sorridete

di Matteo Bordone, da http://www.freddynietzsche.com , 18 ott.

L’altro giorno c’è stata la grande manifestazione contro la crisi.

La crisi non è generata da atti volontari di uno solo: è l’effetto di una quantità di eventi che intervengono su una matassa enorme di variabili, nella quale stanno i soldi dei plutocrati, le speculazioni, gli stipendi di milioni di persone, la distruzione di una foresta, la rinascita di un paesino, il mutuo della casa, il successo individuale di un ristorante, il crollo economico di una lavanderia. «Sono solo loro!», dicono. «È l’1% della popolazione: mandiamoli via, facciamo qualcosa.» L’economia, il mercato e la globalizzazione non sono fenomeni come lo è un fulmine: sono contenuti culturali, roba fatta degli uomini, dalle idee, dal tempo. Mandarli via è impossibile. Bisogna, al solito, chiedere che cambino certe politiche economiche, certi strumenti che attualmente mettono il gigantesco fascio di variabili nella condizione di un sistema fragile, a rischio, che può perdere stabilità, intrecciarsi, diventare un gomitolo contratto dove quasi tutti stanno schiacciati, e solo i fili esterni respirano. Ma nella vita ci sono anche gli imprevisti, e ci sono anche in qualsiasi sistema complesso (Michael Crichton ci ha scritto tutti i suoi libri). Anche solo capire dove intervenire è complesso.

Ci vogliono cultura, capacità, consenso, politica: si cambiano le cose con competenza e pertinacia, e si raddrizza il sistema. Questo bisogna chiedere, e questo hanno chiesto in tanti nel mondo. I soldi sono vecchi, il capitalismo è vecchio, e non è sperando nel governo dei poveri che si risolvono le cose. Ci vuole gente col massimo dei voti, PhD, Master: tocca essere più bravi dei vecchi, scalzarli col garbo e la convinzione dei risultati. Ci vogliono soldi nuovi, capitalismo nuovo, tocca abbattere le ideologie economiche che non fanno i conti con il passare del tempo. Perché le idee sono come il DNA: sono tendenzialmente conservatrici. Non si può pensare che sia solo la politica a cambiare. Economia e politica sono la stessa cosa solo nei regimi illiberali. Insomma, ripeto, è una cosa difficile. Ogni volta che vi sembra che sia facile, che sia assurdo non esserci arrivati prima, che siano tutti pazzi, che tirando una leva nascosta nel bosco arrivino buon senso, felicità e giustizia, ecco, sappiate che probabilmente l’impressione che avete è una stronzata.

Della manifestazione però si è parlato poco. Anzi, non si è parlato per niente. Come successe a Genova, si è parlato tantissimo di quello che è successo nelle strade. Non di quello che si è detto o chiesto, ma solo di come un tot di persone abbia giocato alla guerra. Degli altri, del 98% dei partecipanti, non ha parlato nessuno, se non per dire quello che non erano, che non volevano: non erano violenti, non volevano la violenza. Evviva.

Nel nostro paese è impossibile organizzare una grande manifestazione di dissenso senza che parta il simpatico gioco della guerra. È un gioco, niente di più. L’idea che bruciare una camionetta delle forze dell’ordine sia una cosa per cui abbracciarsi commossi e darsi dei cinque non ha a che vedere con l’intelligenza collettiva: è una stupidaggine privata, per quanto condivisa. E non c’entra con la democrazia che i movimenti popolari vogliono condizionare e migliorare: è proprio un altro sport, un altro mondo, un altro obiettivo, un altro orizzonte. Sono come quelli che fanno la guerra nei boschi con le pistole di vernice. No, scusate, sono molto peggio. Non lo fanno per il gusto consapevole della guerra sciocca, ma vestendo i panni dei vendicatori, di chi si fa carico dei peccati del mondo, fa il lavoro sporco per tutti, Gesù Cristo con le pietre in mano. E questo è grave: narcisistico, falso, fascistello e ricattatorio.

Non so come si faccia a tenere lontani i violenti, come si convincano quelli tutti bardati per la guerra a non farla, come si evitino le loro botte sbrigative e cariche di «cosa volete sapere voi della lotta». Non lo so perché non ho esperienza in queste cose, né voglio averla.

Quello che so è che dovete distinguervi, voi che volete dire qualcosa qualcosa, e dovete farlo in fretta, con convinzione, perché così — l’avete visto — non si parlerà mai di voi e di quello che pensate. Io ho il vago sospetto che tra le cose che manifestazioni come quella dell’altro giorno chiedono ci siano un mare di banalità da buon selvaggio dell’economia. Ma non fa niente, non mi importa in questo momento. Se sono delle cretinate, verranno giudicate tali; ma almeno verranno giudicate, se ne parlerà, ci sarà del buono, ce n’è quasi sempre almeno un po’.

Il punto è che vi tocca essere molto molto diversi da quelli. E per farlo dovete sorridere. Dovete capire che Pannella non merita sputi. Polemica aspra quanto si vuole ne ha sempre masticata, gli si dà del deficiente quante volte si vuole, ma gli sputi fanno schifo. Non fare schifo, ecco, dovrebbe essere un bel punto di partenza. A meno che non ci sia gente che abitualmente sputa in faccia alle persone. Se c’è, evitate di farci manifestazioni assieme. È il problema della violenza. La violenza non è normale. Mai. La violenza non è un sottoprodotto della manifestazioni, della massa, della folla, dello stadio, di niente di niente. Nelle società civili e evolute gli umani si ritrovano anche a centinaia di migliaia senza che ci sia violenza. Tocca prendere quel modello lì, anche a distanza, non le P38. Una cosa, sì, una sola va uccisa: la tradizione.

Uccidete le manifestazioni, il ricordo di Genova, l’orgoglio del corteo; uccidete Pasolini, Valle Giulia, le mani alzate, i megafoni, la parola “provocazione”; uccidete le protezioni, l’antagonismo, la guerra bella anche se fa male, la controcultura. Fate fuori tutto.
Sorridete. Non urlate nei microfoni. Siate felici di essere in tanti, in piazza, a Roma. Se vi intervista la televisione, ricordatevi come è fatta la televisione, studiatela, cercate di conoscerla, usatela per dire quello che volete. Felici. Sicuri. Belli. Convinti.

Altrimenti, se volete andare avanti così, ricordatevi che perdete del tempo, non serve a niente, vi state solo contando, pezzi di corteo, gente dietro agli striscioni, ci sono questi e ci sono quelli, ma non state facendo niente. Aggiungete solo pagine alla forma più cronica di conservatorismo di sinistra: le solite manifestazioni di opposizione al governo, con formiche operaie e formiche guerriere. (Matteo Bordone)

***************************************************

Forse qualcuno potrà dire: “… ma questo che c’entra?”

Secondo me, c’entra.

(Adriano Di Barba)

Advertisements

0 Responses to “sorridete”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




foto Yar Man, nov 2012

L’Aquila in diretta

webcam da www.MeteoAQuilano.it
da www.caputfrigoris.it

il sismografo di Massimo

che sia sempre "piatto" e giallo ! immagine "on-line" da http://www.laquilaemotion.it/sismografo/laquilaemotion/sismotion.html

Archivio post

Massimo Giuliani: “Il primo terremoto di Internet” (libro o e-book)



:: Acquista il libro di carta su Amazon
:: Acquista l'ebook su Amazon
:: Se non hai Kindle, nessun problema: clicca qui per sapere come leggere l'ebook.

Blog Stats

  • 151,698 hits

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: