83 pezzi che se ne vanno

Asta arredi palazzo Picalfieri

da “il Capoluogo”, 28 feb.

La Wannenes Art Auctions apre il 2011 con un’asta di antiquariato il primo marzo a palazzo del Melograno. Battuta nei saloni della sede genovese l’asta 82 che raccoglie tutti gli arredi del Palazzo della famiglia aquilana Pica Alfieri. In merito a ciò interviene Antonio Centi “Ho verificato con allarme attraverso Internet che domani 1 marzo vengono battuti all’asta dalla Casa Wannenes di Genova (www.wannenesgroup.com) una gran quantità ( 83 pezzi) di arredi e dipinti provenienti dal Palazzo Picalfieri dell’Aquila”.

“L’allarme – spiega Centi – nasce dal fatto che così si comincia a disgregare irreversibilmente il patrimonio e l’identità culturale della città e ciò al di là del diritto dei singoli a disporre dei propri patrimoni. In questa sede non intendo contestare tale diritto, quanto invitare i titolari dei poteri pubblici ad intervenire, possibilmente in giornata, perché si trovi il modo di fermare l’inizio di tale lacerazione del grande patrimonio culturale della città e per far comprendere che esiste un’attenzione pubblica verso tutto ciò che è identità del nostro territorio”.

GLI ARREDI DI PALAZZO PICA ALFIERI. Il Palazzo Pica Alfieri dell’Aquila occupa un lato di piazza Santa Margherita e guarda su via Bafile, come molte delle strutture storiche del centro della città abruzzese torna spesso nella cronaca più recente per le drammatiche conseguenze del sisma del 6 aprile 2009. L’attuale architettura d’impronta fortemente barocco aquilana è frutto dei rifacimenti che si sono resi necessari a causa dei crolli provocati dal terremoto del 1703. Due eventi che hanno modificato radicalmente l’aspetto strutturale dell’edificio ma non ne hanno cancellato la storia, e la memoria di ospiti illustri come la Regina Giovanna I d’Aragona che vi dimorò nel 1493.
Il Palazzo entra nelle proprietà della Famiglia Alfieri nel 1685 quando Ludovico lo acquista dal principe Maffeo Barberini e aggiunge il cognome Pica esattamente 100 anni dopo, nel 1785, quando Eusebia Alfieri sposa Giannantonio Pica. Nel 1806 la nuova famiglia avrà l’onore di organizzare nei saloni del Palazzo un ricevimento per il Sovrano del Regno delle due Sicilie Giuseppe Napoleone. Parte integrante del catalogo la ricca e completa pinacoteca composta da oltre 50 dipinti tra i quali figurano una serie di sei battaglie ad olio su tela di Girolamo Cenatiempo ( stima 36/48.000 euro), la Deposizione, olio su tela, di Pompeo Cesura (stima 20/ 30.000 euro) e uno straordinario gruppo di 11 dipinti di Vasi di fiori di diverse misure eseguiti da Francesco Lavagna (stima 35/50.000) tutti con cornici originali.

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3 Responses to “83 pezzi che se ne vanno”


  1. 1 adrianodibarba 28 febbraio 2011 alle 18:07

    e su “il Capoluogo” che pubblica la notizia, 6 persone l’hanno condivisa su FaceBook e nessuno ha commentato alcunchè.
    ….”Non è un paese per vecchi”…

  2. 2 emanuela medoro 1 marzo 2011 alle 00:28

    Sì, se ne vanno, è un dolore. Ma la storia insegna che nessuna città dopo la distruzione per guerre o devastazioni naturali è la stessa di prima. Nonostante il dolore ci tocca guardare al futuro, e possibilmente cerchiamo di essere capaci di fare cose belle per i nostri discendenti, così come i nostri antenati le fecero per noi.

  3. 3 adrianodibarba 1 marzo 2011 alle 18:35

    ALTRI COMMENTI SU FACEBOOK
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    Patrizia Tocci Bianca, non sei sola…l’ho letto ieri …ma che possiamo fare…sembra tutto regolare…

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    Bianca Mollicone non ho mai visitato questo palazzo, ma ora so che non potrò mai più farlo e lo vivo come una colpa.

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    Bianca Mollicone Patri non faremo mai in tempo a proteggere quello che resta…

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    Patrizia Tocci ce ne sono ancora per fortuna, da vedere…Dai Bianca, il mio umore è un’ altalena e il mio cuore è una fisarmonica..e…penso anch’io…troppo forse. il 15 maggio ci sarà all’Aquila il raduno di moto…hai qualche amico a cui potrebbe interessare?

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    Patrizia Tocci ‎.è già buia la giornata ( uggiosa) e a fatica si recupera uno scampolo di luce…dobbiamo continuare, Bianca. fin quando ce la faremo. lo fanno anche altri…

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    Bianca Mollicone
    ho soprattutto amici ciclisti ma ora vedo..
    per l’Aquila sono veramente a terra e non riesco a vedere il mezzo bicchiere pieno. Questa cosa mi ha distrutta. Mi consolerebbe solo la possibilità di riacquistarmi tutta l’asta di Genova…ma al …Fai potrebbe interessare? troppo complicato vé….Mostra tutto

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    Maria Giulia Bellini ci siamo allarmati , sempre in ritardo , ma penso che potremmo assistere a maggiore scempio : una mattina forse qualcuno potrebbe battere all’asta i nostri palazzi , i nostri vicoli , le nostre strade ; noi continueremo , fin quando ce la faremo

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    Bianca Mollicone grazie Maria Giulia, credo che le mie reazioni siano abnormi semplicemente perché sono depressa-ritardata e debbo farmene una ragione.

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    Pina Lauria
    i vicoli, le nostre strade, la mia casa li difendo, da tutto e da tutti! E tutti noi aquilani dovremmo difendere ogni pezzetto di territorio. Purtroppo non mi sembra sia così. Le nostre pietre preziose sono abbandonate, preda di furti. Poch…i ce ne siamo occupati e continuiamo ad occuparcene. E denunciamo ogni santo giorno la nostra indignazione. Conosco le strade della mia città, le sue opere d’arte, i suoi cortili, le sue finestre e financo i comignoli. Non ho mai visto le opere che saranno battute all’asta. L’ex Sindaco Antonio Centi ha detto che ognuno è libero di disporre del proprio patrimonio, ma nel contempo dovremmo mobilitarci per non privare la città di un patrimonio identitario come quello messo all’asta dal proprietario. Ma allora perché non si impedisce la vendita? E perché una “storica” famiglia aquilana mette in vendita dei beni così preziosi per la storia della nostra città? Siamo irresponsabili noi che non possiamo ri/acquistarli (dati anche gli altissimi costi) o la scelta di vendere merita forse qualche critica?

    Bianca Mollicone
    ‎@ Pina: immagino che la famiglia abbia seri problemi se dopo secoli arriva a questa conclusione. Penso che in due anni si potesse arrivare ad ipotizzare che, nell’impossibillità di curare adeguatamente i propri beni, qualcune arrivasse a v…enderli. In una città d’arte significa devastazione. E non si può incolpare il singolo se non sa come andare avanti. Deve essere la collettività a riconoscere come proprio il bene artistico, anche se in mano a privati, e cercare di prevenire le conseguenze dell’abbandono forzato. Questo vale anche per tutto il territorio non urbanizzato dove può capitare che chiunque capitalizzi il campo improduttivo con una bella discarica abusiva ecc. ecc. Discorso troppo lungo. Ma il destino dell’Aquila è emblematico e prima di elencarci l’un l’altro i beni che si stanno perdendo cerchiamo in tutti i modi di farli restare censendo col Comune tutti i casi più gravi, step by step trovare una soluzione praticabile subito…


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