demolizioni e macerie

NO ALLE DEMOLIZIONI SELVAGGE E ALLA POLITICA DI “SGOMBERO DELLE MACERIE”


La Donau Universitat, che ha portato in Abruzzo l’esperienza di ricostruzione dei centri storici in Firuli del prof. arch. Pirzio-Biroli, considera i cantieri della messa in sicurezza e dello sgombero ragionato dei materiali lapidei, come quello ad esempio adottato nel centro storico dell’Aquila in Piazza Santa Maria Paganica, metodologicamente esemplari e da applicare non solo alle chiese ma anche e subito alle case.Infatti tale pratica di cantiere va adottata immediatamente, come fatto anche a Venzone in Friuli, nei borghi storici lungo il Tratturo Magno, come ad esempio a Paganica, a San Gregorio e a Castelnuovo, dove la Donau Universitat sta operando.

Questo metodo a lungo sperimentato si oppone alle demolizioni praticate senza alcun criterio all’Aquila e non solo, che non rispettano il patrimonio dei Beni Culturali anche apparentemente invisibili, di proprietà degli abitanti cui appartengono gli immobili.

Tutti, anche quelli della cosiddetta “architettura minore”.

L’azione sconsiderata di abbattimento e di demolizione è una forma di espropriazione non autorizzata del patrimonio culturale di proprietà privata a partire dalle murature portanti in elevazione costruite da secoli di sudori dagli abitanti e dai loro parenti emigrati all’estero, muri di elevazione invece facilmente consolidabili e recuperabili.

Esempi sono infatti le porzioni di muri portanti che sostenevano absidi, cupole, navate che valgono tanto quanto le case degli abitanti di Paganica in Via salita del castello e in Via dei Frati; come le mura portanti degli edifici della Piazza di San Gregorio compresa la Chiesa (la cui abside è ancora in piedi e per la quale urge la messa in sicurezza), e così come le case storiche di Castelnuovo lungo Via San Giovanni.

Sia gli elaborati su questa metodologia riguardanti alcuni aggregati consegnati dalla Donau al comune dell’Aquila, e sia i rilievi e gli elaborati progettuali in corso per la preparazione di cantieri pilota e simultanei su più edifici, hanno disegnato tutti gli elementi decorativi delle facciate e i reperti lapidei di pregio a terra.

Tale esempio di catalogazione contemporaneamente al disegno delle abitazioni da ricostruire, prevede lo stoccaggio presso le proprietà di questo patrimonio architettonico.

Questo patrimonio architettonico anche minuto, è costiuito da resti di stucchi, di portali in pietra, di portoni in legno, di archi, di resti di volte di elementi lapidei squadrati utilizzabili per il completamento di murature antisismiche.

Non si tratta infatti di demolire edifici, ma di smontarli pezzo su pezzo, se necessario, al fine del recupero di murature di pregio.

Non si tratta di sgombero e rimozione di “macerie”, ma di catalogazione e selezione di elementi architettonici di pregio e anche di quell’architettura minore che ha comunque valore, materiale inerte e rifiuti generalmente metallici .

Come il cantiere di Santa Maria Paganica viene trattato in questo momento come fosse un’area archeologica, ovvero con attenzione scientifica, così i borghi storici vanno trattati con le stesse attenzioni adottate nelle aree archeologiche.

Questo metodo inquadra la ricostruzione nelle tecniche del restauro urbano più che in quello semplificatorio di demolizione e ricostruzione garantendo il futuro turismo culturale dell’Abruzzo.

I lontani depositi di macerie previsti non permettono di rendere i cantieri di restauro e ricostruzione convenientemente economici rispetto a depositi invece individuati a ridosso degli edifici dei palazzi dei borghi.

Per questa opera di restauro la Donau Universitat coordinata dal prof.arch Pirzio-Biroli e dal dipl. arch. Hanus, ritiene urgente l’apertura di una scuola di restauro e di lavorazione della pietra possibilmente da realizzarsi presso l’antica cava di Poggio Picenze o di Tornimparte.

Questo programma di minuziosa progettazione di recupero e restauro dei borghi storici lungo il Tratturo Magno, ridurrebbe il traffico dei mezzi pesanti risolvendo per due terzi il problema del trasporto delle macerie, e renderebbe supeflue possibili varianti infrastrutturali dannose per la conservazione del paesaggio del Tratturo, patrimonio dell’umanità.

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