le occasioni perse

Il Ciriaco Reportage/2 Un’irpina a L’Aquila. “Le occasioni perse”

* .*   *di Marika Borrelli
da http://www.ilciriaco.it/interventi/, 19 apr.

Non c’è molto in comune tra i due terremoti, come ho già scritto qualche giorno fa. Lo tsunami mediatico che si è abbattuto su L’Aquila travolgendola peggio che le onde sismiche non ha nulla a che fare con le scarne e scarse informazioni sulla catastrofe irpina a ridosso del 23 novembre. L’Irpinia ha fatto (e fa ancora) notizia invece per ciò che di male è avvenuto dopo. L’Aquila, oltre alle macerie ed alle vittime, deve fare i conti con i danni del parossismo comunicativo da cui era sommersa fino a ieri l’altro. Se in Irpinia c’è stato troppo di: soldi, sperperi, malaffare, interessi, estensione delle zone ‘dichiarate terremotate’, tempo per ricostruire (ancora oggi si concedono i contributi della 219) e tubi dalmine; a L’Aquila il ‘troppo’ riguarda: estetismi scenografici, mass media, chiacchiere, politica, case nuove distrutte o inagibili (‘spanzate’), strade impercorribili, traffico, sfollati, velocità di marioliggio (già alle 4 del 6 aprile 2009 qualcuno già godeva, ricordate?). Mentre a zero stanno: la ricostruzione, la rimozione delle macerie, la ripresa della vita cittadina. Dice Vezio De Lucia, urbanista di gran talento, (incontrato sia ad Avellino che a L’Aquila) che il progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili, i moduli abitativi durevoli, cioè) è la seconda catastrofe aquilana dopo il sisma.
In venti nuove lottizzazioni – che hanno consumato territorio agricolo – sono stati costruiti circa 4500 appartamenti per 21 mila sfollati. Queste abitazioni sono differenziate dalla A alla E, a seconda del tempo di ‘durevolezza’, da 24/36 mesi a più anni, ma tutti gli Aquilani sono convinti che le C.A.S.E. diventeranno definitive, come le baracche del terremoto di Avezzano del 1915. In Irpinia abbiamo gli esempi degli alloggi dei terremoti del ’30 e del ’62, a Gibellina quello del ’68. Durevolezza, insomma, equivale a permanenza. Ma in definitiva, non è uno scandalo in Italia, dove la precarietà è norma e statuto. Dei circa 38 mila sfollati in totale, tolti quelli delle C.A.S.E. (che orrido acronimo, sembra una beffa), 2000 sono in fitto altrove, 13.500 godono di un contributo di autonoma sistemazione e 1300 sono ancora in caserme ed alberghi. Parlare di ricostruzione è un delitto e la stessa parola “urbanistica” ha l’effetto urticante (in questi tempi berlusconiani fino al midollo) della parola “comunista”, dice sempre De Lucia.
Per come è stato devastato il territorio con gli insediamenti  (oltre alle C.A.S.E. sono stati aggiunti i M.A.P. – moduli abitativi provvisori e i M.U.S.P. – moduli uso scolastico provvisorio) e per come si è maledettamente in ritardo con lo sgombero delle macerie e l’avvio della ricostruzione e della ristrutturazione, si prevede che fra dieci anni L’Aquila sarà totalmente trasformata, sia urbanisticamente che socialmente. Ovviamente, in peggio. A L’Aquila e dintorni si vive sospesi, si vive provvisoriamente, senza uno straccio d’idea del futuro, su come sarà né se si compirà. Il Sindaco Cialente – per sua tarda ammissione, imbonito dalle promesse dei primi momenti della tragedia e fino al G8 – non sa come spiegare alla cittadinanza perché alla gestione commissariale (cui partecipa assieme al governatore Chiodi) non è stata affidata la disponibilità economica dei 9 miliardi e mezzo di euro per la ricostruzione, bloccati alla Cassa Depositi e Prestiti. Il Provveditorato alle Opere Pubbliche è ingessato, mentre il territorio viene violentato ogni giorno dal traffico di 13 mila automobili in cui si spostano i lavoratori (per lo più della pubblica amministrazione) provenienti ogni parte della provincia se non della regione verso le sedi sparpagliate intorno a quella che fu L’Aquila. Un caos logistico ed un mistero amministrativo-gestionale. (FOTO/1) (FOTO/2) Il Sindaco non ha trovato di meglio che dimettersi per attirare nuovamente l’attenzione della nazione su L’Aquila. “Vi suonerà strano – ha detto ad un dibattito – ma la nostra salvezza potevano essere le baracche, quelle che la lungimirante e salvifica Protezione Civile non ha voluto. Una baracca, con la sua precarietà, avrebbe spinto per la ricostruzione”. Con le C.A.S.E. l’opinione pubblica italiana si è acquietata. Tutti hanno un tetto e la coscienza si tranquillizza. E meno male che non sono più arrivati i M.A.R. (moduli abitativi removibili) per la modica cifra di altri 40 milioni di euro, che avrebbero consumato altro territorio (in ogni caso da urbanizzare e quindi devastare) senza garantire né l’effettiva removibilità (sic) né l’economicità dell’operazione. Insomma, dalle tende alle C.A.S.E. dormitorio (neanche per tutti) dopodiché il circo barnum della politica e della protezione civile stile terzo millennio – soddisfatte le esigenze mediatiche internazionali — si è trasferito per altre mirabolanti imprese altrove. Il terremoto de L’Aquila verrà iscritto tra le ‘cattive gestioni’, assieme ai terremoti dell’Irpinia, di Messina, di Avezzano, di Gibellina. Tra le ‘buone gestioni’ sono elencati: il terremoto della Tuscania del ‘71, del Friuli del ‘76, dell’Umbria-Marche del ‘97. La discriminate è data dalla gradazione di cooperazione tra cittadinanza ed autonomie locali, dall’intensità e dalla durata dell’intervento statale (di tipo accentuativo e dirigista) di cui L’Aquila ha rappresentato il climax. Il Sud (in cui d’ufficio è stato annesso l’Abruzzo) si conferma terra di spoliazioni, quasi mai totalmente autoctone.
*blogger e giornalista

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1 Response to “le occasioni perse”


  1. 1 Luciano B. L. 20 aprile 2011 alle 17:30

    Del senno di poi son piene le … ciarle, anche di chi ha “concertato” con la Protezione civile il famigerato Piano C.A.S.E.: solo vicino alle frazioni, ovvero diffuso e disgregato al pari della comunità. Ché c’è sempre quello che … ‘non ha nulla per cui lamentarsi [Antonello G.] che vive con la sua famiglia in un appartamento di questa [Paganica2] new town’: “Fortunatamente non abbiamo nessun problema per spostarci. Siamo in tre e possediamo tre macchine. Anche nel palazzo [!] non abbiamo avuto problemi con nessuno, anche perché siamo abituati a vivere in condominio”. Ciò in AbruzzoWeb, meglio di Forum, se senza … figuranti(http://www.abruzzoweb.it/contenuti/case-tourpaganica-2-male-i-trasporti-e-la-differenziata/16426-325/). Nelle altre tappe del loro “Tour”, le inviate (Elisa Marulli e Michela Corridore) raccolgono anche le “osservazioni” di coloro che di auto ne hanno solo due, ma con la buona volontà hanno trovato il modo di parcheggiarle una dietro l’altra nelle capienti “piastre” del Calvi. E di quanti, tutto sommato, si trovano bene in queste c.a.s.e.t.t.e.: un po’ piccine ma che paiono un grande m.i.r.a.c.o.l.o.!
    Tanto “bene” che in un solo mese ottanta persone hanno abbandonato queste dimore, preferendo attendere in ben altre sistemazioni il chimerico rientro nella propria vera casa.
    Troppo “bene” se DIECI edifici potrebbero risultare – oggi – completamente VUOTI – quindi inutilmente costruiti – se le ottocento persone (“sfollate” per la seconda volta, nell’arco di un anno e mezzo dai 19 C.A.S.E.) avessero lasciato tutte gli stessi edifici che – in comodato d’uso – dovevano accogliere 80 persone ciascuno.
    In barba alla “economicità” dell’operazione.


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