una storia in trincea: Italia Nostra e L’Aquila

di Maria Pia Guermandi, da http://www.eddyburg, 2 gen

[……]  E infine il disastro urbanistico de L’Aquila: riletta a distanza, seppur ravvicinata, la tragedia di una città dal centro storico desertificato e sparpagliata su un’insensata corona di insediamenti precari e privi di servizi di ogni tipo, rappresenta la summa di quest’ultima stagione urbanistica che lascia poco spazio, come si percepisce anche dal tono degli interventi qui raccolti, all’ottimismo.
Anche in questo caso, Italia Nostra, soprattutto attraverso Pier Luigi Cervellati e Vezio De Lucia, rilevò immediatamente le molte criticità della ricostruzione, quando ancora il mondo dei media e della politica – e la quasi totalità degli urbanisti – plaudiva alle iniziative della Protezione Civile. […..]

tratto da
Una storia in trincea: Italia Nostra e l’urbanistica Dal nuovo volume La città venduta, Roma, 2011

IL NOSTRO IMPEGNO:

Italia Nostra esprime grande solidarietà ai cittadini dell’Aquila e dei comuni colpiti dal terremoto del 2009 e ne condivide e sostiene la ferma volontà di ridare vita al centro storico non soltanto evitando che diventi un campo di rovine, ma promuovendone il rilancio sociale, economico e culturale.

I centri storici dell’Aquila e dei comuni colpiti sono stati abbandonati. Si è preferito finanziare abbondantemente nuove costruzioni piuttosto che restaurare l’esistente. Non c’è stata una reazione politico amministrativa che denunciasse lo sperpero di denaro per fare new town e MAP (e G8). Nessuno ha evidenziato il silenzio del Ministero per i Beni Culturali, che è stato espropriato delle proprie competenze da parte della Protezione Civile.

Per questo Italia Nostra ha proposto una legge speciale per L’Aquila, che dovrebbe assicurare:

  • la disponibilità in misura adeguata e protratta nel tempo delle risorse finanziarie, strumentali ed umane necessarie, quale precisa espressione di una forte volontà politica;
  • che la ricostruzione dei centri storici colpiti, voluta fortemente dagli Aquilani, si fondi non su una ricomposizione meramente scenografica di facciate, ma su regole di conservazione coerenti con l’art. 29 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio; perché ciò avvenga, occorre la costituzione di una governante o authority indipendente che garantisca la trasparenza, la legalità, la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti;
  • che ogni proposta progettuale derivi da un preliminare lavoro di ricerca storico-critica, l’unico in grado di garantire la conduzione di un processo organico di restauro e ricostruzione;
  • che vi sia la massima attenzione ad estendere il recupero del tessuto fisico e morfologico al tessuto sociale, curando la riattivazione dell’economia e contrastando quindi, con idonee misure di incentivazione e connessi controlli, la già manifesta tendenza allo spopolamento dei centri abitati colpiti dal sisma;
  • che si eviti la riproposizione di forme di assistenzialismo, provocando invece un appropriato riconoscimento selettivo delle capacità professionali ed imprenditoriali esistenti sul territorio e in grado di introdurre apporti innovativi di metodo e tecnologie, per migliorare la qualità degli interventi riducendone i tempi ed i costi di esecuzione;
  • che sia promosso un piano organico ed affidabile di restauro monumentale e urbano, che consenta anche ai Paesi stranieri di capire bene su cosa e come intervenire, a partire dalla piena disponibilità – sia ribadito ancora una volta – di un organico sistema delle conoscenze; un piano che rimetta nei centri storici le funzioni di interesse pubblico, dalle chiese agli istituti culturali; tra questi l’archivio di Stato che Italia Nostra sostiene fin dal primo momento;
  • che sia garantita l’attenzione alle forme di appalto dei lavori, con esclusione del criterio del massimo ribasso e sempre con la massima cura nel selezionare imprese provviste di personale proprio dotato di affidabile curriculum per le categorie di lavoro tipiche del restauro (dunque non grandi imprese individuate prioritariamente con il criterio del maggior fatturato);
  • che la città di L’Aquila, e i suoi comuni fondatori, siano riconosciuti “distretto culturale evoluto” e, come tale, godano dei connessi sistemi di sostegno e promozione anche all’estero.

Il decalogo di Italia Nostra

La città è un bene comune e come tale deve garantire gli interessi collettivi, senza negoziazioni con gli interessi privati.

Moratoria generalizzata sulle nuove urbanizzazioni per rigenerare città e campagna.

3   Ripristino della legalità: no ai condoni, no ai piani casa.

4   No agli strumenti che vanificano la pianificazione (a partire dagli accordi di programma in deroga) ed esclusione dell’iniziativa privata come impulso alla pianificazione.

5   Ripristino della destinazione originaria degli oneri di urbanizzazione.

6   Rilancio della pianificazione paesaggistica:  Stato e Regioni devono provvedere in tempi brevi alla formazione e alla rigorosa gestione dei piani a norma del Codice.

7   Riaffermazione della tutela dell’identità culturale e dell’integrità fisica quale cardine anche della pianificazione urbanistica ordinaria, secondo i migliori esempi del recente passato.

8   Recupero delle immense periferie degradate cresciute negli ultimi decenni, senza regole, né qualità urbana, anche con radicali operazioni di ristrutturazione urbanistica dell’edilizia abusiva e speculativa e con uso vincolante di tecniche antisismiche e di risparmio energetico adeguatamente certificate.

9   Mobilità sostenibile e integrata: incentivazione del trasporto pubblico e contenimento del trasporto privato.

10 Ridefinizione delle regole per una effettiva trasparenza e partecipazione (a partire delle associazioni portatrici di interessi diffusi) nel processo di formazione delle scelte.

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2 Responses to “una storia in trincea: Italia Nostra e L’Aquila”


  1. 1 Lucio Gialloreti 2 gennaio 2012 alle 19:40

    Già , purtroppo , il danno della desertificazione e del disperdimento degli abitanti in assurde e decentratissime postazioni abitative, credo sia ormai irreversibile! Gli esercizi commerciali del centro storico hanno ormai trovato (alcuni anche in modo “allargato” e “sontuoso” ) collocazione periferica e mai ,penso ,torneranno in un centro tutt’ora silente e deserto , a tre anni dal sisma ! Ben vengano ,comunque , proposte di interventi urbanistici seri , dal momento che ,peraltro, la enorme spesa della messa in sicurazza , con il tempo ,rischia di esser vanificata! Pongo due esempi di realizzazione in tempi record : il palazzo della Corte d’Appello e in via Arcivescovado l’ex Palazzo delle PP.TT, trasformato (non so per cosa) ed ingrandito in modo maestoso! Il che dimostra che se si è voluto realizzare , in tempi, così brevi, queste due realtà, con altrettanta volontà si potrà agire per le altre zone del centro storico !

    • 2 adrianodibarba 2 gennaio 2012 alle 23:10

      il fatto che tu stesso, certamente molto informato sugli eventi, ignori la destinazione che avrà il palazzo ex-Poste, la dice lunga sul deficit di partecipazione democratica e trasparenza delle scelte che vengono operate. Sarebbe indispensabile che servizi pubblici e di grande capacità di “coagulo sociale” fossero localizzati nel centro storico (servizi comunali, postali, scolastici, sanitari, culturali, amministrativi….). Commercianti ed esercizi ricettivi e richreative, seguirebbero l’utenza.


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