paese che vai, ricostruzione che trovi… dicono….

A Giampilieri 168 milioni di euro
Ma la ricostruzione non è ancora finita

da http://www.livesicilia.it, 24 nov.

A Giampilieri 168 milioni di euro   Ma la ricostruzione non è ancora finita
di Miriam Di Peri

Per salvare una casa dal valore stimato di 100 mila euro, se ne spenderanno due milioni e mezzo. Ironia della sorte, si è svolto proprio questa mattina un convegno, già in calendario da settimane, sull’assetto idrogeologico dell’Isola. Si è, ovviamente, parlato della tragedia di Saponara, nonché dei temi legati alle difficili ricostruzioni. Un dato, emerso nel corso di uno degli interventi, è proprio questo: che un intervento da due milioni e mezzo sarebbe stato fatto nelle zone alluvionate attorno a una costruzione dal valore stimato di centomila euro. Ma quanti soldi sono arrivati in Sicilia per le zone colpite dalle alluvioni dell’inverno 2009?

Dai soli fondi transitati dall’assessorato al Territorio, a seguito di un accordo quadro col ministero per l’Ambiente, sono stati stanziati quasi 50 milioni, di cui 24 per Giampilieri, 18 per San Fratello (colpita dalle forti piogge poco dopo, nel febbraio 2010) e circa 8 per Messina. Decisamente maggiori le somme transitate dal Dipartimento di Protezione Civile dell’Isola e destinate ai comuni del Messinese. Dal 2009 ad oggi, infatti, nei territori alluvionati il primo ottobre sono arrivati 144 milioni di euro, mentre un’ulteriore somma di 30 milioni è stata destinata per il comune di San Fratello. Soldi che sono serviti per tamponare, per le prime messe in sicurezza, per spalare il fango e ripristinare i bacini dei fiumi straripati. Ma il lavoro da fare resta ancora tanto. “Per rendere sicuri i territori alluvionati nel 2009 – dice il capo della Protezione Civile siciliana, Pietro Lo Monaco – mi servono ancora 250 milioni”.

Qualcuno ipotizza che, forse, sarebbe stato più facile e meno dispendioso ricostruire quelle città altrove, come si fece per Gibellina dopo il terremoto del ‘68, o come si è fatto, più recentemente, in Abruzzo. “Infatti i risultati a L’Aquila si sono visti – tuona Lo Monaco, contrario alla proposta – Se non si mettono in sicurezza i centri storici, prima o poi gli effetti dell’incuria faranno danni, come si è visto. Le città hanno la loro storia, la loro cultura, non si può pensare di prendere la gente e metterla da un’altra parte, come se fosse un pacco postale. Ma poi spostarli per metterli dove? Quei territori sono tutti a rischio frane, il problema è che la gente lì ha costruito e continua a costruire”.

A Giampilieri, si diceva, sono arrivati fondi dal Ministero dell’Ambiente (20 milioni), dal Fondo della Protezione Civile (20 milioni), dai fondi Fas relativi alla programmazione 2007/2013 (65 milioni), dall’Apq (24 milioni) e dal decreto-legge n. 225 del 2010 (5 milioni), per un totale, appunto, di 144 milioni di euro.  Ai quali vanno sommati i 24 milioni transitati dall’assessorato al Territorio. I primi interventi sono serviti per gestire l’emergenza, dalla rimozione dei sassi e dei detriti lungo i tratti di strade statali inagibili, al contenimento delle frane, dalle realizzazioni dei nuovi impianti di raccolta delle acque bianche al consolidamento dei costoni rocciosi lungo la statale 114, dalla messa in sicurezza di interi tratti autostradali, fino alla sistemazione dei bacini di fiumi e torrenti.

Senza dimenticare i circa 400 mila euro destinati alle consulenze, tra cui anche quella del giovane Francesco Micali, classe ‘88, studente alla facoltà di Giurisprudenza nella città dello Stretto, chiamato da Raffaele Lombardo dell’organizzazione della sede operativa di Messina, per curare l’informazione alla cittadinanza nelle zone alluvionate e per la progettazione della ripresa economica e sociale del territorio. Tra le precedenti esperienze lavorative di Micali, qualche serata al pianobar e qualche matrimonio, da organista.

Intanto la Sicilia continua a sgretolarsi giorno dopo giorno sotto lo sguardo attonito dei siciliani. Quella di Saponara è soltanto l’ultima tragedia, secondo qualcuno annunciata, secondo altri assolutamente imprevedibile. Ma quanti soldi servirebbero per mettere in sicurezza tutte le zone ad alto rischio idrogeologico in Sicilia? Secondo le stime fornite da Aldo Guadagnino, responsabile dell’ufficio che si occupa dell’attuazione del Pai (il piano per l’assetto idrogeologico dell’Isola), servirebbe un miliardo e 664 milioni di euro. Quanti ne ha a disposizione l’Isola in questo momento? All’assessorato al Territorio e all’Ambiente si lavora su 170 milioni di fondi comunitari dal programma operativo 2007/2013.

Soldi che evidentemente non bastano, che non coprono nemmeno gli allarmi rossi, mentre non si placano le polemiche sui fondi mai sbloccati dal governo centrale per la tragedia dell’ottobre 2009. Una speranza arriva, all’indomani della nuova tragedia di Saponara, dal capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, che ha annunciato: ‘Ho l’impegno personale del presidente del Consiglio Mario Monti per trovare nel primo Consiglio dei ministri possibile la soluzione giuridica per rendere disponibili i 162 milioni di euro stanziati per le frane di Giampilieri e San Fratello’.

Intanto l’allarme non è rientrato, al contrario i Comuni ancora a rischio in queste ore, secondo il bollettino quotidiano sui livelli di allerta della Protezione civile siciliana, sono Messina, Itala, Scaletta Zanclea, Castell’Umberto, Librizzi, Raccuja, Sant’Angelo di Brolo, San Fratello e Caronia.

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