versoPaganica

Paganica, dimenticata da tutti

di Sarah Porfirio, da “il Capoluogo”, 22 feb

Che neanche nelle disgrazie le persone siano tutte uguali il sospetto era venuto a molti, ma che a 22 mesi dal sisma ci siano molte frazioni ancora statiche alla tragica notte del 6 aprile la cosa è scioccante. Con l’ordinanza numero 790 del 31 luglio 2009, è stato dichiarato inaccessibile il centro storico della frazione di Paganica al fine di garantire l’incolumità dei cittadini, consentire le verifiche di staticità degli stabili e le operazioni di messa in sicurezza degli stessi.

Passeggiando per le strade del centro storico dell’Aquila, l’abitudine è incontrare personale militare impegnato a sorvegliare le aree transennate, non accessibili alla popolazione, e pronto a fermare chiunque tentasse di scardinare le transenne per poter accedere nelle aree interdette.

La zona rossa di Paganica, borgo costola dell’Aquila, sembra, invece, inviolabile più a discrezione dei cittadini piuttosto che a far fede alle strutture messe a limitazione dell’ingresso, talvolta presenti e altre volte assenti.

«Avete fatto il biglietto?», la battuta sarcastica di una ragazza in giro per le viuzze straziate del centro storico del paese a 7 chilometri dal capoluogo.

Dovunque si volga lo sguardo l’immobilismo è tangibile: strade murate dalle macerie, case squartate che lasciano lo sguardo insinuarsi tra quella che era la quotidianità prima del 6 aprile, tetti collassati, automobili sommerse da sassi, luminarie che addobbano un paese fantasma e silente.

«Mamma, nella macchina ci sta crescendo l’erba», l’innocenza di una bambina che sdrammatizza un’atmosfera soffocante.

La violazione della zona rossa costituisce reato ai sensi dell’articolo 650 del codice penale ma ogni giorno in molti tornano a ‘vegliare’ le proprie abitazioni. «Le persone anziane rientrano tutti i giorni in paese e passano ore e ore nelle loro case. La signora Giuseppina, per esempio, ogni pomeriggio prende la sua seggiolina e si siede fuori dalla porta della sua casa e resta lì, con il sole negli occhi a guardare le strade vuote. La cosa terribile è che quando le chiedi cosa stia facendo lei risponde che non ha altro da fare ma che Paganica non è più quella di prima, non c’è più nessuno».

Lo sguardo che ricostruisce una realtà turbante è quello di Elisabetta indaffarata a mostrare come nulla sia cambiato, come tutto debba essere ancora essere fatto. «I puntellamenti sono stati eseguiti unicamente sui palazzi storici, per le case tutto è invariato».

Durante i 22 mesi trascorsi dal sisma acqua, neve, vento, infiltrazioni hanno continuato a corrodere e lesionare molte abitazioni senza che sia stato neanche solo pensato cosa fare del centro storico di Paganica che lentamente sta collassando su se stesso.

«Una risoluzione come quella adottata a Roio sarebbe dolorosa perché vorrebbe dire addio ai tanti sacrifici fatti negli ultimi dieci anni ma almeno ci metteremmo l’anima in pace. Lì hanno spianato tutto e vorremmo sapere se hanno intenzione di adottare lo stesso metodo anche con Paganica».

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