mentre gli edifici circostanti giacciono in completo abbandono e prossimi al collasso?

–          Perché nessuno si è curato di togliere quel materasso che giace davanti al “vecchio Bafile” (la mia scuola), che nei 2 anni è tutto scavato dalle intemperie e dalle tane dei sorci?

–          Perché quei negozi lungo il corso “stretto” sono riaperti “uno si, dieci no”? E perchè da “quello si”, promana una musicaccia a tutto volume, degna della peggiore sagra di paese?

–          Perché l’unico rumore udibile nei vicoli e nelle strade, oltre i miei passi, è quello dei teloni di plastica e delle lamiere che chiudono porte, finestre e a malapena coprono qualche voragine dei tetti e che sbattono sotto le raffiche severe del vento? Sarà questo il rumore che si ode nei cimiteri, di notte?

–          Perché, abbandonati dai soldati e dalle camionette, quegli sbarramenti della Zona rossa, che tanto ho odiato al solo vederli da lontano, giacciono accantonati a lato della strada, o riversi a terra, sostituendo alla pena di vedere una città militarizzata e blindata, l’immagine ancor peggiore di una città desertificata e abbandonata al proprio destino?

–          Perché quelle pietre in via Fortebraccio, giacciono al lato della strada, come in centinaia di altri angoli, dove sembra che ormai sia prassi consolidata, potersi avventurare in automobile, dopo anni di inflessibile chiusura anche al più cauto e inoffensivo pedone?

–          Perché i Gesuiti, o chi per essi, non rimettono almeno in piedi quei vasi di pietra crollati dalle loro balaustre, prima che prima o poi, “un’anima pietosa” se li carichi e se li porti via? (chissà se qualcuno dei Padri ha un’idea di quanto possa costare a rifare uno di quei vasi).

–          Perché l’edificio ex GIL, ex ISEF, ex Chissàcosa, recuperato, consolidato, ristrutturato (a detta, e costi, del Commissariato alla Ricostruzione) è desolatamente chiuso e vuoto? (forse avrebbe potuto essere questo fabbricato, la sede del convegno di quest’oggi, invece che andarsela a cercare nella nuova periferia chiamata “L’Aquila”, che manco TomTom sa dove cacchio sia…).

Già. Perché?

Passo davati al segnale stradale “ROMA”. Non mi sono accorto di essere anche passato sotto la galleria di S.Rocco, sopra i viadotti dello svincolo di Torano, l’uscita di Vicovaro…Non ho visto nulla. Non ricordo nulla. Guardo l’orologio: poco più di un’ora fa ero ai Quattro Cantoni….

Qui, intorno a me, nell’ingorgo provocato dai manifestanti NO TAV, sembra che tutti parlino di siTav, noTav. Perché nessuno si chiede dell’Aquila?

(AdB)

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5 Responses to “perchè?”


  1. 1 Luciano Belli Laura 4 marzo 2012 alle 10:39

    Forse, perché a L’Aquila quasi nessuno s’è chiesto “che fare” per opporsi ai poteri forti rifiutando i concedibili “apporti compensativi” e rivendicando la discussione-soluzione dei problemi senza “totem” e/o “tabù” e fuori da orizzonti meramente elettorali e/o clientelari. Un po’ come in Val di Susa. Quindi, oltre la lodevole (come quella appena letta) comunicazione della scandalosa situazione ancora in atto nei luoghi colpiti dalle calamità (non solo naturali).

    • 2 adrianodibarba 4 marzo 2012 alle 12:14

      una interessante informazione è venuta dal Rappresentante della Protezione civile, intervenuto al Meeting della FERPI: la PC sta elaborando nuovi “modelli di intervento” a vantaggio delle popolazioni in caso di calamità che, anche alla luce di quanto accaduto nel terremoto dell’Aquila, inseriscono elementi di informazione e “partecipazione” diffusa, nelle linee guida di “comando e controllo” sinora seguite.

  2. 3 leonello la rosa 4 marzo 2012 alle 17:00

    cominciamo a dire che non si tratta solo di ricostruzione ma di rifondazione di un’intero territorio. Non c’è solo la città, ma anche tutto ciò che ruota intorno ad essa, borghi e piccoli comuni. Il tutto passa attraverso un meccanismo di ritessitura del sociale, inserito in un contesto conteporaneo dove vengono messe in discussione i meccanismi di crescita in evidente crisi di valori e di efficacia. Se non si recupera in qualche modo una partecipazione attiva dei cittadini, si andrà incontro allo sviluppo dove le distanze tra tecnici-politici-cittadini si amplificherà sempre di più producendo un’incomunicabilità irreversibile con conseguenze pericolose di disgregazione e frammentazione, poco utile ad una convivenza civile e tollerante. Ogni elemento diventerà autoreferenziale e poco potrà fare la tecnologia. Il mutamento sociale dovrà essere complessivo. L’attivazione di processi partecipativi,credo che sia l’unica via per rivedere i “vasi di pietra” rimessi in piedi ed altro descritto nel blog. Sarà un processo che necessita di tempi propri e che stridono con la concezione moderna che viaggia soprattutto su modelli virtuali a 100Gbyte.

    • 4 adrianodibarba 5 marzo 2012 alle 13:51

      …purtroppo, davanti a quei vasi riversi a terra (e a molte analoghe cose lasciate a marcire) sono passate migliaia di persone, in quasi 3 anni….senza che i processi partecipativi, oltre che impegnarsi in dibattiti sui “massimi sistemi futuribili”, si occupassero di “ricominciare dal quotidiano”

  3. 5 Lucio Gialloreti 4 marzo 2012 alle 18:23

    Quanti giusti e sacrosanti “perchè” , caro Adriano !! Ma chi ci darà almeno una piccola parte di risposte? Lucio


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