Abruzzo: territori a rischio

Il tratto di costa che diventa cantiere
di Dacia Maraini, su Corriere della Sera,  da http://www.edddyburg.it, 20 dic

(riserva naturale Borsacchio)
Non c’è bisogno di “denunciare” alcunché all’intellettuale che riesce col solo linguaggio e riflessione a raccontare l’assurdità. , 20 dicembre 2011
Trasformare uno straordinario pezzo di costa adriatica in un cantiere, per la ricerca di idrocarburi? Sforbiciare pesantemente una riserva naturale (il Borsacchio) famosa per le sue bellezze, la sua fauna? Nel 2006 la Medoilgas Italia S.p.A ha chiesto alla Regione Abruzzo di potere scavare in profondità, nei territori della città di Pineto e di Roseto. I cittadini piu sensibili si sono subito mobilizzati. E della ricerca non si è saputo piu nulla. Sembrava morta. Ma non lo era, visto che oggi, alla fine del 20011, la Regione Abruzzo chiede ai suoi cittadini — a dire il vero con molta civiltà — di dare il proprio parere sulle escavazioni. La Regione domanda agli abruzzesi se, a parer loro, il progetto di ricerca sul territorio presentato dalla Medoilgas debba essere sottoposto a VIA (valutazione di impatto ambientale) oppure no. Le osservazioni degli interessati devono pervenire in Regione entro il prossimo 26 dicembre.

Finalmente, si dirà, le amministrazioni consultano chi lavora e cura gli interessi di un territorio, senza imporre le cose dall’alto. Ma c’è un ma. Nella richiesta della Medoilgas è scritto che nella zona da loro presa in esame non ci sono aree protette e che comunque le loro ricerche riguarderanno solo il gas. Ma ciò non corrisponde a verità, come dichiarano i cittadini piu avvertiti. E questo la Regione dovrebbe metterlo in chiaro. La zona dove si vuole scavare comprometterebbe una gran parte della riserva naturale del Borsacchio. Inoltre la ricerca prevede anche le trivellazioni in mare per il petrolio, trivellazioni che sappiamo quanto siano laboriose, costose e devastanti.

Eppure la legge regionale n. 6 del 2005 che ha istituito la Riserva, stabilisce categoricamente dei divieti: «È proibito alterare le caratteristiche naturali del luogo», «Proibita l’apertura di nuove strade, la costruzione di nuovi edifici, la costruzione di nuove cave, di miniere e di discariche», «Proibita l’alterazione con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell’acqua, ed in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente acquatico» e persino «l’installazione di cartelli pubblicitari». Possibile che a ogni legge che tende a proteggere il territorio, nel nostro Paese, si oppongano immediatamente limiti e deroghe, tanto da renderla nulla?

Incredibile: il rapporto ambientale contenuto nell’istanza di permesso di ricerca non prende minimamente in considerazione la presenza dell’area naturale protetta del Borsacchio, creata nel 2005 proprio per rimediare alla cementificazione delle coste adriatiche, e per preservare uno dei pochi tratti di litorale abruzzese non completamente cementificato.
Possibile non rendersi conto che nuove devastazioni del territorio e delle coste non potranno che portare, per conseguenza, inondazioni periodiche, frane, slavine, smottamenti, come quelli che in questi giorni stanno distruggendo tante parti della nostra costa? Possibile essere così ciechi di fronte agli interessi vitali del territorio e dell’ambiente?

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