le risate con Mariastella….

…… e il ritorno alla realtà….(Fini, monsignore e il sindaco, alla fine L’Aquila, ma sta lontana!)

di Antonio Di Giandomenico, da Facebook , 25 sett

“..altro che carriole….io c’ho i denari (un passo evangelico parlava di 30 denari per vendere Cristo!) ….altro che popolo delle carriole”. “Altro”, dal Devoto Oli, (per Mariastella: non si tratta di un nuovo prodotto del frantoio sociale, ma di un dizionario!): ”diverso, differente da qualcosa o da qualcuno….”

Quando ho letto la definizione ho tirato un sospiro di sollievo: ero diverso da loro; diverso, non inferiore come avrebbe voluto farmi credere sua eccellenza l’arcivescovo quando ci definiva  “ ingrati!”, perché non si voleva chinar la testa davanti alle vessazioni e ai soprusi della protezione civile e alle risate grasse della cricca,  oggi rinviata a giudizio, Bertolaso in testa.

Diverso, ma moralmente pulito, e non “quattro cialtroni” e “minoranza rumorosa”, e gratificazioni simili,  delle quali pur ci onorava l’allora prefetto dell’Aquila, mentre riempiva di ridicolo agli occhi del mondo gli incolpevoli funzionari di polizia, che sequestravano carriole “in pessimo stato di conservazione…” , perché volevamo partecipare, dire la nostra sulla città, costruire insieme il suo/nostro  pur difficile futuro.

Diversi, noi aquilani, frequentatori della tenda  di piazza, dove da due anni ormai si dice quel che ieri ha detto  il Presidente della Camera dei deputati, onorevole Gianfranco Fini: “la città è morta!”

No Presidente, è ferita ma  in piedi la nostra città; è colpita al cuore; quel cuore pulsa ancora dell’energia della migliaia di cittadini che non si rassegnano all’incuria e all’abbandono, ai traccheggi della politica e alle cricche del malaffare,  ai maneggi degli sparvieri che roteano sui resti dell’Aquila…

L’Aquila è dura a morire, e quella tenda, Presidente, è ancora il luogo della resistenza cittadina, resta il baluardo della democrazia e della partecipazione popolare.

Unita e unitaria, sotto la sola bandiera possibile, che è quella nero-verde!

Crea sgomento vedere l’arcivescovo a testa bassa dover giustificare il suo operato e quello di santa madre chiesa, sentirlo scomodare il vangelo di Matteo che parla della fiducia, di  quando Cristo andò in mezzo ai pubblicani, considerati pubblici peccatori perché esattori dei romani, e si fidò di loro, dette loro fiducia.

Fiducia, monsignore, a senso unico?

Da uomo di chiesa (ricordo che il termine viene da ecclesia = comunità!), si augura che gli arrestati possano dimostrare la loro innocenza, come è giusto in una logica garantista, per poi scagliare anatemi contro chi osa toccare gli affari della curia, avanza dubbi sulla legittimità della gestione della casa dello studente costruita con i soldi della Regione Lombardia sui terreni della curia, e ad essa affidata per la gestione.

Chissà perché nessuno pubblica le interviste rilasciate dai vescovi quando furono messe in campo le varie fondazioni che avrebbero dovuto occuparsi del patrimonio della chiesa; sarebbe istruttivo rileggerle e riascoltare i toni di quei giorni!!!

Da laico impenitente, ho apprezzato a fondo un lontano e ormai desueto insegnamento della chiesa che, ai tempi dell’enciclica di Papa Giovanni, Pacem in terris, esortava a distinguere “l’errore dall’errante”

Gli incontri e le intese, nei vari settori dell’ordine temporale, fra credenti e quanti non credono, o credono in modo non adeguato, perché aderiscono ad errori, possono essere occasione per scoprire la verità e per renderle omaggio.

Vi sfido, signori vescovi, alla verifica delle buone intenzioni: mettete la casa dello studente nella disponibilità dell’ADSU (struttura pubblica partecipata, nella gestione, dagli studenti!): fatelo senza se e senza ma, dimostrate che vi sta più a cuore l’essere pastori d’anime, e non curatori di interessi che di spirituale hanno, in verità, molto poco.

Si lamenta ancora, il nostro Sindaco: l’avevo detto, le cose non vanno, non camminano, ci vuole una nuova verifica della governance……

A giorni alterni succede questo,  oggi ci tocca così, si sente abbandonato e solo.

“Abbiamo perso un anno e mezzo…….”

Mentre lui si esibisce nell’ennesima lamentazione sulle cose che non camminano, nel sondaggio improvvisato da il Capoluogo racimola un onorevole 3% dei consensi.

Quanta inadeguatezza nella politica cittadina!

Barricati nel bunker, non riescono a penetrare con lo sguardo nell’intimo della città.

La città è sporca, che una porcilaia sembra un salotto; ma non ci lamentiamo.

C’è l’amianto, ma chi ce lo butta in mezzo alla strada? Maleducati.

Duemila ragazzi della scuola dell’obbligo sono stati trasferiti in altri lidi, dalle loro famiglie…….

Le persone, le famiglie, stanno ricostruendo la loro vita, le loro abitudini, la loro socialità, in altro luogo, dove hanno preso casa, vanno a cena il sabato sera in un locale che una volta era all’Aquila, passeggiano per il corso o stazionano nella piazza centrale, fanno shopping in centro, e magari trovano occasioni…..

Vivono una nuova normalità

Trovano una città normale, come era la nostra.

E tra noi c’è chi,  in ragione  dell’età,  lascerà per sempre questa terra;  chi invece sceglierà di trovare altrove nuove ragioni di vita, individuale e sociale.

Ci sono bei luoghi dove poggiare la testa!

In compenso all’Aquila si insedieranno nuove famiglie, porteranno nuove abitudini, confronteranno la loro cultura con la nostra, si contamineranno reciprocamente, e ne nascerà una cultura nuova, che contribuirà a formare una nuova identità. E’ inesorabile, nessuno canterà più L’Aquila bella mé….

Non la capirebbero se qualche incorreggibile romantico dovesse intonare la vecchia canzone…

Ma ci saranno altre note a ri-allietare la vita, le scampagnate e le arrampicate.

E’ questo il senso d’angoscia che ti prende, ti strozza, ti soffoca e ti toglie il respiro.

Saremo inesorabilmente indirizzati dal fato, dal destino che non sceglieremo noi, ma sarà a noi imposto dalle circostanze e dagli accidenti.

E’ questo quello che angoscia; a conforto, nemmeno la frase banale di Rossella, domani è un altro giorno…..

 Totò Di Giandomenico, cittadino senza città

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