Piani di Ricostruzione. Non se ne esce

… E LA CITTA’, MUORE

di Alessandra Cococcetta, su http://www.leditoriale.com,

13 ottobre 2011

Senza piani di ricostruzione, i centri storici saranno sostanzialmente intoccabili, dal punto di vista edilizio. Questi piani, li ha inclusi in un proprio decreto del marzo 2010, il commissario Chiodi, e dopo un lunghissimo braccio di ferro, che ha visto contrapposto il Comune dell’Aquila, per il quale i Piani non servivano, alla struttura commissariale, un parere di qualche mese fa ha dato ragione all’amministrazione: nei centri storici, per gli interventi conformi ai Piani regolatori, cioè per lo più restauri, si può iniziare anche senza fare prima i Piani, altro discorso è per gli aggregati, dove invece resta necessaria l’intesa con Chiodi. Un discorso che avrebbe convinto tutti gli attori, e che avrebbe già dovuto essere condensato in una nuova ordinanza o decreto, anche in questo caso le scuole di pensiero sono diverse, che non riesce però ad andare alla firma.
L’assessore Di Stefano, vorrebbe la certezza delle risorse “fino al 2013 non ci saranno altri fondi disponibili – ha commentato – forse è per questo che le procedure continuano ad essere così ingarbugliate”, secondo lui comunque, i cittadini possono presentare progetti per le loro case in centro storico senza problemi, ancora una volta, l’assessore alla ricostruzione ha rivendicato la piena competenza a decidere, ma dalla parte commissariale, insistono invece nel ribadire che le risorse le erogano loro, per cui se un progetto o un lavoro di ricostruzione dovesse concludersi senza fare prima i Piani, stando alla normativa attualmente vigente, potrebbero essere a rischio gli indennizzi.
Il commissario Chiodi sta pubblicizzando sul proprio sito le risorse non spese, che ammontano ad un miliardo e 631milioni di euro (a fronte dei due miliardi circa già spesi) considerando però, che le “E” delle periferie, da una stima di Cicchetti, succhieranno i fondi attualmente disponibili, non si riesce in effetti a capire dove andare a recuperare i soldi per i centri storici. E solo in questo caso, Di Stefano farebbe un Piano, che preferisce definire programmatico e forse a tratti di recupero, ma questo spetterebbe deciderlo solo al Consiglio comunale.
Al momento è tutto fermo, come del resto ci dicono siano ormai alla paralisi le pratiche per le “E” delle periferie, perché la filiera, quella che esamina le pratiche, sta licenziando solo quelle relative alle parti comuni, secondo l’indirizzo di Cicchetti, restano quindi accumulate quelle dei privati per le quali servirebbe una perizia asseverata, con controlli successivi.
“Com’è possibile pensare a fare controlli successivi – insiste Di Stefano – e a lavori già finiti?”, volendo intendere che in questo modo, si andranno a colpire i cittadini, a cui potrebbero essere richiesti indietro fondi anche tra qualche anno, senza che loro ne sappiano magari di più, ma anche su questo l’incomprensione, alimentata dallo stesso Cicchetti, è totale, per cui il vice commissario rigira la frittata così, “come potete pensare che lo Stato non controllerà l’utilizzo di risorse pubbliche?” e lo fa in una maniera tutta da interpretare, visto che questi controlli potrebbero essere affidati discrezionalmente dalla struttura commissariale.
Gli uni, i commissari, non hanno né fondi né idee chiare sul come andare avanti, gli altri, gli amministratori locali, sono invece convinti di poter esercitare la loro sacrosanta sovranità, arginando facilmente competenze, che il Governo attribuisce rigidamente ai commissari.
E così è un rincorrersi di pregiudiziali, di carte e controcarte, inviate e rimandate al mittente, per non ottenere nulla, gli Ordini non si sentono più, l’Ance e le rappresentanze di categoria nemmeno, e in una tale perversione di meccanismi, di odi e di tatticismi, la ricostruzione di un capoluogo di Regione, diventa l’ultimo dei problemi.

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