quelle 1000 chiavi, un anno dopo

Scritto da  L’Aquila eMOTION, 21 feb

21 febbraio 2010 Le 1000 Chiavi Ph: M.Cacciaguerra

Sono ancora lì. Dopo 365 giorni esatti sono ancora lì.

Magari arrugginite, rese irriconoscibili dal tempo e dalle intemperie, affastellate le une alle altre, ma sono ancora lì. Le chiavi, anzi, le “1000 chiavi” che il 21 febbraio dell’anno scorso gli aquilani affidarono alle transenne che separavano i Quattro Cantoni dal resto del centro storico fanno ancora bella mostra di sé.

Sono solo un po’ invecchiate, come del resto le speranze e le paure di noi aquilani in questi ultimi 12 mesi, ma restano lì, abbarbicate all’alluminio di quelle due o tre transenne. Sono spariti, nel frattempo, sciolti dalla pioggia o spazzati via dal vento, i biglietti e i cartelli affissi quel giorno assieme alle chiavi, sostituiti magari da altri biglietti e altri cartelli con altri messaggi. Ma le chiavi no, restano lì. C’è chi giura di aver visto persino qualcuno dei militari impegnati a presidiare i Quattro Cantoni raccogliere una chiave caduta in terra e riattaccarla accanto alle altre. Quegli aquilani che, nonostante tutto, scelgono ancora il centro storico per le loro passeggiate, a quelle chiavi non fanno più caso, le guardano distrattamente come si guarda un qualunque elemento di arredo urbano. E’ diverso per chi viene all’Aquila da fuori, magari per la prima volta, perché per loro una sosta e una fotografia davanti a quelle chiavi sono quasi un rito. Ma è un rito diverso da quello, sinceramente un po’ macabro, della foto di gruppo davanti alla Casa dello studente: lì è come volerci rubare un pezzettino del nostro intimo dolore, qui, davanti alle chiavi, è come voler essere partecipi della nostra voglia di rinascita.

Alcuni di noi, impegnati oggi in questa nuova avventura di laquilaemotion.it, un anno fà furono promotori della domenica delle 1000 chiavi. Molto semplicemente: giusto un po’ di passaparola su Facebook e un paio di comunicati stampa. L’idea nasceva solo dalla necessità di condividere la rabbia e la stanchezza che tutti ci portavamo dentro, contenendole sempre più a fatica, e di dare forma e corpo, con un’azione simbolica, semplice e immediata come quella di appendere delle chiavi alle transenne del centro storico, a un bisogno impellente: riaprire la città. Era un po’ come dire “vogliamo riaprire la città con le chiavi delle nostre case, perché la nostra città è la nostra casa”. E poi ci sembrava che quell’azione potesse riaccendere, magari per un momento, l’attenzione mediatica nei confronti del dramma aquilano, un’attenzione che già un anno fà si andava spegnendo.

Ma nessuno di noi immaginava quello che poi sarebbe realmente successo. Nessuno di noi si aspettava di trovare 2000 aquilani ai Quattro Cantoni, tutti intenti ad attaccare le loro chiavi alle transenne. Nessuno di noi si aspettava di trovare così tanta “gente normale”, normalmente silenziosa, tradizionalmente riservata, politicamente corretta, ma ora improvvisamente desiderosa di esserci, di testimoniare in prima persona la propria voglia di riappropriarsi della città. Nessuno di noi si aspettava che quella folla volesse e potesse pacificamente superare quelle transenne e invadere la zona rossa. Nessuno di noi si attendeva che potesse arrivare anche il sindaco Cialente e che poi si prestasse a un concitato ma liberatorio confronto con i cittadini. Nessuno di noi si aspettava quella selva di fotografi, telecamere e inviati da tutta Italia, che la sera ci ritrovassimo su tutti i tg, che il giorno dopo le prime pagine fossero tutte per noi, che le immagini di quella domenica mattina finissero sui siti di tutto il mondo. Nessuno di noi, forse ingenuamente, credeva che persino l’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso potesse scomodarsi per dichiarare che quei cittadini e quelle chiavi erano sicuramente strumentalizzati.
Nessuno di noi, il 21 febbraio 2010, immaginava che un anno dopo avrebbe ancora potuto e dovuto parlare di quelle chiavi. Che un anno dopo quelle chiavi potessero essere ancora lì, su quelle transenne, per una qualche sfuggevole ragione o magari semplicemente perché nessuno se l’è sentita di rimuoverle. Ma, soprattutto, nessuno di noi poteva supporre che quelle chiavi fossero solo l’inizio.

E’ come se quella domenica mattina gli aquilani si fossero risvegliati improvvisamente da un coma durato quasi un anno, e riaprendo gli occhi si fossero resi conto che, sì, era arrivato il momento di riprendersela la propria vita.
L’Aquila e-motion

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