costa Masciarelli

Il sisma del 6 aprile 2009, danneggiando pesantemente, seppure in maniera non irreparabile, il patrimonio edilizio (con netta prevalenza di edifici con esito di agibilita’ E) ha svuotato completamente il magico contenitore della costa congelando la vita che vi si svolgeva in un’atmosfera sospesa, determinando una condizione non sostenibile piu’ a lungo. I cinque mesi che occorsero nel 1703 per ripristinare condizioni di governo ordinarie invece che contrarsi si sono quasi raddoppiate, ed i tempi della burocrazia e della nanza pubblica sembrano voler relegare i cittadini, gli abitanti della costa, ad un ruolo in subordine rispetto a luoghi di decisione e di deliberazione che appaiono lontani ed inarrivabili. L’avvio di un processo efficiente corale e partecipato di ricostruzione e riabitazione della citta’ appare oggi indispensabile alternativa ad atteggiamenti di supina attesa degli eventi. La storia ci consegna, come si e’ visto, l’esempio di altri momenti di ricostruzione e di altri processi, certamente lunghi ma anche dinamici e partecipati. Nel caso della Costa il particolarissimo assetto viario, interamente vocato alla pedonalita’, la conservazione di una sostanziale omogeneita’dell’impianto tipologico dell’edificato, il peculiare valore ambientale dell’invaso urbano, le notevoli qualita’ architettoniche delle fronti, che coniugano prevalentemente il linguaggio corale di un’edilizia minore, ma non per questo banale, l’assenza di emergenze monumentali polarizzanti, una serie di ovvie considerazioni in ordine all’opportunita’ di gestire processi e servizi in maniera integrata e coordinata, impongono l’individuazione di questo particolare ambiente urbano come di un’area urbana omogenea d’intervento. Un’area che si rivela unitaria anche sotto il profilo dell’assetto della proprieta’, integralmente privata, cui si unisce il valore aggiunto di un condiviso desiderio di partecipazione della maggioranza dei proprietari ai processi di pianicazione e ricostruzione nel rispetto delle regole generali come anche delle singole soggettivita’.*

*dalla relazione del Coordinamento Masciarelli


costa-masciarelli-20-novembre


Costa Masciarelli è una delle più antiche vie dell’Aquila. Il suo andandamento curvilineo, assieme a quello di via Fortebraccio, forma un “cuneo viario”,  il cui vertice sta nella Porta Bazzano, e che si ritrova immutato nell’impianto urbanistico, fin dalle origini della città.

Quello che non si coglie dalle planimetrie, ovviamente, è il notevole dislivello che esiste tra le sue estremità: dal punto di origine in piazzetta Porta Bazzano, sino alla sommità della collina. Questa caratteristica ha fatto sì che la strada, in realtà, sia una lunga ininterrotta scalinata; rappresenta pertanto quanto di più “moderno” possa caratterizzare la circolazione delle persone all’interno di un centro storico: “la pedonalizzazione”, naturale, storicamente consolidata e non solo frutto di estemporanei divieti di transito veicolare.

Nel tratto superiore, Costa Masciarelli ha la prosecuzione nella via Cimino, questa con pochissima pendenza, e uno strategico “sbocco” diretto nella piazza del Duomo, “Capo-piazza” per la toponomastica “popolare” della città.

La città “moderna” viceversa, ha realizzato da pochi anni un grande terminal – parcheggio automobilistico, situato a breve distanza dalla piazzetta Porta Bazzano.

Le premesse, necessarie per la comprensione da parte dei non aquilani, finiscono qui.

Ora la domanda: perché nel programma (peraltro sconosciuto ai più e forse “segreto” , chissà perchè) della riapertura progressiva delle strade cittadine, e della progressiva riduzione della Zona Rossa, non viene inserita come priorità, la riapertura pedonale della Costa Masciarelli e  della via Cimino? E se è prevista, quando avverrà?

L’ampiezza notevole della Costa, fa sì che eventuali transennature di sicurezza delle costruzioni, lascino comunque ampio spazio di transito nella parte centrale dell’arteria; analogamente si può dire di via Cimino, i cui palazzi appaiono peraltro già “messi in sicurezza”.

E allora, perché no?

Questa nuova “pervietà” al cuore della città, Piazza e Corso, oltre a ovvie ragioni di “immagine di rinascita”, consentirebbe l’accesso rapido di cittadini e di visitatori, limitando la pressione veicolare che sia gli uni che gli altri, cominciano a esercitare  pesantemente su altri varchi d’accesso al centro storico.

Ultima notazione: la planimetria “ufficiale” della Zona Rossa, fin dal dicembre 2009, indica la piazzetta porta Bazzano, come “libera” dai divieti; nella realtà essa è “militarmente occupata” da un orrendo presidio di “vigilanza e controllo” e dal suo inevitabile corredo di bagno chimico Sebach e delle incessanti manovre delle camionette che assicurano i “cambi della guardia”.

Una immagine mortificante e crudele, di uno dei più begli angoli della città, che invece potrebbe essere attrezzato, con poco sforzo ed efficace “ritorno d’immagine”, come punto di ritrovo e di accoglienza per coloro che si recano al centro. E senza scomodare “archistar” e “archistarlettes”!

“Se non subito, quando?”

Adriano Di Barba, 7 giugno 2010

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2 Responses to “costa Masciarelli”


  1. 1 Anna Colasacco 9 giugno 2011 alle 16:57

    Ti dico perché non è aperta: casa mia, palazzo storico vincolato al civico 8, non è stato puntellato nella facciata posteriore che insiste su via Crispomonti. In realtà, a due anni dal sisma, l’edificio non ha ancora il progetto di messa in sicurezza e sta realmente collassando.


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