urbanistica vs UTOPIA (atto finale: ricostruire)

Il Programma Pluriennale di Attuazione del P.R.G. e la ricostruzione post-sisma.

di Luciano Belli Laura, 4 ago

La ricostruzione d’un territorio, distrutto o gravemente danneggiato da un evento “naturale” come quello del 6 aprile 2009, dovrebbe essere indirizzata da un Piano di Ricostruzione. Infatti, tanto l’alto Commissario Chiodi quanto la Legge di Iniziativa popolare (vedi, art. 9) auspicano, invocano, prevedono il ricorso a  tale strumento da formare in sede comunale ed approvare in Regione. Nel frattempo, da Chiodi affiancato dall’arch. Fontana della S.T.M., sono state predisposte delle “Linee Guida” per coordinare gli interventi di ricostruzione nelle aree con valenze storiche ed ambientali sia del Capoluogo e delle frazioni aquilane sia dei Comuni del cratere.  Con lentezza e tracotanza, con polemiche e ripicche, con folli dimissioni e riammissioni nei ruoli, financo, con risse e contese. Mentre nei piccoli comuni si stanno apprestando i vari Piani di Ricostruzione, ad Onna (frazione de L’Aquila) questo strumento è già stato predisposto da studi d’architettura di Colonia e di Venezia. Invece, a L’Aquila, tutto sembra fermo come – citando Bianca M. – “nel deserto dei Tartari dove vedi sempre che si sta muovendo qualcosa ma poi scopri che era solo un rafforzamento di puntellamenti e senti il vento che sbatte gli ormeggi aerei all’infinito”.

Intanto, tra la questione di governance (Cialente/Chiodi) e la questione di feeling (Cialente/Letta), nel Capoluogo di regione si tiene in vita comatosa e vegetativa un Piano Regolatore assai vetusto (adottato nel 1975 e approvato nel 1979), considerevolmente obsoleto (in quanto “prebucalossita”: giacché formato sostanzialmente dopo la Legge Ponte n°765/1967, ma senza tutti i contenuti riformatori della Legge Bucalossi n°10/1977, presumibilmente aggiunti nelle N.T.A. solo in parte e soltanto in fase d’approvazione). Tanto oltremodo permissivo quanto genericamente relazionato alla realtà ambientale e già costruita. Financo, eludibile od aggirabile nell’attuazione.

Si fanno Varianti non sostanziali per approvare questo o quel progetto. S’adottano Delibere di C.C. ad hoc per consentire interventi di demolizione e ricostruzione nel “centro storico” fornendo nuova interpretazione a norme regolatrici l’intervento in questa parte della città non già adeguatamente previsto dal Piano e che sono state assai criticate per la loro contraddittorietà ed indeterminatezza applicativa.  Si tiene nel limbo il Nuovo Piano Regolatore da diversi anni già affidato alle cure di tecnici, forse troppo occupati anche in faccende del Ponte sullo Stretto. Si blatera pure di Piano di Ricostruzione, ma in concreto questa carta vincente non viene mai scoperta. Probabilmente, perché nessuno vuole rimettere in discussione regalie e prebende concesse e concedibili a:

privati possessori d’immobili di diversa redditizia destinazione d’uso e/o di terreni assai edificabili (quindi con acquisite rilevanti rendite speculative);

interessati costruttori e/o trafficanti immobiliari;

legali azzeccagarbugli;

accondiscendenti tecnici amministrativi, progettisti ed affini.

Dopo simili denuncie occorre enunciare il che fare precisando: cosa, come e quando. Pare non ci sia alternativa a cosa fare. Occorre, mandare il P.R.G. su un binario morto ed utilizzarlo solo fino all’adozione, con salvaguardia, d’un Nuovo Piano Regolatore Generale che non può non avere tutte le caratteristiche proprie del Piano di Ricostruzione. Anche per il come fare s’intravede una sola via. Quella della “partecipazione” attiva di tutte le persone oneste ed interessate al bene comune, sostituendo il potere di Sindaci e Commissari con il buon governo della polis (comunità). Viceversa, al quando si presentano due possibilità: a tempo indeterminato ed a breve durata.

Se la ricostruzione s’attuasse in un tempo indeterminato, approvando e cantierizzando uno dopo l’altro i vari singoli “progetti”, s’andrebbe incontro all’insidia del collo di bottiglia rappresentato dalla strettoia dei finanziamenti che, prima o poi, appariranno insufficienti. Con l’inevitabile ricorso alla bieca “provvidenza” clientelare nell’assegnazione delle precedenze e/o all’utilizzo d’una vessatoria verifica d’idoneità e correttezza dei “progetti”, come pare sia già in atto.

Mentre, se la Ricostruzione si volesse a breve durata, allora si potrebbe fare un Programma d’Attuazione subitaneo: triennale o quinquennale. Inteso come bilancio complessivo delle entrate e delle uscite programmate per gli interventi urgenti ed indispensabili di riedificazione della città con ricomposizione della comunità. Allegandovi un elaborato grafico contenente esclusivamente le porzioni di P.R.G. già edificate ed adeguate dal punto di vista idrogeologico ed ambientale, ma da ristrutturare e/o ricostruire, con urgenza, soltanto attraverso precisi canoni di sicurezza e di rispetto ambientale, urbanistico ed edilizio. Inibendo qualsiasi occupazione di terreni inedificati, anche se parzialmente urbanizzati. Vietando ogni incremento volumetrico e della superficie coperta, anche se solo per ragioni tecniche ed impiantistiche. Favorendo tutte le demolizioni senza ricostruzione di: superfetazioni, sopraelevazioni, ampliamenti deturpanti, costruzioni abusive per necessità (dilagate dopo il 6 aprile 2009) e per furbizia. Realizzando, solo su aree compromesse o in edifici esistenti, tutti i servizi e le attrezzature pubbliche necessarie alla riqualificazione urbana sia del Capoluogo (centro storico e periferia) sia delle Frazioni (nuclei d’antica formazione ed insediamenti sparsi od organizzati, quali M.A.P., P.A.T., C.A.S.E.). Accorpando tutti i finanziamenti pervenuti all’ente pubblico ed assoggettando alle stesse modalità di spesa tutti i fondi disponibili.

Insomma, un Programma di rigore e salute pubblica, quantunquemente a consumo zero di suolo e di valorizzazione dell’esistente, quand’anche ben poco “dove e come prima” del sisma. Fattibile con il sacrificio e la partecipazione creativa di tutti i cittadini, ma con l’interdizione d’ogni sorta di speculazione economica, sociale e politica. Modificabile solo alla scadenza, quindi attentamente valutato dalla comunità intera anche in merito alla validità (tre, quattro, cinque anni). Pubblicizzato e divulgato in tutte le sedi anche non tradizionali ed istituzionali.

(ha collaborato Adriano Di Barba)

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