…finalmente! Qualcuno non ci sta

ITALIA NOSTRA : L’Aquila: quante bugie, città storica muore

da “il Capoluogo”, 26 nov.

«Il ‘modello aquilano’ è autocelebrazione del disastro. Marchetti si dimetta»

Parole pesanti dell’associazione Italia Nostra sul presente della città capoluogo d’Abruzzo, sullo stato della ricostruzione e, più che altro, sul suo abbandono. Parole pesanti contro quella che è stata definita dalla presidente nazionale, Alessandra Mottola Molfino, “autocelebrazione” del disastro.

«Chi ha pagato il viaggio in Giappone al vice commissario per la tutela dei Beni culturali dell’Aquila Luciano Marchetti permettendogli di promuovere un “modello  aquilano” di recupero del patrimonio artistico e culturale danneggiato, spacciato per sistema che potrebbe assurgere a modello scientifico da seguire in altre parti del mondo?  Chi permette ancora questa “autocelebrazione” del disastro?»

«A 2 anni e 8 mesi dal terremoto il centro storico de L’Aquila è vuoto, chiuso,  non restaurato, abbandonato», rincara la dose la Mottola Molfino. «Un “buco nero”, una rotonda spartitraffico. Intorno si è costruito e si sta costruendo una città provvisoria senza progetto e senza regole, nella più totale anarchia. Le 19 “new-town” sono state costruite su terreni vergini, scempiando paesaggi integri, in qualche caso lontane dai centri distrutti di provenienza degli abitanti; senza servizi sociali, né possibilità di relazioni. Perfino alcune istituzioni culturali e universitarie abbandonano le sedi nel centro storico per ricollocarsi nella caotica periferia. Mancano regole certe per il restauro del centro storico e per la ricostruzione, perché è tutto ancora nelle mani della Protezione civile (organismo che agisce in deroga alle leggi ordinarie) e dei suoi commissari».

centroaq2

«Italia Nostra – aggiunge la presidente dell’associazione – chiede che vengano restituiti ai cittadini, e agli organismi previsti dalle leggi ordinarie, il diritto  e le risorse necessarie per restaurare i monumenti, le piazze, le proprie case e pianificare il rinascimento della città e del territorio; chiediamo che cessino le illegalità di gestione straordinaria affidata ai commissari; e chiediamo ancora una volta le dimissioni del commissario della Protezione civile per i beni culturali dell’Aquila e dell’Abruzzo, Luciano Marchetti. Anche in forza di una recentissima sentenza che ci ha dato ragione contro la presidenza del consiglio dei ministri sui pretestuosi prolungamenti delle leggi di emergenza e dei commissariamenti. Chiediamo ancora oggi, come il primo giorno, che siano applicate le pratiche di tutela dei centri storici e del restauro urbano della città antica.

L’Aquila non deve diventare un outlet-Disneyland».  

«Chiediamo ancora una volta una legge apposita per la ricostruzione – conclude Mottola Molfino  con i finanziamenti e le regole di pianificazione e progettazione dell’intero territorio (non serve una ricostruzione/restauro a spot) e non basta copiare quelle dei precedenti terremoti (lì però almeno le avevano fatte). Paesi, cittadine, un capoluogo di  regione; eremi, chiese, strade, turismo religioso. Tutto ciò non è  stato ricostruito, non per mancanza di soldi; ma per mancanza di un progetto e di regole certe; e per favorire la speculazione. 

L’Aquila è un caso esemplare e simbolico della catastrofe del consumo di suolo e delle “città vendute”,

e  non come va sbandierando in giro per il mondo il commissario Marchetti “modello scientifico da seguire in altre parti del mondo”. Quello che è avvenuto all’Aquila è infatti l’atto conclusivo di una storia di erosione delle regole del vivere civile in una città. Una storia che ha inizio almeno 20 anni prima con le pratiche anticostituzionali e incivili dell’urbanistica “contrattata”»

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A PROPOSITO DI MARCHETTI E DI AUTOCELEBRAZIONI, VEDASI ANCHE:

http://www.quotidianoarte.it/nl/quotidianoarte_content_18279.mn

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