un asilo per cento bambini

di Anna Ventura da http://www.inabruzzo.com, 21 sett.

“Non è rassicurante, l’aria che si respira all’Aquila, nel centro storico ; apparentemente, tutti si muovono tranquilli: i pochi aquilani, rassegnati al panorama di tubi metallici e travi di legno, che sostengono quel che resta della città, passeggiano compostamente sulle pietre del Corso, liberate da tempo dalle macerie e miracolosamente risparmiate dal terremoto. I visitatori che vengono da altre città, toccano compunti le chiavi appese alla rete che transenna i Portici, leggono le carte scritte e i manifesti incollati, sbirciano tra le macerie che ancora stanno nei vicoli, si accostano con discrezione ai pochi bar e ai pochi negozi che hanno avuto il coraggio di riaprire. Sanno di calpestare un luogo sacro, perché sacro è tutto ciò che è stato visitato dal dolore. Questi visitatori vanno accolti cordialmente – nei limiti che alla cordialità concedono gli Aquilani – perché, in fondo, anche se mossi da una ovvia curiosità, vogliono solo cercare di capire, vedere da vicino gli effetti di un evento fenomenale.
Ma non sono i soli ad aggirarsi in città; gli gnomi con le facce da disboscatori dell’Amazzonia sono altrove: ben riposti nei luoghi in cui si decidono le sorti della città, dove talvolta si giocano partite grosse alla luce di uno spirito di parte che non ha esattamente le regole della malavita organizzata, ma ha, in proprio, regole altrettanto spietate: è il gioco della politica e del denaro,del “do ut des”, del “tanto peggio tanto meglio”. I nostri politici (quelli cittadini ) si destreggiano come possono, gli altri si destreggiano come vogliono. L’Abruzzo è grande, e c’è molta terra, oltre le macerie. Però è strano che una città ricca di avvocati, medici, ingegneri, giornalisti, intellettuali, commerciati e artigiani, tutti di valore, si stia facendo piegare dai colpi della malasorte e da chi di questa malasorte vuole approfittare; strano che nessuno parli in pubblico, che solo pochi lo facciano servendosi dei mezzi di comunicazione di massa.
Il centro cittadino, in realtà, sta molto peggio di quello che appare dal Corso e dintorni; molti vicoli sono ancora impraticabili, molte case hanno le facciate ancora in piedi, ma l’interno è in macerie.
La periferie, in compenso,  stanno fiorendo, purtroppo connotate da una bruttezza nata da una disarmonia totale, dalla dura legge dell’utile, simboleggiata da certe orrende poltroncine chiare, di plastica robusta, vagamente simili ai cappelli delle monache di una volta.
Tuttavia, nella bruttezza imperante, ci sono due luoghi nuovi deliziosi: un cubo di cemento verde, non lontano dal cimitero: potrebbe essere la casetta dei sette nani, invece è molto di più: è un asilo per bambini. Allora, anche il cubo verde è bellissimo. Ancora di più lo è l’asilo per cento bambini che è sorto a Casa Onna: un edificio grande, elegante, pronto a spalancare le porte. Rincominciamo da qui, da questi luoghi deputati a incontrare l’innocenza, per mostrare una forza e una dignità che ancora ci appartengono”.

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