Firenze… e non solo

La colonna spezzata e il corpo dimenticato

di Tomaso Montanari , da http://www.eddyburg.it, 9 gen

Un episodio simbolico del degrado cui sono ridotti i nostri centri storici: macchine per turisti, prive di vita.

«Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione». Lo scriveva Leo Longanesi nel 1955, e oggi è ancora più sistematicamente vero.
La morbosa politica ‘culturale’ dei Grandi Eventi rende praticamente inimmaginabile che un ministro o un sindaco trovino conveniente annunciare una campagna di manutenzione ordinaria a tappeto: troppo poco, troppo grigio, troppo umilmente anonimo.

Ma il problema è ancora più profondo, e riguarda la mentalità indotta dal consumismo di massa nella sua fase estrema e (chissà) finale: è l’idea stessa della conservazione, della cura quotidiana degli oggetti ad essere uscita dal nostro orizzonte mentale. Se questo è vero per il nostro stesso corpo, lo è ancora di più per il corpo delle nostre città. Non è difficile oggi capire l’ardimento visionario con cui Pippo Brunelleschi pensò la Cupola: difficile è capire l’Opera del Duomo, che incessantemente cura la Cupola e la Cattedrale ogni giorno di ogni mese di ogni anno di ogni secolo. Eppure, senza l’Opera la Cupola non sarebbe né sorta, né tantomeno arrivata fino a noi.

Da un punto di vista culturale, il punto cruciale è la nostra stessa incapacità di vedere il contesto, il tessuto continuo delle nostre città e del nostro Paese. Avendo interiorizzato il modello ‘americano’ (cioè quello di un paese in cui davvero le opere d’arte stanno solo nei musei) pensiamo per antologie, per picchi di qualità, per capolavori letteralmente «assoluti», e cioè sciolti da ogni legame: mostre-ostensioni di singoli feticci, ricerche ossessive di improbabili capolavori perduti (come la Battaglia di Anghiari) in complessi monumentali che lasciamo invece tranquillamente deperire (come Palazzo Vecchio). Ma anche visite iperselettive, teleguidate: quanti entrano in Santa Maria Novella per vedere Giotto e Masaccio, e vi ignorano quasi qualsiasi altra cosa? Quasi che il tessuto monumentale delle nostre città sia un contenitore neutro che diventa visibile solo quando si sfalda: un corpo considerato solo per gli organi pregiati che contiene, e che è possibile espiantare, prestare, far viaggiare, mettere a reddito. In più, quel corpo esteso ha il gran torto di appartenere a tutti e di non poter produrre reddito per nessuno: quindi, letteralmente, sparisce.

Da tutto questo discende l’automatismo per cui la manutenzione, quando va bene, si identifica con il restauro: meglio se spettacolare, e meglio ancora se di un capolavoro «assoluto». E, invece, il miglior restauro è quello che non si fa: che non si fa grazie ad una conservazione programmata e preventiva.
Ma c’è qualcosa di ancora più profondo.

Il crollo della Colonna della Dovizia è simbolicamente avvenuto nella piazza per cui si è prospettato un intervento violentemente ‘modernizzatore’, una terrazza-astronave che sembra progettata apposta per essere rifiutata, quasi per impedire alla radice ogni possibilità di rinnovamento della città. Tra questi due fatti esiste un nesso, e quel nesso è la perdita del senso della storia. La storia non è il «piacere della scoperta» delle trasmissioni televisive, e non è nemmeno la scienza del passato: come ha scritto Marc Bloch, la storia è la scienza degli uomini nel tempo. Quando il grandissimo storico Henri Pirenne giunse a Stoccolma per la prima volta, disse ai suoi accompagnatori: «Cosa andiamo a visitare come prima cosa? Sembra che vi sia un Municipio nuovissimo: cominciamo da lì?». Di fronte allo stupore dei suoi accompagnatori, egli aggiunse: «Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma io sono uno storico, è per questo che amo la vita».
Firenze non deve scegliere tra saper costruire il proprio futuro e mantenere vivo il suo corpo antico e meraviglioso: è la stessa sfida.
Quella di un vero, autentico, disinteressato amore per la vita.

Annunci

2 Responses to “Firenze… e non solo”


  1. 1 Lucio Gialloreti 9 gennaio 2012 alle 14:28

    Prevenzione e manutenzione sono vocaboli ignoti alla dirigenza politica e anche nel settore dell’ingente patrimonio artistico e storico italiano! Lucio

  2. 2 di Patrizia Tocci 9 gennaio 2012 alle 19:14

    La storia non è il «piacere della scoperta» delle trasmissioni televisive, e non è nemmeno la scienza del passato: come ha scritto Marc Bloch, la storia è la scienza degli uomini nel tempo.
    Anche più modestamente, Patrizia Tocci pensa la stessa cosa. e condivide in toto.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

Archivio post

Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



:: Acquista il libro di carta su Amazon
:: Acquista l'ebook su Amazon
:: Se non hai Kindle, nessun problema: clicca qui per sapere come leggere l'ebook.

Blog Stats

  • 154,839 hits

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: