terremoto in asta

aggiornamento del 3 ottobre 2012

Nobile aquilano rovinato dal sisma mette all’asta i tesori di famiglia

di Enrico Nardecchia, da http://ilcentro.gelocal.it, 3 ott.

Olio su tela di San Massimo d’Aveia attribuito a Girolamo Cenatiempo: 4960 euro. Fermacarte in bronzo e metallo di epoca fascista (usure e sbeccature, recante la scritta Silurificio italiano Napoli): 682 euro. Coppia di lampadari in ferro, cristallo di Rocca e ametiste (XVIII secolo): 39680 euro. E giù ancora, fino ad arrivare al lotto 348.Gli arredi del palazzo Pica Alfieri dell’Aquila, appartenente all’omonima famiglia di marchesi, venduti all’asta per poco meno di un milione. A scorrere il listino di aggiudicazione della prestigiosa casa d’aste Wannenes si può tracciare il filo della storia dell’immobile (danneggiato dal terremoto) di via Andrea Bafile, in pieno centro storico del capoluogo di regione, a due passi da palazzo Margherita, i cui beni sono stati venduti dopo un iter abbastanza travagliato. Sono malinconicamente vuoti, ora, quei saloni nei quali furono ospitati, nel 1493, la regina Giovanna I d’Aragona con Alfonso duca di Calabria in occasione della loro visita all’Aquila, e nel 1806 il sovrano del Regno delle Due Sicilie Giuseppe Napoleone. Sembrano lontani gli echi dei brindisi, benedicente l’arcivescovo Giuseppe Molinari, in occasione dell’inaugurazione, tre anni prima del terremoto, della galleria «Donna Evelina» con la principessa Luciana Pallavicini Hassan d’Afghanistan con la reale famiglia, e di don Domenico Napoleone principe Orsini duca di Gravina. Circondati da plaudenti eredi dell’aristocrazia romana nera e papalina e dei loro omologhi aquilani.

Il palazzo, i cui tempi di recupero si prevedono piuttosto lunghi, è stato spogliato di tutti gli arredi che nel dopo-terremoto, come annunciato da alcuni esponenti della stessa famiglia nobiliare, hanno corso il serio rischio di essere depredati dagli sciacalli, vista l’inagibilità dell’intero immobile. E così, i dipinti a olio su tela, i divani, le poltrone barocche dorate, le specchiere e i lampadari, i candelabri e i busti in marmo sono stati ceduti a privati, enti e fondazioni. Sui nomi dei destinatari c’è uno stretto riserbo. Il ricavato complessivo dell’asta ammonta a 906632 euro. Nel listino si precisa che i prezzi di aggiudicazione sono comprensivi dei diritti d’asta del 24 per cento Iva compresa. Un’asta definita dagli addetti ai lavori «molto interessante» che un anno e mezzo fa fu sospesa in seguito all’intervento della Soprintendenza che avviò, all’epoca, il procedimento per il riconoscimento dell’interesse storico-artistico di parte del patrimonio dei nobili di Onna. Il vincolo, poi, era stato posto su 8 dipinti (attribuiti a Cenatiempo) e un mobile.

[……]

Salta la vendita dei tesori di palazzo Pica Alfieri

di Antonia Bordigon, su /www.ilsole24ore.com, 2 mar 2011.

Dopo tre giorni di esposizione, dal 25 al 28 febbraio, tutto era pronto martedì 1 marzo per l’apertura della stagione. Nella sede genovese della Wannenes Art Auctions a Palazzo del Melograno alle ore 15 del pomeriggio stavano per essere battute le attese aste numero 82 e 83, ma un improvviso colpo di scena ha fatto saltare il programma. Senza spiegazioni. Il giorno dopo un laconico comunicato spiega: «Wannenes Art Auctions ha il dispiacere di comunicare che a causa di imprevedibili e imprevisti accadimenti estranei alla volontà della Società l’asta 82 – Gli Arredi di Palazzo Pica Alfieri – è stata rimandata. Sarà cura di Wannenes Art Auctions comunicare tempestivamente la nuova data».

L’asta 82 riguardava tutti gli arredi dell’avito Palazzo della famiglia Pica-Alfieri dell’Aquila, città pesantemente colpita dal drammatico sisma del 6 aprile 2009. Il palazzo che appartiene alla famiglia Alfieri dal 1685, aveva già subito un disastroso terremoto nel 1703 . Oggi a oltre tre secoli di distanza e dopo un secondo disastroso terremoto che ha danneggiato pareti murarie, solai e volte le coperture, la famiglia ha deciso di liquidare tutti gli arredi: salotti completi di divani poltrone e poltroncine, tavoli e sedie, cassettoni, consolle e credenze. Nonchè la ricca pinacoteca composta da oltre 50 dipinti tra i quali figurano una serie di sei battaglie ad olio su tela di Girolamo Cenatiempo ( stima 36/48.000 euro), la Deposizione, olio su tela, di Pompeo Cesura (stima 20/ 30.000 euro) e uno straordinario gruppo di 11 dipinti di Vasi di fiori di diverse misure eseguiti da Francesco Lavagna (stima 35/50.000) tutti con cornici originali.

Il giallo riguarda proprio i quadri. All’improvviso, a ridosso dell’asta, la Soprintendenza dell’Abruzzo ha deciso di avviare il procedimento per il riconoscimento del notevole interesse storico artistico. Si parla in particolare di otto dipinti: sei raffigurano scene di battaglia e sono attribuiti a Girolamo Cenatiempo, pittore attivo a L’Aquila nel XVIII secolo, sempre dello stesso autore Una Madonna con Bambino e i Santi Massimo e Giorgio, mentre l’ultima opera è un San Pietro Celestino e due Santi di Giulio Cesare Bedeschini, databile alla prima metà del XVII secolo. Opere considerate storicamente rilevanti per le vicende della città dell’Aquila. Cosa comporta l’avvio del procedimento? Che le opere vengono messe sotto tutela pubblica e in caso di vendita scatta un diritto di prelazione da parte del Ministero, della Regione Abruzzo o di altro ente pubblico.

L’allarme dell’ex sindaco
Non c’era alcun sentore nell’aria di una decisione del genere. Navigando in rete si scopre solo un allarme lanciato appena il giorno prima dell’asta dall’ex sindaco dell’Aquila e presidente dell’Anci regionale, Antonio Centi che ha dichiarato: «Ho verificato con allarme attraverso Internet che domani 1 marzo vengono battutti all’asta dalla Casa Wannenes di Genova (www.wannenesgroup.com) una gran quantità ( 83 pezzi) di arredi e dipinti provenienti dal Palazzo Picalfieri dell’Aquila». Per il resto silenzio totale. La Casa d’Asta per ora non rilascia commenti

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1 Response to “terremoto in asta”


  1. 1 adrianodibarba 3 ottobre 2012 alle 19:15

    Reblogged this on Verso L'Aquila.


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