strana città

di Luigi Fabiani (*), da il Capoluogo”, 26 lug.

Strana città, L’Aquila. E soprattutto strani (che non vuol dire nulla di negativo) i suoi cittadini.

Ci sono cittadini che pretendono la tutela dei diritti. E ci sono quelli che gli vanno contro.

Ci sono “uomini politici” (parole grosse) che promettono e parlano come se fino a ieri fossero stati fuori dal circo della politica della prima e seconda repubblica e si fossero svegliati (illuminati) solo qualche giorno fa.

Ci sono cittadini che hanno una soluzione per tutto e passano ore a criticare l’operato di altri.

Ci sono nuove formazioni spontanee, comitati, associazioni, anche liste civiche che rifuggono la “politica” intesa come insieme di partiti, ma fanno di tutto per andare ad amministrare la città.

E cosa vuol dire amministrare una città? Vuol dire raccontare come la si vorrebbe, immaginarla in futuro più o meno prossimo, ricostruita e proiettata verso il futuro. Sì, L’Aquila tornerà a volare. Deve tornare a volare.

Però vuol dire anche avere conoscenza del presente.

Dei debiti fuori bilancio di amministrazioni passate, i cui responsabili oggi stanno amministrando la ricostruzione.

Della carenza di entrate per poter gestire un bilancio degno di questo nome.

Delle vertenze sindacali che, a torto o a ragione, si ripetono all’infinito.

Della disoccupazione che cresce negando qualsiasi speranza e qualsiasi futuro alle nuove generazioni.

Della solita “quadriglia” dei consiglieri comunali che passano da un gruppo consiliare all’altro, fino a formare il gruppo “mononucleare” e, pertanto, sono presenti in tutte le commissioni, che risultano essere più affollate dell’assise civica.

Delle frazioni che rivendicano un ruolo ed un’autonomia.

Dei servizi da erogare sempre maggiori e delle risorse sempre più esigue.

Della ricostruzione, di chi lavora per accelerare e di chi frena, dei soldi che ora ci sono o forse no.

Dell’economia moribonda e di una Zona Franca, sbandierata come imminente, che se mai arrivasse, causerebbe forse più danni che sollievo.

Del problema delle tasse e della loro restituzione (a dicembre 2011, 12 rate in una, tutt’insieme un decimo delle tasse. Addio tredicesima, per chi la prende!).

Eppure, non si perde occasione per dire qualcosa, per lo più contro chi sta amministrando, criticando sempre e comunque il suo operato, ma senza dare alcuna forma di aiuto concreto.

Per esempio: le “casette” temporanee, verranno abbattute o no? È giusto che gli inquilini del progetto C.A.S.E. che prima stavano in fitto, paghino un canone o no? I manufatti costruiti per ospitare le attività produttive de localizzate, su cui i proprietari hanno fatto cospicui investimenti, saranno abbattuti o no? I soldi per la ricostruzione ci sono o no?

E queste sono tutte scelte politiche. Su questi temi si dovrà amministrare una città. E chi si vuole proporre, dovrebbe dire subito e chiaramente cosa intende fare. Sia i vecchi politici, che si presentano con una nuova verginità, sia i nuovi. Poi, ci sarà anche spazio per parlare del futuro.

(*), presidente  della Asm (Aquilana società multiservizi)

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