costruire per non ricostruire

di Luciano Belli Laura da “il Capoluogo”, 23 sett.

Che relazione c’è tra le due immagini? Forse, questa: mentre le nuove case del progetto C.A.S.E. (capaci d’ospitare 80 persone ciascuna) vengono abbandonate al ritmo d’una al mese, si mantiene in vita un Piano Regolatore ormai ricoperto di muffa per esser stato varato nel 1975. Giacché questo strumento urbanistico antiquato permette ancora una marea di nuove costruzioni. Ovunque e comunque. Se, già nel 2005, per l’assessore di Forza Italia F. Mucciante, permetteva l’edificazione del 50% dell’immenso territorio comunale. 

Gli attuali amministratori sostennero che questo vetusto strumento urbanistico permetteva anche il recupero del Centro storico e che i Piani di Ricostruzione richiesti da Chiodi, il Commissario per la ricostruzione, servivano solo per allungare i tempi e che bastava continuare ad operare con Varianti di scopo, come sempre era stato fatto prima del sisma. Però, quando i nodi vennero al pettine per la denuncia circostanziata di vari operatori impegnati nella redazione e presentazione dei progetti di ricostruzione pesante degli edifici del centro storico, allora hanno lasciato trapelare il segreto di pulcinella: ad ottobre verrà presentato il Piano di Ricostruzione curato dall’architetto Iacovone (consulente di Cialente) e da due personaggi di secondo piano che da più di nove mesi vi stanno lavorando in gran segreto. Sembrerebbe uno spottone elettorale? Potrebbe essere un bidone? Si sa solo che l’incarico a Iacovone è per tre anni. Che per incominciare a sapere che cosa bolle in pentola dopo i due e mezzo persi a cianciare di governance, sembrano un’eternità.

Così, sembra lecito sospettare che nell’amministrazione comunale conviva sia chi vuole subito l’uovo (della ricostruzione) sia chi desidera la gallina (delle nuove costruzioni) e, magari, anche le galline dalle uova d’oro.

Con il Sindaco che nei giorni dispari acconsente a nuove costruzioni e nei giorni pari invita a presentare tutti i progetti di ricostruzione ed a battagliare se non approvati e cantierizzati subito, dimenticando che, poiché le “prime case” sono poche, il recupero sarà a macchie di leopardo o di giaguaro che dir si voglia. 

Quindi, per non dare l’impressione di stare soltanto a smacchiare le suddette bestiole, oppure a “pettinare le bambole”, gli amministratori aquilani si danno un gran da fare per approvare masterplan (altrove detti Piani Particolareggiati) in Piazza d’Armi con Nuovo Mercato e Nuovo Teatro, per realizzare Nuovi servizi sociali negli insediamenti periferici del Progetto C.A.S.E. (con l’aiuto della F.I.A.T., ma affidandone poi la gestione alla c.a.r.i.t.a.s.) e per assentire l’operazione “Smeraldo” (in altri luoghi considerata meramente speculativa). 

Orbene, poiché  delle prime due porzioni del trittico costruttivo aquilano s’è già discusso altrove, sembra utile parlar qui della né splendente né trasparente nuova s.m.e.r.a.l.d.o. che verrà realizzata a Paganica, dopo il “via libera” alla proposta di Deliberazione per la realizzazione di un programma di Nuove costruzioni nella ex zona P.E.E.P. (Piano di Edilizia Economica e Popolare). 

Assentito ai primi di settembre, l’intervento riguarderebbe la realizzazione di 4 edifici plurifamiliari con 26 alloggi, di 6 case a schiera e di altre 6 unità di tipo produttivo (?) su una superficie complessiva di 7mila 685 metri quadri. Pare che, in contropartita, la società immobiliare proponente debba realizzare la viabilità primaria e le urbanizzazioni secondarie, pari a 1.132 metri quadri di parcheggio e 1. 606 di verde pubblico. 

Perché mai, si chiederà qualche sprovveduto cittadino, una società immobiliare verrà autorizzata a costruire queste nuove costruzioni che, in tempi certi, potrebbe offrire anche a quei cittadini che sono ormai talmente stressati e delusi per non aver potuto attuare direttamente la ricostruzione della propria abitazione gravemente danneggiata e quindi sarebbero disposti a rinunciare a farlo direttamente solo in tempi biblici e pertanto anche disponibili, oramai, ad acquistare la nuova costruzione pagandola con la miseria ricevuta da Fintecna, in cambio della cessione della disponibilità assoluta della loro dimora primaria? E perché mai, un costruttore dovrebbe proporre prezzi da edilizia agevolata (o convenzionata) come quella realizzabile nelle aree sottoposte a P.E.E.P., se gli si permette d’operare su terreni di presunta disponibilità pubblica, senza neppure tutte le condizioni che almeno sarebbero previste in un normale Piano Esecutivo Convenzionato (o Piano di lottizzazione che dir si voglia)? Vale a dire senza neppure una specifica Convenzione nella quale sono sottoscritti e garantiti anche i prezzi di vendita e di locazione degli immobili da realizzare?

In ogni caso, anche se introdurranno questa Convenzione, l’operazione sebbene lecita, sarebbe immonda. Infatti, nel decreto per la ricostruzione è prevista la famigerata possibilità di Fintecna nell’acquisizione degli immobili da ricostruire se posti in svendita agevolata od indotta. E, sebbene moralmente inaccettabile, l’operato del governo centrale non sarebbe discutibile adesso, cioè dopo la dimostrazione d’impotenza o d’accondiscendimento accomodante dimostrato in passato dalla sedicente opposizione. E l’operato del Comune potrebbe apparire come il tentativo di rimediare in qualche modo ai freni ed ai rinvii della ricostruzione messi in atto dal soggetto centrale. Tuttavia, credo che l’Amministrazione comunale guidata da Cialente debba essere valutata su un altro livello. Forse, peggiore del precedente. Se, prima o poi, produrrà una ricostruzione della città e del territorio, ma non per TUTTI coloro che vi risiedevano prima del sisma. 

Con argomentazioni precise ed anche ridondanti (qui), ho asserito la netta convinzione che ogni possibilità data di realizzare nuove costruzioni costituisce sottrazione di risorse per la ricostruzione, e pertanto ho intravisto la necessità di includere in un P.P.A. (Programma Pluriennale di Attuazione) SOLTANTO tutte le opere necessarie ed indispensabili per ricostruire l’esistente. Pure Adriano Di Barba precisò poi che l’edificato attuale doveva essere recintato da un filo rosso per farne un limite, questo sì veramente invalicabile. Fino a che non sia stato ricostruito completamente tutto quello che prima esisteva. Anche non proprio come e dove esattamente era prima del sisma, ma solo quello.

seconda

Ormai, pare inutilmente. Se, dalle Torri d’avorio, Architetti di teatro a forma di liuto, Superstar d’auditorium cubici inclinati ed Urbanisti di mercati decentrati in piazze d’Armi informi sanno parlare solo di n.u.o.v.o., mentre gli amministratori locali sembrano condividere alla lettera l’assunto di costruttori di torri (a Torino, in c.a. per intesa-sanpaolo): “La città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie”. Laddove, in spregio alla Storia (della città e della pianificazione), questa strabiliante affermazione significhi solo attenzione per le storie delle opere che poi la Storia dell’Architettura, per molte, ricondurrà a semplici facezie.

Amministratori di città che non sanno opporsi alle voglie dei parassiti proprietari di terreni resi edificabili da un piano regolatore sciagurato non messo adeguatamente in discussione nemmeno dall’autorevole Vice-presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, forse perché corresponsabile della formazione, in quanto componente dell’Ufficio di Piano collaborante con gli estensori venuti addirittura dalla rossa Romagna?  

Amministratori della cosa pubblica che pensano a sbarcare il lunario amministrando innanzitutto la loro rielezione, perciò sostenendo ogni singolo progetto d’ogni confraternita singola od aggregata? 

Amministratori più costruttori che ricostruttori, con architetti noti sostituti e cittadini paladini (giammai delfini), a L’Aquila, a Piazza Palazzo, il 23 settembre, alle 17 e 30, a parlare senza dolo di stopalconsumodisuolo? Con Cialente silente o piangente od assente, ma con l’assessore Riga, per l’M.P.A. ancora in riga? 

Per non pensare “… P.P.A. (Per Piacere Arrangiatevi o sbrigatevi) …” e poi chiedere pacatamente:

Non si tiene in agonia perenne così anche una città” ?

Piano Regolatore vigente de L’Aquila
adottato con Delibera Consiglio Comunale n° 33 del 03/04/1975
approvato con Delibera Giunta Regionale n° 146 del 21/02/1979
progetto: T.E.A. (Tecnici Emiliani Associati):ing. Giovanni Crocioni, dott. Franco Degli Espositi, ing. Celestino Porrino, prof. arch. Andrea Tosi
Ufficio di Piano: arch. Pier Luigi Properzi e ing. Davide De Angelis
sindaco: dott. Tullio De Rubeis
assessore all’urbanistica: avv. Paolo Scopano
segretario generale: dott. Ugo Lobez

MAI PUBBLICATO IN RETE DALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
visualizzabile parzialmente solo nel sito: www.Studiodeg.itcon possibilità  di Download (in formato .pdf) dei seguenti elaborati:Legenda; Indirizzi di attuazione; Regolamento edilizio; Norme Tecniche di Attuazione; R.E.C. Rispar Energ.Tavole: 5.8; 5.7; 5.6; 5.4; 5.3; 5.2; 5.1 del Capoluogo; Elenco Elaborati; Tavola Quadro di unione
quindi con nessuna conoscenza delle indicazioni cartografiche relative a:– il centro storico del capoluogo e delle frazioni– tutte le zone periferiche dell’immenso territorio comunale

tentativo di revisione o di formazione di un nuovo piano regolatore nel 2005 con:sindaco Biagio Tempesta ed assessore all’urbanistica Franco Mucciante
ufficio di piano coordinato dall’arch. Francesco Karrer (Ponte sullo Stretto di Messina)

domande all’assessore all’urbanistica Roberto Riga dell’amministrazione Cialente
quante Varianti strutturali e parziali sono state apportate al vetusto strumento urbanistico?
quante aree risultano già edificate? e quante sono ancora edificabili?
in particolare, quanti abitanti sono ancora insediabili nelle zone residenziali d’ogni tipo?
è vero che già nel 2005 era edificabile più del 50% dell’intero territorio comunale?
è vero che i costruttori possono continuare a fare come sempre hanno fatto prima del sisma?
è vero che a L’Aquila ci sono quattro milioni e mezzo di metri quadrati di aree a vincolo decaduto?
è vero che sono stati realizzati oltre quattro mila manufatti provvisori ovunque e comunque?
perché non ha mai risposto alle pesanti critiche d’esponenti (De Matteis e Giuliante) della Regione?
perché non s’è mai voluto risolvere il problema delle cosiddette “aree bianche”?
perché non si reprime l’abusivismo di necessità e di furbizia?
perché si dà  assenso a nuove costruzioni residenziali e per il commercio ovunque ed in deroga?
perché  non si dà nessuna comunicazione dei contenuti del Piano di Ricostruzioneaffidato, fin dal novembre 2010, alla consulenza dell’arch. Daniele Iacovone?è vero che sarà difforme dal P.R.G. vigente solo per il 30 per cento delle previsioni?
ritiene possibile la formazione di un P.P.A. (ProgrammaPluriennale di Attuazione)dello Strumento Urbanistico vigente ai sensi dell’art. 16 – Capo III delle N.T.A attuali,ma includendovi SOLTANTO le aree e le opere per il recuperodell’esistente ante sisma?
perchè, con l’ausilio della Agenzia per il territorio e degli Uffici di piano,non si stila una cartografia della distribuzione delle “grandi proprietà immobiliari“, pubbliche e private,del territorio comunale e/o del solo centro storico? Magari “dinamizzandola”, con revisionisemestrali e annuali, al fine di controllare la dinamica delle compravendite?
perchè non si redige/pubblica una planimetra “dinamica” (con cadenze temporali anche più ravvicinate della precedente) della copertura della rete dei sottoservizi e delle aree ri-urbanizzate e ri-urbanizzande?
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