ci sarà da preoccuparsi?

Questo articolo è stato pubblicato sul sito http://www.repubblica.it il 27 aprile 2009.

E questo è il link al Museo della Preistoria (http://web.tiscali.it/archeoa/) archeoa

L’ultimo aggiornamento indicato nella Home del Sito ufficiale del Museo è del 5 settembre 2001. Naturalmente non si fa cenno a quanto indicato nell’articolo dell’aprile 2009, nè c’è traccia dei beni che (forse) sono lì custoditi. Nell’epoca di internet, dei data-base on-line accessibili a chiunque, non ci sono evidenti segnali di condivisione delle informazioni sullo “stato dell’opera” .

Ci sarà da preoccuparsi?

Adriano Di Barba

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Le opere salvate dal sisma sono state portate nel Museo della Preistoria
Un laboratorio grande e attrezzato che, adesso, si rivela di grande utilità

Ottocento capolavori e un mammut
A Celano i restauri dopo il terremoto

di LAURA LARCAN

Ottocento capolavori e un mammut A Celano i restauri dopo il terremoto Il museo della preistoria di Celano

La storia di oltre ottocento capolavori terremotati riparte da Celano. Lontano da L’Aquila, ma sempre nel cuore nella sua provincia. Al sicuro, almeno “sulla carta”, da attacchi sismici. E’ qui che è stato allestito un centro di restauro, considerato già tra i più grandi d’Italia, per accogliere tutte le opere d’arte evacuate dal capoluogo abruzzese, con un’operazione congiunta tra direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo e l’Istituto centrale per il restauro.

La sede prescelta non è casuale, ma fatalmente perfetta. E’ il Museo della Preistoria d’Abruzzo di Celano-Paludi, una struttura di 3800 metri quadrati, riconvertito in tempi record a polo per il restauro con attrezzature all’avanguardia, pronto ad intervenire con un pool di massimi esperti inviati dall’Icr di Roma sulle centinaia di opere trasferite dal Museo Nazionale d’Abruzzo del Forte Spagnolo e da molte chiese de L’Aquila. Il centro è destinato a diventare nei prossimi mesi il punto di riferimento operativo per il recupero e la salvaguardia del patrimonio storico artistico de L’Aquila e della provincia danneggiata dal sisma.

Un nuovo ruolo da succursale d’eccellenza dell’Istituto centrale del restauro, che ha dell’incredibile. Come racconta la direttrice regionale per i beni culturali d’Abruzzo Anna Maria Reggiani: “Il museo di Celano esiste già da vent’anni, e quando nel 1988 venne aperto con il suo patrimonio di reperti archeologici italici, l’allora soprintendente Giovanni Scichilone ebbe la risolutezza e lungimiranza di attrezzarlo con un ampio laboratorio di restauro, unica struttura di questo tipo in tutta la provincia, se non nella regione. Non solo, ma prevedendo questo tipo di attività nel museo, predispose anche spazi per i depositi e una foresteria dove i tecnici potessero lavorare e soggiornare in comodità. Il museo poi, per dinamiche regionali, non decollò e questa attrezzatura è rimasta sotto-utilizzata. Oggi però, nel disastro del terremoto, abbiamo avuto la fortuna di poter ricorrere a questo laboratorio di restauro che abbiamo potenziato in tempi veloci e senza costi aggiuntivi, ma rientrando nei fondi ordinari della direzione regionale, con cui abbiamo avviato un intervento di adeguamento per renderlo maggiormente funzionale”.

Il progetto della direzione regionale d’Abruzzo per i beni culturali è anche quello di dotare il centro di restauro di Celano di un impianto fotovoltaico destinato a produrre energia alternativa: “L’obiettivo è di rendere autosufficiente la struttura, limitando i costi di gestione”, spiega Reggiani. E’ qui che sono pronti per essere restaurati i circa ottocento reperti datati dall’Alto Medioevo all’epoca contemporanea evacuati dal Forte spagnolo, la cui collezione condensa la grandezza della storia culturale de L’Aquila, dall’arte sacra fino ai capolavori di maestri del secolo scorso come Capogrossi, Mafai e Cascella: “Sono le raccolte che erano esposte al secondo e terzo livello del castello – dice Anna Maria Reggiani – ambienti che sono andati distrutti, mentre la collezione archeologica e il Mammuth, da cui comunque si è staccata una vertebra, li abbiamo lasciati al museo, perché sono negli ambienti più sicuri, nei due bastioni più solidi, le cosiddette Casematte”.

Nei depositi del centro di Celano, senza condizionare la sistemazione della collezione permanente preistorica, si trovano oggi antiche tavole e quadri visibilmente rovinati, oltre a sculture, alcune letteralmente in frantumi come il Sant’Antonio Abate, famosa ceramica del ‘400. Un patrimonio che per essere trasportato a Celano ha necessitato di oltre una settimana di lavori da parte dei vigili del fuoco: “Confidando nelle potenzialità del laboratorio di restauro e dei suoi tecnici, puntiamo ora a recuperare tutte le opere danneggiate”, dice Anna Maria Reggiani. Le difficoltà per trasportare al centro le opere e mantenerne intatta l’identità di collezione nazionale sono state enormi: “L’evacuazione dal castello è stata un’operazione complessa – ricorda Anna Maria Reggiani – le sale erano inagibili e le continue scosse di terremoto rallentavano il recupero oltre a creare rischi seri per i vigili del fuoco. Poi il maltempo è stato impietoso. Le opere venivano estratte a braccio, e solo fuori, sotto la pioggia battente potevamo imballarle col rischio che l’acqua infliggesse ulteriori danni”.

E nella corsa forsennata a salvare opere da cumuli di macerie in balia di un destino sismico spicca il caso fortuito e fatalmente commovente dei due capolavori del cosiddetto Maestro di Fossa, scampati alla distruzione della loro chiesa di Santa Maria di Fossa, perché in prestito al Vittoriano di Roma per la mostra su Giotto. Mentre il famoso Gonfalone de L’Aquila alto cinque metri, giace incastrato al Forte spagnolo, nella sua teca di vetro, impossibile da portare via per le monumentali dimensioni. Insieme al Mammuth.

(27 aprile 2009)

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