dimissioni, carnevale, ammoìno….

sindaco, la parola alle donne!

di Maria Luisa Serripierro (su FaceBook, 8 mar.)
Caro Sindaco, non te ne devi andare. Semmai devi cominciare a pretendere attenzione e sostegno per  poter governare questa nostra martoriata città, senza dover mediare qualsiasi decisione con i gruppi di pressione.   Tutti i poteri minuscoli, le faccendine sporche, le …lobbine, le risibili conventicole di una città pettegola, che non ha la dignità di dire basta,  basta ai giochi sporchi di chi non sa o non vuole giocare onestamente. Le donne, che in questa città non si sono mai fermate e mai arrese, ti esortano a non confermare le tue dimissioni e dire definitivamente BASTA!!! Basta alla inspiegabile impossibilità di chiudere un solo progetto, una sola azione. Basta a chi appoggia i maghi delle O.P.C.M. che passo dopo passo hanno delegittimato i poteri locali, che non ascoltano le nostre richieste, che non risolvono i nostri problemi.   E basta con l’abitudine degli aquilani di stare a guardare solo per criticare. La città ha bisogno di pulizia, di onestà, di chiarezza. La città ha bisogno che vengano di svelate le manovre politiche, partitiche o anche lobbistiche, deve riprendere ad andare verso il domani, senza divisioni strumentali, senza indegni personalismi. Tutto questo non sarà possibile se te ne vai. Noi siamo consapevoli del rischio che corriamo e non capiremmo, non lo capirebbe la Città, nessun colpo di spugna.   Pretendiamo RISPETTO, SENSO DI RESPONSABILITA’, SERIETA’ E TENACIA. Questa città non merita di non avere una possibilità di andare avanti. Noi, le donne aquilane, ti indichiamo la strada verso una possibile soluzione, ti suggeriamo con voce alta e ferma il tema della responsabilità civile e amministrativa, della razionalità, del senso del dovere e  del richiamo alla corresponsabilità agli uomini della tua squadra, che comincino, finalmente, ad avere statuto di amministratori dinanzi ad una polis disgregata ma sempre più attenta ed partecipe del proprio futuro.

Venghino signori, venghino….il grand guignol si esibisce all’Aquila, presso il comune…..

di Antonio Di Giandomenico (da Facebook, 8 mar.)
Abituati come siamo ad improvvisare cori da stadio, dopo che in questa città martire del terremoto e della politica si è abbattuto il dramma di una amministrazione comunale assolutamente inadeguata alla bisogna, puntualmente, all’annuncio delle dimissioni del sindaco, …si sono levati i cori consueti: “no, non ci lasciare, che viene il commissario; la colpa è del governo che non sgancia il dovuto per coprire il bilancio …” e via mistificando. C’è chi,  vero ( o vera!) responsabile della pantomima inscenata da Massimo, giura e spergiura fedeltà e lealtà al povero cristo lasciato solo con il suo dolore e nella sua consueta confusione!  In realtà Massimo per una volta ha fatto una mossa azzeccatissima: messo dai suoi amici (come si diceva una volta: dagli amici mi guardi iddio, che dai nemici mi guardo io!) dentro il pentolone a bollire a fuoco lento, con l’obiettivo nemmeno tanto nascosto di farlo arrivare stracotto alla scadenza del mandato,  i nostri (maschi e femmine, ovvio!) dediti  ad alimentare il fuoco con lo strumento principe della calunnia nemmeno tanto velata, il nostro, Lui, Max, approfittando della mancanza del numero legale, scoperchia il pentolone e decide di sparigliare clamorosamente. Ora, cari ed ingenui concittadini  lugenti, dovete sapere che il numero legale, in quel Grand Guignol ,(teatro di Parigi  specializzato in spettacoli decisamente macabri), che è il consiglio comunale dell’Aquila, il numero legale, dicevo,  manca inesorabilmente ad ogni seduta, soprattutto negli ultimi mesi. Si doveva aspettare di essere fuori tempo per partecipare alla tornata elettorale del 12 maggio per dimettersi? Massimo ha tanti difetti, ma non è scemo! Se lo ha fatto oggi, con l’aggiunta della comica della telefonata a Maroni, una ragione c’è, ed è chiara e nota. “ Se devo cadere, per mano ovviamente amica, voglio cadere in piedi” e come avrebbe detto l’on. Cetto la qualunque, “’ntu culu ai concorrenti sleali, a quelli che stanno minando alla base la mia credibilità, che si apprestano a sostituirmi proditoriamente” Orbene, cosa io pensi dell’esperienza amministrativa, in particolare dopo il 6 di aprile del 2009, l’ho detto e scritto più volte, e l’ho pure sottolineato  in una lettera al segretario del PD Bersani, pubblicata anche sul Messaggero d’abruzzo. Mi permetto di riportarne una frase: “subito dopo la drammatica notte di aprile, saggezza, lungimiranza e realismo avrebbero dovuto consigliare al nostro Sindaco un immediato azzeramento della sua giunta e la costituzione di una governo cittadino partecipato da tutte le forze presenti in Consiglio, magari rafforzato da espressioni della società, professionisti, operatori economici, istituzioni culturali ecc.  Questo non è stato fatto; si è permessa una discutibile e discussa gestione dell’emergenza da parte degli organi statali, e si è gestita la realtà cittadina, da parte dell’amministrazione comunale, all’insegna della più burocratica  normalità. In una realtà dove di normale, mi creda Segretario, c’era rimasto poco”. Il mio giudizio non è cambiato né poco né punto, e purtroppo assistiamo all’ennesima pantomima! State tranquilli, popolo credulone: incassata la ricandidatura, tutto finisce, e saremo tutti tranquilli: io rifaccio il sindaco, tu vai in parlamento, a quello gli troviamo una degna collocazione, e non preoccupiamoci di altro: una volta sistemati i fatti nostri, qualche comunicato stampa contro Berlusca ci viene naturale, un po’ di risse contro Chiodi sono nelle cose, e poi quel Fontana, figuriamoci….. Tutto finito, e presto, e bene, ci diciamo tra noi che tutto va ben, madama la marchesa…… E se ci svegliamo dopo 24 mesi, e vediamo che il centro dell’Aquila sta ancora così, come lo ha lasciato il  terremoto, che le macerie, che gli aggregati, che i piani di ricostruzione che i…….. bla …….bla…………. bla………….. Ma chi sse ne frega, tanto quissi ci votano….. devono votà, sennò vince Berlusca, e poi….. ma si, noi siamo moralmente migliori, oserei dire etnicamente migliori, comunque migliori. Che mondo, diceva un  nostro grande concittadino,  Libero!
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