la grande illusione

L’Aquila, la ricostruzione: La grande illusione

di Anna Lisa Corti, da http://www.laquilablog.it, 12 feb

La grande illusione. È un film bellissimo di Jean Renoir. Mi è tornato in mente in questi giorni e non certo per il titolo. È un film di guerra che non parla solo di guerra, racconta di aereo abbattuto, di una prigionia, dei continui tentativi e della fuga dei due protagonisti, delle divisioni , dell’amore e del ritorno a casa.

Il piano di ricostruzione è la grande illusione.

Dopo tre quasi tre anni di inerzia è stato adottato dal Consiglio Comunale , a meno di tre mesi dalle elezioni, nonostante il Sindaco avesse negato , in barba ad ogni evidenza normativa , la sua obbligatorietà.

Così , improvvisamente , il Piano è stato trasformato da un’inutile sovrastruttura uno strumento di pianificazione urbanistica, in una città che dal 1978 , anno di adozione dell’attuale Piano regolatore, ha adottato la strategia della pianificazione occulta, l’adozione cioè di Piani attuativi, piani di riqualificazione, ecc., senza tener alcun conto delle avvenute trasformazioni del tessuto sociale ed economico di questo territorio , non del solo Comune dell’Aquila. Sulla scia di questo sciaguratissimo atteggiamento non ci si è posto neanche il problema dell’adozione di un piano di salvaguardia che tenesse conto in qualche modo delle mutazioni di destinazione d’uso avvenute di fatto a seguito del condono edilizio o della decadenza dei vincoli, causata dal trascorrere del tempo da, sopravvenuti effetti normativi, quali la riduzione della fascia di rispetto autostradale , dalla mancata realizzazione delle infrastrutture e dei servizi.

Ma qualcuno ha pensato che non tutto il male vien per nuocere e l’assenza di regole ha consentito di costruire al di fuori dei limiti “cartografici” che erano imposti dal PRG del 1978 , ma rispettando i parametri di popolazione , gli andamenti demografici e conseguentemente la previsione di costruito del 1978.

Una follia!

Ma tutto muta per non mutare.

La promessa di un nuovo Piano Regolatore ha segnato in maniera sostanziale le campagne elettorali degli ultimi anni, caratterizzate da un improvviso dinamismo del mercato immobiliare nei mesi precedenti le elezioni, da promesse e da una sostanziale inerzia nei cinque anni successivi, in un meccanismo perverso che ha generato una “cosa” chiamata piano strategico, assolutamente non classificabile dal punto di vista urbanistico.

La grande occasione!

Sì, dopo la visione degli elaborati  del piano di ricostruzione sono convinta che abbiamo perso la grande occasione e che siamo tornati in un circolo vizioso, come i protagonisti del film, che di campo in campo tentano costantemente la fuga, per cercare di tornare a casa.

Anche il nostro aereo è stato abbattuto e siamo tutti prigionieri, ma non abbiamo un piano per fuggire e tornare a casa.

Non sono un’esperta di pianificazione urbanistica e , quindi, non voglio entrare nel merito delle scelte effettuate, ma sono certa che questo piano non sia assolutamente lo strumento adatto rispetto alle esigenze reali di questa città e del territorio che la circonda e che sia impossibile correggerlo in corsa. Il problema è di indirizzo politico non tecnico e la mia non vuole essere una critica a tutti i tecnici che al piano hanno lavorato

Il piano di ricostruzione , a mio parere, doveva essere uno strumento agile, da adottare immediatamente, che desse a tutti regole e tempi certi per la ricostruzione, rispettando il costruito , o meglio ciò che ne resta, anche in termini di destinazioni d’uso, evitando avventate fughe in avanti verso trasformazioni che “puzzano” già di speculazione.

In tal modo si sarebbe potuto avviare il percorso per la “costruzione” del Piano Regolatore Generale, che è ciò che veramente manca in questa città da troppo tempo ed indipendentemente da quanto è accaduto, un Piano che sarebbe dovuto essere ancora una volta un piano di salvaguardia, in grado di recepire al suo interno tutte le trasformazioni senza regole che si sono succedute negli ultimi tre anni, i nuovi quartieri, le rotatorie, la disseminazione dei servizi, le “casette”, la riallocazione degli esercizi commerciali, la trasformazione demografica, il mancato rispetto dei vincoli, la frammentazione del tessuto sociale ed economico ed il “nostro”disagio.

In questa logica si sarebbe potuto ragionare anche sulle risorse, senza ipotizzare, come sta avvenendo, di distogliere parte delle poche disponibili per la ricostruzione per interventi di riqualificazione urbana, che erano necessari già prima del sisma e per i quali otterremo, in termini finanziari, solo promesse.

Non occorreva inventarsi niente di nuovo , ma mettere in atto le buone prassi della pianificazione urbanistica, a partire dalla partecipazione e dalla concertazione.

Ma ci sono le elezioni e dopo aver illuso i cittadini con ardite interpretazioni delle Norme e l’introduzione di strumenti falsamente innovativi e slegati sia dalle regole della pianificazione sia dal sistema di Norme , Ordinanze e Regolamenti che regolano la ricostruzione, quali le aree a breve, era assolutamente necessario adottare un piano per avere qualcosa da scrivere nel volantino che ci ritroveremo a breve nella cassetta della posta.

Ci sarà tempo e modo di discutere dei contenuti del Piano, per ora resta la sensazione di una grande illusione.

La fuga è apparentemente riuscita, siamo arrivati nella fattoria ed Elsa, la contadina tedesca, ci illude che potrebbe essere quella nostra nuova vita, ma in realtà cerca di ammaliarci, con precarie certezze che non ci appartengono più.

Riusciremo anche noi fuggire ancora una volta, come il tenente Maréchal e il soldato Rosenthal , protagonisti del film, a lasciare la “fattoria” e nonostante , i colpi dei soldati tedeschi, a raggiungere il confine e tornare a casa?

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