dopo la neve

rimossa la neve, ora i controlli su eventuali danni

da “il Capoluogo”, 26 feb

Il vicecommissario ai Beni culturali, Luciano Marchetti, è preoccupato per lo stato di salute dei monumenti aquilani. Dopo il maltempo ora si dovrà fare la conta dei danni provocati dalla neve. Se da un lato l’ingegnere si sente tranquillo per l’arrivo di nuovi finanziamenti anche per i beni culturali, come ha ribadito il 20 febbraio scorso il ministro per la Coesione sociale, Fabrizio Barca, il vicecommissario è preoccupato per eventuali danni provocati dalla neve, dall’umidità, dal gelo dei giorni scorsi.

Sotto osservazione tele, affreschi, pareti murarie, statute già resi fragili dal sisma.

Marchetti – che potrebbe tra l’altro essere una delle prime figure post-sisma a scomparire se la governance dovesse davvero essere snellita – ha sempre sostenuto che ritardi negli interventi sui beni culturali non ci sono stati. «I ritardi ci sono nella misura in cui il problema era troppo grande per essere affrontato con la velocità di una freccia. È stato fatto quello che si poteva».

Ma l’inverno, si sa, la neve fa, e da questo punto di vista qualche ritardo, o forse sottovalutazione della potenza delle intemeprie potrebbe essere stata fatta. Marchetti ha precisato a tal proposito che «da molti anni non aveva fatta tanta neve all’Aquila» e che quindi il maltempo ha preso di sprovvista tutti, compresi chi dovevano pensare a tutelare i resti malconci dei monumenti aquilani.

«Se passeggiavate lungo il corso nei giorni del maltempo e guardavate i cornicioni», ha fatto notare il vicecommissario, «notavate che gli edifici puntellati con le coperture avevano i cornicioni di neve che cadendo avrebbero potuto provocare altri danni agli edifici. Cosa che è accaduta a una casa puntellata del centro storico, fortunatamente non vincolata».

La neve è comunque stata rimossa da tutti i monumenti, le chiese e i palazzi di interesse architettonico», ha detto Marchetti. «Abbiamo fatto rimuovere la neve, rigorosamente a mano, in modo da evitare che sciogliendosi facesse danni».

Per quanto riguarda il telo provvisorio che ricopriva la chiesa di Santa Maria Paganica, l’ingegnere ha chiarito che «quel telo era stato costruito in modo molto provvisorio, perché non c’erano soldi sufficienti per fare un intervento più approfondito e con l’obiettivo di permettere di rientrare nella chiesa e proteggerla. Il telo non è crollato con la nave, ma a causa del vento nel periodo di Natale».

Ma ben prima dell’incidente, il vicecommissario aveva inviato «una richiesta al commissario Gianni Chiodi affinché venisse sostituito con una copertura di lamiera, più stabile e capace di sopportare le intemperie». Ma il commissario non ha risposto, il telo si è rotto e la neve è entrata copiosa nella bella chiesa, già gravemente danneggiata. Anche nel monumento di Santa Maria Paganica la neve è stata rimossa prima che facesse ulteriori danni.

Sul fronte dei puntellamenti, invece, Marchetti ha tranquillizzato: «Sono in grado di reggere il carico di vento e neve, sono stati progettati a questo scopo, anche se bisognerà fare delle verifiche».

Ma quanto dureranno i puntellamenti? «Le opere provvisionali hanno una durata di 3-5 anni», ha spiegato il vicecommissario. «Noi le controlliamo e facciamo manutenzione, così dureranno di più. Abbiamo utilizzato strutture metalliche al posto di quelle di legno proprio a tale scopo». Ma il problema è sempre quello dell’abbandono, dell’incuria dell’umidità che «distruggono un edificio».

I FONDI PER I BENI CULTURALI

Quanto ai fondi necessari per il recupero dei beni culturali del centro storico, «la stima è di 3,8 miliardi di euro provenienti dai fondi per la ricostruzione», ha detto l’ingegnere, ricordando che «Barca ha detto che i fondi ci sono ma molti non sono stati spesi».

Perché? «Perché si stanno facendo i progetti», ha detto Marchetti. «In alcuni casi ci sono difficoltà amministrative, si devono seguire una serie di procedure tipo le conferenze di servizi che portano via tempo, è la burocrazia che ritorna in auge. Però può anche essere una burocrazia intelligente», ha esortato Marchetti. «Dobbiamo trovare le modalità per snellire la burocrazia: è una cosa fondamentale. Creando anche delle strutture speciali, ad esempio è un’idea che i comuni si associno, soprattutto i piccoli Comuni, in modo da creare delle strutture per gestire tutti insieme la ricostruzione, con ingenti risparmi di personale ma anche omogeneità di trattamento delle procedure. Discorsi che il governo deve decidere di fare e che farà».

Intanto la struttura commissariale che fa capo a Marchetti si sta preparando per portare a termine due programmi per il recupero del patrimonio architettonico. «Un primo piano riguarda 40 strutture e lo abbiamo già sottoposto al commissario Chiodi. Poi ne abbiamo preparato un secondo da 15 milioni di euro che abbiamo concordato con la Curia e i vari enti coinvolti e che riguarda una seconda serie di interventi, ma la progettazione incomincerà appena arriveranno i fondi».

Marchetti ha fatto inoltre un appello alla politica a fare scelte e a mettere da parte, in questo stralcio di amministrazione che resta, la «litigiosità, che si viene a determinare quando nessuno si vuole assumere le sue responsabilità, per cui ciascuno dice che è colpa dell’altro. Non giudico le posizioni», ha aggiunto Marchetti, «ma si tratta di valutazioni diverse di come ricostruire. Di come fare amministrativamente la ricostruzione. Io ritengo che la ricostruzione debba nascere come scelta di fondo dai cittadini e che debba essere attuata operativamente da strutture ad hoc che siano più snelle possibile e non legate a colori politici. La scelta politica va fatta, e la deve fare l’amministrazione politica. A me piacerebbe ad esempio buttare giù le case popolari che stanno sopra Porta Romana e recuperare gli orti e la cinta muraria. Ma non è una scelta che posso fare io. La deve fare la città e quando ha deciso che quella cosa si fa, a quel punto c’è una struttura veloce come quella commissariale che la realizza. Bisogna distinguere il momento della scelta politica, d’indirizzo, dall’operatività. Queste sono le cose che andavano meglio codificate fin dal principio. In questo senso il commissario aveva chiesto i piani di ricostruzione, senza i quali non si ha un’idea di città; con i piani di ricostruzione mi dici che cosa vuoi fare per rilanciare la città da un punto di vista urbanistico, del recupero delle aree, e anche sociale ed economico. Poi la parte tecnica viene eseguita da soggetto super partes capace di lavorare velocemente. Se pensiamo che le Anime Sante furono inaugurate 80’anni dopo il terremoto! Cerchiamo di non fare una seconda edizione».

M.Gianf.

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