dov’era e com’era, ma quando?

….la ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila del 1703

di Gianluca Racano, (spunti tratti da Le città nella storia d’Italia – Alessandro Clementi e Elio Piroddi) , da “il Capoluogo”, 3 ago

Quando si parla di ricostruzione all’Aquila, si rivendica il dovere del come era e dove era, dimenticando però che il centro storico esistente al 6 aprile 2009 era il frutto di rimaneggiamenti, costruzioni e ricostruzioni che nel corso dei secoli ne hanno cambiato più volte l’aspetto, e che solo un secolo fa perfino gli assi principali, compresa Piazza Duomo, erano totalmente diversi nei manufatti da quelli oggi conosciuti.

Oggi il dibattito sembra assai carente –non c’è un semplice difetto di comunicazione- sulle modalità e i tempi di recupero dei vari spazi urbani del centro storico, e sull’eventuale innesto di elementi moderni.

Leggendo oltre l’impresa titanica del ripristino degli aggregati privati, sembra che la nostra generazione non abbia ancora preso coscienza di dover partecipare al flusso della storia, dando risposte che non possono essere soltanto quelle del pedissequo ripristino dell’esistente al 6 aprile 2009.

E così si ignorano tempi, costi e natura degli interventi sul tutto e sui singoli spazi, con qualche dubbio anche su quali soggetti debbano farsi carico di responsabilità e di scelte anche drastiche.

Dopo il terremoto del 1703, che vide distruzioni simili a quelle attuali, non ci fu un ripristino della città medievale, e L’Aquila cambiò totalmente volto.

Nel periodo della ricostruzione post-1703 e fino all’inizio del XIX secolo (quindi per circa un secolo), la città fu oggetto di un imponente fenomeno di SOSTITUZIONE EDILIZIA.

L’impianto stradale medievale non mutò, invece cambiò la struttura della città nella quantità e qualità delle sue componenti.

Così, nell’arco di poco più di un secolo, L’Aquila si presenterà per la terza volta nella sua storia (dopo la distruzione bellica e i terremoti medievali), come una città nuova.

SENZA ALCUNA ADDIZIONE ESTERNA, ma solo in virtù di una specialissima metamorfosi endogena.

LE NUOVE CHIESE E I RIMANEGGIAMENTI: S.Agostino, S.Maria del Suffragio (Le anime sante), della Concezione e S.Caterina denotano l’ingresso all’Aquila del barocco. Anche chiese che non subirono danni, come S.Maria Paganica e Collemaggio, furono convertite al barocco.

PIAZZA DUOMO: – La cattedrale di San Massimo fu uno dei primi cantieri cui si dette inizio -fu riconsacrata attorno al 1730- sulla base di un programma architettonico modellato sul prototipo della chiesa di Sant’Ignazio in Roma, ma quest’impegno non potrà essere portato a termine a breve per esaurimento dei fondi (la facciata sarà edificata solo nell’800).

A Piazza Duomo SORSE EX NOVO LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO (LE ANIME SANTE). L’edificazione cominciò nel 1713, fu proseguita alla fine del ‘700 con l’edificazione della facciata. E’ solo dell’800, invece, la cupola attribuita al Valadier e divenuta simbolo del terremoto del 2009 (ma solo perché facile da inquadrare stabilmente).

PIAZZA PALAZZO E PIAZZA S.MARGHERITA: Il Palazzo Margherita, che al 6 aprile 2009 era la sede principale del Comune, fu pesantemente danneggiato e, lentamente ricostruito, subì un radicale rifacimento tra il 1838 e il 1848.

A Piazza Santa Margherita viene costruito ex novo il Palazzo Quinzi, viene completamente rifatto il Palazzo Pica-Alfieri, e VIENE COSTRUITO EX NOVO IL PALAZZETTO DEI NOBILI tra il 1708 e il 1715.

PIAZZA SANTA MARIA PAGANICA: A fianco della chiesa restaurata (oggi distrutta dal terremoto del 2009), sorge, da una sostituzione di case rinascimentali degli Ardinghelli il palazzo omonimo, forse l’esemplare più pienamente barocco dell’architettura civile aquilana;

PIAZZA SANTA MARIA DI ROIO: La Chiesa di Santa Maria di Roio, vittima della scossa del 16 gennaio 1703 viene ricostruita con dimensioni molto ridotte, così come la vicina San Marciano. Sulla stessa Piazza Palazzo Rivera subisce una trasformazione in stile Rococò, e si aggiungerà anche il Palazzo Persichetti.

PIAZZA SAN BIAGIO E DINTORNI : La piazzetta simbolo delle serate Universitarie aquilane fino al 6 aprile 2009 subisce una trasformazione radicale dopo il terremoto del 1703. La Chiesa di San Biagio si presenta rinnovata in forme settecentesche con una facciata del tutto nuova, L’angolo tra via Sassa e Piazza San Biagio (Per intenderci, The Corner…) è esaltato dalla mole del nuovo palazzo Mancinelli-Benedetti, OPERA DEL TARDO SETTECENTO e riconducibile alle influenze culturali del Vanvitelli.

La Chiesa di Santa Caterina (che è quella che sta su via Sassa a capo Piazza San Biagio, mentre la Chiesa di San Biagio è quella che si trova a piedi Piazza San Biagio) VIENE COSTRUITA EX NOVO sull’area dell’oratorio di San Giacomo distrutta dal terremoto del 1703.

PIAZZA SAN PIETRO: Passiamo alla zona definita dopo il terremoto del 2009 la “piccola Dresda”. La chiesa, dopo il 1703, venne restaurata, e venne costruito il Palazzo Porcinari, distrutto nel 2009.

PIAZZA SAN MARCO: Emerge, dopo il 1703, un nuovo scenario dominato dalla NUOVA CHIESA DI SANT’AGOSTINO, mentre la chiesa di San Marco (La facciata sarà completata nella seconda metà del ‘700 con l’aggiunta, rispetto all’impianto quattrocentesco, di due campanili) viene integralmente ridisegnata. Infine, viene costruito ex novo Palazzo Simeonibus.

PIAZZA SANTA GIUSTA: Viene costruito ex novo a partire dal 1752 Palazzo Centi, caratteristico per avere i quattro lati liberi, occupando quindi un intero isolato. La Piazza ha così un nuovo protagonista che determina una clamorosa contraddizione tra architettura e spazio urbano, dal momento che il suo asse di simmetria sembra ignorare la forma a L della piazza e la conseguente eccentricità della chiesa.

SAN DOMENICO: Le piazze attorno a San Domenico fanno eccezione, perché dopo il 1703

Non furono costruiti nuovi palazzi “antagonisti”, e la chiesa rimase protagonista dello spazio. La chiesa fu ricostruita quasi integralmente, col recupero dell’esterno medievale e la trasformazione dell’interno in uno spazio completamente nuovo e di grande suggestione.

Anche SAN BERNARDINO e SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO furono soggette allo stesso tipo di intervento. Come noto, Santa Maria di Collemaggio subì un restauro negli anni ’70 dello scorso secolo, con l’eliminazione degli interni barocchi.

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