la PC ha inghiottito L’Aquila

Sarebbero necessari 3,5 miliardi per i restauri, finora sono arrivati 96 milioni. Manca il coordinamento, il Mibac è di fatto esautorato

di Tina Lepri, da Il Giornale dell’Arte numero 308, aprile 2011

         L’Aquila è «una città morta, rubata da uno stato parallelo: un furto di chi ha gestito in modo autoritario l’emergenza». Una dichiarazione forte di Marisa Dalai Emiliani, presidente dell’associazione Bianchi Bandinelli al convegno romano che ha fatto il punto a due anni dal terremoto in Abruzzo. Nulla è stato fatto per avviare i piani di recupero del centro storico de L’Aquila, restauri e ricostruzione non sono iniziati, la «zona rossa» è tuttora isolata come allora. Tutto è ancora nelle mani della struttura commissariale della Protezione civile (commissario è il presidente della Regione Gianni Chiodi, ma le decisioni operative vengono prese dal vicecommissario Luciano Marchetti), che avrebbe dovuto esaurire i propri compiti ma che invece è stata prorogata al dicembre 2011. Le Soprintendenze abruzzesi sono di fatto esautorate. I 630 funzionari ricevono lo stipendio per non fare ciò che potrebbero e dovrebbero e che viene invece affidato e pagato a consulenti esterni. Gli appalti per la messa in sicurezza che vengono ancora affidati dal vicecommissario a ditte edili e non di restauro, senza gare e senza controllo da parte della Soprintendenza, producono effetti a volte devastanti. Nel Palazzo Carli Benedetti, al centro de L’Aquila, affreschi settecenteschi sono stati perforati e semidistrutti da tiranti d’acciaio.
I soldi sono l’aspetto più penoso della vicenda. La struttura commissariale ha valutato in 3 miliardi e mezzo di euro le risorse necessarie al restauro e ricostruzione del patrimonio culturale pubblico e privato de L’Aquila e dei paesi del cratere. In due anni, i finanziamenti per i beni culturali arrivano appena a 96 milioni di euro, soprattutto dalla Protezione civile. Dal Mibac soltanto 18 milioni e per il 2011 saranno meno della metà. Tra fondi ordinari del Ministero e risorse del Lotto i finanziamenti si riducono dai 5,8 milioni di euro previsti, già del tutto insufficienti, a 2,6 milioni. Il Ministro aveva dichiarato che per 10 anni l’1% dei fondi Arcus sarebbe andato all’Abruzzo; una cifra importante, circa 20-25 milioni all’anno. Invece ora la promessa è di appena 60 milioni per tutti i dieci anni. Gianfranco Cerasoli (responsabile Uil e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali) denuncia anche il mistero del tesoretto del «Win For Life». Il decreto istitutivo del gioco ha destinato all’Abruzzo il 23 per cento della somma raccolta. Sarebbero circa 230 milioni di euro sul totale di 990. Spariti. Della famosa lista di nozze (donazioni per il restauro di 45 monumenti promessi da Paesi stranieri durante il G8 del 2009), poco è rimasto.

  Il Governo aveva calcolato 450 milioni di euro, ma sono invece soltanto 20 ai quali, unica buona notizia, si aggiungono ora 3,5 milioni dalla Russia per Palazzo Ardinghelli.
Se non si trovano altre risorse, se non cominciano restauro e ricostruzione, a distanza di due anni risulteranno sprecati anche i 120 milioni di euro per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati. Già oggi cerchiaggi e puntelli, in tubolari d’acciaio e in legno, cedono. La loro efficacia viene valutata ormai dai tecnici al 30 per cento. In molti casi gli interventi di messa in sicurezza sono stati sovradimensionati (come a Palazzo Ciolina, 2 milioni per le impalcature in tubolare) e diventano un ostacolo agli eventuali restauri. I tiranti del forte Spagnolo (che accoglieva il Museo Nazionale d’Abruzzo), fissati su strutture in ferro cedevoli, non ne garantiscono la stabilità. Per l’immenso patrimonio ecclesiastico abruzzese i vescovi chiedono denaro pubblico ma anche deroghe alle norme sugli appalti. Hanno perfino mandato agli enti che gestiscono i fondi pubblici gli elenchi dei professionisti e delle imprese ai quali devono essere affidati i lavori. Lo ha rivelato lo stesso Cerasoli.
Manca il denaro, la gestione delle risorse che arrivano da parti diverse è confusa. Manca un coordinamento che stabilisca priorità, destinazione dei fondi, intese tra i diversi soggetti, conferenze di servizi. Il disorientamento aumenta. Per questo la Regione Veneto ha ritirato un finanziamento di 5 milioni di euro destinati alla chiesa di San Marco. In tutto questo, la presenza del Mibac è stata di fatto annullata. L’ordinanza 3898 (che ha nominato Marchetti vicecommissario al posto del dimissionario sindaco Cialente) prevede la creazione di un gruppo di lavoro interministeriale con Presidenza del Consiglio, Protezione civile, Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture. Il Mibac non c’è. In pratica tutto è affidato al vicecommissario che secondo l’ordinanza dovrebbe provvedere soltanto alla messa in sicurezza. Dopo innumerevoli denunce e appelli Massimo Cialente, che aveva già dato le dimissioni da vicecommissario nel settembre 2010, si è dimesso per protesta anche da sindaco de L’Aquila. «Siamo in una situazione allucinante», ha detto. Forse non sbagliava Roberto De Marco, ex direttore del servizio sismico nazionale secondo il quale la legge del 2001 sulla Protezione civile «ha trasformato i grandi eventi in catastrofi e le catastrofi in grandi eventi».

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